Odino

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Illustrazione di Georg von Rosen per la traduzione svedese dell'Edda poetica curata da Fredrik Sander nel 1893.

Odino (anche noto con il nome tedesco Wotan) è la divinità principale, personificazione del sacro o "totalmente Altro" stesso, della religione e della mitologia germaniche. Le fonti principali che permettono di delineare la figura di Odino e i miti relativi provengono principalmente dai miti scandinavi, compilati in lingua norrena (l'antenato delle lingue scandinave odierne) nell'Edda, il ramo meglio conservato nonché più recente dei miti germanici.

Nella mitologia eddica Odino è il principale della classe di divinità dette Asi, ed è associato alla sapienza (visione del sacro), all'ispirazione poetica, alla profezia e alla guerra e alla vittoria. Brandisce Gungnir, la sua lancia, e cavalca Sleipnir, il suo destriero a otto zampe, altre allegorie mitologiche dell'Irminsul o Yggdrasill (letteralmente "destriero del Terribile"), l'albero cosmico.

Figlio di Borr e della gigantessa Bestla, fratello di Víli e [1], sposo di Frigg e padre di molti degli dèi, tra cui Thor (il Fulmine ordinatore), e Baldr. Spesso viene inoltre definito "Padre degli Dèi" o Allföðr, Allvater, Allfather ("Padre del Tutto").

Secondo l'escatologia eddica Odino guiderà gli dèi e gli uomini contro le forze del caos nell'ultima battaglia, quando giungerà il Ragnarök, la fine del mondo, nel quale il dio sarà ucciso, inghiottito dal temibile lupo Fenrir, per essere immediatamente vendicato da Víðarr che ne lacererà le fauci dopo avergli piantato un piede nella gola. Un importante tempio dedicato alla triade divina di Odino sorgeva ad Uppsala, in Svezia.

Etimologia e significato[modifica | modifica sorgente]

Il nome del dio in tutte le lingue germaniche deriva dalla comune radice proto-germanica *Wōđanaz oppure *Wōđinaz: norreno e islandese Óðinn, faroese Óðin, danese e norvegese Odin, svedese Oden, inglese antico Wōden, sassone antico Uuoden, sassone odierno Wode, frisone Weda, tedesco Wotan, alto tedesco antico Wuotan, alemannico antico Woatan, bavarese e lingue francone Wodan, longobardo Godan o Guodan.

L'etimologia lo connette alla radice proto-germanica *wōþuz (norreno óðr, inglese antico wōþ), che significa "furore", "furia", "veemenza", "eccitazione", "ispirazione", ma anche "poesia", "mente" e "spirito". La radice imparentata nel proto-celtico è *wātus ("poesia mantica"). Radice comune hanno anche il latino vātes ("veggente", "cantore") e il sanscrito api-vāt- ("eccitare", "risvegliare", riferito ad Agni, il Fuoco) o vāt- ("soffiare", "in-spirare", "in-ventare"). Tutti questi termini hanno radice comune nell'indo-europeo *wāt- ("in-sufflare", "in-fiammare", "inspirare"). Il campo semantico del termine riconduce quindi alla sapienza e alla "vista" circa l'origine della realtà e all'ispirazione poietica, creativa che ne consegue.

W. S. W. Anson nel suo studio del 1880 Asgard and the Gods congettura che "Wuotan" era originariamente concepito come una forza cosmica puramente astratta, il cui nome originariamente faceva riferimento non tanto alla "furia" quanto primariamente a "ciò che pervade", con il secondo elemento, "-an", istituente il concetto come singolo principio permeante. Per Anson, "wuot-" significa " …to force one's way through anything, to conquer all opposition…" ("forzare il percorso dell'individuo attraverso ogni cosa, per conquistare tutte le opposizioni") e Wuotan significa quindi "…the all-penetrating, all-conquering Spirit of Nature…" ("lo Spirito della Natura che tutto penetra e tutto conquista"). Nella sua interpretazione il nome "Wuotan" è collegato anche alla parola germanica "water" (acqua), e all'idea che esprime. Il suffisso "-an" personifica, ma non antropomorfizza, l'elemento del prefisso "wuot-" come la fonte di tutto ciò che in natura somigli al concetto che esprime.[2]

Stefan Schaffer[3] ricostruisce la radice come *Wōđunaz, costituita dal suddetto concetto *wōþuz con il suffisso *-na- ("Signore").

La saggezza di Odino[modifica | modifica sorgente]

Essendo il più antico degli dèi e il creatore del mondo e di tutte le cose, personificazione della sorgente stessa del tutto (il "totalmente Altro"), Odino è il signore della sapienza, conoscitore delle essenze più antiche e profonde. Egli conosce per primo tutte le arti e in seguito gli uomini le hanno da lui apprese. Tra i molti epiteti di Odino, parecchi si riferiscono alla sua immensa sapienza: Fjölnsviðr ("assai sapiente"), Fjölnir("assai"), Sanngetall ("che intuisce il vero"), Saðr o Sannr ("che dice il vero"), Forni ("antico") e Fornölvir ("antico sacerdote"), cioè conoscitore di tutte le cose dal principio.

La sapienza di Odino è conoscenza, magia e poesia al tempo stesso. Egli non solo conosce i misteri dei Nove Mondi e l'ordine delle loro stirpi, ma anche il destino degli uomini e il fato stesso dell'universo.

