Pharsalia
Pharsalia è il titolo dell'unica opera conservatasi del poeta latino Marco Anneo Lucano. Nei manoscritti che la tramandano è sempre citata come Bellum civile ("La guerra civile"), ma il titolo esatto dovrebbe essere proprio Pharsalia, in base a quello che lo stesso Lucano dice nel IX libro:
| (LA)
« Pharsalia nostra / vivet, et a nullo tenebris damnabimur aevo »
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(IT)
« La nostra Pharsalia / vivrà e da nessuna epoca saremo condannati all'oblio »
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(Pharsalia, 985 ss.)
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Indice |
[modifica] Descrizione
Il poema epico-storico di Lucano è certo incompiuto e si arresta al X libro. Argomento dell'opera è la guerra civile che oppose Gaio Giulio Cesare a Gneo Pompeo Magno e che ebbe nella battaglia di Farsalo il suo punto culminante (raccontato da Lucano nel VII libro).
Fonti di Lucano furono Tito Livio, Asinio Pollione, Seneca il Vecchio e i Commentarii di Cesare.
La Pharsalia, nella letteratura latina, rappresenta un poema atipico. Innanzitutto mancano gli interventi divini nelle decisioni e nelle azioni umane, caratteristici nei poemi epici e storici precedenti. Il poeta inoltre canta un avvenimento che egli stesso condanna, e che riconosce come una tragedia nella storia di Roma: ben diversi erano i poemi precedenti che cantavano la gloria dell'Urbe. Il racconto, poi, procede senza alcuna regolarità narrativa: gli episodi vengono selezionati, diluiti o riassunti, a seconda delle necessità del poeta, che imposta quindi in maniera alquanto soggettiva (non mancano neppure i commenti ai singoli episodi) tutta la sua opera.
La Pharsalia fu una delle fonti più preziose per Dante Alighieri, che spesso la citò nella Divina Commedia.
[modifica] Le critiche degli antichi
L'innovativa visione portata avanti da Lucano nella Pharsalia non attirò, almeno non del tutto, il favore dei grammatici antichi; tra tutti Servio, Quintiliano e Frontone hanno criticato la mancanza degli interventi delle divinità nell'operare umano (non tutto, nella visione degli antichi, può essere spiegato semplicemente con le imprese umane), e l'impostazione "annalistica" tipica di Ennio, che ormai non riscuoteva più successo. La descrizione dei lati più "oscuri" della guerra intestina tra Cesare e Pompeo, l'uso di versi con una fonetica in grado di trasmettere la sua visione disarmonica dell'accaduto anche tramite una disposizione insolita delle parole nei versi, sono tutte caratteristiche sottoposte alla critica intransigente dei letterati classici contemporanei a Lucano.
[modifica] La figura dominante
A lungo si è discusso su chi potesse essere il protagonista della Pharsalia, ma l'incompletezza del poema non fornisce un aiuto in tal senso. È tuttavia indubbio che la figura di Cesare, oltre a essere presente per gran parte del poema, è caratterizzata minuziosamente, anche dal punto di vista psicologico. Cesare è un concentrato di qualità negative, quali l'irascibilità, la mancanza di rispetto per gli sconfitti, e in generale lo scarso autocontrollo di sé. Il passaggio del Rubicone, nel pensiero di Lucano, rappresenta un atto di sfida e di sovvertimento della morale comune da parte di un condottiero, appunto Cesare, assetato di potere e descritto con tratti animaleschi:
| (LA)
« mox ubi se saevae stimulavit verbere caudae
erexitque iubam et vasto grave murmur hiatu infremuit, tum, torta levis si lancea Mauri haereat aut latum subeant venabula pectus, per ferrum tanti securus volneris exit. » |
(IT)
« poi, dopo essersi eccitato sferzandosi con la fiera coda
e avere rizzata la criniera, spalanca le fauci e freme con ruggiti gravi, e, anche se ha conficcata il giavellotto lanciato dallo svelto Mauro o si sente nel gonfio petto le lance, incurante di tante ferite, si scaglia contro il ferro. » |
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(Pharsalia libro 1, 208-212)
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Cesare ricopre il ruolo di dominatore; la sua forte personalità viene esplicitata più volte e il lettore ne deriva la convinzione che l'unica legge che vale per il tiranno, che ha sfidato il senato e il potere della repubblica, sia solo quella del più forte, come si capisce dal discorso pronunciato ai soldati prima della battaglia di Farsàlo:
| (LA)
« ...haec, fato quae teste probet quis iustius arma
sumpserit; haec acies victum factura nocentem est. » |
(IT)
« ...questo è il giorno che, per testimonianza del destino, mostrerà chi abbia preso le armi con maggiore ragione;
questa battaglia farà sì che lo sconfitto sia il colpevole » |
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(Pharsalia, libro settimo)
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[modifica] Tema tragico, non epico
La Pharsalia è infatti il racconto di un crollo, della fine catastrofica di Roma, che per Lucano si identifica con l'antica res publica senatoria. Più che assistere a una rappresentazione-narrazione della guerra civile, ascoltiamo un lamento funebre per la morte di un mondo tragicamente sconvolto. Si tratta di una guerra fratricida: un tema propriamente tragico, secondo quanto aveva osservato Aristotele, dunque estraneo agli statuti del genere epico, che non possono non risultarne scossi e modificati in profondità.
[modifica] Alcuni personaggi
[modifica] Bibliografia
- Marco Anneo Lucano, La guerra civile, o Farsaglia, Milano, BUR, 1999
[modifica] Collegamenti esterni
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