Piacenza Calcio 1919

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Piacenza Calcio 1919
Calcio Football pictogram.svg
Piacenza Calcio stemma.svg
Biancorossi, Papaveri, Lupi
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Manica sinistra
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Terza divisa
Colori sociali Rosso e Bianco.svg rosso-bianco
Simboli Lupa stilizzata
Inno T'al digh in piasintein
Gianni Levoni, interpretata da Gianna Casella
Dati societari
Città Piacenza
Paese Italia Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Serie D
Fondazione 1919
Rifondazione 2012
Presidente Italia Marco Gatti
Allenatore Italia Francesco Monaco
Stadio Leonardo Garilli
(21.668 posti)
Sito web www.piacenzacalcio.it
Palmarès
Titoli nazionali 1 Campionato di Serie B
Trofei internazionali 1 Torneo Anglo-Italiano (1986)
Si invita a seguire il modello di voce

Il Piacenza, per esteso Piacenza Calcio 1919 S.s.d.r.l, è una società calcistica di Piacenza, capoluogo dell'omonima provincia dell'Emilia-Romagna. Per la stagione 2014-2015 milita in Serie D.

Originariamente fondato nel 1919, ha partecipato a otto campionati nella massima serie (tra il 1993 ed il 2003) con la particolarità di schierare (fino al 2001) esclusivamente giocatori italiani[1]. Nel 2012 una fase di grave crisi finanziaria è culminata nel fallimento giudiziario con conseguente radiazione decretata dalla FIGC il 21 giugno 2012[2]; a seguito di questi eventi, la società dilettantistica cittadina LibertasSpes ne ha acquisito il marchio e mutato il nome e i propri colori sociali, partecipando come Lupa Piacenza al campionato di Eccellenza Emilia-Romagna 2012-2013 e quindi assumendo la denominazione corrente a partire dal 2013.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dalla nascita alla Seconda Guerra Mondiale[modifica | modifica sorgente]

Il Piacenza Football Club nasce nel 1919 come fusione di due società formate in prevalenza da studenti, la Giovine Italia e la Unione Football Club Piacenza[3]; il primo presidente è il diciottenne studente Giovanni Dosi[4]. Dopo l'affiliazione alla Federazione il club si iscrive al campionato regionale di Promozione emiliana scegliendo come colori sociali il bianco e rosso, ovvero i colori della città[4]; capitano è il milanese Mario Giumanini[4]. Al debutto il Piacenza vince il suo campionato davanti a Parma e SPAL, ottenendo la promozione[4].

Nelle due annate successive la squadra gioca altrettanti campionati di Prima Categoria (1920-1921 e 1921-1922, quest'ultimo nei quadri della FIGC), venendo sempre eliminata nel girone emiliano; nel 1922 il Piacenza retrocede in Seconda Divisione in seguito agli spareggi relativi al Compromesso Colombo[5].

A partire dal 1922 si assesta nei campionati di Seconda Divisione, che nel 1926 scende al terzo livello del calcio italiano. Nella stagione 1926-1927 il club debutta in Coppa Italia, venendo eliminato dal Torino che si impone con il punteggio di 9-0[4]. Una formale promozione arriva nel campionato 1927-1928, con l'ex nazionale italiano Francesco Mattuteia nel ruolo di allenatore-giocatore[6]; le riforme dei campionati volute dal presidente della FIGC, Leandro Arpinati, però, rendono sostanzialmente ininfluente l'accesso alla Prima Divisione, declassata al terzo livello del calcio italiano.

Nel campionato 1930-1931 il Piacenza sfiora la promozione in Serie B, che sfuma a causa della ripetizione di due partite contro Forlì (inizialmente vinta) e Reggiana (pareggiata) a causa di errori tecnici dell'arbitro. Le ripetizioni portano due sconfitte che fanno scivolare il Piacenza dal primo al terzo posto[4][7]. Nelle annate successive il Piacenza, allenato da Carlo Corna, manca per altre due volte la promozione: nel campionato 1933-1934 giunge terzo nel girone finale per l'ammissione alla serie cadetta[8], mentre nel 1937-1938 i biancorossi arrivano primi a pari merito col Fanfulla, e nello spareggio promozione a Pavia vengono sconfitti per 2-1 dai lombardi[4].

1945-1983: tra Serie B e Serie C[modifica | modifica sorgente]

Nel 1945 il Piacenza viene ammesso al campionato di serie mista B-C, e l'anno successivo disputa il suo primo campionato di Serie B. Nella stagione 1947-1948 si classifica undicesimo nel girone B della serie cadetta, e a causa del riordino dei campionati fa ritorno in Serie C[4], iniziando un periodo lungo quarant'anni trascorso prevalentemente nella terza serie. Nel campionato 1951-1952 i biancorossi sfiorano il ritorno in Serie B: concludono al primo posto il proprio girone, ma nel raggruppamento finale per designare l'unica squadra promossa dalla Serie C giungono secondi dietro al Cagliari[9]. Nasce in quell'anno l'appellativo Papaveri, coniato dal giornalista Giulio Cattivelli con riferimento alla canzone di Nilla Pizzi "Papaveri e Papere"[9][10].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Caso Piacenza.

Ammesso alla nuova Serie C a girone unico, al termine della stagione 1955-1956 il Piacenza viene retrocesso in IV Serie a causa di una presunta combine col Piombino che la Federazione riconosce come illecito sportivo[11]; in questa stagione si segnala il bomber di scuola milanista Gastone Bean, che realizza 23 reti in 21 partite. Dopo due stagioni in IV Serie, nel 1958 i biancorossi ritornano in Serie C annoverando tra le loro file i fratelli Albino e Giancarlo Cella[12]. Nel campionato 1960-1961, tuttavia, la squadra retrocede nuovamente dopo aver cambiato tre allenatori (Július Korostelev, Dario Cozzani e Sergio Rampini)[13], e per due stagioni consecutive manca la promozione sotto la guida di Ivano Corghi, perdendo nel 1963 gli spareggi contro Solbiatese e Rovereto[14]. Il Piacenza lascia definitivamente la Serie D nella stagione 1963-1964 sotto la guida dell'ex capitano dei "Papaveri" Francesco Meregalli[15], che l'anno successivo conduce la squadra al sesto posto in Serie C[16].

Nel 1966 torna a Piacenza Sandro Puppo, già giocatore dei biancorossi negli anni trenta e medaglia d'oro alle Olimpiadi di Berlino: dopo una prima stagione di assestamento, nel campionato 1967-1968 viene sostituito da Leo Zavatti, che conduce la formazione piacentina al secondo posto dietro al Como[17]. La promozione arriva nella stagione successiva, quando sotto la guida di Tino Molina e la presidenza di Vincenzo Romagnoli il club emiliano torna dopo vent'anni in Serie B. Si completa in quell'anno anche la costruzione del nuovo stadio Comunale, che sostituisce la struttura di Barriera Genova inaugurata nel 1920[18].

