Palazzo Marino
Coordinate: 45°27′59.39″N 9°11′26.47″E / 45.4664972°N 9.1906861°E
Palazzo Marino, situato in piazza della Scala a Milano, è la sede civica dell'amministrazione comunale milanese dal 9 settembre 1861.
Il palazzo si estende da Piazza San Fedele a Piazza della Scala fra via Case Rotte[1] e via Tommaso Marino ed ha un ampio cortile interno.
Voluto dal banchiere e commerciante genovese Tommaso Marino, fu pignorato dall'amministrazione pubblica nel 1577 per gli ingenti debiti della famiglia passando poi alla famiglia del banchiere Emilio Omodei, finanziatore del governo spagnolo. Fu poi definitivamente riacquistato dallo stato nel 1781.
Indice |
[modifica] Storia
Originariamente adibito ad ospitare la ricca famiglia Marino, voluto dal capostipite Tommaso Marino, fu progettato e costruito negli anni dal 1557 al 1563 su lotti di terreno comprati dal commerciante genovese.[2][3]
Una leggenda priva di fondamento vuole che il palazzo fosse voluto dal conte Marino per ospitarvi la moglie, la bella Bettina Doria, di famiglia genovese e strettamente imparentata con Andrea Doria, (Oneglia, 30 novembre 1466- Genova, 25 novembre 1560), grande ammiraglio e uomo politico della Repubblica di Genova.
Progettato dall'architetto perugino Galeazzo Alessi, chiamato a Milano proprio dal Marino, il palazzo si orientava verso l'attuale piazza facciata San Fedele (disegno del Bianconi)[4].
Molti scultori della Fabbrica del Duomo furono mobilitati per gli intagli del palazzo. I milanesi erano generalmente molto critici rispetto al grandioso progetto del Marino. Quando nel 1560 aveva infatti ottenuto il permesso di aprire una nuova strada che partiva dall'ingresso principale del palazzo sull'attuale via Marino (allora contrada di San Simplicianino) e giungeva fino a Piazza Mercanti, il malcontento popolare fece bloccare il progetto.[5]
La costruzione del palazzo continuò con uno stile comparabile a quello delle più ricche corti dell'intera cristianità[6]: nel cortile del palazzo furono raffigurate le Fatiche di Ercole e le Metamorfosi di Ovidio. Il Salone d'onore (quello che oggi chiamiamo Salone dell'Alessi) aveva dipinto sul soffitto le Nozze di Amore e Psiche nel convito degli Dei e aveva realizzato gli stucchi sempre con storie di Amore e Psiche. Agli angoli del soffitto Aurelio Busso aveva dipinto le Quattro Stagioni. Sotto il cornicione le Muse, Bacco, Apollo e Mercurio affrescati da Ottavio Semino, alternate con bassorilievi con le storie di Perseo. Sugli ingressi erano stati collocati i busti di Marte e Minerva.
Alla morte del patriarca, la grande prosperità della famiglia subisce numerose e profonde crisi che portano fino al pignoramento del palazzo da parte dell'autorità cittadina. Dopo aver tentato di vendere il palazzo, lo stato cerca invano di venderlo e finisce per adibirlo ai servizi pubblici.
Il palazzo continua a deperire e nel 1626 vengono tolte le balaustre sovrastanti il cornicione perché pericolanti. Nel 1632 lo Stato, che stava affrontando la "famosa" peste, riesce a vendere il palazzo agli eredi del grande banchiere Carlo Omodei. Gli Omodei non abiteranno mai il palazzo che continua ad essere chiamato "dei Marino". Al piano terreno continuano a svolgersi attività di carattere fiscale (gabelle e dazi), mentre il piano nobile viene di volta in volta affittato a personaggi illustri.[7]
Il palazzo continua sempre ad avere una sua funzione fiscale. Nel 1772, con la riforma fiscale di Maria Teresa d'Asburgo, arrivarono a svolgere i compiti fiscali i Fermieri e nel 1781, con l'abolizione della Ferma generale voluta da Pietro Verri, è lo stesso Verri ad adoperarsi perché il palazzo venga acquistato dallo Stato come sede dei nuovi uffici finanziari e fiscali.
L'acquisto da parte dello stato avvenne il 14 luglio 1781 per la somma di 250.000 lire. L'acquisto permise una serie di restauri e il completamento della facciata verso via Caserotte, condotta seguendo lo stile originale dell'Alessi ma con la supervisione del Piermarini, che stava operando in quella zona diversi interventi. Nel palazzo vanno quindi a collocarsi la Regia Camera dei Conti, la Regia Intendenza Generale, la Tesoreria, il Dazio Grande con i suoi uffici e la Cassa imperiale del Banco di Vienna.
