Mohammad Reza Pahlavi

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Mohammad Reza Pahlavi
Mohammad Reza Pahlavi
Scià dell'Iran
Imperial Arms of the Shahanshah of Iran.svg
In carica 16 settembre 1941 –
11 febbraio 1979
Predecessore Reza Pahlavi
Successore monarchia abolita
Nascita Teheran, 26 ottobre 1919
Morte Il Cairo, 27 luglio 1980
Sepoltura Moschea di al-Rifa'i, Il Cairo
Casa reale Pahlavi
Padre Reza Pahlavi
Madre Taj al-Moluk
Coniugi Fawzia d'Egitto
Soraya Esfandiary Bakhtiari
Farah Diba
Figli Reza Ciro Pahlavi, Ali-Reza Pahlavi
Religione Islam sciita
Firma Mohammadreza pahlavi signature.svg

Mohammad Reza Pahlavi in persiano: محمد رضا پهلوی‎ - in Italiano spesso traslitterato Reza Pahlevi (Teheran, 26 ottobre 1919Il Cairo, 27 luglio 1980) è stato l'ultimo Scià dell'Iran; ha governato l'Iran dal 16 settembre 1941 fino alla Rivoluzione Islamica dell'11 febbraio 1979. È stato il secondo e ultimo monarca della Dinastia di Pahlavi. Mohammad Reza Shah Pahlavi possedeva diversi titoli: Sua Maestà Imperiale, Shahanshah (Re dei Re, Imperatore), Aryamehr (Luce degli Ariani) e Bozorg Arteshtārān (Capo dei Guerrieri, Persiano: بزرگ ارتشتاران).

Indice

[modifica] Giovinezza

Nato a Teheran nel 1919 da Reza Pahlavi e dalla sua seconda moglie, Tadj ol-Molouk, Mohammad Reza era il figlio maggiore dello Scià primo della Dinastia Pahlavi, e il terzo dei suoi undici figli, gemello di Ashraf Pahlavi. Quando Mohammad Reza compì 11 anni, Reza Shah su consiglio di Abdolhossein Teymourtash, Ministro di Corte della Dinastia Pahlavi dal 1925 al 1932, decise di iscriverlo presso l'Istituto Le Rosey, un prestigioso collegio svizzero, per continuare gli studi. Mohammad Reza Shah fu il primo principe iraniano erede al trono ad aver conseguito parte della formazione scolastica all'estero. In Svizzera rimase per i successivi quattro anni prima di tornare in Iran per conseguire il diploma di scuola superiore nel 1936. Dopo il ritorno al paese, il principe ereditario si iscrisse presso l'Accademia Militare a Teheran dove rimase fino al 1938.

Nel 1941 Stalin e Churchill, nonostante Reza Shah avesse dichiarato la neutralità dell'Iran, si misero d'accordo per invadere l'Iran, cosa che avvenne nell'agosto dello stesso anno, e costrinsero all'esilio Reza Pahlavi. La motivazione sarebbe stata la preoccupazione per le relazioni amichevoli della nazione con la Germania Nazista, ma secondo molti autori, il timore dell'influenza nazista fu solo un pretesto senza fondamenta e l'Iran fu occupato dagli anglo-sovietici solo per permettere il trasferimento di materiale bellico all'Unione Sovietica, allora sotto attacco nazista, lungo il cosiddetto "corridoio persiano". Dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti la gestione logistica del corridoio persiano passò agli americani [1]. I britannici mantennero il controllo delle risorse petrolifere.

Mohammad Reza divenne Scià il 16 settembre 1941, a 22 anni di età, per l'abdicazione del padre. Dopo la Conferenza di Teheran di Stalin, Roosevelt e Churchill del 1943 gli Alleati si impegnarono a sviluppare una monarchia costituzionale. Con la fine dell'alleanza antinazista e lo scoppio della Guerra Fredda gli inglesi consentirono l'involuzione verso un governo di tipo parlamentare sulla carta, ma dittatoriale di fatto. Per Londra era essenziale mantenere il controllo sulle risorse petrolifere persiane. Mohammad Reza partecipò più attivamente all'elaborazione della linea politica del Paese, opponendosi o ostacolando l'attività di alcuni dei Primi Ministri più volitivi e sgraditi a Londra ed eliminando avversari politici. Altra sua preoccupazione fu quella di mantenere l'esercito sotto il controllo della monarchia. Nel 1949, a seguito di un tentativo di assassinio, si ebbe la messa al bando del partito Tudeh (filo-sovietico e ritenuto responsabile dell'attentato) e l'ampliamento dei poteri costituzionali dello Scià. Nonostante la politica filo-britannica del Monarca, in Persia cresceva sempre più l'avversione alla Anglo-Iranian Oil Company, accusata di sfruttare avidamente le risorse naturali del Paese.

