Musulmano

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Preghiera al Cairo, dipinto da Jean-Léon Gérôme.

L'aggettivo musulmano (sempre meno usata la grafia mussulmano), o islamico, si riferisce a persone o cose attinenti alla religione islamica.

Il sostantivo musulmano - che identifica una persona che segue la religione islamica, "devoto a Dio" o "sottomesso a Dio" - deriva dal nome verbale arabo muslim (plurale: muslimūn / īn), ossia "sottomesso (a Dio)". In lingua persiana il sostantivo è identico all'arabo, mentre al plurale diventa muslimān. La radice di riferimento (comune a tutte le lingue semitiche) è s-l-m, che esprime il concetto di "salvare, pacificare".

In lingua italiana, esiste anche il termine più antico maomettano (oggi meno utilizzato), che non è sinonimo di "musulmano", essendo semmai possibile utilizzarlo per riferirsi alla personalità e agli insegnamenti strettamente propri del Profeta Maometto. Probabilmente il termine è stato creato sul calco della parola cristiano, ma esso acquista un significato involontariamente offensivo per i musulmani, visto che secondo la loro fede il messaggio del Corano va ricondotto direttamente a Dio (Allāh) e non al Suo profeta, Maometto (Muhammad), che è considerato un semplice uomo, anche se privilegiato in quanto detentore del carisma profetico.

Il termine musulmano è dunque sia un sostantivo, sia un aggettivo (ad esempio: i musulmani credono nella missione profetica di Maometto, ovvero, i paesi musulmani).

Il termine islamico, originariamente solo un aggettivo (ad esempio: i valori islamici), per l'insistente uso proposto in questo senso dai mass media, ha cominciato ad acquisire anche un valore sostantivale, indicando in maniera convenzionale gli appartenenti ai movimenti "fondamentalisti", più o meno militanti (ad esempio "gli islamici di al-Qāʿida", o gli appartenenti ai gruppi del jihad islamico). Per costoro, semmai, avrebbe più senso usare il termine "islamisti", malgrado esso indichi storicamente gli studiosi e i ricercatori di materie attinenti alla cultura islamica.

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

Nella storia si sono usati vari sinonimi per indicare i musulmani:

  • Arabi: il termine si riferisce alla componente etnico-culturale che ha fondato l'Islam nel VII secolo, ovvero la componente etnica beduina di chi è originario della Penisola araba. In seguito venne allargato a tutta la panetnia delle popolazioni che parlano la lingua araba. Sebbene i non arabi rappresentino il 75%[1] dei fedeli musulmani, si tende ad operare una perfetta equivalenza fra costoro e i musulmani in genere, compiendo il medesimo errore di chi usasse come sinonimi i termini "popolazione latine"[2] e "cristiani".
  • Islamici: da Islam (aggettivo trasformato sempre più spesso in sostantivo dai media, specialmente dopo l'attentato dell'11 settembre 2001, atto a identificare i seguaci del cosiddetto fondamentalismo islamico).
  • Maomettani: termine ormai desueto per indicare i seguaci di Maometto. Tale vocabolo è stato abbandonato per il più corretto "musulmani", dal momento che, secondo tali fedeli, la religione islamica non ha ontologicamente nulla a che fare con la figura umana di Maometto, che ebbe da Dio il "semplice" incarico di riferire all'umanità il suo messaggio.
  • Saraceni o agareni: mentre il primo termine è di oscura etimologia, il secondo deriva dalla volontà medievale di operare quello che si chiama un "ipercorrettismo". Si pensò infatti di sostituire il termine "saraceno" con quello "agareno" per riferirsi ai musulmani, credendo maggiormente appropriato riservare semmai ai soli ebrei il primo sostantivo, sulla scorta del dato fantasioso che il sostantivo significasse "figli di (Abramo e di) Sara", usando per i musulmani il secondo sostantivo, che altrettanto fantasiosamente s'immaginò potesse significare "discendenti di (Abramo e di) Agar".
  • Mori: da mauri, cioè genti della Mauretania, con riferimento alle popolazioni arabo-berbere dell'Ifriqiya (Nordafrica) che costituirono la maggioranza delle truppe che conquistarono la Spagna nell'VIII secolo e la Sicilia nel IX.
  • Turchi: dalla maggiore potenza islamica, l'Impero ottomano, che comprendeva tutta la Turchia e buona parte del bacino del Mediterraneo. È un termine usato spesso nella lingua letteraria ottocentesca, come ad esempio nell'opera lirica. Si veda ne "L'Italiana in Algeri", dove si parla sempre di Turchi anche laddove sarebbe semanticamente scorretto, o Il Turco in Italia di Rossini:
« In casa mia non vo turchi né italiani; o mi scappa qualche cosa dalle mani! »

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) nome Margaret Kleffner Nydell, Understanding Arabs: a guide for modern times, 4ª ed., Intercultural Press, 2006, ISBN 1-931-93025-2. URL consultato il 2013-09-22. e (EN) Tracy Miller, Mapping the Global Muslim Population: A Report on the Size and Distribution of the World’s Muslim Population (PDF), Pew Research Center, ottobre 2009. URL consultato il 2013-09-19.
  2. ^ Da un punto di vista linguistico ed anche etnico il termine "popolazioni latine" si riferisce alle popolazioni che parlano lingue derivate dal latino, ma il paragone fa riferimento al fatto che, fino a pochi decenni fa, i cristiani usavano ai fini liturgici la lingua latina, così come tutt'oggi i buoni musulmani imparano la lingua araba per recitare le preghiere canoniche e per ogni altra ritualità che preveda l'impiego di giaculatorie o espressioni arabe.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ralph Elger (a cura di), Piccolo dizionario dell'islam, Torino, Einaudi, 2002.
  • Alessandro Bausani, L'Islam, Milano, Garzanti, 1980 (successive ristampe)
  • Michelangelo Guidi, "La religione dell'Islam", in Storia delle religioni diretta da P. Tacchi Venturi, VI ed. rifatta e ampliata, 1970-71 (vol. V, pp. 1–177)
  • Felix M. Pareja-A. Bausani, Islamologia, Roma, Orbis catholicus,1950.

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