L'esperienza tra i cadetti dura una sola stagione: la formazione allenata da Enrico Radio vince le prime due partite e si trova in testa alla classifica[19], ma in seguito entra in crisi di risultati e Radio viene sostituito da Bruno Arcari. Il Piacenza, battuto in casa per 5-0 dal Varese, retrocede all'ultima giornata[20], e rimane in Serie C fino al 1974-1975, quando ottiene una nuova promozione sotto la presidenza di Luigi Loschi e la guida di Giovan Battista Fabbri, che porta in Italia il gioco all'olandese; il centravanti Bruno Zanolla è capocannoniere del campionato[21]. Anche in questo caso arriva un'immediata retrocessione, causata da cinque sconfitte consecutive nelle ultime cinque gare[22], e nelle stagioni successive, pur mantenendosi costantemente a ridosso della zona promozione, non riuscirà a ritornare in Serie B.

La formazione del Piacenza nel 1977-1978

Nel 1978, con la riforma dei campionati, il Piacenza viene inserito in Serie C1, categoria che manterrà fino alla stagione 1982-1983. La stagione, travagliata da problemi societari, economici e tecnici (si alternano sulla panchina biancorossa Pier Luigi Meciani, Stefano Angeleri e Sergio Montanari) culmina infatti con la retrocessione in Serie C2: nonostante la vittoria all'ultima giornata a Vicenza per 1-0, i risultati delle squadre avversarie condannano il Piacenza a causa della classifica avulsa[23].

L'inizio dell'era Garilli[modifica | modifica sorgente]

La retrocessione acuisce i problemi societari emersi dopo l'addio di Loschi, e nell'estate 1983 la società viene rilevata dall'ingegner Leonardo Garilli, industriale del metano originario di Piacenza. Il nuovo allenatore è Battista Rota, ex tecnico di Atalanta e Cremonese[24], che resterà sulla panchina biancorossa per cinque anni.

Il campionato 1983-1984 si chiude con il secondo posto dietro al Pavia, e il conseguente ritorno in Serie C1[24]. Nel campionato successivo il neopromosso Piacenza sfiora la promozione in Serie B giungendo secondo a pari punti con il Lanerossi Vicenza, alle spalle del Brescia. Lo spareggio, disputato il 15 giugno 1985 allo Stadio Artemio Franchi di Firenze, vede la vittoria dei veneti per 3-1 dopo i tempi supplementari[25]. In seguito si scoprirà che il capitano piacentino Gian Filippo Reali, insieme al presidente vicentino Dario Maraschin, era coinvolto nel filone del calcio scommesse emerso nell'estate del 1986, e lo spareggio risulta tra le partite oggetto di combine[26][27].

La promozione tra i cadetti arriva due anni più tardi, al termine del campionato 1986-1987, grazie alle reti del trio d'attacco Madonna-Serioli-Simonetta[28]. Nel 1986 arriva anche la vittoria nella Coppa Anglo-Italiana, battendo in finale per 5-1 il Pontedera di Marcello Lippi[29]. Nella stagione 1987-1988, per la prima volta, la formazione piacentina (rinforzata dal campione del Mondo Claudio Gentile) ottiene la salvezza in Serie B; al termine del campionato Rota lascia la panchina biancorossa[30].

L'allenatore bergamasco viene sostituito da Enrico Catuzzi, a sua volta esonerato a favore di Attilio Perotti, senza che la squadra possa evitare l'ultimo posto e la retrocessione al termine del campionato 1988-1989[31]. Il ritorno in Serie B avviene nel 1991, sotto la guida di Luigi Cagni, allenatore prelevato dalla Centese, e grazie alle 22 reti del capocannoniere del girone Giovanni Cornacchini[32]. Nella stagione successiva Antonio De Vitis sostituisce Cornacchini al centro dell'attacco e con 17 reti contribuisce alla seconda salvezza in Serie B, ottenuta nelle ultime giornate[33].

Gli anni della Serie A (1992-2003)[modifica | modifica sorgente]

Il Piacenza tutto italiano di Leonardo e Stefano Garilli[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 1992-1993, dopo alcune difficoltà iniziali, la squadra allenata da Cagni lotta per la promozione in Serie A, grazie alle reti di De Vitis (autore di 19 gol). All'ultima giornata il Piacenza vince per 1-0 sul campo del Cosenza con una rete di Fulvio Simonini, conquistando per la prima volta la promozione nella massima serie[34].

Nella stagione di esordio in Serie A la società sceglie di non acquistare giocatori stranieri[35][36], politica che sarà proseguita fino al 2001. L'esordio assoluto nella massima serie avviene il 29 agosto 1993 contro il Torino di Emiliano Mondonico, che vince per 3-0 alla Galleana[37], mentre la prima vittoria arriva alla quinta giornata, contro il Lecce[38]. Nel corso della stagione la squadra piacentina si mantiene costantemente in zona salvezza, eliminando anche il Milan dalla Coppa Italia, grazie a una rete di Giampietro Piovani[39]. All'ultima giornata di campionato, tuttavia, la Reggiana (diretta concorrente del Piacenza nella lotta per la salvezza) vince a San Siro contro il Milan, schierato in formazione rimaneggiata, condannando i biancorossi alla retrocessione in Serie B[40].

Il ritorno in Serie A è immediato: sotto la guida di Cagni il Piacenza vince il campionato di Serie B 1994-1995, grazie alle 42 reti realizzate dal trio d'attacco composto dai confermati De Vitis e Piovani e dal giovane del vivaio Filippo Inzaghi[41]. Al termine della stagione vengono ceduti sia Inzaghi (al Parma), sia il capitano Antonio De Vitis, che passa all'Hellas Verona dopo quattro stagioni e 49 gol in campionato[42]; la squadra di Cagni, rinforzata da numerosi acquisti (tra cui Nicola Caccia ed Eusebio Di Francesco), ottiene per la prima volta la salvezza nella massima serie con il pareggio per 0-0 ottenuto il 5 maggio 1996 sul campo dell'Udinese[42]. Cagni lascia il Piacenza dopo sei stagioni consecutive[42], e viene sostituito da Bortolo Mutti, mentre Pasquale Luiso prende il posto di Caccia al centro dell'attacco. Dopo un positivo avvio di stagione, culminato con la vittoria per 3-2 sul Milan (con rete decisiva di Luiso, in rovesciata)[43], la squadra accusa una flessione di rendimento, aggravata dalla morte improvvisa di Leonardo Garilli, il 30 dicembre 1996[44]; il figlio Stefano ne eredita la carica di presidente[45]. La salvezza arriva solo nelle ultime battute del campionato: il Piacenza conclude il campionato a pari punti con Perugia e Cagliari. Gli umbri retrocedono per la classifica avulsa, mentre Piacenza e Cagliari vanno allo spareggio: si impone la formazione di Mutti per 3-1, grazie a una doppietta di Luiso[43][46].