[modifica] Mohammad Mossadeq e la crisi di Abadan

Nel 1950 la popolazione ed il Parlamento erano contrari al rinnovo della concessione petrolifera all'AIOC, caldeggiata invece dallo Scià. Il Primo Ministro Generale Ali Razmara che insisteva per il rinnovo fu assassinato nel 1951 da un fanatico religioso. Al suo posto il Parlamento (in persiano Majlis) elesse Primo Ministro Mohammad Mossadeq, il principale oppositore dell'AIOC, che fece immediatamente approvare la nazionalizzazione dell'industria petrolifera con l'attivo sostegno del clero sciita militante, guidato dall'Ayatollah Kashani. La reazione di Londra fu molto dura e provocò la crisi di Abadan. Sul piano interno l'Ambasciata britannica chiese allo Scià di sostituire Mohammad Mossadeq con un Primo Ministro più flessibile. Nel 1952 il Monarca sostituì Mossadeq con Ahmad Qavam, ma il Primo Ministro era assai popolare e scoppiarono proteste di piazza che costrinsero Mohammed Reza a richiamare al Governo Mohammad Mossadeq. Egli entrò in forte contrasto con lo Scià, sia in politica economica sia sulla delicata questione del controllo dell'esercito.

Il Parlamento accettò la nomina del Ministro della Difesa e capo dell'esercito da parte di Mossadeq contro il volere dello Scià, che tuttavia infine la promulgò senza avvalersi del suo diritto di veto. Mohammad Reza Pahlavi entrò sempre più in rotta di collisione col suo Primo ministro, che nel 1952 aveva espulso l'Ambasciata britannica, accusata di ingerenza negli affari interni. Nel 1953 Mossadeq costrinse lo Scià a lasciare il paese e molti temettero che volesse proclamare la Repubblica. Mentre Mohammad Reza era in esilio a Roma, ci fu a Teheran un contro-colpo di Stato militare, sostenuto dal clero sciita e con l'appoggio dalla CIA e dal SIS britannico. Il Primo Ministro fu rovesciato e Mohammed Reza tornò trionfalmente in Iran [2]. Agenti CIA assoldarono plebaglia di Teheran che, inneggiando allo Shah, entrò nella capitale. L'esercito, già largamente contro Mossadeq, si schierò con gli insorti eliminando i pochi reparti fedeli al governo legittimo[3].

[modifica] Il potere assoluto e Rivoluzione bianca

Rientrato a Teheran a 34 anni, Mohammad Reza, Monarca costituzionale dell'Iran, riprese la politica di modernizzazione del Paese che era stata iniziata dal padre. Grazie alla ricchezza petrolifera, la modernizzazione e lo sviluppo economico portarono ad un benessere sociale e soddisfazione tra i cittadini. Gli unici a ribellarsi, perché privati dei loro benefici assolutisti, furono i gruppi religiosi che si erano opposti alla sua riforma agraria e sociale, la cosiddetta "Rivoluzione bianca", che aveva espropriato molti beni di manomorta, controllati dalle gerarchie religiose, e che aveva introdotto un certo numero di riforme laiche. Numerosi esponenti religiosi furono costretti all'esilio perché contrari alle riforme. Nel 1963 l'Ayatollah Khomeini (1900-1989) organizzò una congiura contro la Scià ma essa fu scoperta e Mohammad Reza Pahlavi, con un consueto gesto di generosità, decretò il solo esilio per Khomeini.

