Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale
| Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale | |
|---|---|
| Segretario | Giacinto Trevisonno, Giorgio Almirante, Augusto De Marsanich, Arturo Michelini, Gianfranco Fini, Pino Rauti |
| Presidente | Gino Birindelli, Pino Romualdi, Nino Tripodi, Alfredo Covelli, Giorgio Almirante, Alfredo Pazzaglia, Cesco Giulio Baghino |
| Stato | |
| Fondazione | 26 dicembre 1946 |
| Dissoluzione | 27 gennaio 1995 |
| Sede | Via Quattro Fontane 22, poi Via della Scrofa 43, Roma |
| Ideologia | Neofascismo, Terza via, Socialismo nazionale, Anticomunismo, Anticapitalismo, Nazionalismo. |
| Collocazione | Destra |
| Coalizione | Polo del Buon Governo (1994) |
| Partito europeo | Non Iscritti (1979-1984) GDE (1984-1989) Non Iscritti (1984-1994) |
| Seggi massimi Camera | 56 (massimo raggiunto nel 1972) |
| Seggi massimi Senato | 26 (massimo raggiunto nel 1972) |
| Seggi massimi Europarlamento | 11 (massimo raggiunto nel 1994) |
| Testata | Il Secolo d'Italia |
Il Movimento Sociale Italiano (dal 1972: Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale) è stato un partito politico di estrema destra fondato il 26 dicembre 1946 da reduci della Repubblica Sociale Italiana (come Giorgio Almirante, Pino Romualdi) ed ex esponenti del regime fascista (come Arturo Michelini e Biagio Pace). Il simbolo del partito fu scelto nel 1947: la "fiamma tricolore", emblema degli "arditi" della prima guerra mondiale. Il partito si sciolse il 27 gennaio 1995, confluendo, in maggioranza, nella rinnovata Alleanza Nazionale e, in piccola parte, nel Movimento Sociale Fiamma Tricolore.
Indice |
[modifica] Storia
[modifica] Fondazione
Il 3 dicembre 1946 avvenne la riunione con i rappresentanti di diversi gruppi neofascisti: Fronte del Lavoro, Movimento italiano unità sociale, Movimento de La Rivolta Ideale, Gruppo reduci indipendenti, per la stipula dell'atto costitutivo, e il 26 dicembre nello studio del padre di Arturo Michelini, presenti anche Pino Romualdi, Giorgio Almirante, Biagio Pace, la costituzione ufficiale del Movimento sociale italiano e la nomina della giunta esecutiva con Giacinto Trevisonno segretario, e Raffaele Di Lauro, Alfonso Mario Cassiano, Giovanni Tonelli, Carlo Guidoboni. A Trevisonno si deve la decisione di fondare un Movimento invece che un partito. Alla fondazione fu scelto come segretario Trevisonno, su indicazione di Romualdi, perché poco esposto nel regime fascista [1]. Questi si dimise il 15 giugno 1947 perché la giunta esecutiva decise di accettare anche deputati della Costituente dell'Uomo qualunque dissidenti nelle sue fila[2] .
[modifica] Inizio difficile
Il partito, di cui Almirante fu così il successivo segretario eletto dal nuovo comitato centrale, ricevette inizialmente l'appoggio del generale fascista Rodolfo Graziani, ed ebbe il suo battesimo elettorale in un clima pesante nel settembre 1947 alle comunali di Roma, quando il MSI riuscì ad eleggere tre consiglieri comunali che furono pure determinanti nell'eleggere sindaco il democristiano Salvatore Rebecchini.[3]
Fu nel 1948 il primo test nazionale, quando ottenne il 2.01% dei voti alla Camera dei deputati e lo 0,89% al Senato della Repubblica, eleggendo sei deputati (Almirante, Roberto Mieville, Michelini, Giovanni Roberti, Guido Russo Perez e Luigi Filosa) e un senatore (Enea Franza).
Con la scomparsa della lista dell'Uomo Qualunque, il MSI aumentò discretamente i suoi consensi soprattutto nel Sud Italia, dove piccola borghesia e proprietari terrieri lo sostennero in risposta alle occupazioni e alle proteste contadine dei braccianti sostenuti dal PCI.
