Ospedale Maggiore di Milano
Coordinate: 45°27′27″N 9°11′50″E / 45.4575°N 9.19722°E
| Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico | |
|---|---|
| Indirizzo | via Francesco Sforza, 28 |
| Comune | Milano |
| Fondazione | 1456 |
| Direttore generale | Dr. Luigi Macchi |
| Direttore sanitario | Dr.ssa Anna Pavan |
| Direttore amministrativo | Dott. Osvaldo Basilico |
| Telefono | 02 55031 |
| urp@policlinico.mi.it | |
| Sito web | http://www.policlinico.mi.it/ |
La Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico, meglio nota come Ospedale Maggiore o Policlinico di Milano è il più antico ospedale di Milano.
Indice |
[modifica] Storia
Nel 1456 il duca di Milano Francesco Sforza fondò la Magna Domus Hospitalis (Ca' Granda), un nosocomio dedicato all'Annunciata, sostanzialmente per accattivarsi il favore del popolo, ancora fedele alla famiglia dei Visconti di Milano, sebbene il nuovo Duca avesse da tempo sposato Bianca Maria Visconti.
Il comandante, entrando vittorioso in Milano il 25 marzo 1450, giorno dell'Annunciazione, fece voto di dedicare un'istituzione benefica all'Annunciata: fu così che la nuova fondazione divenne lo Spedale della Nunciata. Progettato dal celebre architetto Filarete e costruito dall'ingegnere Guiniforte Solari (già responsabile del cantiere della Certosa di Pavia), l'ospedale rientrò nel proposito dello Sforza di dare compimento e stabilità alla riforma degli ospedali cominciata dall'arcivescovo Rampini negli anni della Repubblica Ambrosiana.
Il completamento dei chiostri e delle relative ornamentazioni in cotto son dovute all'arte di Giovanni Antonio Amadeo, suo allievo e genero. Benché nato come ospedale dei poveri, fu però fin dall'inizio un ospedale in cui si curavano malati con speranza di guarigione. Le malattie croniche venivano curate in ospedali fuori città. Per questo motivo l'ospedale maggiore è sempre stato il centro di informazione e rilevamento della situazione sanitaria della città.
All'inizio del XX secolo si decise lo spostamento dell'ospedale al di là del naviglio (dove aveva già cominciato ad espandersi); questo avvenne con la concomitante fondazione dell'Università statale. La Statale prese possesso dei vecchi edifici della Ca' Granda (dove si trova tuttora); l'Ospedale Maggiore, come Policlinico Universitario si spostò in una vasta area compresa fra le vie Francesco Sforza (dove era il naviglio), il corso di Porta Romana, le vie Lamarmora e Commenda.
Il primo istituto ad essere inaugurato fu quello Ostetrico ginecologico, voluto da Luigi Mangiagalli (primo rettore dell'Università) e che oggi porta il suo nome.
Insieme allo spostamento si era deciso di creare un grande ospedale generale, l'area venne trovata a Niguarda (un comune limitrofo che nel 1923 era diventato parte di Milano) dove il nuovo ospedale progettato da Giò Ponti, venne inaugurato nel 1932. L'ospedale di Niguarda mantenne il nome di Ca' Granda, mentre il nuovo Policlinico tenne il nome di Ospedale Maggiore.
Ulteriori "propaggini" dell'ente ospedaliero furono l'Ospedale San Carlo Borromeo di Milano, anch'esso opera di Giò Ponti, e l'ospedale di Sesto San Giovanni. L'ente venne successivamente smembrato, dando così autonomia a diversi istituti, mentre altri nacquero indipendentemente e vennero inglobati successivamente. Nel 1909 i fratelli Adelina e Marco De Marchi fondarono l'Asilo per le madri povere legittime "Regina Elena", che visse una sua storia indipendente fino agli anni 1990. Nel 1957 tale Opera Pia fu trasformata in ospedale specializzato, mentre divenne Ente Ospedaliero nel 1968 come Istituto di Ostetricia-Ginecologia e Pediatria "Regina Elena". Nel 1992 la "Regina Elena" è stata un presidio della USSL 75/1 (poi AUSSL 36 di Milano). Dal 1998 al 2004 gli Istituti Clinici di Perfezionamento Devoto, Mangiagalli e Regina Elena vennero posti sotto un'unica egida.
Nel 2004 viene fondata la Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena.
Nel 2010 cambia il nome riacquistando la vecchia dicitura di Ca' Granda.
[modifica] Stemma e logo
Il sigillo dell'Ente riportava la scena dell'Annunciazione e il motto ave gratia plena. Successivamente lo stemma fu semplificato nella sola colomba dello Spirito Santo.
La rappresentazione araldica, ancora alla base dell'attuale logo della Fondazione, è strettamente connessa all'impresa viscontesa della tortora col fiammante e raggiante. Alla colomba fu aggiunto in seguito il ramo d'ulivo nel becco. Fino al 1825 l'Ente aveva il compito dell'assistenza dei bambini esposti che, considerati "figli dell'ospedale", ricevevano il cognome di "Colombo", dall'ispirazione dell'insegna ospedaliera.
In seguito anche gli ospedali di Niguarda, Sesto San Giovanni e il San Carlo Borromeo ottennero insegne o sculture che ne richiamano la dedicazione.
[modifica] Gonfalone
L'Ospedale possiede due stendardi d'onore, uno grande, mantenuto in una teca a scopo museale, e una copia più piccola, da usare nelle cerimonie.