Negli anni Settanta molti studenti iraniani inviati a perfezionarsi in Europa parteciparono alle rivolte studentesche del '68 e degli anni seguenti, chiedendo delle riforme democratiche anche per il loro Paese, ma scontrandosi con una dura repressione che contribuì ad alienare le simpatie della borghesia per il regime.[4]

[modifica] La famiglia

Nel 1939 Mohammad Reza Pahlavi sposò Fawzia, sorella di Faruq I d'Egitto, da cui divorziò dieci anni dopo e dalla quale ebbe una figlia. Nel 1951 sposò in seconde nozze Soraya Esfandiary Bakhtiari la quale non riuscì a dargli un erede al trono e dalla quale si separò. Quindi, dopo questo matrimonio, lo Scià Reza sposò il 21 dicembre del 1959 Farah Diba, che gli dette due figli e due figlie.

[modifica] Deposizione

Mohammad Reza Pahlavi attuò una politica economica estremamente favorevole agli Stati Uniti e all'occidente, permettendo alle multinazionali di sfruttare le risorse del Paese. Al contempo lo Scià avviava il programma "Grande Civiltà", che, nelle intenzioni originarie, avrebbe dovuto condurre l'Iran ad un livello di sviluppo economico e sociale paragonabile a quello dei Paesi occidentali attraverso l'investimento degli enormi proventi petroliferi. Di fatto il progetto fu un fallimento su tutti i fronti, in quanto i proventi petroliferi venivano in buona parte incamerati dall'entourage di corte e dalla famiglia imperiale; la parte rimanente delle entrate dell'Iran venne investita perlopiù in infrastrutture militari e apparecchiature belliche costosissime. Vennero, sì, importati materiali, derrate e attrezzature di uso civile dall'estero, ma essendo l'Iran cronicamente privo di infrastrutture e di manodopera specializzata lo Scià fu costretto a importare tecnici e altri lavoratori qualificati (tra i quali un posto di preminenza assoluta occupavano gli addetti alle apparecchiature belliche) dagli USA e dall'Europa. Ancora oggi in Iran sono presenti, in alcune aree, quantità impressionanti di veicoli, materiali e attrezzature, abbandonati vista l'impossibilità di poterli utilizzare concretamente.

Lo Scià fu attivo altresì nella sua attività di repressione del dissenso da parte del clero, sebbene pubblicamente partecipasse a funzioni religiose, mantenendo un atteggiamento ambivalente in questo ambito. Numerosi furono i mullah torturati e incarcerati dalla Savak durante il suo regno. Anche la riforma agraria da lui varata, basata sull'esproprio delle proprietà fondiarie delle moschee (derivanti dai cospicui lasciti dei fedeli) si risolse di fatto in un'operazione di accaparramento e distribuzione delle terre migliori ai favoriti di corte (senza dimenticare se stesso), venendo a creare uno squilibrio economico tra la ristretta cerchia dei beneficiari dello Shah e la grande maggioranza della popolazione. Di fatto l'opposizione, non trovando sbocchi altrove si concentrò nella moschea, l'unica istituzione in qualche misura politica tollerata dal regime al di fuori del Rastakhiz (il partito dello Shah, nel quale tutti dovevano essere regolarmente iscritti).

Numerosi tentativi di assassinio o di colpo di stato furono organizzati, soprattutto da gruppi religiosi islamici, cui lo Scià rispose con una repressione inefficace quanto brutale. Tuttavia, la sua posizione ambivalente nei confronti della religiosità iraniana, della quale era virtualmente anche il capo (incarnando un modello cesaropapistico) lo poneva in difficoltà impedendogli di prendere provvedimenti drastici al fine di evitare lo scontento aperto delle masse popolari.

Si calcola che dal 1953 al 1978 diverse centinaia di migliaia di persone siano state arrestate per reati politici ma meno di 3.000 torturate. L'opposizione esplose a fine 1978: Khomeini riuscì a ritornare in Persia (dopo un lungo esilio nella Città Santa irachena di Najaf) e i soldati passarono dalla sua parte grazie agli accordi con vari generali tra cui il Gen. Fardoust, amico d'infanzia dello Scià e suo confidente, che passò indenne a far parte del nuovo regime con l'incarico di capo della SAVAMA (la nuova SAVAK del regime islamico) e il Gen. Gharabaghi, ultimo Capo di Stato Maggiore della Difesa dell'esercito imperiale (anch'egli poi morto di vecchiaia a Parigi).