Furono però dal 1948 al 1950 i primi arresti “eccellenti” per la sospetta ricostituzione del partito fascista: prima delle elezioni, Romualdi (uno dei fondatori del M.S.I.), poi, le incriminazioni di Julius Evola, Pino Rauti, Fausto Gianfranceschi, Clemente Graziani, Egidio Sterpa, Mario Gionfrida, Cesco Giulio Baghino, Franco Petronio, Cesare Pozzo. Così nel 1951 fu impedito al M.S.I. di celebrare il terzo congresso (che poté svolgersi solo dopo un anno all'Aquila).
Per superare le difficoltà di accettazione, la sezione giovanile del partito preferì adottare nomi più neutri. A livello universitario nel 1950 si scelse la sigla FUAN e a quello delle scuole superiori si usò la denominazione Giovane Italia. Entrambe assunsero spesso posizioni più accese, rispetto ad una segreteria a loro avviso, in doppiopetto.[4]
Dal 1950 al 1954 seguì ad Almirante come segretario Augusto De Marsanich.
[modifica] I primi successi
Il MSI sostanzialmente era diviso in due tronconi: al nord socializzatori, al sud corporativisti e di fatto la divisione divenne più marcata con le elezioni che si susseguirono, nelle quali al sud i voti erano il doppio di quelli del nord con punte a volte del 15% specie a Napoli, Lecce, Catania, Reggio Calabria.
Il MSI, in coalizione con i monarchici e con la DC, entrò negli anni cinquanta in diverse giunte comunali d'importanti città: Napoli, Caserta, Lecce, Bari, Foggia, Reggio Calabria, Catania, Trapani, Latina, Pescara, Campobasso, Salerno. Al 1950 risale inoltre la fondazione della CISNAL, sindacato vicino al MSI, il cui dirigente Giovanni Roberti era deputato missino.
Dopo il 5,8% dei voti ottenuto alle elezioni politiche del 1953, divenne segretario del MSI Arturo Michelini. Durante la sua segreteria, il movimento accettò l'Alleanza Atlantica (NATO).
In occasione del V congresso dell'MSI, tenutosi nel 1956 a Milano, ci fu la scissione dal partito di un gruppo di dirigenti guidati da Pino Rauti, con la nascita di Ordine Nuovo
[modifica] Sostegno a Tambroni
| Per approfondire, vedi la voce Governo Tambroni. |
Il MSI garantì il sostegno a un governo monocolore guidato dal democristiano Fernando Tambroni (1960). Nel 1957 la componente di sinistra del partito capeggiata da Ernesto Massi dopo le varie derive borghesi e conservatrici esce dal partito, dando vita al Partito Nazionale del Lavoro, che si candiderà soltanto nelle elezioni del 1958.
Il MSI aveva già votato la fiducia ai governi Zoli e Segni II, ma stavolta fu l'unico a sostenere l'esecutivo. Da parte delle opposizioni, questa inedita alleanza fu interpretata come un avvio di svolta autoritaria e si creò un clima di grave imbarazzo per il quale la DC, in difficoltà nei confronti degli altri partiti che minacciavano di fare insorgere il Paese, costrinse Tambroni alle dimissioni; inaspettatamente, il presidente della Repubblica (Giovanni Gronchi) respinse queste dimissioni, principalmente perché nessun altro democristiano, vista la temperatura rovente del dibattito politico, accettava di sostituirlo e di comporre nuove alleanze.
Il MSI restava dunque il sostegno essenziale di quel governo e l'occasione fu sfruttata per proporsi all'attenzione generale, organizzando un congresso a Genova, città Medaglia d'Oro della Resistenza; si disse allora che la scelta di questa città da parte del movimento fosse stata intenzionalmente provocatoria. La Camera del Lavoro di Genova, appoggiata dall'opposizione di sinistra, il 30 giugno 1960 indisse un corteo per protestare contro la convocazione a Genova del sesto congresso del Movimento sociale italiano che causò duri scontri tra manifestanti e forze di polizia. In conclusione il MSI rinunciò a tenere quel congresso; tuttavia questo non fu sufficiente e altri scontri tra polizia e manifestanti di sinistra come a Roma e Palermo, non furono meno violenti e provocarono una decina di morti, culminando con la strage di Reggio Emilia il 7 luglio 1960.