Nelle due stagioni successive arrivano altre due salvezze, la prima delle quali sotto la guida di Vincenzo Guerini[47], che a fine stagione viene sostituito da Giuseppe Materazzi[48]. Nel campionato 1998-1999 il Piacenza di Materazzi mette in mostra un buon calcio, avvalendosi di giocatori esperti come Giovanni Stroppa e il quarantenne Pietro Vierchowod (ingaggiato nel settembre 1997[49]), e giovani del vivaio come Alessandro Lucarelli e Simone Inzaghi, fratello di Filippo[50], autore di 15 reti in campionato. Ciononostante, la salvezza arriva solamente all'ultima giornata, grazie al pareggio interno nello scontro diretto con la Salernitana[51]. In queste due stagioni vengono ottenuti i migliori piazzamenti nella massima serie (12º posto in entrambe)[52].

La stagione 1999-2000 registra ancora un cambio in panchina: al posto di Materazzi arriva Luigi Simoni[53], subito osteggiato dall'ambiente per i suoi trascorsi di allenatore della Cremonese, storica rivale dei biancorossi[54]. I risultati negativi ottenuti portano all'esonero in gennaio[55]; gli subentrano Daniele Bernazzani e Maurizio Braghin, tecnici del settore giovanile[56], mentre a livello societario Stefano Garilli lascia la presidenza al fratello Fabrizio[57]. I cambiamenti non sortiscono gli effetti sperati e alla fine i biancorossi chiudono all'ultimo posto; tra i giovani lanciati in questa stagione si segnala il diciottenne Alberto Gilardino.

La gestione Fabrizio Garilli[modifica | modifica sorgente]

Il neo presidente Fabrizio Garilli ingaggia nell'estate 2000 Walter Alfredo Novellino come nuovo allenatore[58] e rinforza la squadra riportando a Piacenza, tra gli altri, l'attaccante Nicola Caccia, che sarà il capocannoniere del campionato cadetto con 23 reti. L'obiettivo della promozione viene raggiunto con due turni di anticipo, il 27 maggio 2001, battendo per 2-1 la Sampdoria degli ex Cagni e Luiso[59]. Novellino viene riconfermato anche per la stagione successiva, nella quale, per la prima volta, vengono ingaggiati due calciatori stranieri, i brasiliani Matuzalem e Amauri[60][61]. Viene acquistato anche Dario Hubner, che conduce il Piacenza alla salvezza realizzando 24 reti con cui si laurea capocannoniere al pari dello juventino David Trezeguet[62].

Nell'estate 2002 le vicende societarie del gruppo Camuzzi Gazometri, controllato dai Garilli, comportano un ridimensionamento delle spese[63], e Novellino passa alla Sampdoria, sostituito da Andrea Agostinelli[64]. Dopo un positivo avvio di stagione, con due vittorie nelle prime due giornate[65], la squadra accusa una flessione e in febbraio Agostinelli viene sostituito da Luigi Cagni, di ritorno a Piacenza dopo otto anni[66]. Grazie al cambio di guida tecnica, agli acquisti del mercato di gennaio (Marco Marchionni, Claudio Ferrarese e Davide Baiocco) e alle reti di Hubner (autore di 14 realizzazioni), il Piacenza rimonta in classifica ma retrocede ad una giornata dal termine con la sconfitta di Parma (3-2)[63][67]. Si chiude con questo campionato l'esperienza degli emiliani in Serie A.

Dalla Serie A al fallimento[modifica | modifica sorgente]

Sulla panchina biancorossa viene confermato Gigi Cagni, per cercare la risalita nell'anomala serie B ampliata a 24 squadre a causa del Caso Catania: la squadra si mantiene costantemente nelle prime posizioni, tuttavia accusa un calo di rendimento in primavera e conclude all'ottavo posto[68], mentre Cagni lascia la panchina a causa di contrasti con la dirigenza[68]. Viene sostituito da Giuseppe Iachini[69], che rimane a Piacenza per tre stagioni: nelle prime due annate la squadra termina a centroclassifica, e si mettono in luce alcuni giovani come Simone Pepe (arrivato dal Palermo ed autore di 12 reti nel 2004-2005) e Daniele Cacia, prodotto del vivaio, che realizza 18 reti nella stagione 2005-2006. In questa stagione torna anche il derby con la Cremonese, dopo 10 anni di attesa: i biancorossi si aggiudicano entrambe le gare per 2-1[70].

Nella stagione 2006-2007 la squadra, rinnovata da numerosi acquisti tra cui Antonio Nocerino[71], disputa un campionato di vertice. All'ultima giornata il Piacenza pareggia in casa con la Triestina e chiude al quarto posto, staccato di 10 punti da Genoa e Napoli che pareggiano a loro volta nello scontro diretto; a causa del distacco non vengono disputati i play-off e le prime tre classificate vengono promosse direttamente in Serie A[71][72].

A fine campionato Iachini passa al Chievo Verona e la squadra viene smantellata dalle cessioni di numerosi giocatori-cardine (Coppola, Campagnaro, Nocerino e Cacia)[73]. Si susseguono tre campionati in cui l'obiettivo stagionale è la salvezza: il primo vede l'avvicendamento in panchina tra il duo Gianmarco Remondina-Felice Secondini e Mario Somma[74], a sua volta sostituito da Stefano Pioli per la stagione 2008-2009[75]. Infine, nel campionato 2009-2010 la salvezza arriva alla penultima giornata, con la vittoria sul campo del Gallipoli, dopo che Massimo Ficcadenti aveva sostituito Fabrizio Castori alla guida della squadra[76][77]. Si mette in evidenza l'attaccante Davide Moscardelli, autore di 22 reti in due stagioni[76].

Nella stagione 2010-2011 le difficoltà economiche si accentuano, e la rosa viene costruita puntando su prestiti, giovani e svincolati; ritornano Armando Madonna nelle vesti di allenatore e diversi giocatori degli anni precedenti, tra cui Daniele Cacia[78]. Il rendimento si mantiene alto fino alla primavera 2011, quando si registra una crisi di risultati (legata al coinvolgimento di diversi giocatori, tra cui Mario Cassano e Carlo Gervasoni, nello scandalo del calcio italiano del 2011[78]) che porta la squadra ai playout contro l'Albinoleffe. Il doppio pareggio (0-0 al Garilli, 2-2 a Bergamo) comporta la retrocessione in Lega Pro Prima Divisione[78].

