Passione (filosofia)
Passione, dal greco antico πάθος (pàthos), in filosofia indica il predicato o la categoria dell'essere corrispettivo e complementare all'azione.[1]
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[modifica] I vari significati
In un significato più specifico il termine si trova usato per indicare
- un evento di passiva ricezione, di modificazione o di alterazione anormale della conoscenza come avviene nella sensazione o nell'intelletto passivo (potenziale) aristotelico.[2]
- e quelle affezioni, tendenze e in genere modificazioni dell'anima che hanno il carattere di durata nel tempo e intensità.
Nella storia della filosofia è quest'ultimo significato che ha prevalso e si è più diffuso.
[modifica] La passione nella storia della filosofia
Secondo Platone vi è un netto contrasto tra la ragione e le passioni per cui queste sono caratteristiche della carnalità dell'anima concupiscibile che ha sede nel ventre, mentre la più nobile anima razionale è collocata nella testa.[3] Le passioni agiscono nell'anima concupiscibile rendendola soggetta ad azioni impulsive e a sofferenze.
Tra le due anime ve ne è una terza, l'anima irascibile, che fa da mediatrice tra le due, questa ha sede nel fegato e cerca di assoggettare le sue azioni alla ragione ma soprattutto essa tenta di non farsi travolgere dalle passioni e con il coraggio (thymòs) cerca di superare le difficoltà che si frappongono alle azioni.
Per Aristotele la passione ha il significato originario del termine pàthos (passio, affectus) ed è una vera propria alterazione, talvolta una malattia, un'affezione dell'anima che incide anche sul corpo.[4]
Nella storia della filosofia antica e medioevale quest'ultimo significato è quello che si trasmette nel pensiero moderno sino a Leibniz con l'eccezione di Spinoza che, pur conservando la caratteristica della "passività", avanza una concezione diversa della passione, nel senso di che questa è un'idea "inadeguata" rispetto all'azione che è un'idea "adeguata".[5]
Leibniz introduce una distinzione tra
- inquietudine, intesa come un desiderio ancora incosciente e
- passione, un desiderio pienamente cosciente.[6]
Per Condillac la passione è quel desiderio che per la sua intensità diventa unico sovrastando e spegnendo ogni altro desiderio nascente.[7] In questo caso la passione è diventata un impulso o un'inclinazione che per la forza della sua intensità occupa, dominandola, la mente umana impedendo che la volontà si diriga verso qualsivoglia altra azione.
Kant differenzia
- la passione intesa «come l'inclinazione poco o punto governabile per mezzo della ragione» e
- l'emozione, «un sentimento di un piacere o un dolore attuale che non lascia sorgere la riflessione» [8]
Hegel ritiene la passione come una decisione per l'azione, una scelta parziale e unilaterale della volontà operata in base a un'unica inclinazione.[9]
In genere tutto il movimento romantico considera le passioni come spinte irrefrenabili naturali impossibili da controllare e alle quali non ci si può opporre.
[modifica] La classificazione delle passioni
Per Cartesio le passioni, che sono alterazioni dell'anima causate dall'azione di «spiriti animali» che partendo dal cuore arrivano al cervello e da lì si spargono nel corpo attraverso i nervi [10], si possono classificare in sei principali, «semplici e primitive»:
- ammirazione, amore, odio, desiderio, gioia, tristezza
- ciascuna delle quali si suddivide in trentaquattro passioni secondarie.
Questa classificazione viene seguita da Geulincx nell'opera Ethica del 1696, mentre Spinoza opera una distinzione sulla base dello schema tradizionale della contrapposizione (aumento-diminuzione della possibilità d'agire, letizia-tristezza)
[modifica] Morale e passioni
Per la filosofia antica (Platone e lo stoicismo soprattutto) e quella medioevale le passioni sono considerate alterazioni patologiche ostative di ogni libera scelta.
Con l'umanesimo le passioni, come ogni aspetto della naturalità dell'uomo, vengono rivalutate come un'esaltazione della volontà (così in Bruno, Tommaso Campanella, ecc.) che quindi si rafforza e diviene più efficace sotto la spinta degli "eroici furori" bruniani.