[modifica] Fuori dall'arco costituzionale
Dopo la caduta di questa legislatura in seguito ai fatti di Genova, il MSI fu isolato dalla scena politica. Neanche il ritorno alla segreteria di Giorgio Almirante, esponente storico e già segretario del partito (che sostituì il più moderato Arturo Michelini, scomparso nel 1969), riuscì a migliorare questa situazione. Fu creata, nel dibattito politico, la locuzione "arco costituzionale" per indicare in pratica tutti partiti che avevano preso parte ai lavori della Costituente, meno il MSI, nato nel 1948, (la locuzione però si fondava anche sul rigetto, da parte del movimento, dei valori antifascisti contenuti nella Carta). Negli anni successivi il MSI sarebbe dunque stato palesemente tenuto fuori dai giochi di potere della politica nazionale con la sola eccezione degli atti e delle prassi costituzionali e parlamentari. I suoi voti, però, furono determinanti nell'elezione a Presidente della Repubblica di Giovanni Leone, nel dicembre 1971, come già lo erano stati per quella di Antonio Segni, nel 1962.
Almirante, grazie anche alle sue grandi capacità oratorie, seppe sfruttare politicamente questo isolamento, costituendosi come unico partito al di fuori del presunto "regime", di cui avrebbe fatto parte una sotterranea alleanza consociativa fra la DC e le sinistre; con la crescente affermazione delle formule del centrosinistra e l'avvicinarsi delle proposte di compromesso storico, questa solitudine di opposizione guadagnò sempre più consensi.
Nel luglio del 1970, il MSI fu protagonista dei cosiddetti fatti di Reggio, quando la città calabrese insorse contro la decisione di spostare a Catanzaro il capoluogo della regione. La reazione era stata inizialmente sostenuta anche dalle sinistre, ma un esponente della CISNAL (il sindacato missino), Ciccio Franco, coniò lo slogan "boia chi molla" e organizzò una sollevazione della destra che si produsse in una vera e propria rivolta con barricate stradali e scontri armati con la Polizia. La rivolta si sarebbe conclusa solo nel febbraio dell'anno successivo, con l'ingresso dei carri armati in città. Il partito ottenne clamorose affermazioni nelle comunali che si tennero nel giugno del 1971, in particolare a Reggio Calabria con il 21%.
Alle elezioni regionali in Sicilia dello stesso anno, cavalcando la protesta contro i patti agrari, ottenne un clamoroso 16 per cento e l'elezione di ben 15 deputati all'Ars su 90, con il 23% a Catania e il 21% a Trapani. Il risultato fu reso possibile dal fatto che le attese di un periodo riformista proposto dal centro-sinistra erano state frustrate nelle regioni del sud e da un periodo di crisi della Democrazia Cristiana.[5]
[modifica] La Destra Nazionale
Nel febbraio del 1972 Almirante riuscì a formare un'alleanza con il PDIUM, una delle maggiori formazioni monarchiche italiane, da cui derivò anche un mutamento di denominazione del partito, ora chiamato "Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale".
Alle elezioni politiche del 1972, l'MSI-DN (nel quale si erano anche candidati molti ufficiali dell'esercito e funzionari delle Forze dell'ordine) fece registrare un considerevole successo, raccogliendo l'8,7% dei voti alla Camera e il 9,2% al Senato. Contemporaneamente, in quell'anno la procura di Milano richiamandosi alla XII disposizione transitoria mise sotto inchiesta Almirante, accusandolo di tentata ricostituzione del Partito Fascista. Un anno più tardi la Camera votò l'autorizzazione a procedere con 484 voti a favore contro 60 contrari. L'inchiesta andò avanti per qualche tempo coinvolgendo vari dirigenti missini, per essere abbandonata una volta constatato il riflusso elettorale del partito. Il congresso del gennaio 1973 introdurrà ufficialmente il nuovo nome nello statuto eleggendo segretario Almirante, presidenti Covelli (segretario del PDIUM) e l'ammiraglio Birindelli mentre Achille Lauro è presidente del Consiglio nazionale [6]
In quegli anni, il MSI-DN fece appassionate campagne (per esempio in occasione del referendum sul divorzio) sposando quasi appieno le posizioni della Chiesa cattolica, con l'evidente intento di sottrarre elettorato alla DC e sviluppando un fronte dialettico sulla via del moralismo, sia in opposizione alle posizioni ritenute "scandalose" del Partito Radicale e del PSI, sia costantemente segnalando scandali di malversazione e corruttela di governanti e pubblici amministratori.
