Nardò

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Nardò
comune
Nardò – Stemma
Nardò – Veduta
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Puglia – stemma Puglia
Provincia Lecce – stemma Lecce
Sindaco Marcello Risi (centrosinistra) dal 30/05/2011
Territorio
Coordinate 40°11′0″N 18°2′0″E / 40.18333°N 18.03333°E / 40.18333; 18.03333 (Nardò)Coordinate: 40°11′0″N 18°2′0″E / 40.18333°N 18.03333°E / 40.18333; 18.03333 (Nardò)
Altitudine 45 m s.l.m.
Superficie 190,52 km²
Abitanti 32 033[1] (30-09-2011)
Densità 168,13 ab./km²
Frazioni Boncore, Cenate, Pagani, Roccacannuccia, Santa Caterina, Santa Maria al Bagno, Sant'Isidoro, Villaggio Resta
Comuni confinanti Avetrana (TA), Copertino, Galatina, Galatone, Leverano, Porto Cesareo, Salice Salentino, Veglie
Altre informazioni
Cod. postale 73048
Prefisso 0833
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 075052
Cod. catastale F842
Targa LE
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona C, 1 208 GG[2]
Nome abitanti neretini
Patrono san Gregorio Armeno
Giorno festivo 20 febbraio
Localizzazione
Nardò è posizionata in Italia
Nardò
Posizione del comune di Nardò all'interno della provincia di Lecce
Posizione del comune di Nardò all'interno della provincia di Lecce
Sito istituzionale

Nardò è un comune italiano di 32.033 abitanti[3] della provincia di Lecce in Puglia.

Secondo centro della provincia per popolazione ed estensione territoriale, dal 1952 si fregia del titolo di città[4]. Sorge in posizione pianeggiante a sud-ovest del capoluogo provinciale e include un tratto della costa ionica del Salento.

Indice

[modifica] Geografia fisica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Geografia della Puglia.

[modifica] Territorio

Il comune di Nardò è posizionato nella parte nord-occidentale della provincia e occupa una superficie di 190,48 km². La morfologia del territorio è pianeggiante con un'altezza massima di 99 metri sul livello del mare; il centro abitato, invece, registra un'altitudine che si aggira attorno ai 45 m s.l.m.[5] La parte settentrionale del territorio comunale è compresa nella Terra d'Arneo, ovvero in quella parte della penisola salentina compresa nel versante ionico fra San Pietro in Bevagna e Torre dell'Inserraglio e che prende il nome da un antico casale, attestato in epoca normanna e poi abbandonato, localizzabile nell'entroterra a nord-ovest di Torre Lapillo. Particolare della Terra d'Arneo è la presenza di svariate masserie molte delle quali fortificate.
La fascia costiera, che si estende per oltre 20 km, comprende le località balneari di Santa Maria al Bagno, Santa Caterina e Sant'Isidoro e ospita il Parco regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano, un'area di grande interesse storico-naturalistico la cui costa rocciosa e frastagliata è caratterizzata da pinete, macchia mediterranea e zone umide.

Confina a nord con i comuni di Porto Cesareo, Avetrana (TA), Salice Salentino e Veglie, a est con i comuni di Leverano, Copertino e Galatina, a sud con il comune di Galatone, a ovest con il mare Ionio.

[modifica] Clima

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Lecce Galatina.

La stazione meteorologica di riferimento è quella di Lecce Galatina. Il clima di Nardò è quello tipico mediterraneo ma con punte continentali. I dati meteorologici dimostrano che gli inverni non sono molto freddi; tuttavia nei mesi di gennaio e febbraio non mancano gli episodi di freddo intenso con gelate notturne. Le estati sono calde, afose e siccitose. Le precipitazioni, concentrate soprattutto nel periodo invernale e autunnale, si attestano sull'ordine di 639 mm di pioggia annuali.

LECCE GALATINA
(1971-2000)
Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 13,0 13,5 15,7 18,9 24,4 29,0 31,7 31,5 27,5 22,3 17,3 14,0 13,5 19,7 30,7 22,4 21,6
T. min. mediaC) 4,2 4,2 5,6 8,0 12,1 15,9 18,4 18,9 16,0 12,7 8,3 5,3 4,6 8,6 17,7 12,3 10,8
T. max. assolutaC) 20,4
(1979)
22,0
(1995)
25,8
(1977)
29,0
(1999)
34,2
(1994)
42,8
(1982)
44,4
(1987)
42,4
(1999)
39,0
(1988)
34,2
(1991)
26,8
(1990)
20,2
(1989)
22 34,2 44,4 39 44,4
T. min. assolutaC) -12,0
(1979)
-5,6
(1991)
-4,6
(1987)
-1,0
(1997)
3,4
(1978)
7,6
(1978)
10,4
(1984)
11,8
(1980)
6,8
(1979)
2,0
(1996)
-1,4
(1989)
-3,8
(1986)
-12 -4,6 7,6 -1,4 -12
Giorni di calura (Tmax ≥ 30 °C) 0 0 0 0 2 12 22 21 8 0 0 0 0 2 55 8 65
Giorni di gelo (Tmin ≤ 0 °C) 4 4 2 0 0 0 0 0 0 0 0 2 10 2 0 0 12
Precipitazioni (mm) 60,3 61,3 62,4 45,5 27,6 20,4 16,2 36,0 54,3 91,0 95,1 68,9 190,5 135,5 72,6 240,4 639
Giorni di pioggia (≥ 1 mm) 8 8 7 6 4 3 2 3 5 7 8 8 24 17 8 20 69
Giorni di nebbia 8 5 6 4 3 2 1 3 5 7 6 6 19 13 6 18 56
Umidità relativa (%) 81 77 75 74 70 67 66 68 73 77 81 82 80 73 67 77 74,3

[modifica] Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Storia del Salento e Storia della Puglia.

[modifica] Origini

Secondo la tradizione, la città di Nerìton fu fondata da un gruppo di cretesi-micenei. Come tutte le città antiche, anche Nardò avrebbe origini leggendarie. Una leggenda narra che la città fu fondata nell'anno 3559 a.C. del calendario ebraico dal mitologico Nereo, proveniente dall'isola greca di Leucade. Un'altra leggenda racconta che a fondare Nardò furono gli Egizi, sulla base dello stemma civico della città, che per alcuni era il Dio Sole, da essi adorato. La terza leggenda vuole che, durante il governo italico di Enotro, un gruppo di abitanti dell'Epiro chiamati "Chones" giunse nella Japigia e fondò Gallipoli e Nardò. Si dice, inoltre, che la città fu edificata là dove un toro, raspando il terreno con lo zoccolo, fece zampillare acqua, facendo risalire l'etimologia del nome all'illirico "NAR" che vuol dire proprio acqua. La città ha radici antichissime e forti testimonianze di ogni epoca, dalla preistoria in poi. Numerosissimi i reperti e le testimonianze ritrovate su tutto il territorio, in particolare nella Baia di Uluzzo, nelle diverse grotte, soprattutto in quella di "Uluzzu" e del "Cavallo". Gli elementi archeologici rinvenuti in queste due grotte sono considerati come le prime manifestazioni di arti figurative esistenti in Europa, catalogati nel Paleolitico Medio e Superiore. L'unicità di tali ritrovamenti ha determinato il nome del periodo preistorico definito, appunto, "Uluzziano".

