Nisibis

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Nisibis
Mar Jacob Church, Nisibis.jpg
La chiesa di San Giacomo di Nisibis, recentemente[non chiaro] oggetto di scavi archeologici.
Periodo di attività città e fortezza legionaria romana da Lucio Vero (?) o da Settimio Severo (197) al 363
Località moderna Nusaybin in Turchia
Unità presenti III Parthica
Provincia romana Mesopotamia

Nisibis o Nisibi (anche Nisibia e Nisibin) è il nome antico della moderna città di Nusaybin, nella Turchia sud-orientale.

Nisibis era un'antica città della Mesopotamia. I successori di Alessandro il Grande la rifondarono col nome di Antiochia Mygdonia (greco: Ἀντιόχεια τῆς Μυγδονίας); venne menzionata per la prima volta da Polibio, nella descrizione della marcia di Antioco I contro il Molone.[1] Plutarco suggerì che la città fosse popolata da coloni di discendenza spartana.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Interno della chiesa di san Giacomo di Nisibis.

Periodo assiro-persiano[modifica | modifica sorgente]

Già nell'852 a.C. Nisibis faceva parte del neo Impero assiro, apparendo all'interno di una lista in lingua assira (Limmu) come sede di un governatore provinciale chiamato Shamash - Abua. La città rimase sotto il dominio assiro fino al suo crollo, avvenuto nel 608 a.C. Passò sotto il controllo dell'Impero babilonese fino al 536 a.C., quando cadde in mano degli Achemenidi, e qui vi rimase fino alle campagne di Alessandro Magno del 332 a.C. e dei suoi successori Seleucidi. Con il crollo di questa dinastia passò, verso la fine del II secolo a.C., prima sotto il dominio del regno d'Armenia e poi sotto quello dei Parti.

Periodo romano-persiano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerre romano-persiane e Assedio di Nisibis.

La città di confine di Nisibis fu coinvolta nelle guerre romano-persiane, trovandosi al confine delle sfere di influenza della Repubblica e dell'Impero romano a occidente e dell'Impero dei Parti prima e di quello dei Sasanidi poi a oriente.

Il generale romano Lucio Licinio Lucullo catturò Nisibi dopo un lungo assedio nel 68-67 a.C., strappandola al fratello di Tigrane II di Armenia,[2] fratello di Vologase I di Partia.[3] L'imperatore Traiano riconquistò la città nel 115, ricevendo il titolo di Parthicus per averne sconfitto la guarnigione partica,[4] per poi perderla e riconquistarla ai ribelli giudei durante la guerra di Kitos. Venne inclusa nella provincia romana della Mesopotamia. Persa dai Romani nel 194, Nisibis fu riconquistata da Settimio Severo pochi anni dopo (nel 197), diventandone il quartier generale ed assumendo il rango di colonia.[5] Sembra sia stata poi perduta nel 242 e riconquistata dai romani l'anno successivo, rimanendo sotto il dominio romano fino al 252. Sapore I, riuscì infatti a conquistarla, poi a perderla (attorno al 260/261) e forse a riconquistarla pochi anni più tardi. Era sotto la dominazione sasanide verso la fine del III secolo, quando Narsete di Persia (nel 298), fu costretto a cederla in seguito ad un trattato di pace siglato con Galerio. Il sovrano sasanide Sapore II riprese le ostilità nel 337, alla morte di Costantino I, e assediò Nisibis per ben tre volte, nel 338, 346 e 350.

Moderna Nusaybin

A causa della sua importanza strategica, Nisibis fu attentamente fortificata e qui fu posto il campo della legione romana III Parthica, che però a partire dal trattato del 363 (dopo la morte dell'imperatore Giuliano), tra Gioviano e Sapore II, fu ceduta alla Persia in cambio della pace. Lo storico romano del IV secolo Ammiano Marcellino, testimone oculare, a descrivere gli eventi: sebbene la gente del luogo cercasse di convincerlo di essere in grado di difendere autonomamente la città, Gioviano tenne fede agli impegni presi, concedendo solo tre giorni per l'evacuazione di Nisibis da parte della popolazione romana, destinata a trasferirsi ad Amida. È sempre Ammiano che ebbe uno stretto rapporto con la città, in quanto qui visse l'inizio della sua carriera militare, agli ordini del governatore della città Ursicino. Egli definisce la città urbs inexpugnabilis ("città imprendibile") e murus provinciarum ("mura delle province").

Nisibi cristiana[modifica | modifica sorgente]

Nisibis ebbe il suo primo vescovo cristiano dal 300, un certo Babu, morto nel 309. A questi successe san Giacomo. Nisibis fu poi la patria del santo Efrem il Siro, che qui rimase fino alla resa ai Persiani di Gioviano nel 363.

Personaggi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Polibio, v.51.
  2. ^ Plutarco, Lucullus, 32, 3-5.
  3. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, XXXV, 6-7.
  4. ^ Cassio Dione, LXVIII, 23.
  5. ^ Cassio Dione, LXXV, 23.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Fonti secondarie[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]