Odoacre

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Odoacre
Moneta di Odoacre, coniata a Ravenna nel 477. Notare i baffi "barbarici" del re germanico.
Moneta di Odoacre, coniata a Ravenna nel 477. Notare i baffi "barbarici" del re germanico.
Re d'Italia
In carica 476 –
493
Predecessore Romolo Augustolo
Successore Teodorico il Grande
Nascita 433
Morte Ravenna, 15 marzo 493

Flavio Odoacre (o Flavius Odovacer; 433[1]Ravenna, 15 marzo 493) fu un generale di etnia germanica[2] che nel 476 divenne il primo Re d'Italia (rex Italiae). Il suo regno viene solitamente usato dagli storici per segnare il termine dell'Impero Romano d'Occidente[3]. Nonostante egli esercitasse de facto il suo potere sull'Italia, Odoacre si presentò prima come cliente del legittimo imperatore d'Occidente Giulio Nepote e poi, dopo la morte di questi nel 480, come rappresentante dell'Impero Romano d'Oriente. Odoacre viene indicato come re (Latino rex) in numerosi documenti ed egli stesso utilizzò questo titolo almeno una volta, mentre in un'altra occasione venne così indicato dal console Basilio[4]. Odoacre introdusse alcuni importanti cambiamenti nel sistema amministrativo dell'Italia; ebbe il supporto del senato romano e fu in grado di distribuire terre fra i suoi seguaci senza incontrare molta opposizione. Eccezion fatta per isolati atti di violenza nel 477-478 da parte di alcuni suoi soldati insoddisfatti, il regno di Odoacre fu relativamente tranquillo e pacifico sul fronte interno. Pur professando fede ariana, egli non interferì quasi mai negli affari della Chiesa Cattolica di Roma.

Di probabile discendenza scira, Odoacre era un comandante militare stanziato in Italia che guidò la rivolta di Eruli, Rugi e Sciri che il 4 settembre 476 portò alle deposizione dell'imperatore Romolo Augustolo. Nel 480 Odoacre invase la Dalmazia (odierna Croazia) e nel giro di due anni conquistò l'intera regione. Quando Illo, generale ribelle dell'Impero d'Oriente, chiese l'aiuto di Odoacre nella sua lotta per deporre Zenone, Odoacre invase le province occidentali bizantine. L'imperatore d'Oriente rispose incitando i Rugi, stanziati in un'area corrispondente alla moderna Austria, ad invadere la penisola italiana. Nell'inverno 487-488 Odoacre attraversò il Danubio e sconfisse i Rugi nel loro stesso territorio. Nel 488 il re ostrogoto Teodorico fu incaricato da Zenone di invadere l'Italia e deporre Odoacre. Gli Ostrogoti invasero la penisola nel 489 ed entro un anno posero sotto il loro controllo gran parte dell'Italia, costringendo Odoacre ad asserragliarsi nella capitale Ravenna. La città, dopo un lungo assedio, si arrese il 5 marzo 493; Teodorico invitò Odoacre ad un banchetto per sancire la pace fra i due sovrani, ma lo uccise nel corso dello stesso.

Odoacre è il primo dominatore d'Italia di cui sia sopravvissuto fino ai giorni nostri il documento autografo di un suo atto di governo: trattasi di un atto ufficiale col quale Odoacre concedeva al proprio comes domesticorum romano Pierius alcune proprietà in Sicilia e nell'isola di Meleda.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Solido coniato da Odoacre, ma recante il nome dell'imperatore Zenone, cui Odoacre era ufficialmente sottomesso.