[modifica] Antichità

La Mappa di Soleto - La scritta NAP corrisponde all'odierna città di Nardò

Si ipotizza che la nascita di Nardò come centro abitato risalga al VII secolo a.C. con la presenza di un insediamento messapico. Nel 460 a.C. i salentini-messapi di "Neriton" si allearono con Atene nella lotta contro Siracusa. Nel III secolo a.C., la città divenne alleata di Pirro e dei Tarantini nella guerra contro i Romani. Nel 266 a.C., però, la città fu completamente occupata dai Romani, che la saccheggiarono e la distrussero. Nel 216 a.C., in seguito alla vittoria di Annibale sui Romani a Canne, tutta l'Apulia, col Salento e Nardò, passarono sotto il controllo dei cartaginesi. Tra il 90 e l'88 a.C. la guerra sociale vide il Salento diviso tra le città latine e italiote, fedeli a Roma, e quelle ribelli dei Peucezi e Messapi, in seguito duramente punite. La sconfitta subita nella cosiddetta Guerra Sociale dagli alleati italici contro Roma, portò Nardò alla rovina in cui giacque per tutta la durata della Repubblica. Nel 26 a.C., abbandonata per decenni, Nardò fu riedificata sotto l'impero di Ottaviano Augusto con il nome di "Neretum". In meno di un secolo, Neretum prosperò e si riappropriò dell'antica importanza, tanto che gli imperatori Traiano e Adriano la inclusero in un programma di ampliamento della rete viaria dell'Impero. La nuova strada, che doveva creare un'alternativa alla via Appia, era la "Traiana Salentina" e doveva collegare le città di Taranto, Manduria, Nardò, Alezio, Ugento e Vereto. Alcune iscrizioni rendono noto che la città, già nel III secolo d.C. era ascesa a municipium romanum con un "emporium nauna", da essa dipendente. Questo Emporium è probabilmente identificabile con una grossa borgata di pescatori e mercanti situata sulla costa e dipendente da Nardò: Santa Maria al Bagno.

[modifica] Alto Medioevo

In seguito alla caduta dell'Impero romano (476) e alle battaglie tra Bizantini e Goti (544), a Nardò si stabilì la dominazione bizantina (552-554), e solo per un breve periodo che va dal 662 al 690, quella dei Longobardi di cui rimase qualche traccia nel linguaggio e nei contratti nuziali eseguiti secondo lo "Jure Longobardorum".

Nel 761, alcuni monaci basiliani provenienti da Oriente, spinti da un forte vento di scirocco, approdarono sulla costa neretina. Accolti dalla cittadinanza, secondo la leggenda riportata dallo storico neretino Giovan Bernardino Tafuri, i monaci donarono al paese le reliquie di San Gregorio Armeno, evangelizzatore dell'Armenia e fondatore dell'omonima chiesa, le reliquie di San Clemente e il Simulacro del Crocifisso Nero. I monaci diffusero il rito e il culto orientale e svilupparono un sistema di diritto privato ed agrario derivato dai loro paesi d'origine. Nel centro abitato i monaci fondarono l'Abbazia di Santa Maria di Nerito. In seguito alla dominazione bizantina e alla fondazione dell'abbazia basiliana, la lingua greca divenne la principale lingua di Nardò e tale abbazia, divenne l'elemento di congiunzione giurisdizionale con la Chiesa greca e con l'Impero d'Oriente, e resse la città per più di due secoli, non solo spiritualmente, ma anche socialmente e culturalmente. Alle dipendenze dell'abbazia fu creata la "Scholae Scriptoriae" e le grafie greche, allora molto decadute, furono corrette, migliorate e perfezionate al punto che si parlò di "litterae Neretinae" come di un nuovo stile di grafia ellenica. Nardò si inserì saldamente nel tessuto storico-politico della società e della civiltà ellenico-orientale-bizantina con la quale condivideva ormai, lingua, religione e civiltà. Tra il 901 e il 924 Nardò fu attaccata e saccheggiata dai Saraceni provenienti dalla Sicilia. Nelle cronache dello storico arabo Ibn al-Athir si legge che il principe aglabita Abd Allah, fautore della guerra santa e figlio del feroce Ibrahim ibn Ahmad, si recò a "Naritinu" il 20 luglio 901, e se ne insignorì, dando esempi di giustizia e buona condotta nei confronti dei sudditi.

[modifica] Dall'XI al XIV secolo

Nel 1058 Goffredo normanno, nipote di Roberto il Guiscardo, si impadronì di Nardò e Lecce. Tra il 1088 e il 1092, per ordine dello stesso Goffredo, si ricostruirono le mura della città e fu edificato un castello (non più visibile), mentre ai monaci benedettini fu concesso di insediarsi al posto dei basiliani nell'Abbazia di Santa Maria di Nerito. Nel 1133 re Ruggero II di Sicilia riportò l'ordine nella città che insieme ad altre si era ribellata al potere regio centrale [7]. Fra il 1148 e il 1212 la contea di Nardò fu assegnata al Regio Demanio, venendo a dipendere direttamente dalla corona.

Stemma della Casata Hohenstaufen

Ma dopo l'avvento degli Svevi nel 1212 Nardò fu infeudata dall'imperatore Federico II di Svevia al fedele vassallo Simone della nobile famiglia dei Gentile. Così emerse in città una nuova aristocrazia fedele agli Svevi: per la prima volta la parte ghibellina assumeva la guida della città. Dopo la morte di Federico II (1250), il popolo neretino rimase fedele a Manfredi, rifiutando ogni obbedienza alla Santa Sede e difendendo i vassalli, fra cui il conte Tommaso Gentile e i suoi familiari; le truppe papali, radunarono un forte esercito e lo inviarono contro Manfredi, che però lo sconfisse. In seguito, lo stesso Manfredi inviò un esercito per riconquistare le città sottratte al proprio potere, fra cui Nardò. La città fu, dunque, riconquistata dai mercenari saraceni e restituita al conte Tommaso e ai suoi vassalli. Non appena l'esercito di Manfredi lasciò la Terra d'Otranto, le città di Brindisi, Mesagne e Otranto, fedeli al pontefice, attaccarono nuovamente Nardò per destituire il conte e saccheggiare la già tormentata città; ma Manfredi, appena appresa la notizia, tornò immediatamente indietro, assediò e distrusse Brindisi, città a capo della rivolta, e liberò Nardò, ove fece restaurare le mura diroccate in seguito agli attacchi subiti. Tutto ciò avvenne il 12 febbraio 1255, mentre nel 1256 Tommaso Gentile moriva.

Nel 1266, quando Carlo I d'Angiò, nominato re di Sicilia da papa Clemente IV, scendeva nel regno per combattere gli svevi, Simone Gentile, ultimo discendente della nobile famiglia, era signore di Nardò: l'eroico tentativo della famiglia Gentile contro gli Angioini fu represso col sangue e, secondo la tradizione, il conte Simone Gentile, nel febbraio 1269, fu decapitato nella pubblica piazza con altri nobili ghibellini. Nel 1271 Carlo I d'Angiò assegnò il feudo neretino e altri territori alla signoria di Filippo de Toucziaco o Toucy, suo consanguineo, che resse la contea fino al 1283. Nel 1284 la reggenza della città passava a Guidone d'Alemagna che sostituiva Giovanni di Chantilly. L'anno dopo, alcuni abati e baroni neretini prestarono giuramento al nuovo re di Napoli, Carlo II d'Angiò, al parlamento di Melfi: tra questi, il reggente Filippo Cinard e il sindaco di Nardò Ruggero cavaliere de Ruggero. Nel 1289 la città passò dalla nobildonna Mobilia de Cotigny, moglie di Guglielmo Cinard, fratello di Filippo, e poi, di nuovo, al cavaliere Guidone d'Alemagna che dovette far fronte ad alcuni tafferugli tra la popolazione neretina e la comunità ebraica. In questo periodo, la città subì notevoli trasformazioni amministrative, sociali e politiche, e di conseguenza, anche urbanistiche[8].

