Ordine del Merito sotto il titolo di San Lodovico
| Ordine del Merito sotto il titolo di San Lodovico | |
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| Insegna di Gran Croce dell'Ordine del Merito sotto il titolo di San Lodovico | |
Ducato di Lucca |
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| Tipologia | Ordine statale |
| Motto | DEUS ET DIES |
| Status | cessato |
| Istituzione | Lucca, 22 dicembre 1836 |
| Cessazione | passaggio al Ducato di Parma |
| Gradi | Cavaliere di Gran Croce Commendatore Cavaliere di I Classe Cavaliere di II Classe Decorato della Croce |
| Precedenza | |
| Ordine più alto | Ordine di San Giorgio al Merito Militare |
| Ordine più basso | - |
| Nastro dell'ordine | |
| Ordine del Merito sotto il titolo di San Lodovico | |
|---|---|
Ducato di Parma e Piacenza |
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| Tipologia | Ordine statale |
| Motto | DEUS ET DIES |
| Status | cessato (concesso privatamente) |
| Capo | Carlo di Borbone-Parma |
| Istituzione | Lucca, 22 dicembre 1836 (formale) |
| Cessazione | Parma, 1859 |
| Gradi | Cavaliere di Gran Croce Commendatore Cavaliere di I Classe Cavaliere di II Classe Decorato della Croce |
| Precedenza | |
| Ordine più alto | Ordine Costantiniano di San Giorgio |
| Ordine più basso | - |
| Nastro dell'ordine | |
L'Ordine del Merito sotto il titolo di San Lodovico fu un ordine del Ducato di Parma, stato preunitario dell'Italia.
Indice |
[modifica] Le origini
Venne fondato a Lucca nel 1836 dal Duca Carlo Lodovico di Borbone (decreto degli Stati lucchesi n.103 del 22 dicembre) per ricompensare particolari benemerenze civili. La decorazione era divisa in tre classi: l'onorificenza istituiva l'automatismo della nobiltà ereditaria per i cavalieri di prima classe e la nobiltà personale per i cavalieri di seconda classe.
Il ruolo di cancelliere era annesso al titolo di gonfaloniere della città e del comune di Lucca, che era anche presidente della deputazione del corpo della nobiltà lucchese. La decorazione venne distribuita per la prima volta il 23 dicembre 1837. Tra gli insigniti illustri, lo scrittore Alexandre Dumas, cavaliere di I classe, decorato l'11 marzo 1841.
[modifica] Il trasferimento a Parma
Alla morte di Maria Luigia d'Austria (17 dicembre 1847), secondo gli accordi del Congresso di Vienna, il ducato di Parma e Piacenza tornò alla sovranità dei Borbone Parma: Carlo Lodovico (Carlo II, come duca di Parma) lasciò Lucca il 27 dicembre successivo, ma dovette abbandonare la città emiliana dopo i moti del 1848.
Nel 1849 Carlo II abdicò a favore del figlio Ferdinando Carlo (Carlo III) che, al fine di creare uno strumento di consenso che favorisse la nascita di un sentimento di fedeltà al sovrano, pensò di istituire nel ducato un ordine con lo stesso titolo e le stesse insegne di quello fondato da suo padre a Lucca: l'11 agosto 1849 (prima del suo solenne ingresso a Parma, avvenuto il 25 agosto seguente) promulgò a Vienna i nuovi statuti dell'Ordine, in una forma tutt'oggi vigente.
[modifica] L'organizzazione dell'ordine
| Croce | Cavaliere di II classe | Cavaliere di I classe | Commendatore | Cavaliere di Gran Croce |
Il regolamento del 1849 riserva il gran magistero dell'ordine al sovrano e ai suoi successori e ne affida l'amministrazione a un gran cancelliere, con sede a Piacenza, e a un segretario (i primi a ricoprire tali cariche furono rispettivamente il marchese Ferdinando Landi di Chiavenna e il conte Ferdinando Douglas Scotti, suo genero).
L'ordine è una distinzione al merito sia civile che militare. È diviso in cinque classi (tra parentesi, il numero massimo fissato per gli insigniti, esclusi i principi regnanti):
- Gran Croce (20);
- Commendatore (30);
- Cavaliere di I classe (60);
- Cavaliere di II classe (80);
- Decorato della Croce (100).
Le prime due classi (conferibili solo a persone di elevata posizione sociale) concedono il diritto a ottenere la nobiltà ereditaria (riconosciuta in tempi successivi anche dalla Consulta Araldica del Regno d'Italia), mentre il grado di Cavaliere (sia di prima che di seconda classe) conferisce la nobiltà personale. L'ordine è specialmente riservato "agl'individui che professano la religione cattolica romana, ma non è vietato conferirlo anche agli eterodossi" (art. VI).
Dal punto di vista storico e giuridico l'ordine non è un'istituzione statale, ma è di natura dinastica e appartiene al patrimonio araldico della real casa di Borbone Parma: seguì le sorti della dinastia passando con Carlo III da Lucca a Parma e con Roberto da Parma all'esilio. Il duca Roberto, anche dopo l'unità d'Italia, continuò a conferire l'onorificenza a capi di stato ed esponenti del governo di paesi sovrani che, accettando la decorazione, gli confermarono il diritto di collazione: l'attuale duca titolare di Parma e Piacenza Carlo di Borbone-Parma, figlio del IX gran maestro dell'ordine Carlo Ugo di Borbone-Parma, continua a conferire le decorazioni, generalmente concesse in occasione della festa di san Ludovico (25 agosto). La Repubblica Italiana, con decreto del Ministero degli Affari Esteri, ha riconosciuto l'Ordine come non nazionale, autorizzandone formalmente la concessione, in conformità alla legge 3 marzo 1951, (n.178, art. 7).
[modifica] Insegne
Negli statuti dell'ordine (cap. II) si legge che la decorazione consiste in una croce greca, composta di quattro gigli che si legano mediante le loro foglie fra un braccio e l'altro della croce stessa, e con la loro parte inferiore si uniscono ad uno scudetto che sta nel centro, recante sul recto tre gigli d'oro in campo azzurro e sul verso l'effigie di san Luigi dei Francesi (Lodovico), intorno alla quale si trova il motto latino Deus et Dies (in italiano, Dio e il tempo).
Per gli insigniti delle prime tre classi la croce è smaltata d'oro e appesa a una corona dello stesso metallo; croce e corona sono d'argento per i cavalieri di II classe; pure d'argento, ma priva di corona, è la croce dei decorati di V classe.
L'insegna è sospesa a un nastro è di colore giallo con larga lista mediana verticale blu.
[modifica] Bibliografia
- Paolo Rinaldo Conforti, Il patrimonio araldico della real casa di Borbone-Parma, l'Ordine di San Lodovico, Parma, Silva editore, 1998.
- Domenico Libertini, Dagli antichi cavalieri agli attuali ordini cavallereschi, Città di Castello, 2009.