Origini[modifica | modifica sorgente]

Se si eccettua il fatto che non fosse considerato "romano", sappiamo relativamente poco sulle origini e la figura di Odoacre. Gli Annales Valesiani e Giovanni di Antiochia sostengono che il padre si chiamasse Edicone, da molti identificato con il principe sciro di nome Edicone annoverato da Prisco di Panion fra i generali di Attila, re degli Unni[5]. L'ipotesi che Odoacre appartenesse a una famiglia principesca contrasta tuttavia con la povertà materiale di Odoacre in gioventù, testimoniata da Eugippio, il biografo di San Severino contemporaneo di entrambi. Il giovane Odoacre è stato infatti descritto da Eugippio come un adolescente di alta statura che, coperto di misere pelli, si sarebbe recato dal santo eremita il quale lo avrebbe benedetto e invitato a recarsi in Italia. Lì in futuro sarebbe assurto a un potere tale da permettergli di concedere doni preziosi a molti[6].

Non è nota con certezza neanche la nazione di origine di Odoacre. La maggior parte degli storici lo ritiene sciro, a causa della probabile discendenza da Edicone; Procopio di Cesarea[7] ed Eugippio lo dicevano «natione Rugus», nonostante la feroce lotta condotta da Odoacre contro i Rugi; altri lo chiamavano turcilingio, erulo o unno[8], mentre Teofane lo diceva di stirpe gotica[9], ma probabilmente senza validi motivi.

Gli storici Reynolds e Lopez esplorarono la possibilità che Odoacre non fosse di origine germanica in un articolo pubblicato dalla rivista American Historical Review nel 1946. Attraverso alcune solide argomentazioni, i due suggerirono che le sue origini fossero da ricercare altrove. Una delle basi della loro teoria era legata al nome "Odoacre", per il quale non è stata ancora trovata una convincente etimologia nelle lingue germaniche. Fu suggerita anche una possibile origine turca, ad esempio dal termine "Ot-toghar" ("nato dal fuoco" o "nato dal pascolo"), o la forma ridotta "Ot-ghar" ("pastore"). "Se Ratchis poté diventare Radagaisus, perché Ot-toghar o Ot-ghar non può essere diveuto Odoacre o Odovacer?"[10]. Altre fonti suggeriscono che il nome Odoacre derivi dal germanico "Audawakrs", ossia "guardiano del benessere" o "guardiano della ricchezza"[11].

Alla metà del XX secolo l'origine unna di Odoacre era sostenuta da un certo numero di autorevoli ricercatori[12], nonostante il ragionevole dubbio espresso da altri, secondo cui l'analisi dei nomi personali non era una prova infallibile nell'indagine sull'appartenenza etnica di un personaggio storico[13]. Successivamente, nel 1983, durante un'analisi delle fonti primarie, si evidenziarono i diversi e fastidiosi "silenzi" nelle testimonianze storiche a noi disponibili e si ritenne possibile che la madre fosse scira e il padre turingio, ma che di certo Odoacre non era di origine unna[14].

Al di là di queste ipotesi, attualmente la maggior parte dei ricercatori propende per un'origine germanica[15][16][17].

L'ascesa al potere[modifica | modifica sorgente]

Non sappiamo quando Odoacre iniziò il suo servizio nell'esercito romano. Nel 472, all'epoca della lotta finale fra l'imperatore Antemio e Ricimero, era già membro della guardia pretoriana; più tardi (473/474) divenne comes domesticorum di Glicerio, l'imperatore eletto dal patricius burgundo Gundobado. Nel 474 la corte dell'impero romano d'oriente, al cui soglio era intanto asceso Zenone, scelse come imperatore d'occidente il magister militum della Dalmazia, Giulio Nepote. A questa nomina si ribellò il generale romano Flavio Oreste, il quale riuscì a prevalere su Giulio Nepote soprattutto grazie all'appoggio militare di Odoacre, capo di una milizia di mercenari eruli, sciri, rugi e turcilingi[18][19][9]. Flavio Oreste non assunse tuttavia il potere imperiale, preferendo che il titolo di imperatore andasse al figlio tredicenne Romolo Augusto (ottobre 475) riservando a sé, col titolo di "patrizio", il potere effettivo.