In seguito alla retrocessione, alle difficoltà economiche e alle vicende legate al calcioscommesse, Fabrizio Garilli manifesta l'intenzione di non voler iscrivere il Piacenza a nessun campionato per la stagione 2011-2012[79]. Il 29 giugno, tuttavia, Garilli iscrive la squadra al campionato di Lega Pro Prima Divisione[80], avviando nel frattempo trattative per la cessione della società durate per tutta l'estate[80]. Il 28 ottobre il Piacenza viene ufficialmente ceduto ad una cordata rappresentata dall'avvocato Marco Gianfranceschi e comprendente l'imprenditore Luigi Gallo (già coinvolto nei fallimenti di Torino e Venezia[80]), che acquista la squadra tramite la società "Italiana S.r.l."[81], chiudendo dopo 28 anni l'esperienza della famiglia Garilli alla presidenza del Piacenza[82].

Il 22 marzo 2012 la società (tornata nelle mani di Garilli a causa delle inadempienze economiche della cordata acquirente[80]) viene ufficialmente dichiarata fallita[83]. Nel frattempo la squadra allenata da Francesco Monaco, penalizzata di nove punti a causa delle vicende societarie[84], perde i play-out contro il Prato e retrocede in Lega Pro Seconda Divisione[84]. Il 19 giugno 2012, in mancanza di acquirenti in sede di asta fallimentare, il Piacenza scompare definitivamente[85]; viene rilevato all'asta solamente il marchio, sito, materiale tecnico e sportivo dal comitato “Salva Piace”, associazione di tifosi presieduta dall'ex sindaco di Piacenza Roberto Reggi[85].

Dopo il fallimento: Lupa Piacenza e Piacenza Calcio 1919[modifica | modifica sorgente]

All'inizio di luglio il Comitato Salva Piace, dopo una votazione tra i propri membri e i tifosi, cede il marchio e i beni immateriali acquisiti all'asta alla LibertasSpes, squadra cittadina neopromossa in Eccellenza Emilia-Romagna[86]. Il marchio del Piacenza viene affittato per quattro anni alla società, che modifica la denominazione in S.S.D. Lupa Piacenza, proponendosi de facto come erede della società fallita[86][87].

La squadra viene affidata a Carlo Sozzi, già allenatore della LibertasSpes, poi esonerato il 3 settembre 2012 a seguito della sconfitta con il Fiorenzuola in Coppa Italia[88]. Lo sostituisce William Viali, ex giocatore ed allenatore del Fiorenzuola, che era alla guida degli Allievi Nazionali del Parma[89]. Il 28 aprile 2013 la squadra batte il Colorno per 2-1 e ottiene la promozione in Serie D con due giornate di anticipo[90].

A fine stagione la società modifica la propria denominazione in S.S.D. Piacenza Calcio 1919[91], a seguito di un sondaggio tra i tifosi condotto dal quotidiano Libertà[92][93]. Per la stagione 2013-2014 il Piacenza viene inserito nel girone B della Serie D[94], lo stesso dell'altra compagine cittadina, il Pro Piacenza. Il 29 ottobre 2013, a seguito di un negativo avvio di stagione, Viali viene sostituito da Roberto Venturato[95], salvo poi tornare sulla panchina emiliana l'8 gennaio successivo[96]. Il Piacenza conclude la stagione al terzo posto a pari punti con la seconda classificata Olginatese, ma si piazza terzo per differenza reti[97]. Disputa il primo turno di playoff, ma viene subito eliminato dal Seregno[98]. A fine stagione l'allenatore Viali lascia la squadra[99], e il 16 giugno 2014 viene sostituito da Francesco Monaco, che torna sulla panchina del Piacenza dopo il fallimento della vecchia società[100].

Cronistoria[101][modifica | modifica sorgente]

Cronistoria del Piacenza Calcio 1919
  • 1919 - Viene fondato il Piacenza Foot-Ball Club.
  • 1919-1920 - 1° nel girone unico della Promozione Emiliana. Green Arrow Up.svg Promosso in Prima Categoria.

  • 1920-1921 - 3° nel girone A della Prima Categoria Emiliana.
  • 1921-1922 - 4° nel girone unico della Prima Categoria Emiliana FIGC. Red Arrow Down.svg Retrocesso nella nuova Seconda Divisione dopo gli spareggi stabiliti dal Compromesso Colombo.
  • 1922-1923 - 2° nel girone C della Seconda Divisione Nord.
  • 1923-1924 - 3° nel girone D della Seconda Divisione Nord.
  • 1924-1925 - 2° nel girone C della Seconda Divisione Nord.
  • 1925-1926 - 7° nel girone C della Seconda Divisione Nord. Alla riforma dei campionati sancita dalla Carta di Viareggio è la prima squadra non ammessa alla nuova Prima Divisione.
  • 1926-1927 - 5° nel girone B della Seconda Divisione Nord.
  • 1927-1928 - 1° nel girone D della Seconda Divisione Nord. Promosso sul campo, ma la FIGC riforma ancora i campionati vanificando di fatto l'ascesa.
  • 1928-1929 - 5° nel girone B della Prima Divisione Nord.
  • 1929-1930 - 7° nel girone B della Prima Divisione.

  • 1930-1931 - 3° nel girone B della Prima Divisione.
  • 1931-1932 - 6° nel girone B della Prima Divisione.
  • 1932-1933 - 8° nel girone E della Prima Divisione.
  • 1933-1934 - 4° nel girone C della Prima Divisione. Ammesso alle finali arriva 3º nel girone finale per la promozione in Serie B.
  • 1934-1935 - 4° nel girone E della Prima Divisione.
  • 1935-1936 - 7° nel girone B della Serie C.
  • 1936-1937 - 2° nel girone B della Serie C.
  • 1937-1938 - 2° nel girone B della Serie C dopo aver perso lo spareggio col Fanfulla.
  • 1938-1939 - 10° nel girone B della Serie C.
  • 1939-1940 - 12° nel girone B della Serie C.

  • 1940-1941 - 14° nel girone B della Serie C. Retrocesso nel campionato di Prima Divisione e successivamente riammesso.
  • 1941-1942 - 8° nel girone C della Serie C.
  • 1942-1943 - 7° nel girone G della Serie C.
  • 1943-1944 - 6° nel girone F del Torneo Misto Serie C - Prima Divisione organizzato dal Direttorio II Zona (Lombardia).
  • 1944-1945 - I tornei non furono sospesi dal Direttorio II Zona (Lombardia), ma il Piacenza decise di non parteciparvi.
  • 1945-1946 - 4° nel girone A del Campionato Misto Serie B-C. Green Arrow Up.svg Ammesso in Serie B.
  • 1946-1947 - 12° nel girone B della Serie B.
  • 1947-1948 - 9° nel girone B della Serie B. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie C.
  • 1948-1949 - 19° nel girone A della Serie C.
  • 1949-1950 - 7° nel girone B della Serie C.