Negli anni '70 il consenso giovanile all'MSI-DN crebbe verticalmente e andò ad alimentare lo scontro di piazza fra i cosiddetti "opposti estremismi". Il Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile del partito (che aveva preso il posto della Giovane Italia degli anni '50-'60), si trovò opposto alla FGCI, organizzazione giovanile del partito comunista e a quelle extraparlamentari, così come le frange estreme di entrambi gli schieramenti si trovarono in qualche modo rispettivamente a contatto con gruppi armati o organizzazioni terroristiche.
La drammaticità della situazione, insanguinata da decine di uccisioni (quasi sempre di giovanissimi) in entrambi i versanti, e non meno luttuosa per le forze dell'ordine, fece del MSI-DN un partito del quale in qualche modo pubblicamente si discuteva ogni giorno, fatto che gli assicurò quell'accesso all'informazione che pure molti quotidiani (e talvolta la stessa Televisione di Stato) cercavano di negargli. Il partito era diviso fra la corrente maggioritaria almirantiana, di carattere nazionalconservatore, e una cospicua ma minoritaria corrente più radicale facente capo a Pino Rauti, mentre presidente restava l'autorevole Romualdi.
[modifica] Costituente di destra
Nel gennaio 1975 fu creata da Almirante la "Costituente di destra per la libertà" cui aderirono in funzione anticomunista personalità antifasciste, come l'ex deputato DC Enzo Giacchero (che fu il presidente), che era stato comandante partigiano[7] e l'ex parlamentare DC Agostino Greggi, che ne fu segretario.
[modifica] Scissione
Ripetendo la strategia delle elezioni politiche del 1972, dove fu eletto l'ammiraglio Gino Birindelli (medaglia d'oro al V.M.), il MSI-DN fece ripetute e franche aperture all'elettorato militare, col quale effettivamente si stabilì una vicinanza. Diversi esponenti delle forze armate e dei servizi segreti, furono candidati in collegi "sicuri" nelle sue file: ad esempio Vito Miceli (che fu eletto). Le elezioni politiche del 1976 però registrarono un calo rispetto al successo del 1972 e pochi mesi dopo vi fu una scissione nei gruppi parlamentari, quella di Costituente di Destra-Democrazia Nazionale, che intendeva collocarsi dentro l'arco costituzionale e a cui aderì la maggioranza dei parlamentari.
Il MSI si avviava al congresso del gennaio 1977 diviso in quattro correnti: quella maggioritaria di Almirante e Romualdi, quella di "Destra popolare" di Massimo Anderson e del mondo giovanile, "Democrazia Nazionale" di Ernesto De Marzio e Gastone Nencioni, e "Linea Futura" di Pino Rauti. Democrazia Nazionale esce dal Msi prima dell'assise per trasformarsi in partito, mentre Anderson partecipa al congresso del MSI dove la sua corrente ottiene il 13% dei voti dei delegati, in gran parte del movimento giovanile. Anderson uscirà qualche settimana dopo per aderire a D.N. che poi si sciolse dopo le elezioni politiche del 1979, dove non ottenne alcun seggio. I suoi dirigenti non rientreranno più nel MSI, ma qualcuno lo farà nel 1995 in AN.
[modifica] Lotta al sistema
Nel 1978 il Msi-Dn, ancora dimezzato nei gruppi parlamentari, è promotore dell'Eurodestra, un accordo con altri movimenti di estrema destra europei, in previsione delle prime elezioni per il parlamento europeo del 1979, dove il Msi ottiene il 5,4% e 4 seggi.
Da un punto di vista tematico, il partito insisté sulla "crisi del sistema", ovvero sull'inadeguatezza della struttura istituzionale del paese ai suoi reali bisogni, testimoniata d'altra parte dall'enorme instabilità politica di cui a molti anni dalla nascita continuava a soffrire. Fu proposto anche un modello di governo alternativo basato sul modello della Repubblica presidenziale.
Malgrado ciò, i risultati non andarono oltre un certo limite e anzi, negli anni ottanta, il movimento raggiunse una crescita elettorale nel 1983, ma subito dopo subì un processo di ridimensionamento, giungendo a ottenere meno del 6% dei consensi alle elezioni del 1987.
