Peter Benenson
Peter Benenson - nato Peter James Henry Solomon[1] - (Londra, 31 luglio 1921 – Oxford, 25 febbraio 2005) è stato un avvocato e attivista britannico, fondatore di Amnesty International, una delle principali organizzazioni mondiali che si occupano di diritti umani.
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[modifica] Biografia
Peter Benenson nacque da una famiglia ebraica benestante e si convertì al cattolicesimo nel 1958. Era il nipote del banchiere ebreo-russo Grigori Benenson e figlio dell'ereditiera Flora Benenson Solomon, che allevò il figlio da sola dopo la morte del marito, John Solomon, colonnello dell'esercito britannico, quando peter aveva nove anni. Da bambino ebbe come insegnante privato il poeta W.H. Auden e successivamente frequentò i college di Eton e Oxford. Il suo impegno civile cominciò presto: già nel periodo scolastico si occupa della sorte di alcuni bambini ebrei tedeschi in fuga dalla Germania nazista e degli orfani della guerra civile spagnola. Dopo aver servito come volontario non combattente l'esercito britannico, durante la seconda guerra mondiale, durante la quale lavorò nell'ufficio stampa del Ministero dell'Informazione, si laureò poi in legge e si iscrisse al Partito laburista nel dopoguerra. Incaricato dai sindacati inglesi, lavorò in Spagna per la difesa di alcuni sindacalisti sotto processo durante il regime di Francisco Franco, riuscendo a farli assolvere. Si occupò anche, tra l'altro, di mandare osservatori nell'invasione sovietica dell'Ungheria nel 1956. Fondò poi, con altri avvocati, il gruppo JUSTICE, che offriva l'assistenza legale a persone i cui diritti non erano garantiti.
[modifica] Amnesty International
È stato nel 1961 il fondatore di Amnesty International e da allora divenne un paladino dei diritti civili famoso in tutto il mondo. Scelse come simbolo della sua associazione una candela nel filo spinato:
| « Quando ho acceso la prima candela di Amnesty avevo in mente un vecchio proverbio cinese: "Meglio accendere una candela che maledire l'oscurità". Questo è anche oggi il motto per noi di Amnesty » | |
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(Peter Benenson)
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Benenson decise di fondare l'organizzazione umanitaria dopo aver letto su un quotidiano - rimanendone scioccato - la notizia della condanna a sette anni di reclusione per due studenti portoghesi, colpevoli di aver fatto un brindisi augurale in nome della libertà, in riferimento all'indipendenza dell'impero coloniale portoghese, durante il periodo del regime dittatoriale di Antonio de Oliveira Salazar.
Benenson scrisse una lettera all'editore del giornale The Observer, David Astor, che il 28 maggio del 1961 decise di pubblicarla accanto ad un articolo intitolato "I prigionieri dimenticati" ("The forgotten prisoners"). Nella missiva, Benenson chiedeva ai lettori di scrivere a loro volta lettere a sostegno degli studenti imprigionati e di altri prigionieri di coscienza. La reazione fu talmente vasta che ben presto gruppi di autori di lettere a sostegno della causa dei due giovani portoghesi vennero costituiti in una dozzina di paesi. Nel 1966 Benenson accusò le forze armate britanniche di essersi infiltrati in Amnesty e decise di abbandonare l'attivismo nella sua associazione per protesta; tuttavia non smise mai le sue lotte e tornò poi nel movimento negli anni '90.
La notizia della morte di Benenson, avvenuta all'età di 83 anni, a causa di complicazioni di una polmonite, il 25 febbraio 2005 all'ospedale John Radcliff di Oxford, è stata data dalla stessa Amnesty International. Il bollettino medico dell'ospedale inglese si è limitato laconicamente ad annunciare la morte del legale esperto in diritti civili, avvenuta alle ore 22:45, ora locale di Oxford.
[modifica] Note
- ^ Benenson era il cognome di sua madre
[modifica] Collegamenti esterni
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