Lo Scià fu di fatto vittima della sua stessa debolezza e arroganza, credendo di essere amato dal popolo iraniano al quale, a suo dire, aveva portato prosperità e ricchezza; ma di fatto non si rese mai conto delle precarie condizioni in cui versava il Paese. Ciò fu essenzialmente conseguenza del suo distacco dalla realtà concreta e del suo estraniarsi dal vero Iran, preferendogli gli svaghi e la vita di corte. La scelta di Khomeini d'altronde appare storicamente l'unica possibile, vista la decapitazione delle élite culturali del Paese portatrici di istanze democratiche sistematicamente attuata sotto il regime dello Scià. La classe dirigente religiosa, potendo contare su una capillare presenza sul territorio grazie alle moschee e ai mullah locali, diventava in quest'ottica l'unica scappatoia al regime monarchico.

Va ricordato che lo Scià, negli anni, aveva accresciuto la collaborazione con lo Santa Sede (tanto da farsi nominare cavaliere e difensore della fede cristiana nel mondo[senza fonte]) attirandosi inimicizie negli stati di religione islamica. Nel 1978 iniziarono in Iran una serie di manifestazioni di protesta e scioperi che, a fronte della repressione da parte di Mohammed Reza, continuò a crescere d'ampiezza fino a diventare un movimento rivoluzionario. Verso la fine dell'anno, lo Scià cercò, molto tardivamente, di avviare una politica di dialogo che calmasse la marea di proteste. Era tuttavia troppo tardi e dall'esilio in Francia l'Ayatollah Khomeini, ormai riconosciuto come leader indiscusso della rivoluzione, esigeva solo la sua deposizione. Nel gennaio del 1979, già malato, abbandonò l'Iran per evitare un bagno di sangue tra i suoi sostenitori e i rivoluzionari i quali, preso il potere, provvidero a giustiziare indiscriminatamente tutti coloro che erano appartenuti al regime imperiale, senza veri processi. Il suo esilio terminò in Egitto, l'unico paese che si dichiarò disposto ad accoglierlo. Proprietario di un'immensa fortuna, questa passò in parte al nuovo regime di Teheran e da qui ai nuovi dignitari.

[modifica] Morte

Nonostante la vittoria della Rivoluzione, quando Mohammed Reza si recò negli Stati Uniti, molti a Teheran temettero che l'America stesse tramando qualcosa per farlo tornare come già fatto nel 1953 al tempo di Mohammad Mossadeq. Nel novembre 1979 studenti universitari, influenzati dalle idee di Khomeyni, occuparono allora l'Ambasciata americana e per un anno tennero in ostaggio i 52 statunitensi che costituivano lo staff diplomatico Usa, minacciando di ucciderli se gli Stati Uniti non avessero consegnato lo Scià. A fronte di questa crisi degli ostaggi, Carter e il Congresso si rifiutarono di cedere per rispetto al diritto di asilo che gli era stato concesso per motivi umanitari (lo Scià era malato terminale di cancro e voleva farsi curare a New York). Dopo oltre un anno sotto sequestro, gli ostaggi furono rilasciati soltanto pochi minuti dopo l'elezione del nuovo presidente americano, Ronald Reagan.

Le nuove istituzioni iraniane rappresentarono un'esperienza senza precedenti in tutto il mondo islamico, fu infatti creato un "Consiglio di giurisperiti" cui era affidato ogni potere di veto sulle norme non ritenute in linea con gli assunti dell'Islam sciita (vilāyet-e faqih) che decretò il pieno allineamento del paese alla Sharīʿa islamica sciita, reintroducendo la pena di morte per l'adulterio e la bestemmia e introducendo l'obbligo del velo muliebre. Mohammad Reza Pahlavi non sopravvisse molto alla sua deposizione: morì infatti l'anno dopo, nel 1980, in Egitto.

Lo Scià aveva infatti trovato ospitalità presso Sādāt, dopo che la sua permanenza negli Stati Uniti era stata utilizzata come pretesto per assaltare l'ambasciata americana di Teheran. È sepolto al Cairo, nella moschea di al-Rifāʿī.