Odino ama disputare con creature antiche e sapienti. Sotto le mentite spoglie di Gágnraðr ("stanco del cammino") si giocò la vita sfidando a una gara di sapienza il possente gigante Vafþrúðnir, la cui erudizione era rinomata in tutti i Nove Mondi, e dopo una serie di domande sul passato, il presente e il futuro del mondo, a cui il gigante rispose prontamente, Gágnraðr domandò allora che cosa avesse sussurrato il dio Odino a Baldr prima che questi fosse posto sulla pira. Vafþrúðnir a questo punto lo riconobbe, ma aveva ormai perso la gara.

Un'altra volta, dicendo di chiamarsi Gestumblindi ("l'ospite cieco"), il dio sfidò un re di nome Heiðrekr ad una gara di indovinelli. Dopo una serie di quesiti a cui il re rispose senza difficoltà, Odino gli pose la medesima domanda che già aveva posto a Vafþrúðnir. A quella domanda il re cercò di ucciderlo, ma il dio gli sfuggì trasformandosi in falco.

Odino osserva il corpo decapitato di Mímir. Illustrazione per il carme Sigrdrífomál nell'edizione svedese dell'Edda poetica curata da Fredrik Sander.

Odino tiene accanto a sé la testa recisa[4] di Mímir, fonte inesauribile di conoscenza che gli rivela molte notizie dagli altri mondi (Völuspá 45). In un'altra versione (Völuspá 28) dello stesso motivo mitologico, Odino si cava un occhio e lo offre in pegno a Mímir per attingere un sorso di idromele da Mímisbrunnr, la fonte della saggezza che il gigante custodisce. L'occhio di Odino rimane, quindi, nella fontana dalla quale lo stesso Mímir ne beve ogni giorno l'idromele.[5] Da quella mutilazione derivano gli epiteti di Bileygr ("guercio") e Báleygr ("occhio fiammeggiante").

Così nella Völuspá:

(NON)
« Ein sat hon úti,

þás enn aldni kom
yggiungr ása
ok í augu leit.
- Hvers fregnið mik?
hví freistið mín?
Alt veitk, Óðinn,
hvar auga falt
í enum mæra
Mímis brunni -;
drekkr miöð Mímir
morgin hverian
af veði Valföðrs.
Vituð ég enn eða hvat? »

(IT)
« Sola sedeva di fuori

quando il vecchio giunse
Yggiungr degli Æsir
e la fissò negli occhi.
- Che cosa mi chiedete?
Perché mi mettete alla prova?
Tutto io so, Odino,
dove tu nascondesti l'occhio
nella famosa
Mímisbrunnr! -
Mímir beve idromele
ogni mattino
dal pegno pagato da Valföðr.
Che altro tu sai? »

(Edda poetica - Völuspá - Profezia della Veggente XXVII[6])

L'albero cosmico e le rune[modifica | modifica sorgente]

Odino conosce i segreti delle rune, le lettere che, incise sul legno, sulla pietra, sulle lame delle spade, sulla lingua dei poeti, sugli zoccoli dei cavalli, sono l'origine stessa di ogni conoscenza e di ogni potere. Odino ottenne questa sapienza, diventando il primo Erilaz, ovvero il primo "maestro runico", immolando sé stesso in sacrificio a sé stesso.

Infatti per apprendere l'arte delle rune e della divinazione rimase appeso a un albero per nove giorni e nove notti (quindi si identifica nell'albero cosmico Yggdrasill). Nell'Hávamál non viene citato il nome dell'albero ma si presume che sia il frassino Yggdrasill, nome che significa nientemeno che "destriero di Yggr", dove Yggr "Terribile" è epiteto di Odino, e "destriero" è una kenning, una sorta di metafora, usata frequentemente per indicare la forca, oppure indica Sleipnir, identificando a sua volta l'albero col cavallo odinico.

Così nell'Hávamál, 139:

Odino porta il corpo di Sinfjötli nel Valhalla. Illustrazione per il carme eddico Frá dauða Sinfjötla (La morte di Sinfjötli) nell'edizione svedese del 1893.
(NON)
« Veit ek, at ek hekk

vindgameiði á
nætr allar níu,
geiri undaðr
ok gefinn Óðni,
sialfur sialfum mér,
á þeim meiði
er manngi veit
hvers af rótum renn. »

(IT)
« Lo so io, fui appeso

al tronco sferzato dal vento
per nove intere notti,
ferito di lancia
e consegnato a Odino,
io stesso a me stesso,
su quell'albero
che nessuno sa
dove dalle radici s'innalzi. »

(Edda poetica - Hávamál - Il Discorso di Hár CXXXVIII[6])

Al canto 142 invece si trova questa dissertazione:

(NON)
« Rúnar munt þú finna

ok ráðna stafi,
miök stóra stafi,
miök stinna stafi,
er fáði fimbulþulr
ok gerðu ginnregin
ok reist Hroftr rögna. »

(IT)
« Rune tu troverai

lettere chiare,
lettere grandi,
lettere possenti,
che dipinse il terribile vate,
che crearono i supremi numi,
che incise Hroftr degli dèi. »

(Edda poetica - Hávamál - Il discorso di Hár CXLII[6])

Odino, dio della guerra[modifica | modifica sorgente]

Fra le tante figure di divinità guerriere della mitologia norrena, Odino si distingue per essere Sigrföðr ("padre della vittoria"), perché decide nelle battaglie a chi debba andare la vittoria, e Valföðr, ("padre dei caduti"), perché sono suoi figli adottivi tutti coloro che cadono in battaglia. Con questi due nomi egli distribuisce in battaglia la vittoria e la morte: entrambi doni graditi ai guerrieri.