  • 1960-1961 - 17° nel girone A della Serie C. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie D.
  • 1961-1962 - 3° nel girone B della Serie D.
  • 1962-1963 - 2° nel girone B della Serie D dopo spareggi con Solbiatese e Rovereto.
  • 1963-1964 - 1° nel girone B della Serie D. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie C.
  • 1964-1965 - 6° nel girone A della Serie C.
  • 1965-1966 - 7° nel girone A della Serie C.
  • 1966-1967 - 13° nel girone A della Serie C.
  • 1967-1968 - 2° nel girone A della Serie C.
  • 1968-1969 - 1° nel girone A della Serie C. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie B.
  • 1969-1970 - 19° in Serie B. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie C.

  • 1970-1971 - 15° nel girone A della Serie C.
  • 1971-1972 - 14° nel girone A della Serie C.
  • 1972-1973 - 9° nel girone A della Serie C.
  • 1973-1974 - 5° nel girone B della Serie C.
  • 1974-1975 - 1° nel girone A della Serie C. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie B.
  • 1975-1976 - 18° in Serie B. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie C.
  • 1976-1977 - 12° nel girone A della Serie C.
  • 1977-1978 - 4° nel girone A della Serie C. Ammesso alla nuova Serie C1.
  • 1978-1979 - 5° nel girone A della Serie C1.
  • 1979-1980 - 9° nel girone A della Serie C1.

  • 1980-1981 - 14° nel girone A della Serie C1.
  • 1981-1982 - 12° nel girone A della Serie C1.
  • 1982-1983 - 15° nel girone A della Serie C1. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie C2.
  • 1983-1984 - 2° nel girone B della Serie C2. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie C1.
  • 1984-1985 - 3° nel girone A della Serie C1 dopo spareggio col Vicenza.
  • 1985-1986 - 3° nel girone A della Serie C1. 1° nel Torneo Anglo-Italiano.
  • 1986-1987 - 1° nel girone A della Serie C1. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie B.
  • 1987-1988 - 14° in Serie B.
  • 1988-1989 - 20° in Serie B. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie C1.
  • 1989-1990 - 8° nel girone A della Serie C1.



  • 2010-2011 - 19° in Serie B. Perde nei play-out contro l'Albinoleffe. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Lega Pro Prima Divisione.
  • 2011-2012 - 17° nel girone A della Lega Pro Prima Divisione. Perde i play-out con il Prato. Red Arrow Down.svg Retrocesso e successivamente non iscritto al campionato di Lega Pro Seconda Divisione.
  • 2012 - Il 21 giugno, dopo tre aste fallimentari deserte, la società viene ufficialmente sciolta e viene radiata dalla FIGC. Il 2 luglio il marchio della squadra viene ceduto in affitto alla società dilettantistica LibertasSpes, ridenominatasi Lupa Piacenza e partecipante al campionato di Eccellenza.
  • 2012-2013 - 1° nel girone A dell'Eccellenza Emilia-Romagna. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie D. Assume la denominazione Piacenza Calcio 1919.
  • 2013-2014 - 3° nel girone B della Serie D. Eliminato nella prima fase play-off dal Seregno.
  • 2014-2015 - nel girone D della Serie D.

Colori e simboli[modifica | modifica sorgente]

Colori[modifica | modifica sorgente]

I colori sociali del Piacenza, fin dalla fondazione, sono il bianco e il rosso, che richiamano il gonfalone cittadino[3]. La maglia utilizzata nelle partite casalinghe è tradizionalmente rossa[3], con bordature e colletto bianchi[102]; nel corso degli anni sessanta, tuttavia, sono state spesso utilizzate casacche bianche con banda diagonale rossa[102]. La seconda maglia è invece bianca con bordature rosse[102], mentre la terza maglia è stata blu (negli anni novanta) e successivamente nera, con bordi e scritte bianche[102].

Simboli ufficiali[modifica | modifica sorgente]

Stemma[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver inizialmente adottato uno stemma richiamante l'emblema cittadino (dado bianco su fondo rosso)[103], negli anni settanta è stato utilizzato un logo con pallone a scacchi bianchi e rossi con lettera "P" in giallo[103]. Nei primi anni della presidenza di Leonardo Garilli è entrato in uso lo stemma attuale, rappresentante una lupa bianca su fondo rosso[103], che rimanda alla lupa capitolina presente nell'emblema della città[104].

Inno[modifica | modifica sorgente]

Il Piacenza non ha mai avuto un vero e proprio inno, pur adottando in più occasioni brani musicali legati a singoli eventi sportivi (come la promozione in Serie B nel 1975 e quella in Serie A nel 1993)[105]. Nel 1995 la cantante piacentina Fiordaliso ha inciso il brano Dichiarazione d'amore (su testo di Umberto Smaila)[105], in occasione della seconda promozione nella massima serie; tuttavia la canzone non ha attecchito nell'uso comune come inno ufficiale della squadra.

Dopo il fallimento, dall'ottobre 2012 la nuova società ha adottato come inno la canzone in dialetto piacentino T'al digh in piasintëin, scritta da Gianni Levoni e interpretata da Gianna Casella, cantante dialettale prematuramente scomparsa pochi giorni prima[106].

Strutture[modifica | modifica sorgente]

Stadio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stadio comunale (Piacenza) e Stadio Leonardo Garilli.

Il Piacenza ha disputato le proprie partite interne dapprima sul campo situato presso Barriera Cavallotti (solo per la stagione 1919-1920)[107], e successivamente, fino al 1969, allo stadio Comunale, chiamato anche Stadio del Littorio in epoca fascista oppure, informalmente, Barriera Genova[107], essendo posizionato vicino ad una delle antiche porte daziarie della città. L'impianto, progressivamente ampliato e perfezionato fino al 1967[107], presentava diversi problemi relativi a una capienza ridotta, all'accessibilità (soprattutto dopo gli anni del boom edilizio) e alle cattive condizioni del terreno di gioco[107]. Pertanto, dopo la promozione in Serie B del 1969, fu edificato il nuovo stadio Comunale, conosciuto anche come Galleana[107].

Dotato di una capienza iniziale di 12.000 posti[108], presenta una pista di atletica ad anello che distanzia notevolmente le tribune dal campo[107][108]. Nel 1993, dopo la promozione in Serie A, fu ampliato passando all'attuale capienza di 21.600 posti, con la costruzione di rialzi per le due curve e per la tribuna popolare denominata rettilineo[107]. Nel 1997, dopo la morte di Leonardo Garilli, l'impianto è stato intitolato ufficialmente allo scomparso presidente della società[109].