Nel 1369, alla morte di Filippo II di Taranto Nardò passò sotto la guida del nipote, Giacomo del Balzo, che oltre al titolo di conte di Nardò, ebbe quello di principe di Taranto e di pretendente al trono di Costantinopoli. Giovanna, regina di Napoli, gli aveva usurpato ogni diritto, sia sul principato di Taranto, sia sulla contea di Nardò, che dopo oltre due secoli tornò alla diretta dipendenza della sovranità regale. Durante lo scisma della chiesa cristiana, l'antipapa Clemente VII trasformò la sede abbaziale di Nardò in episcopato, nominando primo vescovo della città il neretino fra Matteo de Castello. La città parteggiava per l'antipapa e per la regina Giovanna che le concedeva molti privilegi. Tra il 1385 e il 1400, i conti Sanseverino, potenti patrizi salernitani, acquistarono la città.

[modifica] Dal XV al XVI secolo

Nel 1400 il vescovo de Castello fu cacciato, l'episcopato tornò ad essere sede abbaziale e la città demaniale. Nel 1406, alla morte di Raimondo Orsini del Balzo, la vedova contessa Maria d'Enghien sposò Ladislao I d'Angiò Re di Napoli, portando in dote il principato di Taranto con la contea di Nardò. Il matrimonio riportò la pace nella città, oltre che una serie di privilegi tra cui l'indulto generale e la riconferma dei privilegi di cui godeva in precedenza. Nel 1413 l'antipapa Giovanni XXIII elevò l'abbazia neretina a sede episcopale. Nel 1414, alla morte di re Ladislao, il regno passò alla sorella Giovanna II, ma un anno dopo Nardò fu assaltata da Luigi Sanseverino che, però, governò con giustizia e benevolenza. Proprio con il suo governo rifiorirono le palestre per la ginnastica e l'esercizio delle armi, ma soprattutto le Scuole Neretine in cui studiarono gli intellettuali locali più rappresentativi dell'epoca, in cui insegnavano dotti maestri di grammatica, teologia, filosofia "scientifica" aristotelica. Il Galateo decantò l'importanza di tali scuole. Nel 1420 Giovanna II conferma con privilegio la contea di Nardò al principe Luigi Sanseverino, conte di Copertino ma, nel 1422 in seguito alla rivolta contro la regina ad opera dello stesso Sanseverino, la contea fu infeudata ai domini degli Orsini Del Balzo. Alla morte di Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, nel 1463, Nardò tornò al principato tarantino di Ferdinando I d'Aragona, che venne a visitarla e, data la benevolenza dei cittadini, concesse loro privilegi come il passaggio al demanio diretto della corona. Nel 1480 l'armata ottomana, dopo aver saccheggiato e occupato Taranto, assalì Gallipoli e Nardò. Nel 1483, a causa della pressante situazione economica del regno, Ferdinando I fu costretto a vendere il feudo di Nardò ad Anghilberto del Balzo Orsini, conte di Ugento e Presicce per la cifra di undicimila ducati. Il 19 maggio 1484 la flotta veneziana, occupata Gallipoli, cinse le mura neretine e la popolazione, colta alla sprovvista priva di soldati e armi, stremata, si consegnò agli ammiragli veneti filofrancesi. Nardò fu considerata colpevole di lesa maestà, declassata a casale e passata alle dipendenze di Lecce, dopo l'abbattimento delle mura. La città rimase alla giurisdizione di Lecce da marzo a novembre del 1485, quando fu temporaneamente restituita ad Anghilberto del Balzo, lo stesso che l'aveva abbandonata e consegnata al nemico. Per rientrare in possesso della città, egli tradì i suoi complici nella Congiura dei Baroni, e per questo fu decapitato la notte del 12 agosto 1486 dal re aragonese. La città tornò alle dipendenza della corona fino al ducato degli Acquaviva.

Stemma degli Acquaviva dopo l'assunzione dell'appellativo "d'Aragona"
Immagine della città tratta da volume del 1732

Nel 1497 Federico I d'Aragona, ultimo re della dinastia aragonese di Napoli, assegnò il feudo di Nardò al conte Belisario Acquaviva, figlio di Giulio Antonio, duca d'Atri, morto nella battaglia di Otranto del 1481, e di Caterina del Balzo Orsini. A lui rimase la città quando, nel 1510, fu elevata a ducato. Egli riabbellì la città architettonicamente, rifece strade e scuole, favorì accademie e altre pubbliche istituzioni. Nel 1507, sotto il suo influsso, fu rifondata l'Accademia del Lauro, ma nonostante le sue qualità, rimase comunque un despota e un oppressore per i neretini, pretendendo che tutta la giurisdizione civile, penale ed ecclesiastica ricadesse nelle sue mani. Nel 1528 le truppe francesi del capitano Lautrec, al fianco di Francesco I nella guerra tra Francia e Spagna per il Regno di Napoli, assediarono e occuparono Nardò, distruggendo interi tratti di mura e alcune chiese. Subito dopo però, i francesi fuggirono a causa della peste e la città tornò a essere di proprietà demaniale grazie all'intervento dell'imperatore Carlo V che aveva riscontrato nei neretini un'avversione nei confronti degli Acquaviva. Nel 1532, tuttavia, la città tornò alle dipendenze della casata, nella persona di Giovan Bernardino Acquaviva, figlio di Belisario, e rimase sotto il dominio fino al 1806, quando il feudalesimo fu abolito. Nel 1635 Fabio Chigi, patrizio senese e futuro papa Alessandro VII, fu nominato vescovo anche se non mise mai piede nella diocesi neretina. In quell'anno Nardò era governata da donna Caterina Acquaviva, che però morì l'anno successivo, il 1636, passando il testimone a suo figlio, Giovan Girolamo Acquaviva. Questi passò alla storia della città con il soprannome di Guercio di Puglia e fu la causa di una rivolta del popolo nel 1647. La sommossa fu repressa col sangue.

[modifica] Settecento e Ottocento

La città impiegò molti anni per riprendersi dalle orrende vicende della rivolta e solo agli inizi del Settecento tornò alla normalità, soprattutto all'elezione del vescovo Antonio Sanfelice del 1708 che nei trent'anni del suo vescovado incentivò innumerevoli attività culturali. La spinta culturale data dal vescovo alle arti fu talmente considerevole che portò alla manomissione di scritti e documenti da parte dell'archivista e bibliotecario Pietro Polidori e dallo storico Giovan Bernardino Tafuri, allora sindaco di Nardò e collaboratore del vescovo. Tali manomissioni furono effettuate per assecondare i progetti ambiziosi dell'alto prelato e dimostrare l'antichità dell'istituzione vescovile di Nardò rispetto a quella di Gallipoli e Otranto e per giustificare la stretta dipendenza dalla Santa Sede romana. Del 1724 è la rinascita dell'accademia neretina chiamata degli "Infimi Renovati". Ma il rifiorire della cultura locale fu disastrosamente interrotto la sera del 20 febbraio 1743, quando un terribile terremoto scosse la città.

Il 29 aprile 1797 la città ricevette la visita del re Ferdinando IV di Napoli. Con l'abolizione del feudalesimo, la città non fu più soggetta alla tirannia della famiglia Acquaviva, che rimase però titolare di numerose proprietà. Furono eletti commissari governativi Mattia de Pandi, Antonio Tafuri e Giuseppe Bona. Nel 1810 anche a Nardò si diffuse la Carboneria con la setta della Fenice Neretina. Nel 1818 vi furono gli scontri fra i Carbonari e le truppe dei Borbone nelle campagne tra Nardò e Copertino. In seguito all'unificazione del 1861, Nicola Giulio fu il primo sindaco del Regno d'Italia.

