Personalità legate a Torino

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Elenco delle personalità legate alla città di Torino:
(in ordine alfabetico)


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[modifica] Personalità

[modifica] Scienziati

Sotto la Mole sono nati o hanno operato illustri scienziati. Nel XVIII secolo sono nati a Torino il matematico Joseph-Louis Lagrange e Amedeo Avogadro. Nel secolo successivo operano in città Ascanio Sobrero, che nel 1846 sintetizza la nitroglicerina e Cesare Lombroso, lo psichiatra e antropologo famoso per la sua opera L'uomo delinquente, scritta nel 1876. Lombroso fonda, inoltre, a Torino, il Museo di antropologia criminale. Sempre nell'Ottocento sono attivi Galileo Ferraris e Giancarlo Vallauri, ingegneri ed elettrotecnici. La tradizione di ricerca prosegue anche nel Novecento. Tra gli studiosi più illustri vi sono il matematico Giuseppe Peano e il biologo e medico Giuseppe Levi, che nell'ateneo torinese è stato titolare della cattedra di istologia e il primo in Italia a dedicarsi alla cultura in vitro dei tessuti. Suoi allievi sono tre futuri premi Nobel: Salvador Luria, Renato Dulbecco e Rita Levi-Montalcini.

[modifica] Filosofi

Nell'ateneo torinese, fondato nel 1404 dal duca Amedeo VIII, si segnala la laurea di Erasmo da Rotterdam, nel 1506. Tuttavia, è solo a partire dal XIX secolo che nel capoluogo si avviano contatti con le principali scuole europee. Prevale l'impostazione idealistica e, segnatamente, hegeliana. Il pensiero positivistico è influenzato dai numerosi scienziati attivi in quel periodo a Torino, come Cesare Lombroso. Alla fine dell'Ottocento è di passaggio Friedrich Nietzsche, che rimane affascinato dalla città a tal punto da trasferirvisi. Qui il filosofo compone Ecce homo, L'Anticristo, Il crepuscolo degli idoli e i manoscritti che saranno raccolti ne La volontà di potenza, e qui manifesta il 3 gennaio 1889 la prima crisi di follia in pubblico: mentre si trova in piazza Carlo Alberto, vedendo un cavallo adibito al traino di una carrozza fustigato a sangue dal cocchiere, abbraccia l'animale e inizia a piangere, per poi buttarsi a terra urlando in preda a spasmi. Tra le due guerre mondiali insegnano all'università di Torino due insegnanti: Augusto Guzzo e Nicola Abbagnano. Il primo è influenzato dal pensiero gentiliano, il secondo dall'esistenzialismo di Heidegger, ma anche dall'apporto del pensiero pragmatistico di John Dewey e della cultura scientifica, donde il nome della corrente che in seguito prenderà il nome di neoilluminismo. Per iniziativa di Abbagnano, oltre che di Ludovico Geymonat Eugenio Frola e Norberto Bobbio, avrà luogo in città il Centro di Studi metodologici di Torino, sodalizio metadisciplinare dal quale avrà origine nel dopoguerra una delle principali esperienze di radicale rinnovamento della filosofia italiana. Luigi Pareyson, allievo di Guzzo, fonderà a Torino la prima cattedra italiana di estetica. Suoi allievi sono Gianni Vattimo, Giuseppe Riconda, Umberto Eco e Sergio Givone. Dalla scuola di Abbagnano, invece, provengono Carlo Augusto Viano, Ludovico Geymonat, Pietro Rossi. Hanno insegnato a Torino anche Pietro Chiodi, Augusto Del Noce, Vittorio Mathieu e Giorgio Colli. Quest'ultimo, assieme al suo allievo Mazzino Montinari, condusse la prima edizione critica delle opere di Nietzsche.