Durante il Regno d'Italia napoleonico cambiano i nomi dei responsabili, ma gli uffici restano con le stesse funzioni. Trovano sede nel palazzo il Ministero delle Finanze, il pubblico Tesoro e la Dogana.
Durante la Restaurazione al primo piano c'erano i locali della corte, al piano terreno la dogana e gli uffici della liquidazione, della tesoreria e della cassa centrale.
Nel 1848, dopo le Cinque giornate di Milano, il Palazzo per pochi mesi interrompe il proprio utilizzo burocratico e diviene sede del Governo provvisorio della Lombardia. Appena liberata la Lombardia dagli austriaci, nel 1859, il palazzo passa dalla proprietà dello stato a quella del comune tramite una permuta tra Stato e Comune tra il palazzo del Broletto Novissimo e Palazzo Marino.
Il 19 settembre 1861 Palazzo Marino diventa ufficialmente sede del Comune, mentre le funzioni fiscali fino ad allora presenti nel palazzo si trasferiscono nel palazzo del Broletto, dove si trovano tuttora.
Un curiosità: lo stesso Marino volle ed ordinò la costruzione di una villa sontuosa nel contado milanese, sulle rive del Naviglio Grande di Gaggiano. Tale villa, oggi abitazione privata, fu un desiderio della moglie che, alla vista del canale in uno dei suoi tratti più belli, si commosse ripensando alla natìa Venezia.
[modifica] I restauri del Comune
L'acquisto del palazzo da parte del comune coincide con la demolizione dell'isolato posto tra il palazzo e la Scala e l'apertura della nuova piazza della Scala. Su questa piazza, impreziosita dal monumento a Leonardo da Vinci, si affaccia ora una sequenza di vecchi stabili, volto indegno di rappresentare la nuova Amministrazione Comunale.
Anche l'interno del palazzo era molto malandato, a cominciare dal grande Salone d'Onore. Nel 1872 Angelo Colla si occupa del restauro Salone e viene bandito il concorso per la nuova facciata su Piazza della Scala. La crisi economica del periodo provocò un rinvio dell'opera fino al 1888 quando venne approvato il progetto di Luca Beltrami, portato a compimento nel 1892.
A questo primo profondo restauro ne seguirà un secondo alla fine della seconda guerra mondiale per ripristinare le parti abbattute dalle bombe del 1943. Particolarmente danneggiato da esse fu il Salone dell'Alessi. Gli stucchi originali sulla volta vennero sostituiti dalla rappresentazione dell'Aurora, Giorno, Crepuscolo, Notte sopra le finestre. Ai lati delle finestre: Aria, Terra, Acqua e Fuoco scolpiti da Oliva, Supino, Brioschi, Ciminaghi, Gasparetti, Tavenari, Pepe, Ruy, Pellini, Wildt e Saponaro mentre le quattro stagioni ai quattro angoli del Salone d'Onore sono state ridipinte da P. Cortelezzi e G. Valerio. [8]
Quest'ultimo restauro si concluse il 12 aprile 1954 sotto la direzione dell'Ing.A.Buonomo.
[modifica] Note
- ^ In un cortile di via Case Rotte si trova una lapide che cita il palazzo e il suo fondatore Tommaso Marino [1]
- ^ Casati, Carlo, Nuove notizie intorno a Tomaso De Marini, in "ASL", 1886, pp. 584-640
- ^ Sandonnini,Tommaso, Tommaso Marino mercante genovese, in "ASL", 1883, pp. 54-84
- ^ Baroni, Costantino, Documenti per la storia dell'Architettura a Milano nel Rinascimento e nel Barocco, vol. II, Roma, Accademia dei Lincei, 1968, pp. 398-424
- ^ Marangoni, Guido, La casa del Comune di Milano: Palazzo Marino, in "La cultura moderna", settembre 1925
- ^ Storia di Milano ::: Palazzo Marino
- ^ Vigo, Giovanni, Fisco e società nella Lombardia del Cinquecento, Bologna, Il Mulino 1979 (Sormani N CONS 9428)
- ^ Vergani, Guido, Palazzo Marino. Milano e il volto del suo governo, Comune di Milano 1989
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su Palazzo Marino
[modifica] Collegamenti esterni
|
|