La necessità di un gonfalone da ostendere ai funerali dei benefattori e nelle cerimonie risale al 1927, e se ne concretizzò uno ispirato a quello del Comune di Milano, connotato, cioè, da particolare solennità. Lo stendardo dal lato anteriore rappresenta l'Annunciazione. Sull'altro, è ricamata la colomba, circondata dalle insegne araldiche dei principali benefattori: Sforza, Macchi, Del Sesto, Parravicini, Ponti, Secco Comneno, Comune di Milano, Pio II Piccolomini, Pio IV Medici di Marignano, Pio XI Ratti, i cardinali san Carlo Borromeo e Schuster, l'Ordine equestre del Santo Sepolcro.
Il progetto e la realizzazione fu a carico del milanese Gio Ponti, che intese conferire allo stendardo preziosità sia nei materiali che nelle tecniche impiegate. Le parti metalliche e di oreficeria furono realizzate dalla ditta Ravasco. Lo stesso Alfredo Ravasco volle donare le pietre preziose. La ditta Bartelli invece aveva eseguito la parte di ricamo in oro e argento fino su seta pura. Lo stendardo fu inaugurato il 24 marzo 1935 nel corso di una funzione solenne in Duomo celebrata dall'allora cardinale Ildefonso Schuster, il giorno prima della Festa del Perdono.
Nel 1938 fu eseguita la copia, per poterla trasportare con la massima facilità a soli due bastoni, mentre l'originale grande fu chiuso in una teca nel 1942, munita di cristalli dalla ditta Silvestri.
[modifica] Libro dei morti
| Per approfondire, vedi la voce Libro dei morti. |
Il milanese Carlo Ingnazio Busca nei primi dell'Ottocento portò a Milano una mummia con sarcofago e un papiro. La mummia oggi si trova al museo del Castello Sforzesco, mentre il papiro è nell'Archivio Storico del Policlinico, non visibile al pubblico, ma riprodotto digitalmente, con la tecnica della riflettografia infrarossa, grazie a una convenzione col Centro interdipartimentale di riflettografia infrarossa e diagnostica dei beni culturali dell'Università degli Studi di Milano, diretto dal professor Duilio Bertani.
Il papiro egizio è chiamato Libro per uscire dal giorno, e riproduce il noto Libro dei morti: una serie di formule destinate a facilitare l'anima nel suo ultimo viaggio oltre l'Orizzonte Occidentale verso la vita perpetua. Il rotolo, lungo quasi sette metri, fu composto a Tebe per lo scriba e disegnatore Pthamose all'inizio della XIX dinastia (1305-1200 a.C.). Presenta un testo particolarmente completo e ricco di disegni. Tra i contenuti si menziona anche una serie di formule per attivare numerosi amuleti, che è raro trovare in papiri simili.
Gli eredi dovettero decidere che fare di questo souvenir e, consigliati dal dottor Pessani dell'Ospedale Ciceri-Agnesi Fatebenesorelle, si convinse dell'utilità della donazione alla farmacia dell'Istituto (la mummia infatti era considerata, all'epoca, un rimedio farmacologico). Il Fatebenesorelle fu poi unito all'Ospedale Maggiore di Milano nel 1863, dal quale poi passò, nel 1925 al Fatebenefratelli, mentre la mummia entrò a far parte delle Civiche raccolte archeologiche e numismatiche del Castello Sforzesco.
[modifica] Reparti
Alla Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico- Mangiagalli- Regina Elena appartengono due Presidi Ospedalieri a sua volta divisi in padiglioni separati.
Presidio Ospedaliero Ospedale Maggiore Policlinico
- Padiglione Zonda: chirurgia generale e trapianti
- Padiglione Monteggia: chirurgia (capo e collo)
- Padiglione Sacco: radiologia, cardiologia, pneumologia
- Padiglione Granelli-Marcora: medicina interna, gastroenterologia, endocrinologia, ematologia
- Padiglione Litta: il primo costruito nell'area oltre il Naviglio nel 1895; ospita la sede dell'Associazione Italiana Soccorritori
- Padiglione Lamarmora: poliambulatorio
- Padiglione "Beretta Neuro": Neurochirurgia
- Padiglione Ponti: neurologia
- Padiglione Guardia: pronto soccorso
- Padiglione Guardia II: psichiatria
- Padiglione Marangoni: immunoematologia, trasfusioni e trapianti
Presidio Ospedaliero Mangiagalli-Regina Elena
- Clinica Mangiagalli: ostetricia-ginecologia e neonatologia-patologia neonatale
- Clinica De Marchi: reparti di pediatria e pronto soccorso pediatrico
- Clinica Regina Elena: oculistica, centro cura sterilità e ambulatori medicina del lavoro
- Clinica del Lavoro Luigi Devoto: Medicina del lavoro, laboratori e medicina di urgenza
- Padiglione Alfieri: Chirurgia Pediatrica, Otorinolaringoiatria, Oculistica,
Chirurgia maxillo-facciale, Odontoiatria,
- Padiglione Bergamasco: Oncologia, terapia del dolore,
[modifica] Struttura amministrativa
- Presidente: Prof. Giancarlo Cesana
- Direttore generale: Dott. Luigi Macchi
- Direttore amministrativo: Dott. Osvaldo Basilico
- Direttore sanitario: Dr.ssa Anna Pavan
- Direttore scientifico: Prof. Pier Mannuccio Mannucci