Società[modifica | modifica sorgente]

Organigramma societario[modifica | modifica sorgente]

Organigramma societario tratto dal sito ufficiale.[110]

Piacenza Calcio stemma.svg
Staff dell'area amministrativa
  • Italia Marco Gatti - Presidente
  • Italia Stefano Gatti - Presidente onorario
  • Italia Paolo Seccaspina - Vicepresidente
  • Italia Andrea Bottazzi - Direttore sportivo

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A partire dalla stagione 1981-1982 viene adottata una sponsorizzazione: la prima fu quella dell'azienda piacentina Astra[111], seguita poi dalla DeRica[112] e per oltre un decennio dalla Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza[102]. Nel campionato di Serie A 1997-1998 la maglia è stata interamente rossa e priva di scritte[102][113], mentre a partire dal campionato successivo e fino al 2001 ha adottato uno sponsor per le partite casalinghe (Copra) e uno per quelle esterne (Dac)[113].

A partire dalla stagione 2003-2004 e fino al 2011 il Piacenza ha recato sulle proprie maglie il logo dell'Unicef, cui devolveva il 7,5% degli incassi e degli attivi societari[114]. Nella stagione 2012-2013, Unicef e la Lupa Piacenza firmano una nuova partnership[115].

Piacenza Calcio stemma.svg
Cronologia degli sponsor


Allenatori e presidenti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Allenatori del Piacenza F.C..
Piacenza Calcio stemma.svg
Allenatori del Piacenza F.C.
Piacenza Calcio stemma.svg
Presidenti del Piacenza F.C.
  • Giovanni Dosi
  • Ettore Baroni
  • Gaetano Grandi
  • Rodolfo Spelta
  • Agostino Baldini
  • Max Fioruzzi
  • Piero Gazzola
  • Vincenzo Bertolini
  • Ernesto Bordi (commissario)
  • Franco Montemartini
  • Pino Laneri
  • Attilio Moschiari
  • Aldo Angrisani (commissario)
  • Erminio Casella
  • Ugo Ozzola
  • Luigi Tosca
  • Eugenio Bertini
  • Augusto Orsi
  • Pino Bobbi
  • Remo Pecci
  • Agostino Rusconi
  • Dante Germagnoli
  • Giovanni Veneziani (commissario)
  • Giorgio Bizzio
  • Giuseppe Tacchinardi
  • Vincenzo Bordignon
  • Andrea Leonardi
  • Paolo Nucci
  • Romolo Moizo
  • Gaetano Grandi
  • Aldo Albonetti
  • Roberto Gentilotti (commissario)
  • Agostino Cannizzaro (commissario)
  • Augusto Savi
  • Arturo Bosi (commissario)
  • Pino Laneri
  • Giovanni Gallinari
  • Enzo Bertuzzi
  • Ezio Egalini
  • Luigi Loschi
  • Enzo Bertuzzi
  • Vincenzo Romagnoli
  • Luigi Loschi
  • Gianmario Mori
  • Luciano Angelini
  • Leonardo Garilli
  • Stefano Garilli
  • Fabrizio Garilli


Piacenza Calcio stemma.svg
Allenatori del Piacenza Calcio 1919
Piacenza Calcio stemma.svg
Presidenti del Piacenza Calcio 1919
  • Marco Gatti


Giocatori[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Calciatori del Piacenza F.C..

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Competizioni nazionali[modifica | modifica sorgente]

1994-1995,
1968-1969, 1974-1975
1986-1987, 1990-1991
1963-1964
1927-1928
1919-1920

Competizioni internazionali[modifica | modifica sorgente]

1986

Statistiche e record[101][modifica | modifica sorgente]

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica sorgente]

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Serie A 8 1993-1994 2002-2003 8
Seconda Divisione 4 1922-1923 1925-1926 23
Serie B-C Alta Italia 1 1945-1946
Serie B 18 1946-1947 2010-2011
Seconda Divisione 2 1926-1927 1927-1928 51
Prima Divisione 7 1928-1929 1934-1935
Serie C 31 1935-1936 1977-1978
Serie C1 10 1978-1979 1990-1991
Lega Pro Prima Divisione 1 2011-2012
IV Serie 2 1956-1957 1957-1958 7
Serie D 4 1961-1962 2014-2015
Serie C2 1 1983-1984
Serie D 1 2013-2014 1

In 90 stagioni trascorse disputando i campionati delle leghe calcistiche nazionali della FIGC attuali e passate: la Lega Calcio, la Lega Serie B, la Lega Pro, la Lega di IV Serie, la Lega Alta Italia, il DDS, il DDIN, la Lega Nord, la Serie D. Dal conteggio è dunque escluso il torneo di Eccellenza 2012-2013 in quanto campionato organizzato su base regionale.

Statistiche di squadra[modifica | modifica sorgente]

Piacenza Calcio stemma.svg
Record di squadra[52]

Vittoria con più largo scarto

Vittoria con il maggior numero di gol segnati

Sconfitta con più largo scarto

Pareggio con maggior numero di gol

Maggior numero di gol segnati complessivamente in un incontro


Statistiche individuali[modifica | modifica sorgente]

Piacenza Calcio stemma.svg
Record di presenze[116]
Piacenza Calcio stemma.svg
Record di reti[117]


Tifoseria[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

I gruppi organizzati della tifoseria piacentina erano situati storicamente nella Curva Nord dello stadio Galleana, a partire dal 1974: alcuni dei gruppi più famosi sono stati Sparuta Presenza, Legione Gotica, Official Supporters, Commando Ultras, Tumulten Brigade1992, Nasty Boys Alseno, Brigata Farnese, Ragazzi dell'Infrangibile e i Fedelissimi Piacenza[118][119]. A partire dal 2001 il tifo organizzato facente riferimento alla curva viene progressivamente decimato da diffide[120], che portano alla disgregazione di molti gruppi organizzati.

Contestualmente si verifica un brusco calo di presenze allo stadio, che avevano toccato un massimo di 14.658 spettatori di media nel campionato di Serie A 1993-1994, il primo disputato dalla squadra emiliana nella massima serie[121]. Nella stagione 2002-2003 la media scende sotto i diecimila spettatori a partita[122], fino a raggiungere un minimo di 1978 spettatori nel campionato 2011-2012[123].

A seguito della scomparsa del Piacenza avvenuta nell'estate 2012, la tifoseria si spacca tra chi decide di seguire la Lupa Piacenza, a cui viene concesso il marchio della società fallita, e chi decide di non supportare questa realtà calcistica, non considerandola erede della plurinovantennale storia del club[124]. Nella stagione 2012-2013 si registra una media di circa 1500 spettatori, ponendo l'affluenza su livelli prossimi a quelli dei campionati di Lega Pro Prima Divisione[125].