In questo periodo però gradualmente si affievolì l'emarginazione del partito e nel 1985 il MSI votò a favore della conversione in legge del decreto di liberalizzazione del mercato televisivo e ottenne, per la prima volta nella storia repubblicana, la presidenza di una Giunta, quella delle elezioni alla Camera, con Enzo Trantino, con il consenso dell'allora presidente del Consiglio Bettino Craxi. Quest'ultimo fu il primo ad abbandonare la delimitazione dei rapporti politici all'"arco costituzionale", ricevendo anche Almirante nelle consultazioni di governo.[8]
[modifica] La svolta
Dopo l'insuccesso elettorale del 1987 e la morte di Almirante (22 maggio 1988) si alternarono alla segreteria del partito l'allora trentacinquenne Gianfranco Fini (cresciuto in seno al Fronte della Gioventù), quindi Pino Rauti e dal 1991 ancora Fini, stavolta stabilmente. I primi anni novanta furono critici per il partito, ormai in piena crisi di identità e a rischio di scomparsa dopo il referendum sulla legge elettorale maggioritaria del 1993. L'opera di propaganda del partito in questo periodo, alquanto discontinua, era caratterizzata sia da un richiamo al passato fascista, testimoniato dal proposito, espresso da Fini nel 1991, di attuare il "fascismo del 2000", o dall'elezione in parlamento di Alessandra Mussolini nel 1992, o ancora dalla commemorazione del settantesimo anniversario della marcia su Roma sempre nello stesso anno; sia, d'altra parte, cavalcando nuovamente la protesta anti-sistema, ad esempio attraverso l'incondizionato sostegno espresso dall'MSI-DN all'allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga, ritenuto uno dei suoi primi sdoganatori.[9] Allo scoppio di Tangentopoli, l'MSI-DN condusse un'energica campagna contro il pentapartito e i cosiddetti "ladri di regime", dichiarando aperto appoggio ai giudici di "mani pulite", e presentandosi con lo slogan «ogni voto una picconata» alla campagna elettorale del 1992.[9]
Sempre nel 1992, in un articolo apparso su Il Tempo, il politologo Domenico Fisichella suggerì al Movimento Sociale Italiano di farsi promotore di un’alleanza nazionale, per uscire dallo stato di ghettizzazione politica in cui versava. A fine aprile 1993, un articolo sul Secolo d'Italia a firma di Francesco Storace (allora portavoce di Fini), concretizzò l'idea di una nuova alleanza nazionale che associasse i missini con altri personaggi o schieramenti di idee conservatrici, come la destra democristiana. Nell'immediato l'idea non fu accolta, per ritornare sensibilmente in auge dopo l'ottimo esito del partito alle elezioni amministrative del novembre 1993, quando l'MSI-DN risultò essere il primo partito di Roma e Napoli, eleggendo anche numerosi sindaci in comuni minori. Fu una vera svolta politica che l'11 dicembre 1993 Fini assecondò con il varo di Alleanza Nazionale, o brevemente AN. Questa formazione non fu in un primo tempo intesa come una trasformazione del MSI-DN, ma come un contenitore politico del quale l'antico partito avrebbe appunto dovuto fare parte insieme ad altri movimenti.
[modifica] Al governo e scioglimento
AN dunque si presentò alle elezioni politiche del 1994 come alleato di Forza Italia al Sud (Polo del Buon Governo) e da indipendente al Nord, dove però riuscì a fare suo un solo collegio maggioritario (Bolzano). In ogni caso il partito raggiunse il suo massimo storico e diventò forza di governo con tre missini divenuti ministri, tra cui Pinuccio Tatarella vicepresidente del Consiglio (oltre a Fiori e Fisichella) e diversi sottosegretari (maggio 1994 - gennaio 1995).
Il 27 gennaio 1995 alle 16,30[10], il congresso nazionale, preso atto che AN si identificava in massima parte con la storica classe dirigente della Destra italiana, sciolse il MSI-DN per lasciare definitivamente spazio alla sola Alleanza Nazionale. Fu il congresso che passerà alla storia come "svolta di Fiuggi", per via della città che ospitava l'ultima assise missina.
