Obbligo formativo
L'obbligo formativo è una misura introdotta nella maggior parte dei Paesi del mondo con l'obiettivo di garantire una scolarizzazione di massa.
L'obbligo scolastico è inteso come obbligo di frequenza, non compatibile col lavoro minorile, e come obbligo di conseguire un titolo di studio. Gli oneri della scuola dell'obbligo sono totalmente a carico dello Stato.
In genere, l'obbligo scolastico è associato a un'iscrizione gratuita agli istituti, e a un sostegno economico per i ceti meno abbienti.
Per la scuola dell'obbligo, il sostegno è basato esclusivamente sul reddito, non su criteri meritocratici, secondo il principio per il quale un'istruzione di base è un diritto fondamentale del cittadino.
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[modifica] L'obbligo formativo in Italia
L'obbligo formativo è stato introdotto dal ministro Luigi Berlinguer simultaneamente all'innalzamento dell'obbligo scolastico da 8 a 10 anni.
Tale innalzamento si sarebbe dovuto compiere nell'arco di alcuni anni, infatti inizialmente l'obbligo veniva prolungato solo fino ai nove anni. La legge De Mauro-Berlinguer prevedeva anche un riordino dei cicli che avrebbe portato una unificazione tra scuola elementare e scuola media accorciando la durata di tale percorso di un anno. In tal modo l'obbligo scolastico fino ai 10 anni avrebbe messo tutti gli studenti nella condizione di frequentare 3 anni di scuola superiore ottenendo una qualifica.
All'interno di tale quadro venne progettato anche il NOF, nuovo obbligo formativo, che prevede il diritto dovere di permanere dentro i vari canali della formazione-istruzione fino al compimento del diciottesimo anno di età.
Con il passaggio di ministero a Letizia Moratti l'innalzamento dell'obbligo scolastico venne annullato, mentre venne mantenuto l'obbligo formativo.
Tale obbligo prevedeva che gli studenti, dopo il conseguimento del diploma di scuola secondaria inferiore, si iscrivessero o alle scuole secondarie superiori o a un corso di formazione o che mettessero in atto forme di alternanza tra formazione e lavoro (apprendistato).
Dagli anni '70, l'obbligo scolastico in Italia valeva fino al conseguimento della licenza di scuola media inferiore e, in ogni caso, fino a 16 anni di età. Lavori a qualunque titolo e tipologia contrattuale per persone di età inferiore ai 16 anni sono una forma di lavoro minorile, che costituisce reato.
Con il passaggio del ministero a Giuseppe Fioroni, attraverso l'art. 1 comma 622 della legge 296 del 2006 (la prima legge Finanziaria del nuovo governo di Romano Prodi), l'obbligo scolastico è stato nuovamente innalzato a 10 anni e, in ogni caso, fino al sedicesimo anno di età. Di conseguenza l'età per l'accesso al lavoro è stata elevata a sedici anni.
Meno di due anni dopo il governo di Silvio Berlusconi ha introdotto, emendando la legge 296 del 2006 attraverso l'articolo 64 della legge 133/08, la possibilità che l'obbligo scolastico, nel rispetto degli obiettivi di apprendimento generali e specifici, sia assolvibile anche attraverso percorsi di istruzione o formazione professionale (apprendistato).
La sua maggioranza ha poi tentato di abbassare nuovamente a 15 anni l'età dell'obbligo scolastico (e con essa quella per l'accesso al lavoro) con un piccolo emendamento a un disegno di legge onnicomprensivo conosciuto come "collegato lavoro", non ancora definitivamente approvato malgrado un lunghissimo iter parlamentare (il 29 settembre 2010 è stato trasmesso dal Senato alla Camera).
[modifica] Nel mondo
[modifica] In Europa
Diversi Paesi europei hanno l'obbligo scolastico esteso fino ai 18 anni e al termine dell'istruzione superiore.
Nel Regno Unito (Galles e Irlanda del Nord) e in Italia, l'obbligo scolastico vige fino al compimento dei 16 anni.