Parti
La dinastia arsacide regnò sul popolo dei Parti in Persia dal 253 a.C. al 224 d.C., quando fu soppiantata dai Sasanidi. L'impero partico, così chiamato dalla regione originaria della dinastia, la Partia, si estendeva su tutto l'Iran, l'Iraq, l'Armenia e su parte del Caucaso e dell'Asia Centrale. L'impero dei Parti costituì sempre una seria minaccia per l'Impero romano fino alla caduta degli Arsacidi per opera dei Sasanidi.
Indice |
[modifica] La Partia
La Partia era una regione del Medio Oriente che più o meno corrispondeva all'attuale parte nord-orientale dell'Iran (a sud-est del Mar Caspio). Il clima caldo e l'ambiente quasi totalmente montuoso e occupato da steppe non erano molto adatti all'agricoltura. L'economia della popolazione di questa regione era basata essenzialmente sulla pastorizia e sui commerci con l'Oriente (era infatti una zona di transito per la Via della Seta).
[modifica] Storia
[modifica] La satrapia partica
| Per approfondire, vedi la voce Partia (satrapia). |
La Partia era originariamente una satrapia dell'Impero persiano che venne conquistata da Alessandro Magno intorno al 330 a.C. Dopo la caduta della dinastia achemenide ad opera di Alessandro Magno, la Persia fu governata dai Seleucidi. Dopo la morte di Alessandro Magno, il governo della Partia fu affidato, nel contesto della cosiddetta "spartizione di Babilonia" (323 a.C.) a Nicanor. Alla spartizione di Triparadiso (320 a.C.), il governo della Partia venne affidato a Filippo. A Filippo successe Peitone.
Dal 311 a.C. la Partia divenne parte dell'Impero seleucide, venendo governata da vari satrapi sotto un re seleucide. Lo scarso interesse di questi monarchi per i loro territori orientali si concretizzò subito nello spostamento della capitale da Seleucia, in Mesopotamia, ad Antiochia, in Siria, accentuando quindi la divisione tra l'elemento greco e quello persiano dell'impero. Ne approfittarono alcuni satrapi delle province più orientali, Partia e Battriana, che si resero indipendenti.
Andragora (morto nel 238 a.C.) fu l'ultimo satrapo seleucide della provincia di Partia, sotto i regni di Antioco I Soter e Antioco II Theos (Giustino, XII. 4). Andragora approfittò del fatto che i Seleucidi erano impegnati nella terza guerra siriaca con l'Egitto e riuscì ad ottenere l'indipendenza dall'Impero seleucide.
[modifica] Impero partico
Nel frattempo la tribù nomade scitico-iranica dei Parni, guidata dal loro re Arsace I, invase la Partia, rovesciò Andragora nel 238 a.C. e si impadronì della nazione.
| (LA)
« Hic solitus latrociniis et rapto vivere accepta opinione Seleucum a Gallis in Asia victum, solutus regis metu, cum praedonum manu Parthos ingressus praefectum eorum Andragoran oppressit sublatoque eo imperium gentis invasit. »
|
(IT) |
Una spedizione seleucide contro di loro si risolse in un disastro che consentì ai Parni di conseguire il controllo dell'Ircania. Il primo re dei Parti (come furono da allora chiamati i Parni) fu il già citato Arsace I, che stabilì la capitale a Hecatompylos.
Nel 209 a.C. il re seleucide Antioco III il Grande invase la Partia in 209 a.C. e occupò la capitale Hecatompylos. Il re parto Arsace II firmò un trattato di pace in cui i parti, oltre a riconoscere la supremazia dei re seleucidi, si impegnavano anche a pagare un tributo come vassalli. Antioco III in seguito si mosse più a est in Battria, dove combatté il re dei Greco-battriani Eutidemo I per tre anni, e si diresse poi verso l'India.
Dopo la morte di Antioco III il Grande, i Parti avviarono una nuova fase di espansione. Mitridate I conquistò il regno di Battriana e si volse quindi a ovest conquistando la Mesopotamia (141 a.C.), la Media e l'Elam (138 a.C.). Nel 139 a.C. catturò addirittura il monarca Seleucide Demetrio II Nicatore, tenendolo in cattività per 10 anni.
