Movimento dei Comunisti Unitari

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Movimento dei Comunisti Unitari
Leader Famiano Crucianelli
Stato Bandiera dell'Italia Italia
Fondazione 14 giugno 1995
Dissoluzione 14 febbraio 1998
Sede via della Colonna Antonina, 41 - Roma
Partito
Ideologia Socialismo democratico
Collocazione Sinistra
Coalizione L'Ulivo
Partito europeo
Gruppo parlamentare europeo
Affiliazione internazionale
Seggi massimi Camera 16
(massimo raggiunto nel 1995)
Seggi massimi Senato 3
(massimo raggiunto nel 1995)
Seggi massimi Europarlamento 2
(massimo raggiunto nel 1994)
Seggi massimi Consiglio regionale
Testata Cominform
Organizzazione giovanile
Iscritti
Colori
Sito web

Il Movimento dei Comunisti Unitari (MCU) era un partito politico italiano di ispirazione comunista.

Fu fondato il 14 giugno 1995 scindendosi dall'ala destra del Partito della Rifondazione Comunista.

Alla sua guida si posero Lucio Magri e Famiano Crucianelli, quest'ultimo già capogruppo alla Camera del PRC e poi coordinatore nazionale del neonato partito.

Il 14 febbraio 1998 cofondò i Democratici di Sinistra confluendovi[1][2].

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Le origini: dal PdUP al PRC (1984-1991)

I dirigenti e i parlamentari che parteciparono alla scissione provenivano per la maggior parte dal vecchio Partito di Unità Proletaria per il Comunismo[3], confluito nel Partito Comunista Italiano nel 1984 e poi nel 1989-1991 tra gli oppositori alla "svolta della Bolognina" di Achille Occhetto che trasformò lo stesso PCI in Partito Democratico della Sinistra.

All'interno del PRC l'area Magri degli ex-PdUP si alleava con la corrente di Armando Cossutta, nominando segretario Fausto Bertinotti, per sostituire il primo segretario nazionale, Sergio Garavini, costretto alle dimissioni nel giugno 1993[4].

[modifica] Il dissenso col PRC (1993-1995)

Dalle dimissioni di Garavini iniziò a maturare il dissenso dell'area verso la maggioranza del PRC che culminò durante il primo semestre del 1995, quando il PRC, ora guidato da Fausto Bertinotti, dovette scegliere che atteggiamento tenere verso il governo Dini.

Nel PRC la grande maggioranza è per il ritorno alle urne e il CPN decide di votare no al governo Dini[5]. Il 25 gennaio 1995 alla Camera Il PRC vota compatto contro il governo Dini[6][7].

Il 1º febbraio invece nel gruppo comunista al Senato, Umberto Carpi voterà la fiducia[8][9]. Per questo episodio, dieci giorni dopo Carpi sarà giudicato[10] e sospeso dal partito per sei mesi[11].

Per protesta contro questa decisione, il 16 febbraio Gianfranco Nappi e Martino Dorigo si dimettono dagli incarichi direttivi[12]. Il giorno dopo per solidarietà verso Carpi, Garavini si autosospende[13].

Il 21 febbraio 13 deputati comunisti sottoscrivono un documento contrario al presidente Cossutta. Il documento è firmato da Garavini, Vignali, Altea, Giulietti, Boffardi, Commisso, Calvanese, Sciacca, Scotto di Luzio, Dorigo, Bielli, Vendola e Nappi[14].

Il 7 marzo l'ala ribelle porta di nuovo i suoi voti al Senato per approvare la manovra economica bis di Dini. Il 16 marzo alla Camera si arriva al culmine: Dini pone la fiducia sulla manovra finanziaria che passa per 6 voti. Qui i 16 voti dei parlamentari del Prc dissidenti risultano decisivi[15][16].

Crucianelli è rimosso da capogruppo e sostituito il 30 marzo dal direttore di Liberazione Oliviero Diliberto (sostituito al giornale da Lucio Manisco)[17].

Il partito decide di non prendere provvedimenti disciplinari, ma chiede un «confronto» con l'ala ribelle[18].

[modifica] La scissione (1995)

Il confronto viene bruscamente interrotto il 14 giugno quando 25 dirigenti, tra cui 14 deputati, 3 senatori e 2 europarlamentari decidono di fuoriuscire dal PRC per dar vita al Movimento dei Comunisti per l'Unità, poi Comunisti Unitari[19].

I deputati Antonio Saia e Tiziana Valpiana, nonostante il dissenso, decidono di restare, mentre Garavini in luglio rende noto che pur ritenendo «giusto dimettersi da Rifondazione Comunista», non è d'accordo sul «costruire l'ennesimo gruppetto di comunisti»[20].

[modifica] Le politiche del 1996 e la partecipazione al governo

Il movimento si presentò alle elezioni politiche del 1996 all'interno delle liste del PDS e de l'Ulivo eleggendo complessivamente otto deputati (Angelo Altea, Bielli, Bolognesi, Crucianelli, Mauro Guerra, Nappi, Sciacca e Adriano Vignali)[21].

Partecipò al governo Prodi I con Rino Serri sottosegretario agli Esteri.

[modifica] La confluenza nei DS (1998)

Il 14 febbraio 1998 i Comunisti Unitari furono cofondatori (con PDS, Cristiano Sociali, Riformatori per l'Europa, Sinistra Repubblicana, Federazione Laburista e Agire Solidale) dei Democratici di Sinistra (DS).

