Peacekeeping
Per peacekeeping (in italiano letteralmente mantenimento della pace) s'intende un tipo di operazioni volte al mantenimento della pace, messe in atto con il consenso delle parti in causa[1] e promosse e svolte, prevalentemente, sotto l'egida dell'ONU. In ambito ONU le operazioni di peacekeeping sono inoltre caratterizzate dalla delega del Consiglio di sicurezza al Segretario generale in ordine, sia al reperimento, sia al comando delle forze da impiegare[1]. Non tutte le operazione finalizzate al mantenimento della pace sono qualificabili come operazioni di peacekeeping[2] e da queste vanno distinte le operazioni di peacebuilding e di peaceenforcement[2][3][4],anche se talune missioni possono avere carattere ibrido. Nella storia dell'attività dell'ONU si sogliono distinguere tre fasi caratterizzate da altrettanti tipi di "peacekeeping"[5][6] Nei fini statutari dell'ONU è esplicitamente previsto che tale organizzazione debba mantenere la pace e la sicurezza; uno degli strumenti usati nel tempo per il mantenimento della pace sono le operazioni di peacekeeping,[7], operazioni che tuttavia non trovano esplicita previsione nello statuto e la cui legittimità giuridica è stata ravvisata da gran parte della dottrina nel consenso delle parti in causa alla missione[8]
Nell'accezione dàtagli[9] dalle Nazioni Unite, il peacekeeping è "un modo per aiutare paesi tormentati da conflitti a creare condizioni di pace sostenibile."
In Europa la competenza dell’Unione Europea alla costituzione ed alla gestione di missioni di peacekeeping è stata prevista per la prima volta, in modo espresso, dal Trattato di Amsterdam del 1997[5]
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[modifica] Natura del peacekeeping
Nell'ambito dei poteri generali attribuiti dallo statuto ONU ai fini del mantenimento della pace, gli organi delle Nazioni Unite mettono in atto tutte le azioni volte contrastare le minacce alla pace, la violazione della pace e gli atti di aggressione secondo quanto previsto dal capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite. Queste possono essere misure di carattere coercitivo o meno, implicanti l'uso della forza o meno. Il concetto di operazioni per il mantenimento della pace, o peacekeeping, va invece ad indicare una serie di fattispecie alternative a quanto previsto ex-cap. VII e fondate sul consenso dello Stato territoriale ed altresì caratterizzate dalla neutralità ed imparzialità delle operazioni e dall'uso della forza solo per legittima difesa[8].
Va tenuto distinto sia dal peacebuilding[10] sia dal peacemaking o dal peaceenforcement.
A svolgere le operazioni di peacekeeping sono forze militari (cosiddetti caschi blu o peacekeeper), messe a disposizione dagli Stati membri, che hanno il fine di sorvegliare ed osservare i processi di pace nelle aree post-conflittuali ed assistono gli ex-combattenti nel dare pratica applicazione agli accordi di pace che essi hanno sottoscritto. Tale assistenza si estrinseca in diverse forme: misure per creare fiducia, intese per la condivisione di risorse energetiche, sostegno ad operazioni elettorali, consolidamento dell'ordinamento giuridico (specie sotto il profilo della cosiddetta effettività, ovvero dell'applicazione concreta delle norme e/o delle sentenze), sviluppo sociale ed economico, ed altro ancora.
Nei casi in cui un diretto coinvolgimento ONU è giudicato inopportuno o non praticabile, il Consiglio può delegare le missioni peacekeeping — o peace-enforcement[11] — ad organizzazioni "regionali", quali la NATO, la Economic Community of West African States, oppure coalizioni di Stati che manifestino tali costruttive intenzioni.
Hervé Ladsous è l'attuale capo del Dipartimento per le operazioni di mantenimento della pace (DPKO). Il più importante documento di elaborazione dottrinale del DPKO, intitolato United Nations Peacekeeping Operations: Principles and Guidelines è stato pubblicato nel 2008.[12]
[modifica] Processo e struttura
[modifica] Formazione
Una volta che è stato raggiunto un accordo di pace, le parti coinvolte possono richiedere all'ONU una forza di peacekeeping per la supervisione sulla pratica attuazione dei punti concordati. Questo avviene perché un gruppo sotto egida ONU difficilmente sarà propenso a fare propri gli interessi di una fazione, dato che a sua volta dipende da molti gruppi, in particolare dal Consiglio di Sicurezza (composto dai rappresentanti di quindici Paesi) e dal Segretariato delle Nazioni Unite (la cui composizione è deliberatamente diversa).[13]
Se il Consiglio di Sicurezza approva l'avvio di una missione, il Dipartimento per le operazioni di mantenimento della apce inizia la programmazione degli elementi necessari. A questo punto, viene scelta la squadra di comando supremo (come verrà spiegato più avanti). Il dipartimento interpellerà le singole nazioni aderenti all'ONU per raccoglierne l'eventuale disponibilità al concorso operativo. Dato che — come già ricordato — le Nazioni Unite non dispongono di alcuna struttura organica permanente in proposito, per ogni esigenza dev'essere formata una coalizione ad hoc.