A partire dal 130 a.C. circa, i Parti dovettero subire numerose incursioni da parte dei nomadi Sciti, nel corso delle quali i re Fraate II e Artabano I vennero successivamente uccisi. Gli Sciti invasero di nuovo la Partia intorno al 90 a.C., mettendo sul trono parto Sanatruce, un re nominato da loro.
[modifica] Conflitti con Roma
| Per approfondire, vedi le voci Guerre romano-partiche e esercito partico. |
Ciò che dell'impero seleucide non fu conquistato dai Parti, fu assorbito dai Romani, con i quali gli Arsacidi conclusero un trattato che stabiliva il fiume Eufrate quale confine tra i due imperi. Il conflitto tra le due potenze era però inevitabile, e nel 53 a.C. Marco Licinio Crasso, in cerca disperata di oro per finanziare le campagne militari romane, guidò contro i Parti una spedizione che si concluse con la disastrosa sconfitta di Carre (odierna Haran, nella Turchia sudorientale) ad opera del generale Surena. Fu l'inizio di un conflitto che durò almeno tre secoli.
I Parti utilizzavano in combattimento unità di cavalleria pesante corazzata, i catafratti, appoggiata da arcieri a cavallo. Ai Romani, che si affidavano alla fanteria pesante, ciò causò notevoli problemi. La mancanza di fanteria, d'altro canto, non permetteva ai parti di assediare i centri abitati, ben difesi dai Romani. Questo spiegherebbe la situazione d'equilibrio che si verificò almeno inizialmente.
Negli anni successivi alla battaglia di Carre, i Romani vennero divisi da una guerra civile in due fazioni: i seguaci di Gneo Pompeo Magno e quelli di Giulio Cesare; per questo in quegli anni non ci furono guerre tra Parti e Romani. Alla fine Cesare uscì vittorioso dalla guerra contro Pompeo e salì al potere. Cesare aveva intenzione di condurre guerra ai Parti ma questo non si realizzò a causa del suo assassinio, che tra l'altro condusse a un'altra guerra civile. Il generale romano Quinto Labieno, che aveva supportato gli assassini di Cesare, avendo paura di venire sconfitto e condannato a morte dagli eredi di Cesare, Marco Antonio e Ottaviano (poi Augusto), si alleò con i Parti. Nel 41 a.C. la Partia, guidata da Labieno, invase la Siria, la Cilicia e Caria e attaccò la Frigia in Asia Minore. Un secondo esercito intervenne in Giudea e catturò il suo re Ircano II. I saccheggi furono immensi, ma vennero usati bene: il Re Fraate IV li investì per costruire Ctesifonte.
Nel 39 a.C. Antonio mandò il generale Publio Ventidio Basso e alcune legioni a riconquistare i territori perduti. Pacoro I, figlio del re parto Orode II, venne ucciso insieme a Labieno, e l'Eufrate tornò di nuovo a essere il confine tra i due imperi. Per vendicare la morte di Crasso, Antonio invase la Mesopotamia nel 36 a.C. con la Legio VI Ferrata e altre unità. Con l'aiuto della cavalleria, Antonio raggiunse l'Armenia, ma la campagna si concluse con un nulla di fatto.
La campagna militare di Antonio fu seguita da una pausa delle lotte tra i due imperi poiché a Roma scoppiò un'altra guerra civile. Quando Ottaviano sconfisse Marco Antonio e salì al potere, ignorò i Parti, essendo più interessato all'occidente. Il suo genero e futuro successore Tiberio Claudio Nerone negoziò un trattato di pace con Fraate IV nel 20 a.C.
Nel frattempo, intorno all'anno 1, i Parti rivolsero la loro attenzione alla valle dell'Indo, dove iniziarono la conquista dei regni di Gandhara. Uno dei comandanti parti fu Gondofare, re di Taxila; secondo un'antica e diffusa leggenda cristiana, fu battezzato dall'apostolo Tommaso.
Quando il regno d'Armenia divenne vassallo di Roma (seconda metà del I secolo), il re parto Vologase I vi mise sul trono un principe da lui nominato, provocando l'immediata reazione di Nerone, che invase l'Armenia. Si giunse a un accordo, che però durò fino al 110: il re di Armenia sarebbe stato un principe parto ma la sua nomina a re doveva essere approvata dai Romani.
