Paolo Rosi

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« Mennea cerca di recuperare, cerca di recuperare, recupera, recupera, recupera, recupera, recupera… ha vinto!!! Ha vinto!!! Straordinaria impresa di Mennea… »
(Paolo Rosi, commento televisivo alla gara olimpica dei 200 a Mosca, 1980[1])
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Paolo Rosi.jpg
Paolo Rosi nel 1987
Dati biografici
Nome Paolo Rosi
Nato 20 aprile 1924
Morto
Paese bandiera Italia
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Federazione
Familiari {{{Familiari di rilievo}}}
Dati tecnico-agonistici
Ruolo Utility back
Dati fisici altezza cm
Squadra
Franchigia SANZAR
Franchigia {{{Franchise Pro12}}} Pro12
Ritirato 1954
Carriera
Attività giovanile
Attività provinciale¹
Attività di club¹
1944-54 600px Bianco con bande Nere laterali.png Rugby Roma 76 (?)
Attività di club (rugby a 13)¹
Attività da giocatore internazionale
1948-54 Bandiera dell'Italia Italia 12 (21)
Attività da allenatore
Palmarès internazionale
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Palmarès internazionale
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Carriera arbitrale
Esordio {{{arb_inizioattività}}}
Attività internazionale
{{{arb_inizioattivitàinternazionale}}}: Ammissione nel Panel IRB
Esordio: {{{arb_incontroesordiointernazionale}}}
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{{{arb_trination}}} Tri Nations
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Ultimo aggiornamento: 9 novembre 2009

Paolo Rosi (Roma, 20 aprile 192430 aprile 1997) fu un rugbista a 15 e giornalista italiano, da giocatore centro-ala del Rugby Roma con cui vinse due scudetti consecutivi nel 1948 e nel 1949; fu anche capitano della Nazionale italiana, nella quale disputò 12 incontri tra il 1948 e il 1954. Da giornalista fu per più di 30 anni la voce dell'atletica, del pugilato e del rugby dalle frequenze radiofoniche e televisive della RAI.

[modifica] Cenni biografici

Paolo Rosi, terzo accosciato da sinistra, nel Rugby Roma campione d'Italia 1948

Cresciuto nel Rugby Roma, militò in prima squadra nell'immediato dopoguerra nel ruolo di centro e, occasionalmente, ala. Campione d'Italia nel 1948 e nel 1949, si mise in luce anche in Nazionale, tanto da venir presto considerato come il miglior rugbista italiano dell'epoca[2]; fu l'unico rappresentante del suo Paese a essere schierato in una formazione mista europea che affrontò l'Inghilterra[2] e scese varie volte in campo come capitano della Nazionale.

Entrato in RAI nel 1953, iniziò come voce radiofonica a commento dei Giochi Olimpici di Melbourne del 1956; fu, quella, la prima di 9 Olimpiadi consecutive: Rosi commentò, passando nel frattempo alla televisione, tutte le edizioni fino a quella di Seoul 1988.

Specializzato in atletica leggera, pugilato e, ovviamente, rugby, alla voce di Paolo Rosi sono legate alcune delle imprese più famose dello sport italiano e mondiale: tra le varie, la vittoria olimpica di Nino Benvenuti (anche se in vita si rammaricò sempre di non avere avuto la possibilità di commentare la ripresa televisiva della vittoria di Benvenuti su Griffith[1], in quanto la RAI la trasmise solo per radio con la voce di Paolo Valenti), quelle olimpiche e mondiali di Patrizio Oliva, Francesco Damiani e Gianfranco Rosi; le vittorie di Livio Berruti e di Pietro Mennea nei 200 metri rispettivamente alle Olimpiadi di Roma nel 1960 e di Mosca nel 1980[2], quella di Sara Simeoni nel salto in alto sempre a Mosca nel 1980, quella di Alberto Cova nei 10.000 ai mondiali di Helsinki nel 1983[2]. Sua fu anche la telecronaca dell'incontro di Bellaria del 19 luglio 1978, valido per l'assegnazione del titolo europeo dei pesi medi, a seguito del quale il pugile italiano Angelo Jacopucci, dopo il K.O. subìto alla 12ª ripresa dal britannico Alan Minter, entrò in coma la notte seguente e poi morì per emorragia cerebrale tre giorni più tardi.

Nel rugby fu a lungo la voce della Nazionale italiana in Coppa delle Nazioni e, successivamente, Coppa FIRA; commentò anche i tornei del Cinque Nazioni e della Coppa del Mondo di rugby 1987.

L'ultima telecronaca di Paolo Rosi è legata a un altro grande momento dello sport italiano, la vittoria di Gelindo Bordin nella maratona olimpica ai Giochi di Seoul 1988.

Andato in pensione nel 1989, rimase in RAI come collaboratore per il rugby per un triennio, nel corso del quale curò anche i commenti tecnici della Coppa del Mondo di rugby 1991. Colpito da un tumore al fegato, nonostante un intervento chirurgico morì il 30 aprile 1997 a 73 anni in una clinica romana.

Al suo nome sono intitolate a Roma una strada e lo stadio del CONI all'Acqua Acetosa[2].

[modifica] Palmarès

[modifica] Note

  1. ^ a b Valerio Piccioni. «Paolo Rosi, un nome illustre per la pista dell'Acqua Acetosa». Gazzetta dello Sport, 15 ottobre 2002. URL consultato in data 11-9-2009.
  2. ^ a b c d e Mario Gherarducci. «Addio Rosi, voce dello sport, leggenda in TV». Corriere della Sera, 1º maggio 1997. URL consultato in data 24-11-2008.

[modifica] Collegamenti esterni


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