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica sorgente]

La tifoseria piacentina, orientata politicamente a destra[119], è gemellata con quella del Pergocrema[126]; tale gemellaggio è nato a causa della comune inimicizia verso la Cremonese[127]; esiste anche una forma di amicizia con i tifosi del Treviso[119]. In passato esisteva un gemellaggio con la tifoseria juventina, rotto all’inizio degli anni Duemila[119]. La rivalità più accesa e storica è quella con la Cremonese, con la quale si disputa il cosiddetto Derby del Po[128]; altre rivalità sono rappresentate dalla Reggiana[129][130] e dal Vicenza, a causa dei fatti legati allo spareggio-promozione del 1985[118][119] ed al gemellaggio tra le tifoserie delle ultime tre squadre citate. Ulteriori forti antipatie separano i tifosi piacentini da quelli del Pavia, del Mantova e, in forma molto più blanda, del Parma[131] contro il quale si disputa il cosiddetto Derby del Ducato. Ci sono stati occasionali motivi di scontro anche con le tifoserie di Brescia[119][132], Milan (a causa del controverso epilogo del campionato 1993-1994)[133] e Torino[134].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dalla Chiesa: "Tifo per il Piacenza tutto italiano", Il Corriere della Sera, 18 settembre 1997, pag.44
  2. ^ Comunicato ufficiale n.165/A, 21 giugno 2012 Figc.it
  3. ^ a b c La nascita del Piacenza Football Club Archivio storico del Piacenza Calcio
  4. ^ a b c d e f g h La storia. URL consultato l'11 settembre 2013. Sito ufficiale
  5. ^ Stagione 1921-1922 Archivio storico del Piacenza Calcio
  6. ^ Stagione 1927-1928 Archivio storico del Piacenza Calcio
  7. ^ Stagione 1930-1931 Archivio storico del Piacenza Calcio
  8. ^ Stagione 1933-1934 Archivio storico del Piacenza Calcio
  9. ^ a b Stagione 1951-1952 Archivio storico del Piacenza Calcio
  10. ^ Gentilotti, Molinaroli, op. cit., pp.13-20
  11. ^ Il caso Piombino: un illecito che fa discutere Archivio storico del Piacenza Calcio
  12. ^ Stagione 1957-1958 Archivio storico del Piacenza Calcio
  13. ^ Stagione 1960-1961 Archivio storico del Piacenza Calcio
  14. ^ Stagione 1962-1963 Archivio storico del Piacenza Calcio
  15. ^ Stagione 1963-1964 Archivio storico del Piacenza Calcio
  16. ^ Stagione 1964-1965 Archivio storico del Piacenza Calcio
  17. ^ Stagione 1967-1968 Archivio storico del Piacenza Calcio
  18. ^ Stagione 1968-1969 Archivio storico del Piacenza Calcio
  19. ^ Piacenza, la matricola rivelazione, La Stampa, 23 settembre 1969, pag.19
  20. ^ Stagione 1969-1970 Archivio storico del Piacenza Calcio
  21. ^ Stagione 1974-1975 Archivio storico del Piacenza Calcio
  22. ^ Stagione 1975-1976 Archivio storico del Piacenza Calcio
  23. ^ Stagione 1982-1983 Archivio storico del Piacenza Calcio
  24. ^ a b Stagione 1983-1984 Archivio storico del Piacenza Calcio
  25. ^ Stagione 1984-1985 Archivio storico del Piacenza Calcio
  26. ^ Spareggio Vicenza-Piacenza 3-1 Archivio storico del Piacenza Calcio
  27. ^ Lo scandalo scommesse 1986 Archivio storico del Piacenza Calcio
  28. ^ Stagione 1986-1987 Archivio storico del Piacenza Calcio
  29. ^ Torneo Anglo Italiano 1986 Archivio storico del Piacenza Calcio
  30. ^ Stagione 1987-1988 Archivio storico del Piacenza Calcio
  31. ^ Stagione 1988-1989 Archivio storico del Piacenza Calcio
  32. ^ Stagione 1990-1991 Archivio storico del Piacenza Calcio
  33. ^ Stagione 1991-1992 Archivio storico del Piacenza Calcio
  34. ^ Stagione 1992-1993 Archivio storico del Piacenza Calcio
  35. ^ La scelta di Cagni: "Lo spettacolo no", La Repubblica, 12 agosto 1993, pag.27
  36. ^ Le multinazionali con l'handicap, La Stampa, 15 agosto 1993, pag.29
  37. ^ Piacenza-Torino 0-3 - Stagione 1993-1994 Archivio storico del Piacenza Calcio
  38. ^ Piacenza-Lecce 2-1 - Stagione 1993-1994 Archivio storico del Piacenza Calcio
  39. ^ Coppa Italia 1993-1994 Archivio storico del Piacenza Calcio
  40. ^ Stagione 1993-1994 Archivio storico del Piacenza Calcio
  41. ^ Stagione 1994-1995 Archivio storico del Piacenza Calcio
  42. ^ a b c Stagione 1995-1996 Archivio storico del Piacenza Calcio
  43. ^ a b Stagione 1996-1997 Archivio storico del Piacenza Calcio
  44. ^ Morto Garilli, l'uomo del miracolo Piacenza, Il Corriere della Sera, 31 dicembre 1996, pag.36
  45. ^ Piacenza nel segno di Garilli, Il Corriere della Sera, 8 gennaio 1997, pag.16
  46. ^ È Luiso il salva Piacenza, La Gazzetta dello Sport, 16 giugno 1997
  47. ^ Stagione 1997-1998 Archivio storico del Piacenza Calcio
  48. ^ Il Piacenza ha scelto Materazzi, La Gazzetta dello Sport, 24 maggio 1998
  49. ^ Vierchowod, mai dire pensione, La Gazzetta dello Sport, 6 settembre 1997
  50. ^ Stagione 1998-1999 Archivio storico del Piacenza Calcio
  51. ^ Piacenza non salva Salerno, La Gazzetta dello Sport, 24 maggio 1999
  52. ^ a b Tutti i record del Piacenza Archivio storico del Piacenza Calcio
  53. ^ Simoni riparte da Piacenza, La Gazzetta dello Sport, 1º giugno 1999
  54. ^ Simoni riparte da Piacenza ma è subito contestato dagli ultrà, Il Corriere della Sera, 12 luglio 1999, pag.39
  55. ^ Simoni esonerato dal Piacenza, La Gazzetta dello Sport, 11 gennaio 2000
  56. ^ Piacenza al duo Braghin Bernazzani, La Gazzetta dello Sport, 18 gennaio 2000