[modifica] Espansione verso l'India
Durante il I secolo a.C. i Parti iniziarono a fare incursioni nei territori orientali che erano stati occupati dagli Indosciti e dagli Yuezhi. I Parti annessero parte della Battria e il Pakistan, dopo aver sconfitto monarchi locali come Kujula Kadphises, imperatore dell'impero kushano, nella regione di Gandhara.
Intorno al 20 la Partia perse però questi territori per iniziativa di Gondofare (uno dei conquistatori parti) che dichiarò la sua indipendenza dall'Impero Partico e fondò in questi territori il Regno indo-parto.
[modifica] Declino e caduta
Nel 50 d.C. Nerone inviò il Generale Domizio Corbulone a sedare alcuni conflitti che si andavano diffondendo dal regno dei Parti. In realtà inizialmente non vi fu una vera guerra, ma solo piccole scaramucce. Tuttavia, nel 60 d.C. fu collocato sul trono dei Parti re Tigrane IV, il quale non fu molto condiscendente con i Romani di Corbulone, finché, attraverso un accordo di protettorato, assurse al trono il fratello di Tigrane, Tiridate I. Tiridate nel 64 d.C. fu invitato a Roma da Nerone che lo incoronò re dei Parti con grandi onori: quest'evento era affiancato ai festeggiamenti del 300º anniversario della prima chiusura delle porte del tempio di Giano Gemino.
Nel 110 Vologase III cercò di conquistare il regno caucasico. L'imperatore romano Traiano invase la Partia e sconfisse sonoramente gli asiatici, catturando la nuova capitale Ctesifonte e conquistando, oltre all'Armenia, l'Assiria e la Mesopotamia, che divennero province romane, anche se per breve tempo.
Fu l'inizio della decadenza, accelerata dal fatto che ormai l'impero dei Parti aveva assunto una struttura di tipo feudale, con la nobiltà divenuta sempre più potente e recalcitrante mentre il potere degli Arsacidi si indeboliva. Il conflitto con Roma si riaccese quando l'imperatore Marco Aurelio mandò in oriente il fratellastro Lucio Vero e il generale Avidio Cassio. La causa della guerra fu ancora il controllo dell'Armenia, almeno sulla carta, poiché Roma aspettava da tempo un pretesto per condurre una nuova guerra contro il regno orientale. Il conflitto si concluse con la dura sconfitta dei Parti, i quali furono annientati da Avidio Cassio nella battaglia di Dura-Europos (Zaugma) nel 164, e persero nuovamente Ctesifonte nel 165, oltre all'Assiria e alla Media, che tornarono così in mano romana. Vologese III dovette firmare una pace umiliante. Ancora nel 198 Settimio Severo espugnò per la terza volta Ctesifonte, abbandonata dalle forze romane pochi anni prima, e portando così a Roma un favoloso bottino di guerra, celebrato poi nell'arco trionfale dell'imperatore.
Nel 224 un vassallo persiano, Ardashir, si ribellò e due anni dopo catturò la capitale partica, mettendo fine alla storia dei Parti e instaurando il regno dei Sasanidi.
[modifica] Società
La società partica mescolava le tradizioni dell’antica civiltà di origine della Partia, elementi greci presi dal precedente governo dei Seleucidi, i discendenti dei generali di Alessandro Magno, ed infine antiche tradizioni achemenidi. Plinio il vecchio parlava del regno partico come un insieme di regni, e la sua analisi non si scosta di molto dalla realtà. Difatti le regioni assoggettate dal regno partico è vero sì che erano sottomesse al Gran Re sia sul piano fiscale e militare, in verità gli stati vassalli godevano di una grandissima autonomia, e a volte anche una politica a sé stante. Ciò favoriva il mantenimento delle tradizioni religiose e culturali delle singole regioni, che non deve essere visto come un segno di debolezza da parte dei Re, poiché se le province fossero state turbolente ci sarebbe stato bisogno di farle sentire più “partiche”, quindi di cambiarne le tradizioni. Questo non è accaduto, ed è sintomo della lungimiranza e della forza dei Re dei Parti, che riuscirono a mantenere delle regioni molto diverse culturalmente sotto un unico regno.