Come capo delle tribù germaniche che costituivano le truppe imperiali, Odoacre aveva chiesto a Oreste, quale compenso del servizio, un terzo delle terre in Italia a titolo di hospitalitas[20]. Il rifiuto di Oreste scatenò la reazione delle truppe mercenarie, che si rivolsero ad Odoacre come loro guida. Oreste fu ucciso a Piacenza e suo fratello Paulus fuori da Ravenna. I foederati germanici acclamarono quindi Odoacre come «rex Italiae» o «rex gentium». Nel 476 Odoacre avanzò su Ravenna e prese la città, costringendo il giovane Romolo Augusto ad abdicare (4 settembre). Secondo gli Annali Valesiani Odoacre, colpito dalla bellezza e dalla giovane età del deposto imperatore, non solo gli risparmiò la vita, ma gli riconobbe anche una pensione di 6.000 solidi e lo mandò in Campania a vivere con i suoi parenti[21].

Invece di nominare a sua volta un imperatore fantoccio, come avevano fatto prima di lui i generali germanici Ricimero e Gundobado, Odoacre decise di inviare le insegne imperiali (cioè diadema, scettro, toga ricamata in oro, spada e paludamentum porpora[22]) all'imperatore d'Oriente Zenone, chiedendo per sé il solo titolo di patrizio. L'impero romano d'occidente "cadde" quindi per un colpo di stato militare di mercenari germanici[23]; questa caduta, che per i moderni costituisce lo spartiacque fra la storia antica e quella medievale, non sembra abbia suscitato eccessivo interesse negli storici dell'epoca, probabilmente perché, essendo ancora in vita nel 476 Giulio Nepote, ufficialmente il legittimo imperatore d'occidente (morirà nel 480), la portata dell'evento venne sottostimata[24].

Il regno di Odoacre nel 480.

Il regno[modifica | modifica sorgente]

La posizione istituzionale di Odoacre non era ben chiara. Il suo potere era fondato sulla forza dei soldati, il cui appoggio, secondo Procopio, era stato ottenuto con la promessa della hospitalitas negata da Flavio Oreste[25]. Il comportamento della corte orientale nei confronti di Odoacre fu ambiguo: alla richiesta del titolo di "patrizio" fatta da Odoacre, Zenone rispose che la concessione era competenza di Giulio Nepote, ma in una lettera privata a Odoacre lo stesso Zenone gli si rivolgeva chiamandolo proprio "patrizio"[18]. L'invio delle insegne imperiali a Costantinopoli era tuttavia un messaggio chiaro: l'Occidente non aveva più bisogno di un imperatore separato, poiché "un monarca era sufficiente per governare il mondo". In risposta, Zenone accettò i doni osservando che "...i Romani d'Occidente hanno ricevuto due uomini dall'Impero d'Oriente, cacciandone uno e uccidendo l'altro, Antemio". Zenone quindi riconobbe a Odoacre l'autorità legale per governare in Italia: gli suggerì però di riaccogliere Giulio Nepote come imperatore dell'Occidente "se davvero desiderava agire secondo giustizia"[26]. Odoacre tuttavia non invitò mai Giulio Nepote a rientrare in Italia, e questi rimase in Dalmazia fino alla morte. Odoacre rispettò solamente le formalità richieste dal caso, sostenendo di agire su autorità di Giulio Nepote e coniando monete in suo nome. Dopo la morte di Nepote, Zenone assunse, a livello formale, il ruolo di unico imperatore d'Oriente e d'Occidente.