Odino è anche il guerriero per eccellenza, che combatte con le sue arti magiche. Molti dei suoi epiteti ricordano questo suo aspetto bellicoso: egli è detto Gunnarr ("signore della battaglia"), Göllnir ("[colui che] è nel frastuono"), Þróttr ("forte"), Atriðr ("[colui che] cavalca in battaglia"), Fráríðr ("[colui che] avanza cavalcando").

L'infallibile lancia che egli regge in pugno, che gli è stata donata dai nani "figli di ĺvaldi", si chiama Gungnir. Con quella lancia egli iniziò la prima guerra nel mondo, il conflitto tra Æsir e Vanir. Da allora, alla vigilia delle battaglie la rivolge verso la schiera alla quale ha decretato la sconfitta. Egli è detto perciò Dörruðr ("[colui che] combatte di lancia"), Dresvarpr ("[colui che] scaglia la lancia"), Geirloðnir ("[colui che] invita con la lancia"), Biflindi ("[colui che] scuote la lancia"). Odino possiede anche un elmo d'oro, per cui è detto Hjálmberi ("[colui che] porta l'elmo").

Odino appare tremendo ai nemici, poiché è esperto nell'arte della trasformazione. Ha in guerra il potere di accecare, assordare o atterrire i nemici, di scatenare il terrore nelle schiere, di rendere le armi inette a ferire come semplici ramoscelli. Nessuno può scagliare così forte una lancia nella mischia senza che lui riesca a fermarla con un solo sguardo. Le sue capacità guerriere hanno una base magica, in quanto dipendono dalla sua conoscenza delle rune e degli incantesimi. Il dio stesso lo ammette nell'Hávamál 148:

(NON)
« Það kann ek þriðia:

ef mér verðr þörf mikil
hafts við mína heiftmögu,
eggiar ek deyfi
minna andskota,
bítat þeim vápn né velir. »

(IT)
« Questo conosco per terzo:

se ho grande urgenza
di incatenare i miei nemici,
io spunto le lame
dei miei avversari:
non mordono più armi né bastoni. »

(Edda poetica - Hávamál - Il discorso di Hár CXLVIII[6])

Lui stesso sceglie chi proteggere nella mischia, infatti nella Saga degli Ynglingar 2 si dice che Odino era solito imporre le mani sul capo dando la benedizione (bjának), e i suoi devoti guerrieri erano certi di ottenere la vittoria. Mediante questa pratica venivano infusi di energie divine, che garantivano l'invulnerabilità e la certezza di uscire sano e salvo dalla battaglia.

L'uccisione di Odino da parte di Fenrir in un francobollo faroese.
(NON)
« Þat kann ek it ellifta:

ef ek skal til orrustu
leiða langvini,
und randir ek gel,
en þeir með ríki fara
heilir hildar til,
heilir hildi frá,
koma þeir heilir hvaðan. »

(IT)
« Questo conosco per undicesimo:

se io devo in battaglia
condurre vecchi amici.
sotto gli scudi io canto
ed essi vanno vittoriosi
salvi alla mischia,
salvi dalla mischia:
dovunque salvi giungono. »

(Edda poetica - Hávamál - Il discorso di Hár CLVI[6])

Quelli a lui devoti confidano in lui e lo invocano come Sigföðr ("padre di vittoria"), Sighöfundr ("giudice di vittoria"), Sigtýr ("dio di vittoria"), Sigþrór ("proficuo nella vittoria"), Sigrunnr ("albero di vittoria") e via dicendo. La tradizione riporta molti esempi di guerrieri che innalzarono sacrifici e invocazioni a Odino per ottenere il successo in battaglia.

Ma per gli eletti del dio ottenere la vittoria o morire gloriosamente sono due cose ugualmente desiderabili. I caduti sono a tutti gli effetti i "prescelti" del dio. Odino li accoglie come suoi figli adottivi nel Valhalla, dove essi parteciperanno all'eterno banchetto da lui presieduto. Óðinn è dunque parimenti invocato come Valföðr ("padre dei prescelti"), Valtýr ("dio dei prescelti"), Valkjósandi ("[colui che] sceglie i prescelti"), Valþögnir ("[colui che] accoglie i prescelti") e via dicendo. Ad una veggente risvegliata dal regno dei morti, Odino si presenta come figlio di Valtamr ("aduso [alla scelta] dei prescelti"), e anche questo in verità è un suo appellativo.

È appunto in questo modo, stabilendo a chi tocchi la morte sui campi di battaglia del mondo, che il dio sceglie i suoi campioni, i quali formeranno la schiera degli Einherjar, i guerrieri destinati a formare la sua schiera e lottare al suo fianco nel giorno di Ragnarök. Essi formano l'esercito infernale di anime guidato dallo stesso Odino, che in questa guisa è detto Herföðr ed Herjaföðr ("padre della schiera"), Hertýr ("dio della schiera"), Herjann ("[signore della] schiera") ed Herteitr ("lieto della schiera").

Legati al culto di Odino erano le congregazioni dei guerrieri estatici, gli úlfheðnar e i berserkr, (letteralmente "lupi mannari" e i "vestiti d'orso"), i quali, prima della battaglia, entravano in uno stato di furia, detto berserksgangr, nel quale cominciavano a ringhiare, sbavare e a mordere l'orlo degli scudi. Successivamente si gettavano in battaglia urlando, mulinando spade e scuri, facendo il vuoto tutto intorno, insensibili al dolore e alla fatica, per poi crollare esausti.