[modifica] XX secolo

Una fase importante per la storia contemporanea di Nardò fu l'immediato dopoguerra quando, tra il 1943 e il 1945, la popolazione neretina accolse a Santa Maria al Bagno un campo profughi di ebrei scampati ai campi di concentramento nazisti, organizzato dagli Alleati. I neretini, pur con le difficoltà della guerra, accolsero i profughi non protestando quando ad alcuni di essi furono requisite la case della villeggiatura, per ospitare gli ebrei. Anzi, i neretini furono solidali con gli ebrei e legarono con essi rapporti d'amicizia che tuttora durano. I profughi lasciarono impresse le tracce della loro permanenza attraverso dei Murales che narrano quegli anni.

Il 14 gennaio 2009 il sindaco di Nardò Antonio Vaglio, alla presenza del rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, dell'assessore al Mediterraneo della Regione Puglia Silvia Godelli, ha tagliato il nastro del Museo della Memoria e dell'Accoglienza, che all'interno custodisce i Murales Ebraici realizzati da Zivi Miller, sottoposti ad un'attenta e scrupolosa opera di restauro. Il Museo della Memoria e dell'Accoglienza è situato a Santa Maria al Bagno, sul Lungomare Lamarmora. Un'associazione culturale, l'APME (Associazione Pro Murales Ebrei), ha svolto opera di sensibilizzazione per circa vent'anni per realizzare il museo della memoria che si occupi di salvaguardare quei murales e di conservare la memoria di quegli anni di solidarietà e fratellanza grazie ai quali, nella commemorazione della Giornata della Memoria del 2005, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferì, motu proprio, alla Città la Medaglia d'Oro al Merito Civile con la seguente motivazione: “Negli anni tra il 1943 ed il 1947, il Comune di Nardò, al fine di fornire la necessaria assistenza in favore degli ebrei liberati dai campi di sterminio, in viaggio verso il nascente Stato di Israele, dava vita, nel proprio territorio, ad un centro di esemplare efficienza. La popolazione tutta, nel solco della tolleranza religiosa e culturale, collaborava a questa generosa azione posta in essere per alleviare le sofferenze degli esuli, e, nell'offrire strutture per consentire loro di professare liberamente la propria religione, dava prova dei più elevati sentimenti di solidarietà umana e di elette virtù civiche.” Il gonfalone della città è stato insignito del massimo riconoscimento il 25 aprile dello stesso anno, in occasione del LX anniversario della Liberazione, nel Palazzo del Quirinale. Dal campo profughi di Nardò inoltre, transitarono importanti personaggi della storia del futuro Stato di Israele (una tra tutti Golda Meir) e per questi motivi la Città, oggi, è gemellata con quella israeliana di Hof Hacarmel Atlit, dove approdarono i profughi, una volta ripartiti dal campo di Nardò.

Fino al 1975 il territorio di Nardò comprendeva anche quello dell'attuale Comune di Porto Cesareo. In quell'anno (il 16 maggio 1975), grazie alla volontà dei residenti cesarini, Porto Cesareo ottenne l'autonomia e divenne Comune a tutti gli effetti.

[modifica] Onorificenze

Medaglia d'oro al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al Merito Civile
«Negli anni tra il 1943 e il 1947, il Comune di Nardò, al fine di fornire la necessaria assistenza in favore degli ebrei liberati dai campi di sterminio, in viaggio verso il nascente Stato di Israele, dava vita, nel proprio territorio, ad un centro di esemplare efficienza. La popolazione tutta, nel solco della tolleranza religiosa e culturale, collaborava a questa generosa azione posta in essere per alleviare le sofferenze degli esuli, e, nell'offrire strutture per consentire loro di professare liberamente la propria religione, dava prova dei più elevati sentimenti di solidarietà umana e di elette virtù civiche.[9]»
— Roma, 25 gennaio 2005.

[modifica] Simboli

Nardò-Stemma.png

Descrizione araldica dello stemma:

« d'argento, al toro di rosso contornato d'oro, sulla pianura erbosa, con la zampa anteriore destra sollevata, su di uno zampillo d'acqua. Sotto lo scudo su lista bifida d'argento, la scritta in nero: "TAURO NON BOVI". Ornamenti esteriori da Città »

Descrizione araldica del gonfalone:

« Drappo di colore rosso riccamente ornato di ricami d'oro e caricato con lo stemma civico con al centro l'iscrizione in oro Città di Nardò »

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] Architetture religiose

[modifica] Basilica Cattedrale Maria Santissima Assunta

Cattedrale
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Basilica Cattedrale Santa Maria Assunta.

L'attuale cattedrale sorge, probabilmente, sul luogo dove, un tempo, fu fondata l'antica chiesa di Sancta Maria de Neritorio, ad opera di alcuni monaci orientali che nel VII secolo sfuggirono alle persecuzioni iconoclaste. Il cenobio, dedicato alla Madonna Assunta, è presente sin dal 1088. Il corpo dell'edificio fu modificato nel corso dei secoli; a partire dal 1354, in seguito a danneggiamenti provocati da un sisma, fino agli ultimi anni dell'Ottocento, quando la facciata fu riportata al suo aspetto più classico.
La chiesa, di impianto basilicale, è suddivisa in tre navate, con due ordini di archi a tutto sesto e a sesto acuto, sorretti da pilastri rettangolari fasciati da due semicolonne: le colonne e le pareti sono affrescate con opere trecentesche (San Nicola, Sant'Agostino, Cristo Pantocratore, Madonna col Bambino, Madonna della Sanità, ecc.). Il presbiterio accoglie l'ottocentesco altare maggiore e il coro del 1590. Di notevole rilevanza è il Crocifisso ligneo del XIII secolo, detto il Cristo Nero per la particolare colorazione scura del legno di cedro. Al periodo barocco risalgono alcuni altari laterali e il Cappellone di San Gregorio Armeno, opera di Placido Buffelli del 1680.

[modifica] Seminario Vescovile

Il Seminario Vescovile fu fatto edificare nel 1674 dal vescovo Tommaso Brancaccio sul luogo dove sorgeva l'asilo di mendicità. Pochi anni dopo, per disporre un'adeguata formazione dei chierici, monsignor Orazio Fortunato ordinò l'ampliamento dell'edificio. Nei primi decenni del XVIII secolo furono aggiunte nuove aule. Danneggiato in seguito al terremoto del 20 febbraio 1743, il Seminario fu restaurato con il vescovo Francesco Carafa (1737-1754); questi dotò il cortile interno di un piccolo portico con volte a crociera, per facilitare la comunicabilità tra i diversi ambienti, e realizzò il cavalcavia che unisce il Seminario all'Episcopio. Nella prima metà del secolo scorso, per opera del vescovo Francesco Minerva, la facciata principale dell'edificio fu completamente rifatta in stile neoclassico, in accordo con i principali caratteri architettonici del Palazzo Vescovile. La facciata è divisa orizzontalmente da due lesene: la parte inferiore è caratterizzata da un bugnato levigato, mentre, nel piano superiore la parete liscia è interrotta dall'allineamento ritmico delle finestre architravate e dalla presenza del bugnato agli angoli. Il portale d'ingresso è sormontato da un balcone con una porta finestra circoscritta da cornici e coronata da un architrave con timpano.

Chiesa di San Domenico
Chiesa dell'Immacolata
Chiesa di Santa Chiara

[modifica] Chiesa di San Domenico

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Chiesa di San Domenico (Nardò).