Lo status regale, l'appoggio dell'esercito, il rispetto mostrato da Odoacre per le istituzioni (l'impero di Costantinopoli, il Senato di Roma, e la Chiesa Cattolica) e, di converso, l'apparente mancanza di ostilità da parte di queste istituzioni, aumentarono il prestigio di Odoacre e gli permisero la collaborazione della classe dirigente latina[18]. Il senato riguadagnò notevole prestigio e influenza a livello politico dopo che la creazione del Dominato aveva pressoché azzerato le sue capacità nel tardo impero. Per la prima volta dal III secolo furono emesse monete in rame con incisa nella parte posteriore la sigla SC (Senatus Consulto). Lo storico Jones rilevò che queste "belle, massicce" monete di rame avevano una qualità di gran lunga superiore al misero nummus emesso nel basso impero, tanto che ne vennero coniate di simili dai Vandali e Anastasio I le prese come modello per la riforma monetaria bizantina di fine V secolo.

I principali atti di Odoacre sono stati registrati anche nei Consularia Italica[27]. Egli governò in maniera molto più attiva e decisa rispetto agli ultimi imperatori d'Occidente: represse ribellioni interne giustiziandone i capi, per es. Brachila nel 477[19] e Adarico, nell'anno successivo[28] e ottenne importanti risultati anche in politica estera: già nel 476-477, attraverso il pagamento di un tributo, acquisì il controllo della Sicilia centro-orientale dai Vandali di Genserico (successivamente fu annessa con la forza anche la parte occidentale dell'isola); vista la palese inferiorità delle sue truppe, che secondo Paolo Diacono contavano ancora un certo numero di effettivi italici, delineò le Alpi come confine naturale rispetto al regno dei Visigoti nella Gallia meridionale; nel 481-482 occupò la Dalmazia dopo aver sconfitto e ucciso Ovida, l'assassino di Giulio Nepote[29]; nel 487 mosse guerra contro i Rugi, catturando il loro re, Feleteo[30][31][32]. I danni subiti dal Norico - teatro dei combattimenti - e il concreto pericolo di incursioni dei Bavarii furono tali che i superstiti latini preferirono riparare in Italia sotto la scorta di Onulfo e Pierio[33]. I rimanenti Rugi trovarono invece rifugio presso gli Ostrogoti. Il Norico fu quindi occupato dai Longobardi, che ne fecero la loro base di operazioni fino alla metà del VI secolo[34].

Pur professando fede ariana, i rapporti di Odoadre con la Chiesa Cattolica furono particolarmente buoni. Odoacre mostrò grande stima per Epifanio di Pavia: in risposta ad una petizione del vescovo, il re germanico riconobbe agli abitanti della Liguria e di Pavia cinque anni di esenzione fiscale[35]. Grazie a questi provvedimenti Pavia poté riprendersi in tempi piuttosto brevi dagli effetti della scorreria compiuta da Odoacre durante la guerra con Oreste. Sempre in risposta ad un appello di Epifanio, pose fine agli abusi del prefetto pretoriano della Liguria, Pelagio[36]. La biografia di papa Felice III contenuta nel Liber Pontificalis riporta apertamente che il pontefice amministrò la Chiesa durante il regno di Odoacre e che non vi furono contrasti col re germanico[37].

La caduta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conquista dell'Italia di Teodorico.