Rauti, da sempre animatore dell'ala sociale, insieme ad alcuni esponenti del partito come Giorgio Pisanò e Tommaso Staiti di Cuddia, non accettò tuttavia questo cambiamento, interpretato come un "disconoscimento" del proprio passato, e il 3 marzo 1995 fondò il Movimento Sociale - Fiamma Tricolore, rivelatasi negli anni successivi una presenza relativamente stabile all'interno del panorama politico.
| « Gianfranco Fini a Fiuggi non ha deviato di una virgola dalle sue idee di sempre. Fini ha semplicemente ammesso pubblicamente quello che noi abbiamo sempre sostenuto, e cioè che il "fascismo di destra" non è fascismo, e non lo è mai stato.[11] » |
[modifica] Vittime di attentati
Oltre a esponenti rimasti feriti, missini furono assassinati prevalentemente quando, secondo la teoria degli opposti estremismi, vi furono scontri armati durante i quali si contarono numerose vittime degli anni di piombo e della strategia della tensione in partiti di opposte ideologie.[12] Ricordiamo:
- 1947: Franco De Agazio, giornalista
- 1948: Vittorio Ferri, ucciso il 14 luglio a Pisa
- 1970: Ugo Venturini
- 1972: Carlo Falvella
- 1973: Stefano e Virgilio Mattei uccisi nel Rogo di Primavalle
- 1973: Emanuele Zilli
- 1974: Giuseppe Mazzola, Graziano Giralucci
- 1975: Sergio Ramelli
- 1975: Miki Mantakas
- 1975: Mario Zicchieri
- 1976: Enrico Pedenovi
- 1977: Angelo Pistolesi
- 1978: Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni assassinati nella Strage di Acca Larentia
- 1979: Alberto Giaquinto e Stefano Cecchetti, uccisi nel primo anniversario della strage di Acca Larentia
- 1979: Francesco Cecchin
- 1980: Nanni De Angelis, fu simpatizzante del MSI ma poi fu tra i fondatori di Terza Posizione
- 1980: Angelo Mancia, giovane fattorino del Secolo d'Italia
- 1983: Paolo Di Nella, ucciso con un colpo di spranga mentre era intento ad affiggere un manifesto ambientalista a Roma
[modifica] Risultati Elettorali
| Risultati elettorali | ||||
|---|---|---|---|---|
| Elezione | Parlamento | Voti | % | Seggi |
| 1948 1953 1958 1963 1968 1972 1976 1979 1983 1987 1992 |
Camera Senato Camera Senato Camera Senato Camera Senato Camera Senato Camera Senato Camera Senato Camera Senato Camera Senato Camera Senato Camera Senato |
526.670 200.241 1.582.567 1.473.596 1.407.913 1.149.873 1.571.187 1.459.046 1.414.794 1.380.452 2.896.762 2.737.695 2.245.376 1.780.950 1.930.639 1.782.004 2.511.487 2.283.870 2.282.256 2.121.026 2.107.037 2.170.134 |
2,0 0,9 5,8 6,0 4,7 4,4 5,1 5,3 4,4 6,7 8,6 9,0 6,1 5,7 5,2 5,6 6,8 7,3 5,9 6,5 5,3 6,5 |
6 1 29 9 24 8 27 14 24 11 56 26 35 15 30 13 42 18 35 16 34 16 |
[modifica] Dirigenti
[modifica] Capigruppo alla Camera dal 1953 al 1994
- Giovanni Roberti dal 24.06.1953 al 4.06.1968
- Giorgio Almirante dal 5.06.1968 al 3.07.1969
- Ernesto De Marzio dal 3.07.1969 al 21.12.1976
- Giorgio Almirante dal 11.01.1977 al 27.01.1977
- Alfredo Pazzaglia dal 27.01.1977 al 23.04.1992
- Giuseppe Tatarella dal 24.04.1992 al 10.04.1994
- Raffaele Valensise dal 11.04.1994 al 10.02.1995
[modifica] Capigruppo al Senato dal 1953 al 1994
- Enea Franza dal 1953 al 1968
- Augusto De Marsanich dal 1968 al 1972
- Gastone Nencioni dal 1972 al 1977
- Araldo Crollalanza dal 1977 al 1986
- Michele Marchio dal 1986 al 1987
- Cristoforo Filetti dal 1987 al 1994
- Giulio Maceratini dal 1994 al 1995
[modifica] Missini ministri
Ex missini poi diventati ministri:
- Gianfranco Fini
- Mario Landolfi
- Ignazio La Russa
- Maurizio Gasparri
- Gianni Alemanno
- Francesco Storace
- Giorgia Meloni
- Andrea Ronchi
- Mirko Tremaglia
[modifica] Segretari
- Giacinto Trevisonno (dicembre 1946)
- Giorgio Almirante (giugno 1947)
- Augusto De Marsanich (gennaio 1950)
- Arturo Michelini (ottobre 1954)
- Giorgio Almirante (giugno 1969)
- Gianfranco Fini (dicembre 1987)
- Pino Rauti (gennaio 1990)
- Gianfranco Fini (luglio 1991- gennaio 1995)
[modifica] Presidenti
- Gino Birindelli
- Pino Romualdi
- Nino Tripodi
- Alfredo Covelli
- Giorgio Almirante
- Alfredo Pazzaglia
- Cesco Giulio Baghino
[modifica] Altri leader interni
Diversi furono negli anni gli esponenti che ricoprirono le cariche di vice segretario o di capo corrente nel MSI, senza divenire segretario o capigruppo in Parlamento.