[modifica] Onorificenze

[modifica] Onorificenze iraniane

Gran Maestro e Cavaliere di Grande Stella dell'Ordine del Leone e del Sole - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere di Grande Stella dell'Ordine del Leone e del Sole
Gran Maestro e Gran Collare dell'Ordine dei Pahlavi - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Collare dell'Ordine dei Pahlavi
— 1932
Gran Maestro e Gran Cordone dell'Ordine della Corona di Persia - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Cordone dell'Ordine della Corona di Persia
— 1926
Gran Maestro e Gran Cordone dell'Ordine di Zulfiqar - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Cordone dell'Ordine di Zulfiqar
— 1949
immagine del nastrino non ancora presente Gran Maestro e Cavaliere di I classe dell'Ordine del ritratto imperiale
immagine del nastrino non ancora presente Gran Maestro e Cavaliere di I classe dell'Ordine di Nishan-i-Aqdas
Sovrano dell'Ordine delle Pleiadi - nastrino per uniforme ordinaria Sovrano dell'Ordine delle Pleiadi

[modifica] Onorificenze straniere

immagine del nastrino non ancora presente Gran Collare di Badr (Arabia Saudita)
— 1966
Membro di I classe dell'Ordine del Re Abd al-Aziz (Arabia Saudita) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I classe dell'Ordine del Re Abd al-Aziz (Arabia Saudita)
— 1955
Collare dell'Ordine del liberatore San Martín (Argentina) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine del liberatore San Martín (Argentina)
— 1965
Grande Stella dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca (Austria) - nastrino per uniforme ordinaria Grande Stella dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca (Austria)
— 1958
Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio)
— 1960
Collare dell'Ordine di al-Khalifa (Bahrain) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di al-Khalifa (Bahrain)
— 1966
Cavaliere di Gran Collare dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Collare dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile)
— 1965
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Casa Savoia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Casa Savoia)
— 1976
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Casa Savoia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Casa Savoia)
— 1976
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia (Casa Savoia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia (Casa Savoia)
— 1976
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone Bianco (Cecoslovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone Bianco (Cecoslovacchia)
— 1943
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca)
— 1959
Gran Cordone dell'Ordine del Nilo (Egitto) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine del Nilo (Egitto)
— 1965
Comandante di Gran Croce dell'Ordine del Leone di Finlandia (Finlandia) - nastrino per uniforme ordinaria Comandante di Gran Croce dell'Ordine del Leone di Finlandia (Finlandia)
— 1970
Croix de guerre francese 1939-1945 con palma (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Croix de guerre francese 1939-1945 con palma (Francia)
— 1945
Collare dell'Ordine del Crisantemo (Giappone) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine del Crisantemo (Giappone)
— 1958
Collare dell'Ordine di Hussein ibn' Ali (Giordania) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Hussein ibn' Ali (Giordania)
— 1949
Gran Cordone dell'Ordine della Rinascita (Giordania) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine della Rinascita (Giordania)
— 1949
Cavaliere dell'Ordine di Salomone (Impero d'Etiopia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Salomone (Impero d'Etiopia)
— 1964
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana (Italia)
— Roma, 26 agosto 1957[5]
Cavaliere di Grande Stella dell'Ordine della Grande Stella di Iugoslavia (Iugoslavia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Grande Stella dell'Ordine della Grande Stella di Iugoslavia (Iugoslavia)
— 1966
Collare dell'Ordine di Mubarak il Grande (Kuwait) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Mubarak il Grande (Kuwait)
Gran Cordone di Classe Speciale dell'Ordine al Merito (Libano) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone di Classe Speciale dell'Ordine al Merito (Libano)
— 1956
Gran Comandante dell'Ordine della Corona di Malaysia (Malaysia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Comandante dell'Ordine della Corona di Malaysia (Malaysia)
— 1968
Membro di Classe Eccezionale dell'Ordine della sovranità (Marocco) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di Classe Eccezionale dell'Ordine della sovranità (Marocco)
— 1966
Collare dell'Ordine dell'Aquila Azteca (Messico) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine dell'Aquila Azteca (Messico)
— 1975
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Ojaswi Rajanya (Nepal) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Ojaswi Rajanya (Nepal)
— 1960
Cavaliere di Gran Croce con Collare dell'Ordine Reale Norvegese di Sant'Olav (Norvegia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce con Collare dell'Ordine Reale Norvegese di Sant'Olav (Norvegia)
— 1961
Membro di I classe dell'Ordine militare dell'Oman (Oman) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I classe dell'Ordine militare dell'Oman (Oman)
— 1973
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone dei Paesi Bassi (Paesi Bassi) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone dei Paesi Bassi (Paesi Bassi)
— 1959
Cavaliere di I classe dell'Ordine del Nishan-e-Pakistan (Pakistan) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I classe dell'Ordine del Nishan-e-Pakistan (Pakistan)
— 1959
Gran Collare dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique (Portogallo)
— 27 luglio 1967
Collare dell'Ordine dell'Indipendenza (Qatar) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine dell'Indipendenza (Qatar)
— 1966
Collare dell'Ordine di Muhammad Ali (Regno d'Egitto) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Muhammad Ali (Regno d'Egitto)
— 1939
Gran Cordone dell'Ordine del Sole Supremo (Regno dell'Afghanistan) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine del Sole Supremo (Regno dell'Afghanistan)
— 1965
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Regno di Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Regno di Grecia)
— 1960
Gran Cordone dell'Ordine di Idris I (Regno di Libia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine di Idris I (Regno di Libia)
— 1958
Gran Cordone dell'Ordine degli Hashemiti (Regno d'Iraq) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine degli Hashemiti (Regno d'Iraq)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno (Regno Unito)
— 1942
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Vittoriano (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Vittoriano (Regno Unito)
Royal Victorian Chain (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Royal Victorian Chain (Regno Unito)
— 1948
Classe speciale della Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca (Repubblica Federale Tedesca) - nastrino per uniforme ordinaria Classe speciale della Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca (Repubblica Federale Tedesca)
— 27 febbraio 1955
Cavaliere dell'Ordine dello Speron d'Oro (Santa Sede) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dello Speron d'Oro (Santa Sede)
— 1948
Collare dell'Ordine di Carlo III (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Carlo III (Spagna)
— 1975
Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 1957
Gran Collare dell'Ordine dell'Arco e delle Frecce (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine dell'Arco e delle Frecce (Spagna)
— 1957
Comandante in Capo della Legion of Merit (Stati Uniti) - nastrino per uniforme ordinaria Comandante in Capo della Legion of Merit (Stati Uniti)
— 1947
immagine del nastrino non ancora presente Collare dell'Ordine della Collana d'Onore del Sudan (Sudan)
— 1966
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia)
— 1967
Cavaliere di Classe speciale dell'Ordine delle Nuvole Propizie (Taiwan) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Classe speciale dell'Ordine delle Nuvole Propizie (Taiwan)
— 1946
Cavaliere dell'Ordine della Casata Reale di Chakri (Thailandia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Casata Reale di Chakri (Thailandia)
— 1968
immagine del nastrino non ancora presente Gran Cordone dell'Ordine dell'Indipendenza (Tunisia)
— 1965