L'aristocrazia era composta dai grandi proprietari terrieri, divisi in tre classi di rango, ovvero i megistanes, gli iberi e gli eleutheroi. Formavano il consiglio del Re, invece, i parenti del re stesso, i "saggi" e i "maghi". La classe nobiliare era svincolata politicamente, grazie al potere sull’incoronazione del re e la loro indipendenza economica. Tuttavia il re esercitava il suo potere non vincolato da questi ultimi: egli possedeva grandi terreni, le colonie, e grandi strumenti di “persuasione”, come i mercenari. Gli interessi del re e l’aristocrazia coincidevano abbastanza spesso, e la rivalità fra le famiglie nobiliari permetteva al re di manovrarle come meglio credeva.
Il re aveva diversi appellativi ed epiteti, come quello usato dagli antichi sovrani achemenidi, “re dei re”. Altri epiteti erano ephanites, “colui che risplende”, dikaios (giusto), o philellen, “amico dei greci”, e molti altri. Dapprima erano usati con cognizione di causa, mentre poi divennero solo espressioni di circostanza. Si sa poco delle forme di comportamento che adottava il Re. Sicuramente esistevano Paramenti e insegne regali, come il Doppio Diadema, e che egli dimostrava la sua generosità e la benevolenza con lauti banchetti e cerimonie fastose. Il sovrano portava avanti l’idea iranica che il Re fosse sul trono per volere divino, d’altra parte egli si presentava come un uomo con qualità divine, tradizione ereditata dai Seleucidi e dalla loro influenza ellenica. Durante il loro regno le saghe eroiche dell’Iran orientale, che inglobarono anche le gesta dei principi vassalli arsacidi, fecero scomparire il ricordo delle imprese degli Achemenidi e dei Medi, e si sovrapposero alle altre tradizioni locali e regionali.
[modifica] Lista dei sovrani arsacidi
Qui sotto una lista di sovrani parti (dal 247 a.C. al 224 d.C.).
| Tabella cronologica dei re Arsacidi[1] | |||
| Nuova cronologia | Vecchia cronologia | ||
|---|---|---|---|
| 247 a.C. | Inizio era Arsacidi; Andragora satrapo autonomo |
c. 250 a.C. | Arsace I |
| 246 a.C. | Arsace I conduce una rivolta in Parthia | c. 248 a.C. | Tiridate I di Partia |
| 238 a.C. | Arsace controlla la Parthia | ||
| 217 o 214 a.C. | Arsace II di Partia | 211 a.C. | Artabano I |
| 191 a.C. ca. | Friapazio | 191 a.C. ca. | Friapazio |
| 176 a.C. ca. | Fraate I | 176 a.C. ca. | Fraate I |
| 171 a.C. ca. | Mitridate I di Partia | 171 a.C. ca. | Mitridate I di Partia |
| 139/138 a.C. ca. | Fraate II | 138/137 a.C. ca. | Fraate II |
| 127 a.C. ca. | Artabano I | 128 a.C. ca. | Artabano II |
| 124/123 a.C. ca. | Mitridate II di Partia | 123 a.C. ca. | Mitridate II di Partia |
| 90 a.C. ca. | Gotarze I; Orode I |
91 a.C. ca. | Gotarze I |
| sconosciuto | 80 a.C. ca. | Orode I | |
| 78/77 a.C. | Sanatruce | 76/77 a.C. | Sanatruce |
| 71/70 a.C. | Fraate III | 58/57 a.C. | Mitridate III di Partia |
| 58/57 a.C. | Orode II | 57 a.C. ca. | Orode II |
| before 53 a.C. | Mitridate III di Partia (batte moneta a Seleucia) | ||
| 40 a.C. ca. | Fraate IV | 40 a.C. ca. | Fraate IV |
| 39 a.C. | morte di Pacoro I | 38 a.C. | morte di Pacoro I |
| 32-30 a.C. | Invasione di Tiridate I di Partia | 30-25 a.C. | Tiridate II di Partia |
| 27/26 a.C. | Tiridate I di Partia batte moneta a Seleucia | ||