Magri non aderì ai DS ritornando alla professione di giornalista per il Manifesto, dando vita alla Rivista del Manifesto. Neanche Lopez aderì ai DS tornando ad insegnare lingua e letteratura latina alla terza università di Roma.

[modifica] I Comunisti Unitari dopo il 1998

Gran parte degli altri ex-comunisti unitari ha fatto parte della corrente DS Sinistra DS-Per tornare a vincere capeggiata da Fabio Mussi e Giovanni Berlinguer (il "Correntone"). Luciano Pettinari, invece, è stato uno dei principali esponenti di un'altra area di minoranza, Sinistra DS-Per il socialismo, guidata da Cesare Salvi. Marida Bolognesi era infine esponente della maggioranza dei DS.

Con la confluenza dei DS nel Partito Democratico gli ex-MCU collocati nell'area sinistra abbandonarono il partito e parteciparono alla fondazione di Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo; Marida Bolognesi si impegnò invece nella costruzione dell'area A Sinistra.

Nel febbraio 2008 i principali esponenti di SD transitati per l'MCU passano nel PD (con l'eccezione di spicco di Pettinari) dando vita all'associazione Una Sinistra per il Paese per poi aderire al PD e fondare A Sinistra.

[modifica] Stampa

Come organi di stampa, l'MCU ha usato il settimanale Cominform e poi dal giugno 1998, dopo 117 numeri, Aprile che nel gennaio 2000, dopo 71 numeri, diverrà mensile e organo principale dell'area del Correntone e, poi, di SD e di Sinistra per il Paese.

[modifica] Coordinatori nazionali

[modifica] Note

  1. ^ Intervento di Famiano Crucianelli
  2. ^ Organismi politici dei Democratici di Sinistra
  3. ^ Con un "parlamentino" Rifondazione va verso il congresso
  4. ^ Cossutta, quella nostra falsa amicizia in nome del comunismo
  5. ^ BERTINOTTI VINCE ULTIMATUM AI DISSIDENTI
  6. ^ Sì a Dini, ma senza maggioranza assoluta
  7. ^ Esito della votazione per appello nominale sulla mozione di fiducia al Governo (pp. 7666-7672)
  8. ^ Dini passa al Senato, il Polo esce
  9. ^ Il comunista Carpi: esecutivo OK
  10. ^ Carpi: si dimetta il tribunale di Prc
  11. ^ Carpi, senatore di Rifondazione, sospeso per sei mesi. Bertinotti: con il si' al governo ha tradito i nostri iscritti
  12. ^ 'CHE ERRORE IL QUOTIDIANO DEL PARTITO'
  13. ^ Rifondazione, Garavini autosospeso E il vertice: il Pds vuole distruggerci
  14. ^ Il duello D'Alema Cossutta spacca Rifondazione
  15. ^ "Ci hanno spaccato Quirinale e Quercia"
  16. ^ RESOCONTO STENOGRAFICO 16/3/1995 (pp. 9328-9330)
  17. ^ RIFONDAZIONE 'NORMALIZZA'
  18. ^ BERTINOTTI: NIENTE PURGHE E DINI TELEFONA A MARIDA
  19. ^ Rifondazione, se ne vanno in venticinque e accusano Bertinotti: sei un massimalista
  20. ^ Garavini: no ai Comunisti unitari
  21. ^ DEPUTATI

[modifica] Bibliografia

  • Aldo Di Virgilio, Le alleanze elettorali. Identità partitiche e logiche coalizionali, in "Rivista italiana di scienza politica", vol. XXVI, n. 3, 1996, pp. 519-584.
  • Roberto D'Alimonte e Stefano Bartolini (a cura di), Maggioritario per caso. Le elezioni politiche del 1996, Bologna, Il mulino, 1997. ISBN 88-15-05786-2.
  • Valdo Spini, La rosa e l'ulivo. Per il nuovo partito del socialismo europeo in Italia, Milano, Baldini & Castoldi, 1998. ISBN 88-8089-483-8.
  • Mauro Fotia, Debole come una quercia. Il neoliberismo di sinistra, Bari, Dedalo, 1999. ISBN 88-220-6223-X.
  • Paolo Bellucci, Marco Maraffi, Paolo Segatti, PCI, PDS, DS. La trasformazione dell'identità politica della sinistra di governo, Roma, Donzelli, 2000. ISBN 88-7989-547-8.
  • Domenico Carzo (a cura di), I Media e la polis. La costruzione giornalistica delle campagne elettorali amministrative, Milano, Angeli, 2001. ISBN 88-464-2810-2.
  • Pierluigi Battista, Parolaio italiano, Milano, Rizzoli, 2003. ISBN 88-17-87204-0.
  • Simone Bertolino, Rifondazione comunista. Storia e organizzazione, Bologna, Il mulino, 2004. ISBN 88-15-09917-4.
  • Armando Cossutta, con Gianni Montesano, Una storia comunista, Milano, Rizzoli, 2004. ISBN 88-17-00430-8.
  • Tullio Grimaldi, Le mie scissioni. Inseguendo il fantasma del comunismo, Roma, Memori, 2007. ISBN 9788889475164.
  • Marco Rizzo, Perché ancora comunisti. Le ragioni di una scelta, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2007. ISBN 9788860733290.
  • Piero Ignazi, Partiti politici in Italia, Bologna, Il mulino, 2008. ISBN 9788815125309.

[modifica] Collegamenti esterni

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