Questo dato di fatto ha quanto meno due risvolti sfavorevoli: può portare alla pura impossibilità di mettere in campo una forza credibile, ed in ogni caso determina un fisiologico rallentamento nel reperimento di risorse (in ogni senso dell'espressione) una volta che l'operazione abbia pure preso il largo.
Roméo Dallaire,[14] comandante del contingente di pace in Ruanda ai tempi della tragedia umanitaria che afflisse quel lembo d'Africa (1994), così descrisse tali problemi, a confronto con dispiegamenti "tradizionali" di forze militari:
- «Mi disse che l'ONU era un sistema "pull"[15] e non un sistema "push"[16] com'ero abituato nella NATO, nel senso che non vi era assolutamente un bacino di risorse da cui attingere. Dovevi fare domanda per qualunque cosa ti servisse, e poi aspettare che la domanda fosse analizzata… Per esempio, i soldati, ovunque si trovino, devono mangiare e bere. In un sistema "push", vivande e cibo sono fornite automaticamente nella quantità proporzionata al numero di persone. In un sistema "pull", devi chiedere che ti forniscano tali razioni, ed il buon senso non pare avere voce in capitolo.
- (Shake Hands With the Devil,[17] Dallaire, pp. 99-100)»
Mentre viene messe assieme la forza di peacekeeping, la squadra diplomatica ONU pratica varie attività diplomatiche. Le esatte dimensioni e forza dello schieramento vanno concordate con il governo della nazione in cui è in corso il conflitto. Le regole d'ingaggio devono essere sviluppate e concordate sia dalle parti in lizza sia dal Consiglio di Sicurezza. Esse attribuiscono lo specifico mandato e scopo della missione (cioè quando i peacekeeper, se armati, possano usare la forza, e dove possano muoversi, nell'ambito del territorio che li ospita). Spesso il mandato dispone che i peacekeeper siano scortati da "guide" del governo ospitante ogniqualvolta lascino la loro base. Questa complicazione ha causato problemi sul campo.
Quando hanno avuto luogo tutti gli accordi, il personale richiesto è stato reperito, e l'approvazione finale è stata deliberata dal Consiglio di Sicurezza, i peacekeeper sono dislocati nella regione prevista.
[modifica] Costi
I costi del peacekeeping, specie dopo la fine della Guerra fredda, sono lievitati enormemente. Nel 1993, i costi annuali del peacekeeping delle Nazioni Unite sono arrivati a circa 3,6 miliardi di dollari, anche a causa delle operazioni nell'Ex Jugoslavia ed in Somalia. Nel 1998, erano crollati ad una cifra addirittura inferiore al miliardo di dollari. Con la ripresa delle operazioni su vasta scala, i costi s'impennarono di nuovo verso i 3 miliardi nel 2001. Nel 2004, fu approvato un bilancio di previsione da 2,8 miliardi, ma il costo a consuntivo fu superiore. Nel 2006, l'ammontare si aggirava sui 5 miliardi di dollari.
Tutti gli stati membri sono legalmente obbligati a pagare la loro quota di "costi peacekeping" in ragione di una complessa formula che loro stessi hanno stabilito. Malgrado questa obbligazione, gli stati membri nel 2004 avevano accumulato un arretrato di circa 1,2 miliardi di dollari, con riferimento a missioni in atto e pregresse.
[modifica] Struttura
Una missione peacekeeping ONU ha tre centri direttivi. Il primo è il Rappresentante Speciale del Segretario Generale, il capo ufficiale della missione. È responsabile di tutta l'attività politica e diplomatica, presiede alle relazioni tanto con le parti stipulanti del trattato di pace, quanto con gli stati membri ONU in generale. È spesso scelto tra i funzionari di alto rango del Segretariato ONU. Il secondo è il comandante della forza, che è responsabile dell'apparato militare sul campo. È un alto ufficiale delle forze armate che intervengono, e spesso è scelto tra quelli della nazione che partecipa con il maggior numero di effettivi. In terzo luogo dobbiamo considerare il Chief Administrative Officer,[18] che ha la supervisione delle forniture, della logistica, e coordina l'approvvigionamento di ogni necessaria risorsa.
[modifica] Storia
[modifica] Guerra fredda
Il peacekeeping ONU era stato inizialmente sviluppato durante la Guerra fredda come mezzo per risolvere conflitti tra stati dispiegando personale militare disarmato o con armamento leggero proveniente da più stati, sotto comando ONU, in aree dove i contendenti potevano aver bisogno di una terza parte neutrale in funzione di osservatore del processo di pace.
I peacekeeper potevano entrare in azione quando le principali potenze (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza) incaricavano le Nazioni Unite di porre termine a conflitti che minacciassero la stabilità regionale e la pace e sicurezza internazionali.