La chiesa di San Domenico, realizzata per l'ordine domenicano tra il 1580 e il 1594, fu intitolata inizialmente a Santa Maria de Raccomandatis. In origine aveva un impianto basilicale a tre navate che fu successivamente trasformato ad aula unica per meglio rispondere alle esigenze della predicazione, tipiche dell'ordine mendicante fondato da San Domenico di Guzman.
In seguito al terremoto del 1743 la fabbrica fu quasi totalmente distrutta, ad eccezione della facciata, del muro laterale sinistro e di parte della sacrestia. La facciata è in carparo e fu realizzata in due momenti differenti; la parte inferiore è ricca di figure umane e cariatidi addossate le une alle altre, mentre la parte superiore presenta forme più leggere. L'interno, ad un'unica navata con pianta a croce latina e tre cappelle per parte, fu ricostruito dopo il 1743 e custodisce una pregevole tela della Madonna del Rosario.
Adiacente alla chiesa è il convento dei Domenicani rimaneggiato da Ferdinando Sanfelice dopo il terremoto. Sul lato settentrionale è addossata la fontana del Toro realizzata nel 1930 dallo scultore neretino Michele Gaballo. Nel corso dell'estate 2011 si è intensificata tra i visitatori di Piazza Salandra l'abitudine di rivolgersi alla Fontana del Toro per esprimere desideri di forza e virilità.

[modifica] Chiesa dell'Immacolata

La chiesa dell'Immacolata fu costruita nel 1580 sui resti di un'antica struttura medievale. Originariamente intitolata a San Francesco d'Assisi, dal 1830 fu consacrata all'Immacolata e affidata all'omonima confraternita. Presenta un elegante prospetto in carparo diviso in due ordini da un aggettante cornicione e caratterizzato da coppie di lesene con festoni che inquadrano nicchie timpanate. Il portale d'ingresso, sormontato da una nicchia con la statua in pietra leccese dell'Immacolata, è posto in asse col rosone dell'ordine superiore. L'interno, ad unica navata terminante nel presbiterio, ospita tre altari laterali in stile barocco. L'attiguo convento dei Conventuali, acquistato da privati dopo la soppressione avvenuta nel 1809, è adibito a civile abitazione.

[modifica] Chiesa e convento di Santa Chiara

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Chiesa di Santa Chiara (Nardò).

La chiesa e il convento di Santa Chiara, la cui data di fondazione risale al XIII secolo, rappresentano uno tra i più antichi complessi monastici del territorio pugliese. L'edificazione del Convento avvenne sui resti di una preesistente fortezza, di cui sono ancora visibili motivi di merlatura. Le successive esigenze di crescita della comunità resero necessari, nel corso del XVII secolo, alcuni lavori di ampliamento, durante i quali venne inglobata, all'interno del complesso, l'attigua chiesetta di San Giovanni Battista, il cui portale è ancora visbile lungo il perimetro del monastero. Subì danni rilevanti con il terremoto del 1743.
La chiesa fu innalzata ex novo tra il XVII e il XVIII secolo. La facciata divisa in due ordini da un cornicione e terminante con un frontale curvo, presenta alcuni richiami classicistici che la rendono dissimile dalle coeve esperienze realizzate in città. L'interno è a navata unica, con tre cappelle poco profonde in ciascun lato ospitanti altari barocchi. Un grande arco trionfale introduce al presbiterio rettangolare decorato con paraste dipinte a marmi policromi.

[modifica] Chiesa della Madonna del Carmine

Chiesa Madonna del Carmine
Chiesa di Santa Maria della Purità
Chiesa di San Giuseppe
Chiesa di San Trifone
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Chiesa della Madonna del Carmine (Nardò).

La chiesa della Madonna del Carmine, con l'annesso convento, rappresenta uno dei maggiori complessi monastici della città. Il documento più antico che attesta l'esistenza della chiesa, dedicata inizialmente all'Annunziata, è datato 1460. L'edificio subì varie fasi di ristrutturazione a partire dal 1532, a causa dei danneggiamenti provocati dall'assedio francese, fino al 1743, in seguito al terremoto.
La facciata presenta motivi del periodo romanico. L'ordine inferiore è caratterizzato da un protiro che sovrasta il portale d'ingresso affiancato da due leoni in atteggiamento feroce. Al periodo cinquecentesco risalgono le statue dell'Angelo nunziante e della Madonna Annunziata, poste nelle nicchie, e i motivi ad archetti pensili con peduccio decorato che cingono il prospetto principale e laterale. L'interno, completamente decorato con stucchi barocchi, si sviluppa longitudinalmente, ritmato da sei arcate su pilastri e concluso da un vano presbiteriale quadrangolare che accoglie il coro. Due navate laterali ospitano gli altari dedicati alla Trinità, alla Madonna del Carmine, a Sant'Eligio, al Crocifisso, a Santa Caterina d'Alessandria, al Sacro Cuore e all'Annunciazione.

[modifica] Chiesa di Santa Maria della Purità

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Chiesa di Santa Maria della Purità (Nardò).

La chiesa di Santa Maria della Purità fu edificata per volontà del nobile vescovo Antonio Sanfelice (1708-1736), unitamente all'attiguo istituto per l'educazione delle giovani fanciulle a rischio. Essa fu realizzata tra il 1710 e il 1724 secondo i disegni e i modelli dell'architetto Ferdinando Sanfelice, fratello del vescovo.
La facciata, di ispirazione borrominiana, è modulata dalla alternanza di superfici concave e convesse, enfatizzate da modanature, ed è ricca di elementi decorativi tratti dal repertorio napoletano dell'epoca. L'interno si sviluppa su una pianta a croce greca, con bracci molto corti, evidenziati da quattro paraste, che incorniciano tre cappelloni, voltati a botte e decorati con esuberanti motivi a stucco; nell'intersezione della croce si eleva una grande cupola. Di particolare rilievo artistico è l'altare maggiore in marmo policromo sovrastato dalla tela raffigurante la Madonna tra Santi. Ai piedi dell'altare si trova la sepoltura del vescovo Sanfelice. Nei bracci laterali trovano posto le tele di San Nicola tra Santi e del Martirio di San Gennaro, opere superstiti dei distrutti altari barocchi.

[modifica] Chiesa di Sant'Antonio da Padova

La chiesa di Sant'Antonio da Padova risale al 1499 e fu costruita sui resti di una sinagoga; sorge infatti nello storico quartiere ebraico denominato La Giudecca. Il semplice prospetto in pietra leccese, diviso in due ordini da un cornicione, contrasta con la sfarzosità delle decorazioni barocche dell'interno. L'edificio, ad una sola navata, presenta un articolato soffitto ligneo a cassettoni e pregevoli altari ospitanti tele e statue cinque-seicentesche, come la statua in legno di Sant'Antonio da Padova (opera di Stefano da Putignano 1514) e il gruppo scultoreo della Crocifissione (opera del XVII secolo di scuola veneziana). Dietro l'altare maggiore è collocato il cenotafio del 1545 eretto in memoria di Belisario e Giovanni Bernardino Acquaviva. Adiacente alla chiesa sorgeva il convento dei frati minori di cui sopravvive attualmente solo il chiostro.

[modifica] Chiesa di San Giuseppe Patriarca

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Chiesa di San Giuseppe Patriarca (Nardò).

La chiesa di San Giuseppe Patriarca, edificata nel 1758, sorge sul luogo di una chiesa preesistente costruita tra il XVI e il XVII secolo, di modesta dimensione. L'edificio risente molto dell'influsso del panorama architettonico leccese, in particolare della chiesa di San Matteo e della sua facciata a tamburo, di chiara derivazione borrominiana.
Presenta un prospetto composto da un grande e slanciato avamposto a semicerchio, con nel mezzo un'artistica finestra e l'iscrizione De Domo David, il motto della confraternita che regge la chiesa: a sinistra si eleva un piccolo campanile. L'interno presenta una pianta ottagonale valorizzato da un pregevole bassorilievo rappresentante la Fuga in Egitto e da tre altari barocchi con grandi tele raffiguranti San Giuseppe, nel maggiore, Sant'Apollonio in quello di destra, Sant'Oronzo, in quello di sinistra. Due altri quadri su tela, posti su colonne, raffigurano il Beato Transito e lo Sposalizio di San Giuseppe. Accanto alla chiesa vi è l'oratorio e sala riunioni della Confraternita, con un altare dedicato al SS. Crocefisso, con una croce di legno e simulacro di Gesù Crocifisso, San Giovanni Evangelista e la Maddalena ai piedi.