Odoacre rimase al potere fino al 493. Tuttavia, già da diversi anni i successi ottenuti dal re germanico avevano iniziato a preoccupare l'imperatore Zenone, che sempre più vedeva in lui un fastidioso rivale. Secondo Giovanni di Antiochia Odoacre scambiò diversi messaggi con il generale Illo, che dal 484 era entrato in aperta rivolta contro Zenone[38]. I rapporti del re germanico con Costantinopoli ne furono irrimediabilmente danneggiati: nel 488 Zenone offrì a Teodorico, re degli Ostrogoti, la possibilità di insediarsi in Italia se egli fosse riuscito a rimuovere Odoacre. Teodorico aveva i suoi motivi per accettare questa offerta: "Teodorico possedeva sufficiente esperienza per comprendere (o almeno sospettare) che Zenone non avrebbe mai tollerato a lungo il suo potere indipendente. Quando Teodorico si ribellò nel 485, ci viene detto che egli aveva in mente il trattamento riservato da Zenone ad Armazio. Nel 476 Armazio aveva disertato Basilisco per passare dalla parte di Zenone e fu da questi nominato magister militum praesentialis a vita. Entro un anno, Zenone lo fece assassinare[39]. Nel 489 Teodorico guidò gli Ostrogoti in Italia attraverso le Alpi Giulie. Il 28 agosto Odoacre gli diede battaglia presso l'Isonzo, ma fu sconfitto. Si ritirò quindi a Verona, raggiunta il 27 settembre, dove innalzò immediatamente un campo fortificato. Teodorico lo inseguì, sconfiggendolo una seconda volta tre giorni dopo[40]. Odoacre si rifugiò allora a Ravenna; ma invece di inseguirlo, Teodorico procedette verso Mediolanum, dove la maggior parte dell'esercito di Odoacre - incluso il suo generale, Tufa - gli si arrese[41]. Teodorico non aveva motivo di dubitare la lealtà di Tufa e inviò il suo nuovo generale a Ravenna con un manipolo dei suoi soldati migliori. Herwig Wolfram osserva: "ma Tufa cambiò sponda, il contingente gotico posto al suo comando fu distrutto e Teodorico subì la sua prima seria sconfitta sul suolo italiano"[42]. Teodorico riparò a Ticinum (Pavia): Odoacre allora emerse da Ravenna e iniziò ad assediare il suo rivale. Intanto i Burgundi approfittavano dell'occasione per saccheggiare e devastare la Liguria: molti degli abitanti furono presi come prigionieri e tali rimasero fino a quando Teodorico non li riscattò tre anni dopo[42].

L'estate successiva, il re visigoto Alarico II dimostrò quello che Wolfram definisce "uno dei rari esempi di solidarietà gotica" inviando aiuti militari al re ostrogoto, costringendo Odoacre ad abbandonare l'assedio. Teodorico lasciò Pavia e l'11 agosto 490 i due eserciti si scontrarono presso l'Adda: anche questa volta furono gli Ostrogoti a prevalere e Odoacre fu costretto a ritirarsi nuovamente a Ravenna. I ruoli si invertirono e ora toccò a Teodorico assediare il rivale. Ravenna si dimostrò inespugnabile, circondata com'era da paludi ed estuari ed essendo costantemente rifornita da piccole imbarcazioni provenienti dall'entroterra (come successivamente indicato da Procopio). Inoltre, Tufa rimaneva attivo nella strategica valle dell'Adige, vicino a Trento, e ricevette rinforzi inaspettati quando si verificarono alcune diserzioni tra le fila di Teodorico[43]. Quello stesso anno, i Vandali colsero anch'essi l'occasione per intervenire in Italia ed invasero la Sicilia. Intanto Fredericus, re dei Rugi e alleato di Teodorico, rimasto a proteggere Pavia, iniziò ad opprimerne gli abitanti. Quando Teodorico intervenne di persona nel tardo agosto del 491, i suoi atti punitivi spinsero Fredericus a passare dalla parte di Tufa. Successivamente però i due entrarono in disaccordo e si combatterono in una battaglia nella quale entrambi persero la vita[44].

A questo punto Odoacre aveva ormai perso ogni speranza di vittoria. Una sortita su larga scala appena fuori Ravenna, nella notte tra il 9 e il 10 luglio 491, si rivelò un completo fallimento, con la morte del suo generale Livilia assieme ai migliori soldati eruli. Nella tarda estate del 492 gli Ostrogoti ultimarono l'assemblaggio di una flotta presso Rimini con la quale iniziare un blocco marittimo di Ravenna. Nonostante questo, la guerra si protrasse fino al 25 febbraio 493 quando Giovanni, vescovo di Ravenna, riuscì a negoziare un accordo tra le due parti: Odoacre e Teodorico avrebbero regnato insieme. Così, dopo un assedio durato tre anni, il 5 marzo Teodorico fece il suo ingresso nella città. Dieci giorni dopo, venendo meno ai patti presi, Teodorico uccise Odoacre con la sua stessa spada durante un banchetto[45]. Il re ostrogoto aveva già cospirato con alcuni suoi seguaci per uccidere Odoacre mentre i due banchettavano assieme in un palazzo chiamato Ad Laurentum; quando questa congiura fallì, Teodorico prese la sua spada e colpì Odoacre alla clavicola. Pare che, in risposta alla domanda del morente Odoacre, "Dov'è Dio?", il re ostrogoto abbia risposto: "Questo è quel che hai fatto ai miei amici"[46].