[modifica] Politici

Con il Risorgimento, la città di Torino diventa la patria della lotta per l'unificazione italiana. Dapprima tale disegno fu perseguito, in funzione antimazziniana, da parte di un gruppo di moderati piemontesi di ispirazione cattolica e fedeli alla monarchia: tra questi vi furono Vincenzo Gioberti, Cesare Balbo e Massimo D'Azeglio, convinti che all'unità d'Italia si dovesse giungere attraverso una federazione guidata dal Papa e sostenuta dall'esercito di Carlo Alberto. Tale era il programma dei neoguelfi, frustrato da lì a pochi anni dal comportamento di Pio IX. A riprendere una parte delle loro idee, ma in direzione chiaramente liberale e progressista, è stato Camillo Benso conte di Cavour il quale, sebbene rifiutasse la visione insurrezionale e democratica di Mazzini, era fautore di un programma di riforme economiche e sociali che portassero prima il Piemonte e poi l'Italia, attraverso l'alleanza dei gruppi dirigenti della Penisola, ai livelli delle nazioni più avanzate. Al programma neoguelfo di Gioberti, Cavour oppose la formula «libera Chiesa in libero Stato» e alla passività verso gli eventi europei di Balbo egli, una volta diventato capo del governo, si mosse verso un sistema di alleanze con Napoleone III e l'Inghilterra guidata da governi liberali. Nonostante non ritenesse di giungere alla realizzazione del suo programma attraverso la partecipazione del popolo, tuttavia Cavour incoraggiò la libertà di associazione, le società di mutuo soccorso e l'istruzione popolare. Inoltre, egli contribuì a trasformare lo Statuto albertino, attraverso la prassi, in una Costituzione parlamentare. L'operato di Cavour richiamò da altre parti d'Italia alcuni ex mazziniani, delusi dalle fallite insurrezioni, che trovarono rifugio a Torino. Tra questi vi furono Francesco De Sanctis e Niccolò Tommaseo, che proprio a Torino compose il primo Dizionario della lingua italiana.

Un rinnovamento del pensiero liberale si ebbe con il nuovo secolo, a causa di un'accresciuta partecipazione delle masse nella vita politica e della crescita del movimento operaio, ad opera di Piero Gobetti. Questi, negli anni venti, aveva fondato a Torino la rivista La Rivoluzione liberale e, successivamente, Il Baretti, in cui aveva collaborato anche Eugenio Montale, di cui Gobetti era stato il primo editore della raccolta Ossi di seppia. Oltre a Montale, Gobetti riuniva attorno alla riviste una generazione di giovani torinesi, come Leone Ginzburg, Franco Antonicelli, Lionello Venturi, Felice Casorati, Carlo Levi, Augusto Monti, Giacomo Debenedetti, Natalino Sapegno e Mario Fubini. Gobetti condannava la classe dirigente liberale che aveva portato al fascismo, pur ritenendosi erede del pensiero sia di Cavour che di Carlo Cattaneo. Tuttavia, Gobetti individuava nel proletariato e non nella borghesia il motore del rinnovamento morale e politico della nazione.

Sempre a Torino, subito dopo la Prima guerra mondiale, Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti, Angelo Tasca e Umberto Terracini avevano dato vita alla rivista L'ordine nuovo, che avrebbe costituito il nucleo di quello che nel 1921 sarebbe diventato il Partito Comunista Italiano. Tale rivista condannava la linea riformistica dei socialisti, individuando nei Consigli di fabbrica e nell'esperienza sovietica la linea di lotta politica.

Fondamentale per la cultura politica italiana è stato l'apporto di numerosi intellettuali torinesi nel secondo dopoguerra, tra gli altri il gruppo di studenti e professori che militò nelle file di Giustizia e Libertà e del Partito d'Azione, eredi del pensiero gobettiano (tra gli altri, Cesare Pavese, Massimo Mila, Natalia Ginzburg, Alessandro Galante Garrone, Vittorio Foa e Norberto Bobbio).

Tra le associazioni preposte allo studio del pensiero storico e politico, che hanno sede a Torino, sono da menzionare: la Fondazione Gramsci, il Centro studi Piero Gobetti, l'Istituto Gaetano Salvemini, il Centro Pannunzio, la Fondazione Rosselli, la Fondazione Luigi Einaudi e la Fondazione Luigi Firpo - Centro di Studi sul Pensiero Politico.