Odino era anche conosciuto come "signore degli impiccati". Fonti primarie[7] affermano che ogni nove anni al tempio di Uppsala si svolgeva un solenne blót (un sacrificio pubblico) nel quale venivano sacrificati al dio schiavi, criminali ed esemplari maschi di animali. Il sacrificio avveniva appendendo o impiccando le vittime a degli alberi, rievocando il sacrificio che il dio compì per ottenere le rune.

Nella leggenda popolare Odino è alla testa della caccia selvaggia, un corteo notturno che terrorizza coloro che malauguratamente lo incontrano.

Odino, dio della poesia[modifica | modifica sorgente]

Il furore spirituale, di cui Odino è il dio, non si manifesta solo nella battaglia, ma anche nelle composizioni letterarie. Per questo Odino è anche il dio dei poeti.

Si narra che parlasse sempre in versi e anche che fu lui a dare inizio nel nord dell'Europa all'arte della poesia, che è potere soprannaturale non lontano dalla stessa magia, perché tra le qualità di poeta, vate, profeta e mago non vi è sostanziale differenza.

Odino rubò ai giganti il sacro idromele che oltre a donargli la conoscenza delle rune, gli donò anche l'arte poetica. Si dice che versò parte di quell'idromele sulla Terra, elargendo agli esseri umani il dono inestimabile del canto.

Odino, dio della magia[modifica | modifica sorgente]

In quanto patrono della magia, Odino pratica spesso il seiðr, una pratica estatica e di divinazione che può implicare anche comportamenti giudicati ambigui o vergognosi[8]. Il fratellastro Loki, nella Lokasenna, lo accusa per questo di avere "modi effeminati".

Odino, il dio viandante[modifica | modifica sorgente]

Odino in sella a Sleipnir. Illustrazione di Ólafur Brynjúlfsson dal manoscritto islandese del XVIII secolo Sæmundar og Snorra Edda[9].

Con un cappellaccio in testa e un mantello sulle spalle, a volte reggendosi alla sua lancia come ad un bastone, Odino viene dipinto come un dio viandante, che cammina per le vie del mondo. Onde per cui egli è detto anche Vegtamr ("viandante"), Gagnráðr ("[colui che] conosce la via"), Kjalarr ("[colui che va in] slitta").

Egli si muove lungo le strade come un pellegrino, dissimulando il suo aspetto e la sua reale natura. Perciò egli è detto Grímnir ("mascherato"). Ma anche Höttr e Síðhöttr ("lungo cappuccio"), Lóðungr ("[colui che porta] il mantello"), Hrani ("trasandato"). Appare in genere come un uomo maturo, o anziano, con una lunga barba, per cui è detto Hárbarðr ("barba grigia"), Langbarðr ("barba lunga"), Síðgrani e Síðskeggr ("barba cadente"), Hengikjöptr ("gota rugosa").

Odino pertanto è il dio dei viaggiatori e di tutti coloro che si muovono lungo le strade del mondo. Nel corso dei suoi viaggi capita che egli chieda ospitalità per la notte tanto nelle regge dei sovrani quanto nelle case delle persone umili. Egli è anche detto Gestr ("ospite") e infatti in passato ogni straniero veniva accolto in casa in quanto poteva celarsi lo stesso dio sotto mentite spoglie.

Sotto il nome di Grímnir, Odino giunse come ospite presso il re Geirrøðr, il quale, sospettoso, lo torturò crudelmente tenendolo incatenato tra due fuochi divampanti. Dopo avergli rivelato i segreti del mondo divino e parte dei suoi numerosi epiteti, Odino gli rivelò infine la sua vera identità: re Geirrøðr corse a liberarlo ma inciampò sulla sua spada e cadde trafitto.

Così egli assunse il nome di Jálkr quando fu ospite presso le genti di Ásmundr; Sviðurr e Sviðrir presso il gigante Søkkmímir; Bölverkr presso il gigante Suttungr; Göndlir e Hárbarðr quando si presentò in incognito al cospetto degli stessi dèi.

Le apparizioni di Odino sono un tema caro alla tradizione nordica. Nella "Saga di Hákon Guttormr e di Ingi" è riferito che, quattro giorni prima della battaglia di Lena (1208), un fabbro ricevette la visita del dio che voleva far ferrare il suo cavallo. Rendendosi conto di avere a che fare con un personaggio soprannaturale, il fabbro gli rivolse molte domande ma il dio, comprendendo di essere stato scoperto, saltò in sella e il suo cavallo balzò oltre un recinto altissimo. Nella "Saga di Bárðr" si racconta che egli comparve all'equipaggio di una nave, nell'aspetto di un uomo guercio, con un mantellaccio azzurro, il quale disse di chiamarsi Rauðgrani. Costui cominciò a insegnare agli uomini il credo pagano e li esortò a fare sacrifici agli dèi. Alla fine un prete cristiano si infuriò e lo percosse con un crocifisso: l'uomo cadde fuori bordo e non tornò più.

Si narra che, col nome di Gestr, Odino abbia visitato persino Óláfr Tryggvason, re di Norvegia (995-1000). Il dio si presentò nelle spoglie di un vecchio guercio e incappucciato, il quale, dotato di grande saggezza, poteva raccontare storie di tutti i paesi del mondo. Ebbe un lungo colloquio col re, poi, al momento di coricarsi, se ne andò. Il mattino dopo, il sovrano lo fece cercare, ma il vecchio era scomparso. Tuttavia aveva lasciato una gran quantità di carne per il banchetto del re. Ma re Óláfr, che era cristiano, vietò di mangiare quella carne, perché aveva riconosciuto Odino sotto le spoglie dell'ospite misterioso. Con il medesimo nome di Gestr, Odino comparve ancora, alcuni anni dopo, al cospetto di un successore di Óláfr Tryggvason, re Óláfr II Haraldsson il Santo (1015-1028). Egli giunse alla corte del re sotto l'aspetto di un uomo borioso e scortese. Indossava un cappello a larghe falde che gli nascondeva il volto, e aveva una lunga barba. Nel corso di un colloquio, Gestr descrisse ad Óláfr la figura di un sovrano dei tempi passati, il quale era così sapiente che il parlare in poesia era altrettanto facile che per gli altri uomini il normale parlare; costui otteneva la vittoria in ogni battaglia e poteva concedere agli altri la vittoria così come a sé stesso, a patto che venisse invocato. Da queste parole, re Óláfr riconobbe Odino, e lo cacciò.