Secondo una fonte, "quello stesso giorno, l'intero esercito di Odoacre, ovunque si trovasse, fu ucciso per ordine di Teodorico, così come i suoi familiari[47]. Sunigilda, moglie di Odoacre, fu lapidata a morte; suo fratello Onoulfo venne ucciso da alcuni arcieri mentre tentava di rifugiarsi in una chiesa; Thela, figlio di Odoacre, fu esiliato in Gallia, ma quando questi tentò di rientrare in Italia, Teodorico lo fece uccidere[48].

Donazione di Odoacre[modifica | modifica sorgente]

Odoacre è il primo sovrano d'Italia del quale sia sopravvissuto fino ai giorni nostri un atto ufficiale. In esso Odoacre riconosce al proprio comes domesticorum romano Pierius diverse proprietà in Sicilia, per la precisione vicino a Siracusa, e sull'isola di Meleda in Dalmazia, del valore complessivo di 690 solidi. La donazione fu fatta il 18 marzo 488 e il documento, scritto su papiro, fu preparato poco più tardi. La sezione d'apertura risulta mancante e il testo è divisio in due parti: una si trova presso la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III a Napoli, mentre l'altra è alla Biblioteca Nazionale Austriaca di Vienna. Sopravvive il corpo principale del documento, incluse le firme dei testimoni e degli ufficiali[49].

Giudizio storico[modifica | modifica sorgente]