[modifica] Note

  1. ^ Beltrame, op. cit.
  2. ^ Beltrame, op. cit.
  3. ^ S. Kinzer, All the Shah's men.An American coup at the roots of Middle East terror, Hoboken (2003)
  4. ^ B. Nirumand, Iran, the new imperialism in action, New York (1969)
  5. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

[modifica] Bibliografia

  • E. Abrahamian, Iran between Two Revolutions, Princeton, 1982.
  • A.M. Ansari, Modern Iran since 1921, the Pahlavi and After, Londra, 2003.
  • M.R. Pahlavi, Mission for my Country, Londra, 1960.
  • S. Beltrame, Mossadeq. L'Iran, il petrolio, gli Stati Uniti e le radici della Rivoluzione Islamica, Rubbettino, 2009. ISBN 978-88-498-2533-6
  • Ryszard Kapuściński, Shah-in-shah, Milano, Feltrinelli, 2001. ISBN 88-07-01598-6
  • M. Emiliani; M. Ranuzzi de' Bianchi, E. Atzori, Nel nome di Omar. Rivoluzione, clero e potere in Iran, Bologna, Odoya, 2008. ISBN 978-88-6288-000-8

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

Predecessore Scià dell'Iran Successore State flag of Iran 1964-1980.svg
Reza Pahlavi 1941 - 1979 Monarchia abolita
Predecessore Pretendente al trono dell'Iran
(Dinastia Pahlavi)
Successore State flag of Iran 1964-1980.svg
Titolo inesistente 1979 - 1980 Reza Ciro Pahlavi
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