| 3/2 a.C. | Fraate V | 3/2 a.C. | Fraate V Musa |
| 5/6 d.C. | Orode III | 4 d.C. | Orode III |
| 8/9 | Vonone I | 7/8 | Vonone I |
| 10/11 | Artabano II | 12 | Artabano II |
| 36 | Tiridate II di Partia | 36 | Tiridate III di Partia |
| 37 | Cinnamo | 37 | Cinnamo |
| 39-45 | Vardane I | 38 AD | Gotarze II |
| 43/44-50/51 AD | Gotarze II | 39-47/48 AD | Vardane I |
| 50/51-76/77 AD | Vologase I | 51 ca. | Vonone II |
| 55 | Vardane II | 51/52-79/80 | Vologase I |
| 77/78-78/79 | Vologase II | ||
| 77/78-86/87 | Pacoro II | 78-115/116 | Pacoro II |
| 79/80-80/81 | Artabano III | 80-81 | Artabano IV |
| 92/93-95/96 | Pacoro II | ||
| 104/105-107/108 | Vologase III | 105/106-147 | Vologase II |
| 108/109-127/128 | Osroe I; Partamaspate in 117 |
109/110-128/129 | Osroe I; Partamaspate in 117 |
| 111/112-146/147 | Vologase III | ||
| 130-147 ca. | Mitridate IV di Partia | 128/129-147? | Mitridate IV di Partia |
| 147/148-190/191 | Vologase IV | 148-192 | Vologase III |
| 190/191-207/208 | Vologase V | 191-207/208 | Vologase IV |
| 207/208-221/222 | Vologase VI | 207/208-222/223 | Vologase V |
| 213 - 224 ca. | Artabano IV | 213 - 224 ca. | Artabano V |
[modifica] Note
- ^ Questa tavola appare in Bivar 1983, p. 98-99, appendice del capitolo "The Political History of Iran Under the Arsacids" in The Cambridge History of Iran.
[modifica] Bibliografia
- AA.VV. Antica Persia: i tesori del Museo Nazionale di Tehran e la ricerca italiana in Iran, De Luca, Roma, 2001
- AA.VV. Sulla via di Alessandro: da Seleucia al Gandhara, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2007
- Maria Gabriella Angeli Bertinelli, Roma e l'Oriente: strategia, economia, società e cultura nelle relazioni politiche fra Roma, la Giudea e l'Iran, L'Erma di Bretschneider, Roma, 1979
- A.D.H. Bivar, The Political History of Iran Under the Arsacids in Cambridge History of Iran, London & New York, Cambridge University Press, 1983, Vol. 3.1, pp. 21-99..
- Malcolm A. R. Colledge, L'impero dei Parti, Newton Compton, Roma, 1979
- Richard Nelson Frye, La Persia preislamica, Il Saggiatore, Milano, 1963; rist. 1967 (vedi il cap. V: Gli adattabili Arsacidi)
- Emilio Gabba, I Parti in AA.VV. Storia di Roma, Einaudi, Torino, 1990 (vol. II, tomo 2); ripubblicata anche come AA.VV. Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Ediz. de "Il Sole 24 Ore", Milano, 2008 (vedi il vol. 16°)
- Roman Ghirshman, Arte persiana: Parti e Sassanidi, Feltrinelli, Milano, 1962 e successive riediz. (ultima: Rizzoli, Milano, 1982)
- Roman Ghirshman, La civiltà persiana antica, Einaudi, Torino, 1972 e successive rist. (vedi il cap. IV: L'Occidente contro l'Oriente e la reazione dell'Oriente)
- Antonio Panaino, Greci e Iranici: confronto e conflitti in (a cura di) Salvatore Settis, I Greci: storia, cultura, arte, società, Einaudi, Torino, 2001 (vol. III); ripubblicata anche come AA.VV. Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Ediz. de "Il Sole 24 Ore", Milano, 2008 (vedi il vol. 9°)
- Henri Stierlin, Splendori dell'antica Persia, White Star, Vercelli, 2006 (utile repertorio fotografico)
- Josef Wiesehöfer, La Persia antica, Il Mulino, Bologna, 2003 (piccolo volume introduttivo)
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