L'amministrazione di Odoacre non fu certo quella tipica di un sovrano sovvertitore dell'ordine: cambiò solo parzialmente la posizione dei consociati, in particolare per quanto riguardava la gestione dell'esercito, composto ormai interamente da elementi germanici. Le truppe vennero mantenute tramite il pagamento di un salario su parte dell'erario, ma queste provvidero anche autonomamente ed arbitrariamente alla realizzazione dei propri desideri materiali tramite la costituzione (da parte del prefetto del pretorio Felice Liberio) di un istituto di esazione abusiva che andò molto diffondendosi in quel periodo: il salgamum, strumento tipico della mentalità germanica. Esso consisteva nella suddivisione delle villae dei ricchi latifondisti in tre parti: il proprietario aveva diritto di scelta per la parte di suo uso, i capi militari sceglievano quella che serviva per l'acquartieramento e l'ultima era destinata ai coloni che mantenevano Germani e Romani. In generale si ebbe un trasferimento e un accentramento di competenze tra i militari, lasciando ai latini la possibilità di mantenere l'esercizio delle cariche minori e la professione libera del cristianesimo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ The Prosopography of the Later Roman Empire, Vol. 2, s.v. Odovacer, pp. 791 – 793
  2. ^ Giorgio Scrofani, Odoacre da Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 79 (2013), Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani; nacque da padre unno o sciro e da madre scira o turingia. Scrofani sottolinea che «Le notizie contrastanti circa la sua origine etnica – unna, scira, turingia, ruge – sono dovute a una complessa interconnessione tribale più che all’incertezza delle fonti».
  3. ^ "Odoacer was the first barbarian who reigned over Italy, over a people who had once asserted their just superiority above the rest of mankind." Edward Gibbon, The Decline and Fall of the Roman Empire, Chapter XXXVI
  4. ^ Marcellino, Cassiodoro e alcuni documenti papali fanno riferimento ad Odoacre come rex. Giordane ad un certo punto si riferisce a lui come Gothorum Romanorumque regnator: dominatore dei Goti e dei Romani. Procopio lo descrive come un autokrator (autocrate) e un "tyrannos" (usurpatore, tiranno) nel suo Bellum Gothicum. La sola citazione di Odoacre come "Re d'Italia" la si trova in Vittore Vitense: Odouacro Italiae regi
  5. ^ Priscus, Ambasceria di Teodosio il Giovane ad Attila re degli Unni, descritta dall'istorico Prisco; ora per la prima volta dal greco in italiano recata da Pietro Manzi. Roma: per la Società tipografica, 1827
  6. ^ Eugippius, Vita Sancti Severini, "Commemoratorium", VII. P. Knoell edidit, Vienna: CSEL, 1886 (on-line)
  7. ^ Corpus Scriptorum Historiae Byzantinae. Editio emendatior et copiosior, Consilio B. G. Niebuhrii C. F. Institut A, Auctoritate Academiae Litterarum Regiae Borussicae Continuata. Pars II. Procopius. Volumen III. p. 493 ([1]).
  8. ^ Robert L. Reynolds e Robert S. Lopez (1946). "Odoacer: German or Hun?" The American Historical Review, 52:1 (Oct.), pp. 36–53 (on-line)
  9. ^ a b Ludovico Antonio Muratori, Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750, Monaco: Stamperia di Agostino Olzati, 1762, Tomo Terzo (Dall'anno 401 dell'era volgare fino all'anno 600), pp. 123-4 (on-line)
  10. ^ Robert L. Reynolds and Robert S. Lopez, "Odoacer: German or Hun?" American Historical Review, 52 (1946), p. 45
  11. ^ Encyclopedia of European Peoples - Carl Waldman, Catherine Mason - Google Břger, Books.google.dk. URL consultato il 12 giugno 2012.
  12. ^ Edward Arthur Thompson e J. M. Wallace-Hadrill
  13. ^ "Communications", Otto J. Maenchen-Helfen, American Historical Review, 53 (1947), p. 836
  14. ^ Bruce Macbain, "Odovacer the Hun?," Classical Philology, 78 (1983), pp. 323-327.
  15. ^ Odoacer (king of Italy) - Encyclopedia Britannica
  16. ^ The Fall of Rome - The End of the Roman Empire
  17. ^ Kingdoms of the Germanic Tribes - Scirii