[modifica] Congressi
- I Congresso - Napoli, 27-29 giugno 1948
- II Congresso - Roma, 28 giugno - 1º luglio 1949
- III Congresso - L'Aquila, 26-28 luglio 1952
- IV Congresso - Viareggio, 9-11 gennaio 1954
- V Congresso - Milano, 24-26 novembre 1956
- VI Congresso - Genova, luglio 1960 (non si svolse)
- VII Congresso - Roma, 2-4 agosto 1963
- VIII Congresso - Pescara, 12-14 giugno 1965
- IX Congresso - Roma, 20-23 novembre 1970
- X Congresso - Roma, 18-21 gennaio 1973
- XI Congresso - Roma, 13-16 gennaio 1977
- XII Congresso - Napoli, 5-7 ottobre 1979
- XIII Congresso - Roma, 18-21 febbraio 1982
- XIV Congresso - Roma, 29 novembre - 2 dicembre 1984
- XV Congresso - Sorrento, 11-14 dicembre 1987
- XVI Congresso - Rimini, 11-14 gennaio 1990
- XVII Congresso - Roma, 28-30 gennaio 1994
- XVIII Congresso - Fiuggi, 25-27 gennaio 1995
[modifica] Organizzazioni interne
- Le organizzazioni giovanili
- Raggruppamento Giovanile Studenti e Lavoratori, la sezione giovanile missina fondata nel 1947, fino al 1972
- Giovane Italia, un'associazione studentesca, autonoma dal partito, nata nel 1954 e nel 1972 confluita nel FdG
- Fronte della Gioventù, nata nel 1972 dall'unione delle due organizzazioni
- Fronte Universitario d'Azione Nazionale, l'organizzazione dei giovani universitari missini nata nel 1950
- I Volontari Nazionali, servizio d'ordine del MSI fino agli anni '70.
- Il Raggruppamento femminile, negli anni fu sia autonomo, che direttamente dipendente dal partito.
- Vi fu poi un Segretario nazionale femminile: Evelina Alberti (1979-1991) e Adriana Poli Bortone (1991-1995).
[modifica] Note
- ^ Rivolta Ideale, 28 dicembre 1946
- ^ Federico Gennaccari, Italia Tricolore, pag. 37, Fergen, Roma, 2006
- ^ Mario Caprara e Gianluca Semprini, Neri, la storia mai raccontata della destra radicale, eversiva e terrorista, Edizioni tascabili Newton, Roma 2011, pag 100 :"Alla fine, alle comunali, l'MSI ottiene tre seggi con un totale di 24.903 preferenze. Voti comunque determinanti per l'ascesa a sindaco del democristiano Rebecchini, che ottiene 41 preferenze su 80."
- ^ * Antonio Carioti I ragazzi della fiamma Mursia 2011 ISBN 9788842548546
- ^ Piero Ignazi, Il polo escluso. Profilo del Movimento Sociale Italiano, Bologna, il Mulino, 1989, p. 147:"Ponendosi come paladino delle legittime aspirazioni delle popolazioni meridionali il Msi beneficia di quel serbatoio di energie che, mobilitate invano dalle aspettative riformiste del centro-sinistra... sono ora disposte a recepire un messaggio politico di stampo populista... Lo sfondamento elettorale al sud è perciò frutto oltre che delle contingenti difficoltà della Dc, alle prese con i fitti agrari...
