Ossidiana
| Ossidiana | |
|---|---|
| Classificazione Strunz | |
| Formula chimica | silicati |
| Proprietà cristallografiche | |
| Gruppo cristallino | amorfo |
| Sistema cristallino | amorfo |
| Classe di simmetria | |
| Parametri di cella | |
| Gruppo puntuale | |
| Gruppo spaziale | |
| Proprietà fisiche | |
| Densità | 2-3 g/cm³ |
| Durezza (Mohs) | 5-6 |
| Sfaldatura | assente |
| Frattura | concoide |
| Colore | da grigio scuro |
| Lucentezza | vitrea |
| Opacità | da trasparente ad opaca |
| Striscio | bianco-giallastro |
| Diffusione | relativamente comune |
| Si invita a seguire lo schema di Modello di voce - Minerale | |
| Ossidiana | |
|---|---|
| Lipari - affioramento di ossidiana. È ben osservabile la struttura vetrosa di tipo fluidale. | |
| Categoria | Roccia magmatica |
| Sottocategoria | Roccia magmatica effusiva |
| Composizione chimica: | silicatica |
| Minerali principali | plagioclasio, anfiboli, pirosseni |
| Minerali accessori | olivina |
| Struttura | amorfo |
| Tessitura | amorfo |
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L'ossidiana è un vetro vulcanico la cui formazione è dovuta al rapido raffreddamento delle lave.
All'interno dei vulcani le temperature e le pressioni sono così elevate da fondere i silicati dando origine alla lava. La lava a contatto dell'aria, si raffredda molto rapidamente dando origine all'ossidiana. Il veloce raffreddamento non consente agli atomi di ordinarsi per formare un cristallo. L'ossidiana è un vetro naturale, del tutto simile a quello di produzione umana.
È utilizzata per fabbricare collane preziose e punte di armi.
Indice |
[modifica] Storia
Plinio la chiamò lapis obsianus o obsidianus in onore di un certo Obsius o Obsidius, che citò la pietra per primo in alcune zone dell'Etiopia. Alcuni ritrovamenti fanno ipotizzare la conoscenza della pietra in epoca antica: gli antichi Egizi usavano l'ossidiana per fabbricare scarabei e sigilli mentre in America centrale veniva utilizzato da civiltà precolombiane.[1]
[modifica] Varietà
- Ossidiana nera: è la più comune con i bordi traslucidi;[1]
- Ossidiana fiocco di neve: molto rara con inclusioni biancastre con i bordi traslucidi;[1]
- Ossidiana dorata: con inclusioni giallastre;[1]
- Ossidiana bruna o rossa: con chiazze rossastre su sfondo nero e venature chiare traslucide;[1]
- Ossidiana verde: tipica di Pantelleria, si presenta nera a luce riflessa e verde scuro a luce trasmessa;
- Perlite: di colore grigio perla a fessurazione concentrica;[1]
- Pechstein o Pietra di pece: di colore bruno-giallastra, di aspetto piceo;[1]
- Marekanite: di colore grigio fumo, proveniente dal Monte Marekan in Siberia;[1]
- Tokayer-Luchsaphir: originaria dell'Ungheria il cui nome, in tedesco, significa blu zaffiro;[1]
[modifica] Origine e giacitura
Le ossidiane sono rocce effusive con rapido raffreddamento di lave. Il litotipo si trova associate a colate con chimismo da riolitico a basaltico.[1]
[modifica] Località di ritrovamento
- Europa: Ungheria;[1]
- Italia: Pantelleria, Lipari (Sicilia); isola di Palmarola (Latina); Monte Arci (Sardegna);[1]
- America: Stati Uniti; Messico; Perù;[1]
- Asia: Giava (Indonesia); Giappone;[1]
- Africa: Etiopia, Gibuti.
[modifica] L'ossidiana in Italia
I principali centri di estrazione delle ossidiane in Italia sono: Isola di Lipari, Pantelleria, Sardegna (Massiccio del Monte Arci). L'ossidiana si presenta con grande varietà di colori, dovuti alle impurezze presenti al suo interno, e alle condizioni vulcaniche specifiche nelle quali si forma.
L'ossidiana del Monte Arci, nera traslucida, è di tipo riolitico; si raccoglie prevalentemente in grossi ciottoli (arnioni), sia in "giacimenti" a cielo aperto che nei greti dei torrenti.
Fra i giacimenti in filone, il più importante di tutti e sicuramente quello di Roia Cannas presso il territorio di Masullas (OR), mentre altri piccoli filoni sono presenti a Cuccuru Porcufurau presso il territorio comunale di Marrubiu e anche a Sennixeddu in territorio di Pau, lungo il sentiero di Scaba Crobina, dove Alfonso La Marmora notò la presenza di Ossidiana in giacitura primaria.
Ogni giacimento è caratterizzato da un tipo di ossidiana differente: "SA" quella del versante meridionale del Monte Arci (Conca Cannas) , "SB" quella del versante occidentale, nell'area di S. Maria Zurabara (in italiano Zuradìli) - Marrubiu ed "SC" quella del settore orientale (Perdas Urias).
Da non dimenticare l'isola di Palmarola (Isole Ponziane), molto frequentata nel Neolitico e nell'Eneolitico da tribù dedite al commercio di questa materia prima, che introducevano nel continente. Sono stati ritrovati resti di ceramica e alcuni oggetti di ossidiana lavorati di età eneolitica.
[modifica] Utilizzi
Attualmente l'ossidiana viene utilizzata per fabbricare la lana di roccia; una sorta di vetro in fibre sottilissime ottenuto fondendo l'ossidiana a 1300 °C e poi per la creazione di collane molto preziose.[1]
In passato gli Aztechi (come ogni civiltà che ne disponeva localmente) usavano l'ossidiana per ottenere le punte delle frecce, coltelli e rasoi.
La tecnica per realizzare oggetti appuntiti dai ciottoli di ossidiana è detta scheggiatura e consiste nell'asportazione di schegge tramite la percussione. Appassionati riscopritori della tecnica producono oggi esemplari destinati al mercato turistico.
Ancora oggi vengono prodotte lame per bisturi in ossidiana, che alcuni chirurghi preferiscono rispetto all'acciaio per il taglio più netto e l'assenza di particolato metallico, possibile causa di allergia [2].
[modifica] Il taglio
Le ossidiane si possono tagliare a cabochon o a sfera per le collane.[1]
[modifica] Note
- ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Autori Vari, Scheda Ossidiana in Il magico mondo di Minerali & gemme, De Agostini (1993-1996), Novara
- ^ Negozio online di articoli per chirurghi