Genealogia[modifica | modifica sorgente]

Progenitori[modifica | modifica sorgente]

I genitori e i fratelli di Odino, come riportati da Snorri Sturluson nel Gylfaginning, sono:

Búri
Bölþorn
Borr
Bestla
Víli[1]
[1]
Odino


Discendenza[modifica | modifica sorgente]

Jörð
Odino
Frigg
Meili
Thor
Hermóðr
Höðr
Baldr


Gríðr
Odino
Rindr
Odino
Gunnlöð
Víðarr
Váli
Bragi


Gli animali di Odino[modifica | modifica sorgente]

Proprio all'epoca Vendel sembrano essersi ispirati sia Snorri nella Ynglinga saga (vedi Heimskringla) che il poema Beowulf quando descrivono, con i toni del mito, l'epopea e l'origine divina (discendendo direttamente da Freyr e Gerðr) del clan degli Skilfingar (Yngling), la semi-leggendaria stirpe reale svedese da cui avrebbero avuto origine i primi monarchi storici svedesi.

Odino ha al suo seguito diversi animali. Innanzitutto i due corvi Huginn e Muninn (i nomi significano pensiero e memoria), che spedisce ogni giorno in giro per il mondo perché, quando essi ritornano al tramonto, gli sussurrino ciò che hanno visto; e quindi due lupi, Geri e Freki, ai quali getta il suo cibo nelle cene del Valhalla visto che egli si nutre esclusivamente di idromele e di vino.

Così si racconta nel poema eddico Grímnismál:

(NON)
« Gera ok Freka

seðr gunntamiðr,
hróðigr Heriaföðr;
en við vín eitt
vápngöfugr
Óðinn æ lifir. »

(IT)
« Geri e Freki

nutre, avvezzo alla guerra,
Heriaföðr glorioso.
Ma soltanto col vino
fiero nell'armatura,
Odino vive per sempre. »

(Edda poetica - Grímnismál - Il discorso di Grímnir XIX[6])

Il legame di Odino con i corvi può riferirsi al suo essere sia una divinità della guerra, sia della morte: i corvi sono gli uccelli che, solitamente, banchettano coi cadaveri dei campi di battaglia. Lo stesso dicasi dei lupi. Nelle kenningar, le metafore poetiche tipiche della poesia scaldica, la battaglia è sovente chiamata "festino dei corvi" o "dei lupi".

La cavalcatura di Odino è Sleipnir, un veloce cavallo a otto zampe in grado di viaggiare tra i Nove mondi.[10][11]. Figlio di Loki e dello stallone Svaðilfœri, l'animale è attestato in molteplici fonti della mitologia norrena che descrivono la sua nascita, il legame con Odino e le sue impareggiabili qualità di corridore: Edda poetica (nei poemi Grímnismál, Sigrdrífumál, Baldrs draumar e Hyndluljóð), Edda in prosa (in particolare, Gylfaginning c. 15, 42 e 49), Saga di Hervör (c. 36), Völsunga saga (c. 13), Gesta Danorum (c. 1).[12]

I nomi di Odino[modifica | modifica sorgente]

Odino è una delle divinità norrene dotate del maggior numero di nomi. Spesso non è semplice distinguere tra i nomi veri e proprî e gli epiteti. Di molti, inoltre, si ignora l'etimologia. Nell'Edda in prosa, nel XIX canto, c'è una disquisizione notevole dei suoi nomi tratta dal poema eddico Grímnismál. Questa dissertazione è opera del misterioso ospite Grímnir, che il re Geirrøðr sta torturando crudelmente tra due fuochi divampanti; il viandante declama dinanzi all'attonito sovrano i misteri del regno degli dèi e dei Nove Mondi. Alla fine del poema, il prigioniero elenca - in una sequela di cinque fittissime strofe a cui se ne aggiunge una sesta in coda - la lunga lista degli heiti, gli epiteti, con i quali è conosciuto, e solo all'ultima strofa rivela la sua terribile identità:

(NON)
« 46. Hétomk Grímr,

hétomk Gangleri,
Herian ok Hiálmberi,
Þekkr ok Þriði,
Þuðr ok Uðr,
Helblindi ok Hár;

47. Saðr ok Svipall
ok Sanngetall,
Herteitr ok Hnikarr,
Bileygr, Báleygr
Bölverkr, Fiölnir,
Grímr ok Grímnir,
Glapsviðr ok Fiölsviðr;

48. Síðhöttr, Síðskeggr,
Sigföðr, Hnikuðr,
Alföðr, Valföðr,
Atríðr ok Farmatýr;
eino nafni
hétomk aldregi,
síz ek með fólkom fór.