[modifica] Chiesa di San Trifone

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Chiesa di San Trifone (Nardò).

La chiesa di San Trifone fu eretta agli inizi del XVIII secolo per volontà della popolazione che devotamente si rivolse al santo per la liberazione delle campagne dalla piaga dell'invasione dei bruchi. L'edificio presenta una facciata moderatamente plastica arricchita da lesene corinzie e da nicchie. L'interno, a navata unica, è scandito da quattro pilastri a sezione rettangolare per ogni lato, sormontati da archi a tutto sesto, al centro dei quali si aprono tre finestre per parte. L'area presbiteriale ospita l'unico altare della chiesa dedicato a San Trifone Martire, raffigurato nella pala opera del pittore napoletano Nicola Russo.
Subito dopo la costruzione della chiesa, fu istituita la confraternita di San Trifone che ricevette il regio assenso di Ferdinando IV il 16 novembre 1798, e da allora officia la chiesa dedicata al martire.

[modifica] Chiesa di Santa Teresa

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Chiesa di Santa Teresa (Nardò).
Chiesa di Santa Teresa

La chiesa di Santa Teresa, con l'annesso convento, è un complesso monastico realizzato in due momenti differenti della storia della città. Il monastero fu edificato nel 1699 per volontà di Suor Teresa Adami di Nardò che, vestito l'abito dei Carmelitani, lo diresse per molti anni come superiora. Passati cinquant'anni dalla fondazione, le suore promossero l'erezione della chiesa dedicata a Santa Teresa di Gesù, in ricordo della loro fondatrice. La chiesa fu consacrata il 10 novembre 1769.
La fabbrica è molto articolata, a partire dalla facciata esterna costruita intorno al 1750, modulata secondo due ordini sovrapposti che si ripetono anche nelle due ali concave che contengono la scalinata.
L'interno è a navata unica e su ogni parete si aprono le cappelle incorniciate, entro le estremità concave, da paraste. La volta a crociera è ricca di altorilievi a stucco, così come tutto l'apparato decorativo dell'interno. Sono presenti tre altari: quello maggiore conserva la pala raffigurante l'Estasi di Santa Teresa, i due laterali ospitano le tele di Santa Teresa con San Giuseppe e di San Giovanni della Croce.

[modifica] Cripta di Sant'Antonio Abate

Situata in aperta campagna, la Cripta di Sant'Antonio Abate risale al XII secolo. Si presenta a navata unica rettangolare preceduta da un nartece scoperto. Le pareti interne accolgono una ricca decorazione pittorica di stile bizantino databile al XIII secolo ma in parte sbiadita. Le raffigurazioni presenti furono realizzate in un unico momento e dallo stesso pittore. Sono raffigurati San Francesco d'Assisi, l'Annunciazione, Sant'Antonio Abate, una Madonna col Bambino, la Crocifissione, un Cristo Pantocratore, San Pietro, San Nicola, San Giorgio, San Demetrio e San Giovanni Battista.

[modifica] Altre strutture religiose

  • Chiesa Santa Maria Incoronata con annesso convento (XVI secolo)
  • Chiesa San Francesco da Paola (XVIII secolo)
  • Chiesa San Giovanni Battista (XVII-XVIII secolo)
  • Chiesetta di Santa Croce (XVIII secolo)
  • Chiesa di Santa Maria della Rosa (XVII secolo)
  • Chiesetta di San Lorenzo (XVII secolo)
  • Chiesa Santi Medici Cosimo e Damiano (XVI secolo)
  • Tempio de L'Osanna (1603)

[modifica] Architetture civili

[modifica] Sedile

Sedile
Palazzo del Tribunale

Il Sedile si affaccia sulla centralissima Piazza Salandra e costituisce l'edificio più antico. La sua costruzione è correlata alla fondazione dell'Università neretina, sorta nel periodo di ripresa socio-economica legato al casato della famiglia Acquaviva (seconda metà del XV secolo). Di impianto senza dubbio rinascimentale, il sobrio volume parallelepipedo, formato da arcate a tutto sesto, fu arricchito da contaminazioni rococò (alla fine del XVII secolo) nel fastigio superiore con le statue di San Gregorio Armeno, al centro, San Michele Arcangelo e Sant'Antonio da Padova ai lati.
Ancora alla fine del XVII secolo, al suo interno, erano conservati i dipinti su tela dei santi protettori dell'epoca: la Vergine Incoronata con San Michele, San Gregorio Armeno e Sant'Antonio da Padova.

[modifica] Teatro Comunale

Il Teatro Comunale di Nardò fu edificato sul finire del XIX secolo su progetto dell'ingegnere Quintino Tarantino. Fu inaugurato nel 1909 con la messa in scena dell'opera Mefistofele di Arrigo Boito. Nonostante la funzionalità della struttura non fu costante, l'attività svolta fu intensa e venne anche utilizzato come sala da musica e da ballo in quanto, grazie al sistema di carrucole progettate dal Tarantino, la platea veniva sollevata fino all'altezza del palco. Nel 2006 sono stati completati i lavori di adeguamento alle norme antincendio, che hanno visto protagonisti gruppi di progettazione e maestranze locali. I paramenti tessili, in particolare, sono stati realizzati da un noto artigiano specializzato nell'arredo di spazi culturali, Agostino Indennitate. La cerimonia di inaugurazione fu affidata al celebre Maestro Francesco Libetta, che coinvolse Carla Fracci, Franco Battiato, Salvatore Cordella, Gianni Calignano ed i danzatori del Balletto del Sud.

[modifica] Palazzo dell'Università

Il Palazzo dell'Università, o di Città, risale alla fine del XVI secolo e fu edificato per ospitare le autorità civili, ossia il Sindaco dei Nobili e quello del Popolo. Costruito tra il 1588 e il 1612, venne rifatto dopo il terremoto del 1743. Il nuovo edificio, completato nel 1772, presenta un'elegante facciata in stile trado barocco ed è diviso in due ordini: l'ordine inferiore è caratterizzato da un portico sostenuto da sette colonne; quello superiore, scandito da lesene e decorato con motivi floreali e piccole mensole, ospita quattro finestre e un ampio balcone. Sul lato destro si innalza la torre dell'orologio.
Il palazzo ha ospitato gli uffici municipali fino al 1934, anno in cui furono trasferiti presso il Castello Acquaviva. Il Palazzo ha ospitato anche il Tribunale Ordinario di Lecce, Sezione distaccata di Nardò.

