Conca Reatina
| Conca Reatina (Valle del Velino) | |
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| La cascata delle Marmore, fine della conca reatina, e inizio della Conca Ternana, in pieno deflusso, vista dal Piazzale Vasi lungo la statale Valnerina | |
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| Regione/i | |
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| Comuni principali | Provincia di Rieti: |
| Fiume | Velino, Turano |
La Conca Reatina è una valle dell'Italia centrale che scorre in direzione nord-ovest sud-est parallelamente ai monti dell'Appennino abruzzese.
È delimitata ad ovest dai Monti Sabini, ad est dai Monti Reatini, a nord dalla Nera e dalla Conca Ternana e a sud dall'alta valle del Salto e del Turano. È percorsa per tutta la sua lunghezza dal Velino. È il centro della regione storica italica della Sabina.
Al centro della valle, su una piccola altura a circa 400 m s.l.m. si trova la città di Rieti, capoluogo dell'omonima provincia.
[modifica] Storia
In epoca preistorica la conca reatina era interamente occupata da un grande lago generato dal fiume Velino. Infatti, le acque del Velino, ricco di carbonato di calcio derivante dalle attività vulcaniche presenti nell’era quaternaria nelle zone in cui il fiume scorreva, cominciarono a sedimentare calcare, che si andò a raccogliere in particolare nel punto di confluenza tra il fiume Velino ed il fiume Nera, creando un notevole dislivello fra l’altopiano reatino e quello ternano, che in origine si trovavano sullo stesso piano. Questi sedimenti crearono dapprima un forte dislivello fra i due altipiani e poi un vero e proprio sbarramento di roccia calcarea, che ostruirono il passaggio alle acque del Velino che quindi allagarono l'intera valle reatina creando appunto un lago che fu chiamato dai Romani Lacus Velinus.
Il lago subì nel corso dei secoli innalzamenti ed arretramenti della sua altezza che determinarono il formarsi di ampie zone paludose che favorirono lo sviluppo di epidemia di malaria rendendo assai poco salubre la zona.
Successivamente alla conquista romana della Sabina, avvenuta intorno al 290 a.C. ad opera del console Manlio Curio Dentato, si procedette ad una prima opera di bonifica del territorio realizzando nel 271 a.C. la Cava Curiana, cioè un canale artificiale che tagliava lo sbarramento di roccia calcarea presso la località che fu denominata Marmore, consentendo alle acque del Velino di confluire nella Nera.
La Cava Curiana, un'opera notevole per i tempi in cui fu realizzata, risolse solo per qualche secolo il problema, in quanto il perdurare del processo di sedimentazione calcarea, determinava una crescente ostruzione al passaggio delle acque del Velino nella Nera.
Si dovette arrivare al 1547 sotto il pontificato di Papa Paolo III per assistere ad un nuovo tentativo di bonifica. L'opera, che fu chiamata Cava Paolina, non si rivelò efficace. Pertanto nel 1596, durante il pontificato di papa Clemente VIII, venne realizzata una nuova cava, Cava Clementina, che finalmente riuscì a risolvere definitivamente il problema.
Queste opere, se da un lato impedirono il formarsi di un lago e delle relative zone paludose, non poterono nulla contro i periodici allagamenti della valle reatina, dovuti in gran parte alla enorme massa d'acqua raccolta dal Velino durante il suo corso. Questo problema venne definitivamente risolto nei primi anni del XX secolo, con la costruzione di due dighe sui principali affluenti del Velino, il Salto ed il Turano, che consentirono la regolamentazione del flusso delle acque provenienti dai rispettivi bacini idrografici.