49. Grímne mik héto
at Geirrøðrar,
en Iálk at Ásmundar,
enn þá Kialar,
er ek kiálka dró;
Þrór þingom at,
Viðurr at vígom,
Óski ok Ómi,
Iafnhár ok Biflindi,
Göndlir ok Hárbarðr með goðom;

50. Sviðurr ok Sviðrir
er ek hét at Søkkmímis,
ok dulða ek þann inn alda iötun,
þá er ek Miðviðnis vark
ins mæra burar
orðinn einbani.

54. Óðinn ek nú heiti,
Yggr ek áðan hét,
hétomk Þundr fyrir þat,
Vakr ok Skilfingr,
Váfuðr ok Hroptatýr,
Gautr ok Iálkr með goðom,
Ofnir ok Svafnir,
er ek hygg at orðnir sé
allir af einom mér. »

(IT)
« Mi chiamo Grímr,

mi chiamo Gangleri,
Herian e Hiálmberi,
Þekkr e Þriði,
Þuðr e Uðr,
Helblindi e Hár;

Saðr e Svipall
e Sanngetall,
Herteitr e Hnikarr,
Bileygr, Báleygr
Bölverkr, Fiölnir,
Grímr e Grímnir,
Glapsviðr e Fiölsviðr;

Síðhöttr, Síðskeggr,
Sigföðr, Hnikuðr,
Allföðr, Valföðr,
Atríðr e Farmatýr;
con un nome soltanto
non mi chiamo mai
quando io tra le genti viaggio.

Grímnir son chiamato
presso le genti di Geirrøðr,
e Iálkr presso le genti di Ásmundr,
e poi Kialarr,
perché tirai una slitta,
Þrór nelle assemblee
Viðurr nelle battaglie,
Óski e Ómi,
Iafnhár e Biflindi,
Göndlir e Hárbarðr tra gli dèi;

Sviðurr e Sviðrir
sono chiamato presso Søkkmímir,
e ingannai quell'antico gigante
quando io stesso divenni
del prode figlio di Miðviðnir
il solo uccisore.

Óðinn ora io chiamo,
Yggr un tempo avevo nome;
chiamato Þundr ancor prima,
Vakr e Skilfingr,
Váfuðr e Hroptatýr,
Gautr e Iálkr tra gli dèi,
Ofnir e Svafnir,
i cui pensieri vengono
tutti da me soltanto! »

(Edda poetica - Grímnismál - XLVI-XLIX,LIV[6])

Non appena Geirrøðr si accorge dell'errore che ha commesso, balza in piedi per liberare il dio, ma inciampa e cade trafitto sulla propria spada.

Culto di Odino[modifica | modifica sorgente]

L'origine del culto di Odino[modifica | modifica sorgente]

Odino in sella a Sleipnir, il cavallo con otto zampe. Illustrazione di John Bauer del 1911 per Fädernas gudasaga (Le saghe degli Dei dei nostri padri) di Viktor Rydberg.

Secondo il racconto della Saga degli Ynglingar, Ásgarðr era luogo di sacrifici solenni cui presiedevano dodici sacerdoti (detti díar o drótnar) che erano al contempo i capi preminenti cui spettavano le decisioni e i giudizi. Essi sarebbero poi stati divinizzati dai loro sudditi. Nel caso di Odino si dice che, sentendosi prossimo a morire, lasciò la Svezia affermando che sarebbe tornato nella sua antica patria, chiamata Goðheimr ("paese degli dèi"), e i suoi seguaci credettero che allora egli fosse tornato ad Ásgarðr per vivere in eterno.

Nell'antichità[modifica | modifica sorgente]

Nonostante nell'immaginario comune Odino sia spesso considerato la divinità principale del pantheon norreno, la sua preminenza è databile solo nei secoli più tardi del politeismo del Nord Europa, dove comunque non risulta largamente diffusa. Si ipotizza che il culto di Odino provenga dalla Danimarca, da dove, intorno al IV secolo, si sia diffuso nella penisola scandinava, più in Svezia che in Norvegia. Assenti sono invece tracce del culto di Odino in Islanda dove pare (anche tramite lo studio dei toponimi) che fosse di gran lunga prevalente il culto di Thor. Si suppone che gli emigrati scandinavi che colonizzarono l'Islanda fossero specialmente devoti, oltre che a Thor, anche a divinità agricole come Freyja e Njörðr, e che abbandonarono la penisola per contrasti con il re Haraldr Hárfagri (Harald Bellachioma), fervente cultore di Odino.

In generale, essendo Odino un dio della guerra e della magia, era particolarmente caro ai guerrieri e agli individui più marginali della società, dove invece gli agricoltori e i proprietari di fattorie preferivano divinità dell'ordine come Thor o della fertilità come Freyja o Freyr. Odino fu dunque particolarmente venerato durante l'epoca vichinga, dai giovani che compivano le spedizioni di saccheggio lungo le coste dell'Europa settentrionale.

Sacrifici umani[modifica | modifica sorgente]

Raramente, prima o dopo dei combattimenti, si usava sacrificare prigionieri a Odino. È possibile che l'uomo di Tollund, ritrovato nello Jutland nudo e impiccato insieme ad altri sia uno di questi casi. Nel caso specifico dei sacrifici umani a Odino, erano usate tecniche come l'impiccagione, l'impalamento su lance acuminate o la messa al rogo. La saga degli uomini delle Orcadi cita un ulteriore (e inconsueto) rituale, la cosiddetta aquila di sangue consistente nella separazione e successiva apertura delle costole dalla colonna vertebrale.

Proscrizione da parte del Cristianesimo[modifica | modifica sorgente]

Nel corso della cristianizzazione la venerazione nei confronti delle divinità norrene e con esse di Odino non fu completamente estinta. Continuarono ad esistere come icone diaboliche o maligne, un'altra strategia consistette nella progressiva sostituzione delle divinità pagane con figure cristiane.