  57. ^ Piacenza, lite in famiglia: Garilli lascia la società. Presidente sarà il fratello, Il Corriere della Sera, 15 dicembre 1999, pag.42
  58. ^ La Lazio mette in crisi il Parma per Crespo Contestazione di trecento tifosi milanisti: «Berlusconi, tira fuori i soldi», Il Corriere della Sera, 15 giugno 2000, pag.44
  59. ^ Stagione 2000-2001 Archivio storico del Piacenza Calcio
  60. ^ Matuzalem nella storia del Piacenza, La Gazzetta dello Sport, 26 agosto 2001
  61. ^ Passa lo straniero, il Piacenza va, La Gazzetta dello Sport, 15 novembre 2006
  62. ^ Hubner, felicità di Piacenza, La Gazzetta dello Sport, 6 maggio 2002
  63. ^ a b Stagione 2002-2003 Archivio storico del Piacenza Calcio
  64. ^ Spalletti firma, Agostinelli si presenta, La Gazzetta dello Sport, 11 giugno 2002
  65. ^ Agostinelli svela il Piacenza «Con me sono tutti importanti», Il Corriere della Sera, 24 settembre 2002, pag.47
  66. ^ Dominissini e Agostinelli, La Gazzetta dello Sport, 20 febbraio 2003
  67. ^ Piacenza, addio miracolo, La Gazzetta dello Sport, 18 maggio 2003
  68. ^ a b Stagione 2003-2004 Archivio storico del Piacenza Calcio
  69. ^ La ricetta di Iachini: "Grinta e giovani", La Gazzetta dello Sport, 18 giugno 2004
  70. ^ Stagione 2005-2006 Archivio storico del Piacenza Calcio
  71. ^ a b Stagione 2006-2007 Archivio storico del Piacenza Calcio
  72. ^ Genoa-Napoli dura un'ora. Decide il gol della Triestina, La Gazzetta dello Sport, 11 giugno 2007
  73. ^ Stagione 2007-2008 Archivio storico del Piacenza Calcio
  74. ^ Piacenza: via Remondina, arriva Somma, La Gazzetta dello Sport, 24 ottobre 2007
  75. ^ Piacenza, la panchina va a Pioli, La Gazzetta dello Sport, 12 giugno 2008
  76. ^ a b Stagione 2009-2010 Archivio storico del Piacenza Calcio
  77. ^ Piacenza è salvezza, Foti-Guzman decisivi, La Gazzetta dello Sport, 24 maggio 2010
  78. ^ a b c Stagione 2010-2011 Archivio storico del Piacenza Calcio
  79. ^ Piacenza: presidente, no iscrizione Lega Pro Ansa.it
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  81. ^ Finisce l’era Garilli. Gallo: "Ce l’abbiamo fatta". Il Piace all’Italiana srl Piacenzasera.it
  82. ^ Piacenza ceduto, Garilli via dopo 28 anni Tuttomercatoweb.com
  83. ^ Addio al Piacenza Calcio. Il fallimento della società è ufficiale Ilpiacenza.it
  84. ^ a b Stagione 2011-2012 Archivio storico del Piacenza Calcio
  85. ^ a b Il Piace non esiste più. L'amarezza del curatore: "Non interessava a nessuno" Piacenza24.eu
  86. ^ a b Il Piacenza ricomincia dall'Eccellenza, il marchio è della Lupa Piacenza Notiziariocalcio.com
  87. ^ Piacenza, marchio alla Lupa Piacenza Tuttolegapro.com
  88. ^ Lupa Piacenza, esonerato l'allenatore Carlo Sozzi, arriva William Viali Ilpiacenza.it, 03-09-2012.
  89. ^ Lupa, la ricetta di Viali: «Meno pressioni e aspettative, più risultati» Ilpiacenza.it, 04-09-2012.
  90. ^ Bye bye Eccellenza: biancorossi promossi in Serie D! Sportpiacenza.it
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  98. ^ Disastro Piacenza, vince il Seregno. Fuori dai playoff Sportpiacenza.it
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  101. ^ a b Cronologia Archivio storico del Piacenza Calcio
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  118. ^ a b Storia del tifo organizzato Upc78.it
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  121. ^ Presenze Serie A 1986-1998 Stadiapostcards.com
  122. ^ Presenze Serie A 2002-2003 Stadiapostcards.com
  123. ^ Statistiche Spettatori Lega Pro 1ª Divisione B 2011-2012 Stadiapostcards.com
  124. ^ Lupa Piacenza - Parla la Curva: «Tutti al raduno» Sportpiacenza.it [collegamento interrotto]
  125. ^ Piacenza - Tifosi: base su cui lavorare per il futuro Sportpiacenza.it
  126. ^ Piace, ecco il calendario, Libertà, 13 agosto 2011
  127. ^ Pergocrema-Piacenza, pronostico tutt'altro che scontato Tuttolegapro.com
  128. ^ Il Derby del Po: Piacenza Vs Cremonese Archivio storico del Piacenza Calcio
  129. ^ La Reggiana trema ma riacciuffa il derby dei poveri Il Corriere della Sera, 13 settembre 1993, pag.30
  130. ^ Taffarel si distrae all' ultimo minuto: il derby è del Piacenza Il Corriere della Sera, 31 gennaio 1994, pag.35
  131. ^ Parma contro il Piacenza senza Milosevic Quotidiano.net
  132. ^ Incidenti a Roncobilaccio Upc78.it
  133. ^ Scontri con tifosi milanisti Upc78.htm
  134. ^ Incidenti con il Torino Upc78.it

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paolo Gentilotti, Mauro Molinaroli, Lo sai che i papaveri, Piacenza Calcio, 1991.
  • Paolo Gentilotti, Sergio Gavardi, Piacenza: i colori del sogno, Sperling&Kupfer, 1994.
  • Gianluca Perdoni, Da Roncobilaccio alla serie A. In viaggio con il Piacenza: le gesta, gli eroi, Piacenza, Pontegobbo, 1999.
  • Sandro Pasquali, Il sogno Piacenza continua, Piacenza, TIP.LE.CO, 2001.
  • Giovanni Bottazzini, Carlo Fontanelli, Piacenza90: partite, protagonisti e immagini, GEO Edizioni, 2009.
  • Giacomo Spotti, Povero Piace!, Piacenza, Eredi Gutemberg, 2012.
  • Giacomo Spotti, Stefano Galli, Maurizio Spreafico, Superfantastica. La rinascita del Piacenza, Piacenza, Codex10, 2013.
  • Pietro Rebecchi, F. Filios, Diario di un viaggio all'inferno, Piacenza, Parallelo45 Edizioni, 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]