[modifica] Masserie

Tantissime sono le masserie, fortificate e non, disseminate su tutto il territorio comunale; alcune di queste sono[10]:

  • Masseria Abate Cola
  • Masseria Agnano
  • Masseria Ascanio
  • Masseria Bellanova (XV secolo)
  • Masseria Brusca con torri colombaie
  • Masseria Carignano Grande (XV secolo)
  • Masseria Carignano Piccola
  • Masseria Castelli Arene
  • Masseria Cicco Gatto
  • Masseria Console (XV-XVII secolo)
  • Masseria Corigliano
  • Masseria Corsari (XV secolo)
  • Masseria Corte Vetere
  • Masseria Donna Menga
  • Masseria Giudice Giorgio
  • Masseria Ingegna
  • Masseria La Grande
  • Masseria Le Stanzie
  • Masseria Le Tagliate
  • Masseria Li Pagani
  • Masseria Manieri D’Arneo
  • Masseria Nucci (XV-XVI secolo)
  • Masseria Olivastro o Ogliastro
  • Masseria Pantalei (XV secolo)
  • Masseria Puzzovivo
  • Masseria Roto Galeta (XVI secolo)
  • Masseria Santa Chiara
  • Masseria Sciogli (XV-XVI secolo)
  • Masseria Termide
  • Masseria Torre del Cardo
  • Masseria Torre Mozza
  • Masseria Torre Nova
  • Masseria Torsano
  • Masseria Trappeto (XVI secolo)

[modifica] Ville

  • Villa Saetta (1892)
  • Villa Vescovile (1755)
  • Villa Taverna (seconda metà XVIII secolo)
  • Villa Vaglio (fine XIX secolo)
  • Villa Massa (inizi XX secolo)
  • Villa Maria Cristina (1920-1930)
 
  • Villa Personè (1910)
  • Villa Venturi (ricostruita nel 1927 sull'impianto di un edificio ottocentesco)
  • Villa Del Prete (1912)
  • Villa G. Zuccaro oggi De Mitri (1928)
  • Villa Muci oggi Fonte (1896)

[modifica] Architetture militari

[modifica] Castello Acquaviva

Castello

Le prime notizie sul castello risalgono alla seconda metà del XV secolo, quando la sua edificazione segnò il passaggio dalla dominazione angioina a quella aragonese, che in città coincise con l'affermazione della famiglia Acquaviva. La struttura fu opera dell'architetto Giulio Antonio Acquaviva, duca di Atri e allievo di Francesco di Giorgio Martini. Probabilmente l'edificio fu concepito come ampliamento di una costruzione precedente, e si caratterizzò con un impianto quadrangolare cinto da mura e circondato da un profondo fossato. Il maniero era completato agli spigoli da quattro massicci torrioni a mandorla sporgenti; uno dei quali fu poi fatto ricostruire dal Guercio di Puglia dopo la rivoluzione neretina del 1647 scoppiata in concomitanza con la rivolta popolare di Napoli guidata da Masaniello; sicuramente tutto l'edificio si sviluppava su quattro livelli in cui erano distribuite circa 49 stanze.
Il Castello perse parte della sua consistenza quando fu oggetto di un decisivo rimaneggiamento che lo portò alla trasformazione in residenza civile della famiglia Personè tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo, su progetto dell'ingegnere Generoso De Maglie di Carpignano Salentino. Di mirabile fattura rimangono i cornicioni della parte più alta delle torri, lievemente aggettanti, che poggiano su piccoli beccatelli a mensola. Anche la facciata principale, decorata con motivo a bugnato, è frutto del rimaneggiamento ottocentesco, e caratterizza oggi l'aspetto definitivo di questo ormai nobile palazzo che ospita la sede del Municipio.

[modifica] Torri costiere

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Torri costiere del Salento.

[modifica] Aree naturali

[modifica] Parco di Porto Selvaggio e Palude del Capitano

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Parco di Porto Selvaggio e Palude del Capitano.

Il Parco, istituito con Legge Regionale n.6 del 15 marzo 2006, si estende su 1.122 ettari e ricade interamente nel comune di Nardò. Comprende 300 ettari di zona pinetata attrezzata e circa 7 chilometri di costa rocciosa e frastagliata. Nella parte settentrionale si estende il sito di interesse comunitario della Palude del Capitano, uno specchio d'acqua alimentato da acque dolci sorgive e da acque salmastre ospitante numerose specie di animali acquatici e rarissime specie vegetali come la Sarcopoterium Spinosum, comunemente conosciuta con il nome di Spinaporci.
Nel Parco ricadono anche i Siti di Interesse Comunitario "Torre Uluzzo" e "Torre Inserraglio" e numerose aree di interesse storico, archeologico, paleontologico e paesaggistico come le torri costiere, le masserie di Torre Nova e dell'Alto (quest'ultima sorta nel XVI secolo sui resti di un antico monastero italo-greco e poi benedettino fondato nel 1125 e di cui resta la chiesa, rimaneggiata in epoca barocca, che conserva ancora un affresco della Madonna col Bambino), le grotte emerse e sommerse, il pianoro di Serra Cicora con i reperti risalenti al periodo neolitico e la località Frascone in cui i recenti scavi hanno evidenziato un insediamento di età romana imperiale[11].

[modifica] Società

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Etnie e minoranze straniere

Al 31 dicembre 2009 a Nardò risultano residenti 400 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono:[12]

Diffusione del dialetto salentino
Regione ecclesiastica della Puglia

[modifica] Lingue e dialetti

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce dialetto salentino.

Il dialetto parlato a Nardò è il dialetto salentino nella sua variante centrale che corrisponde al dialetto leccese. Il dialetto salentino si presenta carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori che si sono susseguite nei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli.

[modifica] Religione

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Diocesi di Nardò-Gallipoli.

Nardò è sede della Diocesi di Nardò-Gallipoli (in latino: Dioecesis Neritonensis-Callipolitana) suffraganea dell'Arcidiocesi Metropolita di Lecce appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. È attualmente retta dal vescovo Mons. Domenico Caliandro.

La diocesi nacque il 30 settembre 1986 quando alla diocesi di Nardò, eretta il 13 gennaio 1413, fu unita la diocesi di Gallipoli, che era stata eretta nel VI secolo.

[modifica] Cultura

[modifica] Istruzione

Oltre a diverse scuole dell'obbligo, Nardò ospita quattro scuole superiori:

  • l'I.I.S.S. "Galileo Galilei" con sezioni di liceo classico, scientifico e socio-psico-pedagogico;
  • l'Istituto Tecnico "Ezio Vanoni" con sezione commerciale e per geometri;
  • l'Istituto Professionale " N. Moccia" con gli indirizzi Alberghiero, Abbigliamento e Moda, Industria e Artigianato, Meccanico, Termico e Servizi Sociali;
  • l'Istituto d'Arte,

Vi hanno inoltre sede l'Istituto di Scienze Religiose "San Gregorio Armeno", la scuola superiore di musica "Armonium", l'Università della terza età UNITRE e l'Università degli Studi "Guglielmo Marconi".[senza fonte]

[modifica] Musei

  • Museo della Memoria e dell'Accoglienza, (primo museo in Italia che raccolga testimonianze dei deportati ebrei, II° guerra Mondiale)
  • Museo del Mosaico Oggi (fondazione Fernanda Tollemeto)
  • Museo Diocesano
  • Museo Didattico (G.S.N. Gruppo Speleologico Neretino)
  • Museo della Civiltà Contadina e delle Tradizioni Popolari - Nardò Sparita

[modifica] Cucina

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Cucina salentina.

[modifica] Vini

[modifica] Cinema

La città di Nardò ha ospitato il set di alcuni film, tra i quali:

[modifica] Personalità legate a Nardò

[modifica] Geografia antropica

Costa di Santa Maria al Bagno

[modifica] Frazioni

[modifica] Economia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Economia della Puglia.