Un ulteriore traccia del proseguimento della tradizione della mitologia norrena sono gli incantesimi di Merseburgo nei quali viene citato Woutan.

In tempi recenti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Etenismo e Odinismo.
M. Presnyakov. Odino. 2008.
Odino che siede sul trono Hliðskjálf. Illustrazione di Gerhard Munthe per l'edizione norvegese del 1899 della Saga degli Ynglingar di Snorri Sturluson.

A partire dalla seconda metà del XX secolo una nuova religione neopagana che si rifà alla tradizione norrena dell'antichità ha cominciato a diffondersi; tale culto è stato denominato Etenismo. Una denominazione della religione etena, l'Odinismo, è particolarmente incentrata sulla figura di Odino.

Le origini dell'Odinismo sono da ricercarsi nell'opera dell'australiano Alexander Rud Mills il quale, negli anni trenta fondò una prima Chiesa odinista. Oggi è religione riconosciuta ufficialmente in Islanda, Norvegia e Danimarca, ma il culto è presente in modo organizzato anche in Gran Bretagna, Francia, Belgio, Olanda, Germania, Nord America e altri. Esistono gruppi di credenti anche in Italia supportati dalla Comunità Odinista; i suoi membri si rifanno alla religione ancestrale dei Longobardi praticando l'Odinismo e promuovendo la difesa delle risorse naturali.

Somiglianze fra Odino e Gesù[modifica | modifica sorgente]

Il resoconto eddico del XIII secolo contiene elementi per una possibile somiglianza fra il dio e la figura cardine del Cristianesimo. Alcuni studiosi hanno pensato che il passo nel quale Odino è appeso al frassino Yggdrasill possa essere comparato con la crocifissione di Cristo, un altro elemento che ha reso possibile questo confronto è la lancia che il dio ha conficcata nel ventre, da identificarsi con la lancia di Longino; tuttavia prove archeologiche hanno dimostrato che questa era una pratica in uso prima del tempo di Gesù e che pertanto questo aspetto si sia sviluppato indipendentemente.

Altre differenze, come l'essere appeso con le corde del dio norreno, mentre Gesù era inchiodato alla croce, fanno ulteriormente pensare che il mito germanico si sia sviluppato in maniera autonoma dal racconto della crocifissione, è tuttavia probabile che le prime comunità cristiane scandinave e germaniche abbiano connesso le due narrazioni, forgiando l'immagine di Gesù su quella di Odino, un fatto suggerito dal poema anglosassone Il sogno della Croce di Cynewulf, che ritrae Cristo come un re-guerriero germanico.

Il racconto del sacrificio di Odino riportato nell'Hávamál lo avvicina a quel "Dio Padre" dei cristiani, che soffre e sconfigge la morte, descritto dai Vangeli e da Paolo di Tarso e che presenterebbe, secondo la cosiddetta teoria mitica di Gesù, parallelismi anche con i miti legati al dio Osiride e quindi legami con la religione egizia e il moderno Kemetismo.

Vetrata della chiesa parrocchiale di Akureyri (Islanda), raffigurante lo sciamano Thorgeir che porta in processione la statua di Odino prima di dedicare alle divinità pagane la cascata di Godafoss, nei pressi di Akureyri, in seguito all'adozione del cristianesimo come credo ufficiale dell'isola

Quando le popolazioni del Nord Europa furono cristianizzate, la figura di Odino venne regolarmente avvicinata a quella di Gesù. Raffigurazioni di Odino si trovano ancora oggi in chiese cristiane come la parrocchiale di Akureyri, in Islanda).

Toponimi con il nome di Odino[modifica | modifica sorgente]