Per Spinoza e il suo accentuato determinismo naturale non ha senso parlare della illusoria libertà dell'uomo e quindi le passioni non possono in alcun caso modificarla né in bene né in male: non c'è opposizione tra ragione e passione, si tratta, dice Spinoza, solo di passività o attività, considerare cioè se l'uomo ha idee adeguate o inadeguate.
I libertini esalteranno le passioni e gli appetiti e le loro tesi troveranno accoglienza in coloro che esaltano il lusso che procura effetti benefici, come si sostiene nella disputa settecentesca su questo tema che trova sostegno nella apologia dei vizi e delle passioni fatta da Bernard de Mandeville nella sua La favola delle api.
Gli illuministi sosterranno queste concezioni che l'utopista Charles Fourier cercherà di realizzare nei suoi esperimenti sociali. In contrasto con questi Rousseau ritiene invece che l'origine delle passioni non vada ricercata nella primitiva naturalità dell'uomo ma che esse si formino a causa delle degenerazioni che sorgono nelle società umane.
Un giudizio del tutto negativo sulle passioni è quello di Kant che le chiama «cancri per la ragion pura pratica e generalmente inguaribili».[11]
L'azione veramente buona è quella che risponde ai criteri della morale autonoma, che ha la ragione di sé in sé stessa, senza nessun intervento della materialità delle passioni, siano pure quelle che generalmente vengono considerate positivamente come l'amore per il prossimo, lo spirito di generosità ecc.
Molto diversa da quella settecentesca è la considerazione positiva che delle passioni ha il romanticismo. Le passioni vanno giudicate positivamente non per i motivi portati dall'edonismo e dal materialismo, ma perché esse sono in grado di rendere manifesti i limiti della ragione umana quando essa si mostra incapace di cogliere la totalità vivente in tutte quelle espressioni rivelate invece proprio dalle passioni.
La psicoanalisi nella nostra età ha introdotto un nuovo punto di vista, non più filosofico, sulle passioni considerandole nell'ambito di un meccanismo di repressione-liberazione delle pulsioni.[12]
[modifica] Note
- ^ Aristotele, Categorie, 4, 2a; 9, 11b; Metafisica, v.21-22. 1022b, 15-30
- ^ Aristotele, Metafisica, IV, 5-6, 1010b, 33; L'anima, III, 4, 416b, 5, 417-418a
- ^ Platone, Repubblica, IV, 439-440; Timeo, 69-71
- ^ Aristotele, L'anima, I, 403a
- ^ Cfr. Spinoza,Ethica, III de affectibus, prop. III
- ^ Cfr. Leibniz, Nuovi saggi, II, XX
- ^ Cfr. Condillac, Trattato delle sensazioni, I, C3, p.3
- ^ Kant, Antropologia pragmatica, par.73
- ^ Hegel, Enciclopedia, par.473
- ^ Cartesio, Trattato delle passioni, 1646
- ^ Kant, Antropologia pragmatica, par. 81
- ^ Questo tema è stato ripreso dalla Scuola di Francoforte.
[modifica] Bibliografia
- N. Abbagnano, Dizionario di filosofia, UTET, Torino 1971 (seconda edizione).
- F. Brezzi, Dizionario dei termini e dei concetti filosofici, Newton Compton, Roma 1995.
- Centro Studi Filosofici di Gallarate, Dizionario dei filosofi, Sansoni, Firenze 1976.
- Centro Studi Filosofici di Gallarate, Dizionario delle idee, Sansoni, Firenze 1976.
- Enciclopedia Garzanti di Filosofia, Garzanti, Milano 1981.
- E. P. Lamanna / F. Adorno, Dizionario dei termini filosofici, Le Monnier, Firenze (rist. 1982).
- L. Maiorca, Dizionario di filosofia, Loffredo, Napoli 1999.
- D.D. Runes, Dizionario di filosofia, 2 voll., Mondadori, Milano 1972.
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