I settori tradizionali dell'economia neretina sono:

  • l'agricoltura: ulivo, frantoi, Oleificio Cooperativo "Riforma Fondiaria" e l'olio d'oliva, la vite con uva da tavola, da taglio e da vino, Cantina Sociale Cooperativa con i vini pregiati locali, e la produzione di pomodori, patate, angurie, meloni, primizie e ortaggi tradizionali; e l'allevamento del bestiame in particolare ovini e la produzione di formaggi locali;
  • l'artigianato: lavorazione della pietra di Carparo, del vetro e dell'arredamento;
  • l'edilizia;
  • l'industria meccanica, uno scatolificio e la produzione di segnaletica, tessile, un'azienda di articoli religiosi che esporta in tutto il mondo (Gorgoni Plastek);
  • il turismo si è sviluppato molto, grazie alla accresciuta qualità ambientale e alla pregiata ed incantevole costa, alla bellezza di luoghi e dei paesaggi tipici dell'entroterra salentino ricchi di storia, alla cura dei centri storici e delle marine, e con infrastrutture turistiche di alto livello ed attrattive per i giovani; questo comparto sta assumendo un posto rilevante nell'economia locale ed ha ancora significative potenzialità da sviluppare e margini di crescita.
  • il commercio con le sue caratteristiche botteghe storiche dove possono essere acquistati i prodotti tipici del Salento, sia alimentari che artigianali.

C'è poi una grande pista di collaudo autovetture della Prototipo (Ex-FIAT). La pista è di forma circolare, adatta per prove ad alta velocità di lunga durata.

[modifica] Turismo

Nardò ha un territorio vasto e diversificato ed una presenza importante e molto qualificata nel turismo italiano e salentino, con le sue marine d'eccellenza che da Santa Maria al Bagno, passando da Santa Caterina, Porto Selvaggio e Palude del Capitano (col Parco Naturale Regionale) e Torre dell'Inserraglio, arrivano fino a Sant'Isidoro (con spiagge con bassi fondali a sabbia chiara e finissima, ed il nuovo villaggio turistico). A parte il fascino della costa e della natura, che hanno in Porto Selvaggio con le sue insenature e le sue pinete mediterranee ricche di biodiversità caratteristiche uniche, il nuovo centro turistico di Torre Inserraglio offre ogni possibile attrattiva turistica esaltando ambiente (mare, scogliera bassa, torre storica, ulivi antichi e palme), sport, accoglienza (alberghi, residences e case private), cucina locale, soggiorno d'avanguardia e d'elevata qualità, con un clima che per tutto l'anno è gradevolissimo ed in estate per tutti e quattro i mesi il sole ha la prevalenza e garantisce un soggiorno piacevole e favorevole ai bagni marini. Nel 2007, 2008, 2009 e nel 2010 la città ha conseguito il prestigioso riconoscimento delle cinque vele di Legambiente per il grande rispetto dell'ambiente, con l'istituzione del Parco di Porto Selvaggio e Palude del Capitano, del Parco Marino Protetto, per la lotta all'abusivismo edilizio e per la depurazione delle acque e per il turismo eco-compatibile.

[modifica] Infrastrutture e trasporti

[modifica] Strade

  • Strada statale 101 Salentina di Gallipoli, con diversi svincoli a servire Nardò e la sua Zona Industriale.
  • SP 17A per Copertino
  • SP 19 per ss 101 km 18,7
  • SP 359 (dir Nord Ovest) poi SS 174 per Avetrana
  • SP 115 per Leverano
  • SP 359 (dir Sud-Est) per Galatone

[modifica] Ferrovie

Nardò è servito da due stazioni ferroviarie delle FSE (Ferrovie del Sud Est) la stazione Nardò Città e la stazione Nardò Parco Sud che lo mettono in comunicazione con il Salento e con la stazione di Lecce, attraverso la quale si realizza l'interconnessione con la rete nazionale delle Ferrovie (RFI).

[modifica] Aeroporti

Nardò è servita da due vicini aeroporti:

  • Brindisi-Casale, distante 70 km e collegato tramite la SS 613 Brindisi-Lecce, una superstrada di buona scorrevolezza e raramente congestionata.
  • Taranto-Grottaglie, distante 75 km che si percorrono in un'ora circa lungo la cosiddetta Strada Avetrana, stretta e a non bassissimo tasso di incidentalità. I progetti di sviluppo del Grande Salento ne prevedono tuttavia la riqualificazione.

[modifica] Piste

Nei pressi della città di Nardò è presente una pista per effettuare vari test su auto, moto e camion. Realizzata negli anni cinquanta come pista di collaudo della FIAT, è oggi proprietà di un consorzio di privati internazionali. Viene utilizzata soprattutto per sperimentare nuove soluzioni da parte delle case automobilistiche, prove di durata, di velocità massima, di rumorosità e di consumo. La pista principale ha una forma perfettamente circolare con un diametro di 4 km ed una circonferenza di 12,5 km, la carreggiata è inclinata in modo da non rendere necessario l'uso del volante fino alla velocità di 240 km/h Ad essa si è aggiunto, nel 2008, il tracciato handling lungo 6222 metri, con 16 curve[13].

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Marcello Risi (centrosinistra) dal 30/05/2011 (1º mandato)
Indirizzo della casa comunale: Piazza Cesare Battisti, 2

[modifica] Gemellaggi

La città è gemellata con:

[modifica] Sport

La principale squadra di calcio della città è la Nuova Nardò Calcio che milita nel campionato di Serie D; la squadra disputa le sue gare interne allo Stadio Comunale Giovanni Paolo II. Squadre di volley e basket, maschili e femminili, militano nelle serie pugliesi dei campionati di categoria e per disputare gli incontri viene utilizzato il "Tensostatico" di via Giannone.Tra le società pallavolistiche più importanti come la Dream Team Volley Nardò, spicca la nuova società la Esseti Pallavolo Nardò fornita di un eccellente settore giovanile e di tecnici di esperienza. Inoltre in città vi è una squadra di TennisTavolo, l'O.M.D.P TT Nardò che milita in serie D2 girone E, anch'essa fornita di un ottimo settore giovanile. La città però paga lo scotto della cronica carenza di impianti sportivi che frenano le attività agonistiche.

A Nardò è presente la prima associazione sportiva di Triathlon nel Salento (A.P.D. Messapia Salento) che nel 2006 organizzò il 1º Triathlon del Salento a Santa Maria al Bagno. Con la presidenza di Gianni Casaluce vi sono state altre due edizione con un folta presenza di atleti professionisti provenienti da tutta Italia. La manifestazione è giunta alla sua 8º Edizione.

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Note

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 settembre 2011.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, pp. 151. Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Dato Istat al 30/09/2011
  4. ^ [1] D.P.C.M. 11 novembre 1952
  5. ^ Clima e dati geografici del comune su Comuni Italiani.it. URL consultato il 12-01-2010.
  6. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani
  7. ^ In quel tempo il geografo arabo Edrisi compilò la mappa e il libro con la descrizione delle città del Regno di Sicilia, e in esso comprendeva Nardò.
  8. ^ Di questo periodo è la nascita del concetto di "Universitas", intesa come istituzione aristocratica a carattere consultivo, subordinato al reggente.
  9. ^ www.quirinale.it, 25 gennaio 2005
  10. ^ [2] Masserie e siti architettonici della Terra d'Arneo
  11. ^ [3] Sito del Parco
  12. ^ Dati Istat
  13. ^ Pista di Nardò - ORA È PRONTA ANCHE PER LA F.1 - Quattroruote

[modifica] Bibliografia

  • L. A. Montefusco, Le successioni feudali in Terra d'Otranto, Istituto Araldico salentino, Lecce, 1994
  • De Pascalis Donato G., Nardò. Il centro storico, Besa, 2001
  • (AA.VV.): Salento. Architetture antiche e siti archeologici - Edizioni del Grifo, 2008
  • M. Cazzato, Guida ai castelli Pugliesi 1. La provincia di Lecce, Congedo editore, Martina Franca, 1997
  • C. D. Poso, Il Salento normanno. Territorio, istituzioni, società, Itinerari di ricerca storica, Galatina, 1988

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