Al di là della persecuzione da parte della Chiesa, il ricordo di Odino si continuò a tramandare nel folklore popolare e ancor oggi nel Nord Europa si rinvengono numerosi toponimi (tra parentesi, nella lista seguente, il nome antico) che rimandano alla divinità norrena:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Nel racconto della cosmogonia nell'Edda in prosa, i tre figli di Borr sono Odino, Víli e (Gylfaginning VI) e Snorri Sturluson attribuisce a loro la creazione della prima coppia umana (Gylfaginning IX); la Völuspá è d'accordo sul fatto che la creazione del mondo fu opera dei tre figli di Borr, dei quali non fornisce i nomi (Völuspá IX), ma poi attribuisce la creazione della prima coppia a Odino, Hœnir e Lóðurr (Völuspá XVII-XVIII). Su questa base è stata proposta l'identificazione di Víli e Vé con Hœnir e Lóðurr, anche se nessuna delle due fonti lo ammette di per sé. Inoltre, Snorri accenna ad una triade formata da Óðinn, Hœnir e Loki (Skáldskaparmál I), che corrisponde ovviamente alla triade della Völuspá (con confusione tra Loki e Lóðurr), anche se Snorri la tiene ben distinta dalla triade formata da Odino, Víli e .
  2. ^ pg. 71 of Asgard and the Gods: The Takes and Traditions of our Northern Ancestors Adaptions from the work of Dr. W. Wägner & M. W. MacDowall edited by W. S. W. Anson (London, 1880).
  3. ^ Schaffner, Stefan. Die Götternamen des Zweiten Merseburger Zauberspruchs. In: Heiner Eichner, Robert Nedoma: „insprinc haptbandun“. Referate des Kolloquiums zu den Merseburger Zaubersprüchen auf der XI. Fachtagung der Indogermanischen Gesellschaft in Halle/Saale (17.-23. September 2000) Teil 1. In: Die Sprache – Zeitschrift für Sprachwissenschaft. 41, Heft 2 (1999; erschienen 2002), Wiener Sprachgesellschaft. Harrassowitz Verlag, Wiesbaden 1999, ISSN 0376-401X, 153–205.
  4. ^ Recisa dai Vanir che avevano preso in ostaggio Mímir durante la guerra con gli Æsir. Un'altra variante della morte di Mímir, interpretata dai frammenti Grímnismál 50 e Sigrdrífomál 12-13, e collegata al tema dell'idromele della saggezza sviluppato in Völuspá 28, vede invece lo stesso Odino decapitare il gigante Sökkmímir (Mímir del profondo) con la migliore delle spade appartenute a Surtr al fine di poter attingere alla fonte dell'idromele (vedi Gli dei del nord, op. cit. pp. 239-241).
  5. ^ In Völuspá 28 viene detto infatti che «Mímir beve idromele ogni mattino dal pegno pagato da Valföðr» e Valföðr è un epiteto di Odino col significato di padre dei prescelti [caduti, combattenti]. Secondo Branston l'occhio da cui Mímir beve l'idromele è una ipostasi del Sole (come suggerito anche dall'epiteto Báleygr) da cui il gigante trae la saggezza e si tratterebbe di un riferimento residuo, nella figura di Odino, della divinità cosmogonica proto-indoeuropea *deywos (vedi anche Týr).
  6. ^ a b c d e f g Traduzione di Dario Giansanti
  7. ^ La consuetudine dei sacrifici umani viene sostenuta da Snorri nel capitolo 18 di Ynglinga saga (Heimskringla) e da Saxo Grammaticus in Gesta Danorum III.2.13.
  8. ^ Snorri Sturluson. Ynglinga saga IV; Saxo Grammaticus. Gesta Danorum III-IV, 11
  9. ^ Siglato come NKS 1867 4° e custodito nella Biblioteca Reale di Copenaghen, il manoscritto Sæmundar og Snorra Edda (Edda di Snorri e di Sæmundr) risale al 1760, contiene una trascrizione completa sia dell'Edda in prosa (Edda di Snorri) che dell'Edda poetica (Edda di Sæmundr) ed è corredato da sedici illustrazioni di Ólafur Brynjúlfsson.
    L'attribuzione all'erudito islandese Sæmundr Sigfússon (1056-1133) risale all'epoca e alle circostanze del ritrovamento del manoscritto originale dell'Edda poetica noto come Codex Regius alla cui voce si rimanda per un approfondimento.
  10. ^ Norse Mythology: A Guide to Gods, Heroes, Rituals, and Beliefs. John Lindow. p. 274
  11. ^ Miti e leggende nordiche, Salvatore Tufano. p. 160
  12. ^ Per i riferimenti a Sleipnir nell'Edda poetica, vedi: Larrington, Carolyne (trad.) (1999). The Poetic Edda. Oxford World's Classics. ISBN 0-19-283946-2; per l'Edda in prosa: Faulkes, Anthony (trad.) (1995). Edda. Everyman. ISBN 0-460-87616-3; per la saga di Hervör: Hollander, Lee Milton (1936). Old Norse Poems: The Most Important Nonskaldic Verse Not Included in the Poetic Edda. Columbia University Press; per Völsunga saga: Byock, Jesse (trad.) (1990). The Saga of the Volsungs: The Norse Epic of Sigurd the Dragon Slayer. University of California Press. ISBN 0-520-23285-2; Per Gesta Danorum: Lindow, John (2001). Norse Mythology: A Guide to the Gods, Heroes, Rituals, and Beliefs. Oxford University Press. ISBN 0-19-515382-0
  13. ^ Raventhun è una frazione del comune di Ambleteuse. Il suo nome potrebbe essere un riferimento a Huginn e Muninn, infatti "raven" in inglese significa "corvo".
  14. ^ Davide Bertolotti, G. Pomba, L'Italia descritta e dipinta, Torino 1837, tomo IV, pp.77. L'etimologia di Udine è ancora incerta, tra le altre ipotesi proposte vi è quella della derivazione dalla radice indoeuropea oudh (mammella) con riferimento alla forma del colle su cui sorge il castello. Non sembrano esserci dubbi, invece, sulla derivazione dal dio Thor del torrente Torre, che costeggia la città.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Anonimo (a cura di Piergiuseppe Scardigli, traduzione di Marcello Meli), Il canzoniere eddico. Garzanti, Milano, 1982, 2004
  • Brian Branston, Gli Dei del Nord, Oscar Saggi Mondadori, Milano, 1991 ISBN 88-04-34288-9
  • Gianna Chiesa Isnardi, I miti nordici. Milano, Longanesi, 1991. ISBN 88-304-1031-4.
  • Anthony S. Mercatante, Dizionario universale dei miti e delle leggende, Newton & Compton, Roma, 2001 ISBN 88-8289-491-6
  • Mario Polia, Völuspá: I detti di colei che vede, Il Cerchio, Rimini, 1983
  • Mario Polia, Le rune e gli dèi del nord, Il Cerchio, Rimini, 1994
  • Snorri Sturluson (a cura di Giorgio Dolfini), Edda, Adelphi 1975, ISBN 88-459-0095-9
  • Snorri Sturluson (a cura di Gianna Chiesa Isnardi), Edda di Snorri, Rusconi 1975, Tea 2003
  • Dario Giansanti, "Progetto Bifröst" - Odino - La sapienza e il furore, Saggio monografico su Odino.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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