[modifica] Artisti

Rimasto un borgo per lungo tempo, nel 1559 il duca Emanuele Filiberto di Savoia ne fa la capitale dei suoi domini. Nel periodo barocco Torino diventa una corte importante e i duchi hanno l'ambizione di trasformare la città in una splendida capitale. Per questo motivo operano in città degli artisti di grande levatura, soprattutto architetti e urbanisti, come Carlo di Castellamonte e il figlio Amedeo, che riprendono il tracciato del castrum romano per la nuova capitale e costruiscono splendidi edifici, Guarino Guarini e, nel XVIII secolo, Filippo Juvarra e Benedetto Alfieri.

Per quanto riguarda la pittura e le arti figurative, Torino diventa un punto di riferimento soprattutto nel Novecento. Negli anni venti opera il pittore Felice Casorati, il quale ispira una serie di allievi, denominati Il gruppo dei sei di Torino, tra cui Carlo Levi, Enrico Paulucci, Gigi Chessa, Francesco Menzio, Nicola Galante e Jessie Boswell. In questo ambiente si formano due importanti artisti: lo scultore Umberto Mastroianni e l'architetto Carlo Mollino.

Tra gli anni sessanta e settanta Torino diviene il centro internazionale dell'arte povera, per la presenza in città di artisti come Alighiero Boetti, Mario Merz, Giuseppe Penone, Piero Gilardi e Michelangelo Pistoletto. In quegli anni è forte l'influenza artistica di un noto designer, Armando Testa, il fondatore dell'omonima agenzia pubblicitaria. Attualmente operano in città artisti affermati, come Ugo Nespolo.

[modifica] Scrittori

Luogo angusto e provinciale per molti secoli, Torino ha iniziato ad attrarre scrittori solo dopo l'insediamento della corte del Ducato di Savoia.
Il più noto del XVII secolo è il padre del marinismo, Giambattista Marino, che nel 1608 si trasferì presso la corte di Carlo Emanuele I; il suo non fu questo un soggiorno fortunato, perché subì un tentativo di assassinio da parte di un suo rivale, Gaspare Murtola, e in seguito fu messo in carcere per un anno a causa di maldicenze che aveva detto e scritto contro il duca, e forse per questo motivo nel 1615 lasciò Torino e si trasferì in Francia.
Sempre nell'epoca barocca operano a Torino Emanuele Tesauro e Alessandro Tassoni; nel secolo successivo, invece, vive per parecchi anni il poeta astigiano Vittorio Alfieri. Diversa è la situazione nell'Ottocento, soprattutto da quando la città diventa un punto di riferimento per la l'unificazione italiana e, successivamente, la capitale del Regno d'Italia. Infatti, in quegli anni vi soggiornano Tommaseo, Settembrini e Giovanni Prati. Una letterata e donna di cultura di quel tempo è stata Olimpia Savio.
Decaduta dal ruolo di capitale, ma già avviatasi verso l'industrializzazione, a Torino vivono e lavorano, dall'inizio del Novecento agli anni che precedono l'avvento del fascismo, Guido Gozzano, Edmondo De Amicis ed Emilio Salgari. Tra le due guerre hanno molta risonanza internazionale i romanzi di Dino Segre, conosciuto con lo pseudonimo di Pitigrilli.
Torino riveste un ruolo molto importante a partire dal Secondo Dopoguerra: a fare da catalizzatore è la casa editrice fondata da Giulio Einaudi, che coinvolge Cesare Pavese, Italo Calvino, Vitaliano Brancati, Primo Levi, Natalia Ginzburg, Fernanda Pivano, Beppe Fenoglio, Carlo Fruttero e Franco Lucentini. Negli anni più recenti si segnalano Giovanni Arpino, Nico Orengo, Giuseppe Culicchia, Margherita Oggero, Laura Mancinelli, Alessandra Montrucchio, Alessandro Perissinotto, Guido Quarzo, Piero Soria e Alessandro Baricco. Alessandro Baricco è stato anche tra i fondatori della Scuola Holden, dedicata all'insegnamento delle tecniche della scrittura. Nel teatro spicca la figura di Antonio Tarantino, autore già ampiamente riconosciuto in Italia, Portogallo, Francia e Germania.

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