Papa Giovanni XVIII
| Papa Giovanni XVIII | |
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| 141º papa della Chiesa cattolica | |
| Elezione | 25 dicembre 1003 |
| Consacrazione | gennaio 1004 |
| Fine pontificato | 18 luglio 1009 |
| Cardinali creati | vedi categoria |
| Predecessore | papa Giovanni XVII |
| Successore | papa Sergio IV |
| Nome | Giovanni Fasano |
| Nascita | Roma, ? |
| Morte | Roma, 18 luglio 1009 |
| Sepoltura | Basilica di San Pietro |
Giovanni XVIII, nato Giovanni Fasano (Roma, ... – Roma, 18 luglio 1009), fu il 141º papa della Chiesa cattolica dal 1004 al giugno del 1009, quando abdicò.
Figlio di Orso Fasano e di Stefania, fu eletto per volere di Giovanni Crescenzi III (+1012) la cui famiglia continuava a spadroneggiare in città e di cui i Fasano, forse, erano parenti. Incoronò Enrico II di Baviera Re d'Italia. Il rito si svolse a Pavia. La città, però, si ribellò, stanca ed esasperata delle angherie delle truppe tedesche, inducendo quindi Enrico a saccheggiarla ed a conquistarla. Giovanni non intervenne per scongiurare la sua distruzione, ma si adoperò per appianare i dissidi tra Roma e Costantinopoli: non poté riuscirvi a lungo, ma per un certo periodo il Patriarca Sergio II (999-1019) rimise il nome del Papa fra i Sacri Dittici. Si pensa che in ciò Giovanni Crescenzi III, molto legato ai Bizantini, abbia avuto un ruolo.
Giovanni non fu, durante tutto il suo pontificato, una semplice creatura del patrizio romano Giovanni Crescenzi III; dagli scarsi documenti rimastici pare, anzi, che abbia cercato di prendere misure energiche per molte questioni della Chiesa. Ottenne da Enrico II il ripristino della sede di Merseburg che Benedetto VII circa trent'anni prima aveva soppresso e che Gregorio V, senza successo, aveva cercato di ristabilire.
Nel 1007 concesse a Enrico II il permesso di fondare la sede di Bamberga (Baviera) dal cui episcopato sarà eletto circa quarant'anni dopo Clemente II; Enrico voleva farne sia una base per il lavoro missionario presso gli immigrati slavi sia un centro politico sul Meno superiore. Questa nuova sede fu resa, da Giovanni XVIII, suffraganea di Magonza anziché di Erbipoli (Würzburg), come avrebbe voluto il vescovo di quest'ultima, e passata sotto diretta protezione papale.
Nel tardo 1007, quando seppe che i vescovi Léotheric di Sens (+1032) e Foulque di Orléans (+1012) avevano minacciato i privilegi di esenzione dell'abbazia di Fleury ordinando all'abate Gauzlin (+1030) di ignorare le relative bolle papali, Giovanni li convocò perentoriamente a Roma minacciandoli di scomunica; avvertì anche Roberto II di Francia che avrebbe colpito di interdetto l'intero regno se essi non si fossero presentati.
Il cronista Thietmar di Merseburg (975-1018) segnala che Giovanni desiderava molto che Enrico II visitasse Roma e voleva chiederglielo quando questi si recò a Pavia nel 1004 per esservi incoronato Re d'Italia, ma Giovanni Crescenzi III si oppose in ogni modo.
Seguendo l'esempio di papa Giovanni XV, Giovanni XVIII, verso la metà del 1004, canonizzò solennemente cinque martiri polacchi: Benedetto, Giovanni, Isacco, Matteo e Cristiano. Inoltre conferì il pallio agli arcivescovi di Treviri, Meingaud o Megingod, e di Canterbury, Elfeg o Alphege (+1012) (successore di Sant'Alfrico).
Dopo cinque anni e mezzo di papato, a giugno, abdicò, forse stanco di tutti gli orrori e gli intrighi di potere, e si ritirò nel monastero della Basilica di San Paolo fuori le mura, dove morì poco dopo, il 18 luglio.
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