  18. ^ a b c Maria Cesa, "Odoacre nelle fonti letterarie dei secoli V e VI". In: Paolo Delogu (a cura di), Le invasioni barbariche nel meridione dell'impero: Visigoti, Vandali, Ostrogoti, atti del convegno svoltosi alla Casa delle culture di Cosenza dal 24 al 26 luglio 1998. Soveria Mannelli: Rubbettino Editore srl, 2001, ISBN 88-498-0064-9, ISBN 978-88-498-0064-7, pp. 41-59 (on-line)
  19. ^ a b Giordane, De origine actibusque Getarum, XLVI, 242
  20. ^ Arnaldo Marcone, "I regni romano-barbarici: dall'insediamento all'organizzazione statale". In: Cinzia Bearzot, Franca Landucci Gattinoni, Franca Landucci, Giuseppe Zecchini (a cura di), Gli stati territoriali nel mondo antico, Milano: Vita e Pensiero, 2003, pp. 135-155 (on-line)
  21. ^ Annales Valesiani, 8.38
  22. ^ Aurelio Bernardi, "La fine dell'impero d'occidente", in La Storia: 4. Dall'impero romano a Carlo Magno, a cura di Aurelio Bernardi et al., Milano: Mondadori, 2004
  23. ^ "Origini germaniche del medioevo". In: Annamaria Ambrosioni e Pietro Zerbi (a cura di),Problemi di storia medioevale. Milano: Vita e Pensiero, 1988, ISBN 88-343-7593-9, ISBN 978-88-343-7593-8, p. 29 ([2])
  24. ^ Giuseppe Zecchini, "Il 476 nella storiografia tardoantica". In: Giuseppe Zecchini, Ricerche di storiografia latina tardoantica. Roma: L'Erma di Bretschneider, 1993, ISBN 88-7062-822-1, ISBN 978-88-7062-822-7, p. 65 ([3])
  25. ^ Procopio di Cesarea, De bello Gothico I, 1.
  26. ^ Malco di Filadelfia, frammento 10
  27. ^ I Consularia Italica sono la cronaca ufficiale della redatta dalla cancelleria imperiale di Ravenna, il cui contenuto è ricostruibile soprattutto in base a compilazioni più tarde, come i Fasti Vindobonenses priores e l'Auctarium Havniense
  28. ^ Auctarium Havniense ordo prior, 478
  29. ^ Auctarium Havniense ordo prior, 482
  30. ^ Auctarium Havniense ordo prior, 487, 1
  31. ^ Fasti Vindobonenses priores, 635
  32. ^ Ludovico Antonio Muratori, Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750, Prato: Giachetti, 1867, Vol. II, p. 303 ([4])
  33. ^ Eugippius, Commemoratorium Severinus, cap. 44
  34. ^ Paolo Diacono, Historia Langobardorum, 1.19
  35. ^ G.M. Cook nella sua introduzione alla "Vita di San Epifanio" di Magno Felice Ennodio
  36. ^ Sr. Genevieve Marie Cook, The Life of Saint Epiphanius by Ennodius: A translation with an introduction and commentary (Washington: Catholic University of America, 1942), pp. 12f
  37. ^ The Book of Pontiffs (Liber Pontificalis), transl. by Raymond Davis, Liverpool: University Press, 1989, pp. 41f
  38. ^ Giovanni di Antiochia, frammento 214
  39. ^ Peter Heather, The Goths (Oxford: Blackwell, 1996), p. 217.
  40. ^ Annales Valesiani, 11.50f
  41. ^ Annales Valesiani, 11.52
  42. ^ a b Wolfram, History of the Goths, tradotto da Thomas J. Dunlap (Berkeley: University of California, 1988), p. 281.
  43. ^ Heather, The Goths, p. 219
  44. ^ Wolfram, History of the Goths, p. 282
  45. ^ Wolfram, History of the Goths, p. 283
  46. ^ Giovanni di Antiochia, frammento 214a; tradotto da C. D. Gordon, Age of Attila, pp. 182f. Sia gli Annali Valesiani (11.55) che Andreas Agnellus (Liber pontificalis ecclesiae Ravennatis, ch. 39) pongono l'assassinio nel palazzo Ad Laurentum. Herwig Wolfram spiega il riferimento di Teodorico ai suoi "amici" come vendetta personale per l'uccisione della coppia reale dei Rugi, configurando quindi l'assassinio di Odoacre come atto di giustizia in accordo con le tradizioni germaniche: "apparentemente non importava il fatto che il figlio dei sovrani rugi fosse in quel momento in aperta ribellione contro Teodorico" (Wolfram, History of the Goths, p. 283)
  47. ^ Annali Valesiani 11.56
  48. ^ Giovanni di Antiochia, frammento 214a. Wolfram tuttavia sostiene che Sunigilda fu lasciata morir di inedia (History of the Goths, p. 283).
  49. ^ Jan-Olof Tjäder, Die Nichtliterarischen Lateinischen Papyri Italiens aus der Zeit (Lund: Gleerup, 1955), vol. 1 pp.279-293. Una traduzione in inglese del documento è stata fatta da Thomas Hodgkin nel suo Italy and her Invaders (Oxford, 1880–1899), vol. 3 pp. 150-154.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Re d'Italia Successore
- 476 - 493 Teodorico il Grande

Controllo di autorità VIAF: 62343931 LCCN: n84095996