- ^ Marco Tarchi, "Continuità ed evoluzione della destra italiana negli anni di piombo", in "Sistema politico e istituzioni", Rubettino, 2003, pag. 158
- ^ Marco Tarchi, "Continuità ed evoluzione della destra italiana negli anni di piombo", in "Sistema politico e istituzioni", Rubettino, 2003, pag. 164
- ^ «[Craxi] non ritenne di dover discriminare nessuno, e decise di consultare, quando formò il suo primo governo, anche il segretario del Msi Almirante, e fu la prima volta che accadeva» (Mauro Del Bue, Il socialismo liberale da Rosselli a Craxi, 2006).
- ^ a b Stefano Cappellini, Dal primo Fini a Max: professione Sdoganatore, articolo su Il Riformista, 2010.
- ^ L'ULTIMO SALUTO ROMANO
- ^ Il Gazzettino, intervista a Pino Rauti in occasione delle elezioni comunali di Venezia, 13 aprile 2000
- ^ recensione del libro "Cuori neri"
[modifica] Voci correlate
[modifica] Gli eredi diretti
[modifica] Partiti attualmente attivi che si richiamano all'eredità del MSI
[modifica] Movimenti inspirati
[modifica] Bibliografia
- Giuseppe Parlato, Fascisti senza Mussolini: le origini del neofascismo in Italia, 1943-1948, 2006, Il Mulino
- Antonio Carioti, I ragazzi della fiamma, 2011, Mursia
- Giuliana de'Medici, Le origini del M.S.I.(1943-1948), 1986, ISC, Roma
- Adalberto Baldoni, La Destra in Italia: 1945-1969, 2000, Pantheon
- Giorgio Almirante, Autobiografia di un fucilatore, 1979, Ciarrapico editore
- Piero Ignazi, Il polo escluso: profilo storico del Movimento sociale italiano, 1998, Il Mulino
- Luca Telese, Cuori Neri, 2006, Sperling & Kupfer,
- Goffredo Locatelli, Daniele Martini, Duce addio: la biografia di Gianfranco Fini, 1994, Longanesi
- Stefano Di Michele, Alessandro Galiani, Mal di Destra, Sperling & Kupfer, 1995
- Federico Guiglia, Para Enrico. Gianfranco Fini. Cronaca di un leader, 2002. ISBN 88-7166-629-1
- Gennaro Malgieri, La memoria della destra, 2003, Pantheon
- Nicola Rao, La fiamma e la celtica, 2006, Sperling & Kupfer
- Franco Servello, Aldo Di Lello, Sessant'anni in fiamma. Dal Movimento Sociale ad Alleanza Nazionale, Rubettino, 2006
- Paolo Nello, Il partito della fiamma. La Destra in Italia dal MSI ad AN, Ist. Editoriali e Poligrafici, 1998
- Adalberto Baldoni, Storia della destra: dal postfascismo al Popolo della libertà, 2009, Vallecchi
- Annalisa Terranova, Camicette nere. Donne di lotta e di governo da Salò ad Alleanza Nazionale, Mursia, 2007
[modifica] Collegamenti esterni
- Esuli in patria - Storia del Movimento Sociale Italiano La Storia siamo Noi - Rai Educational
- Dalle catacombe al governo. Storia della classe dirigente di destra. Puntata de "La storia siamo noi" di Giovanni Minoli
- XIII Congresso (18/2/1982)
- XIII Congresso (19/2/1982)
- XIII Congresso (20/2/1982)
- XIII Congresso (21/2/1982)
- XIV Congresso (29/11/1984)
- XIV Congresso (30/11/1984)
- XIV Congresso (1/12/1984)
- XIV Congresso (2/12/1984
- XV Congresso (10/12/1987)
- XV Congresso (11/12/1987)
- XV Congresso (12/12/1987)
- XV Congresso (13/12/1987)
- XV Congresso (14/12/1987)
- XVI Congresso (11/1/1990)
- XVI Congresso (12/1/1990)
- XVI Congresso (13/1/1990)
- XVI Congresso (14/1/1990)
- XVII Congresso (28/1/1994)
- XVII Congresso (29/1/1994)
- XVII Congresso (30/1/1994)
- XVIII Congresso (25/1/1995)
- XVIII Congresso (26/1/1995)
- XVIII Congresso (27/1/1995)
- Primo simbolo dell'MSI (1948-1968)
- Secondo simbolo dell'MSI-DN in b/n (1972; 1983-1995)
- Secondo simbolo dell'MSI-DN a colori (1972; 1983-1995)
- Terzo simbolo dell'MSI-DN (1976-1979)
- Quarto simbolo dell'MSI-AN (1994-1995)