In questo concetto rientravano talune "guerre per procura" (proxy wars)[20] condotte da "stati clienti"[21] per conto di qualche superpotenza. Dal 1948 al febbraio 2009, si contano 63 operazioni di peacekeeping sotto l'egida ONU, di cui sedici ancora in corso. Ogni anno ne vengono proposte di nuove.
La prima missione qualificabile come operazione di peacekeeping fu la l'UNEF I, tali tipo di operazioni si sono poi moltiplicate negli anni novanta, quando hanno iniziato a configurarsi anche come peace-building (UNOSOM I e II, ONUMOZ, UNAMIR, etc.) o altre forme[8].
L'ONU prese posizione sulla crisi di Suez (1956) — una guerra condotta contro l'Egitto (sostenuto da altre nazioni arabe) da Regno Unito, Francia ed Israele coalizzati. Quando nel 1957 fu dichiarato un cessate il fuoco, il diplomatico canadese (destinato a divenire poi Primo Ministro) Lester Bowles Pearson consigliò che le Nazioni Unite disponessero una forza di peacekeeping sul canale di Suez per garantire che entrambe le parti onorassero il cessate il fuoco. Secondo Pearson la forza ONU poteva essere composta principalmente da soldati canadesi, ma tale soluzione suscitava la diffidenza egiziana, poiché in effetti un membro del Commonwealth avrebbe dovuto far da guardiano al Regno Unito e relativi alleati. Di conseguenza, fu riunita una forza d'interposizione che raccoglieva militari delle più varie cittadinanze, in modo da assicurare la diversità nazionale (ritenuta presupposto d'imparzialità). Pearson avrebbe ottenuto il Premio Nobel per la Pace in relazione a tale impresa, ed oggi è considerato un padre del peacekeeping moderno.
Nel 1988 il Premio Nobel per la Pace è stato assegnato alle Forze ONU di Peacekeeping. Il relativo comunicato stampa dichiarò che tali forze "rappresentano la manifesta volontà della comunità delle nazioni", e hanno "dato un contributo decisivo" alla soluzione di conflitti in tutto il mondo.
[modifica] Dal 1991
La fine della Guerra fredda determinò uno spettacolare cambiamento nel peacekeeping, sia ONU sia multilaterale. In un nuovo spirito di collaborazione, il Consiglio di Sicurezza deliberò più ampie e complesse missioni ONU di peacekeeping, spesso nell'intento di cooperare nell'attuazione di accordi di pace intercorsi in conflitti interni ad un medesimo stato e guerre civili. Inoltre, nel peacekeeping si prese ad inserire un numero sempre maggiore di elementi non-militari per assicurare il buon funzionamento di funzioni civili, come le elezioni. Il già ricordato Dipartimento per le operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite fu creato nel 1992 per far fronte all'accresciuta richiesta di missioni di tal genere.
Tutto sommato, le operazioni di nuova concezione furono un successo. In El Salvador ed in Mozambico, ad esempio, il peacekeeping mostrò una via per raggiungere la pace auto-sostenuta. Tuttavia alcuni tentativi fallirono, forse in conseguenza di una rappresentazione troppo ottimistica delle reali potenzialità insite nell'UN peacekeeping.
Mentre si stavano svolgendo complesse missioni in Cambogia, il Consiglio di Sicurezza inviò peacekeeper in zone di conflitto come la Somalia, in cui non si era raggiunto né un cessate il fuoco, né un qualche consenso fra le parti.
Queste operazioni si possono a buon diritto giudicare velleitarie, poiché non erano confortate né da quella potenza militare, né da quella (condivisa) volontà politica, che sarebbero state necessarie compagne ai caschi blu per centrare l'obiettivo affidato loro. Questi insuccessi — eminentemente il massacro di Srebrenica (1995) ed il genocidio del Ruanda (l'anno precedente) — causarono un periodo di ripiegamento e di autocritica nella recente storia dell'UN peacekeeping.
[modifica] Onorificenze al valor militare
- Congo
| Per approfondire, vedi la voce ONUC. |
Il capitano dei peacekeeper ONU Gurbachan Singh Salaria ottenne la più alta onorificenza militare indiana, il Param Vir Chakra.[24] Nel novembre 1961 il Consiglio di Sicurezza era intervenuto per prevenire le ostilità katanghesi in Congo. Per reazione, Moise Tshombe, leader secessionista del Katanga, lanciò un'offensiva contro le forze ONU. Il 5 dicembre 1961, una compagnia indiana-ONU rinforzata da mortai da 3 pollici (81 mm) attaccò un posto di blocco tra il quartier generale katanghese ed il campo d'aviazione di Lubumbashi (Elisabethville). Dopo che gli indiani avevano preso possesso della posizione, un plotone gurkha tentò di collegarsi alla compagnia per consolidare il rinnovato posto di blocco, ma incontrò elementi ostili in prossimità del vecchio aeroporto. L'attacco del plotone contro la postazione ribelle, forte di una novantina di miliziani katanghesi, fu guidato dal capitano indiano Salaria. Malgrado che disponesse solo di sedici soldati e con un armamento inferiore a quello degli avversari, il capitano Salaria — anche giovandosi della proverbiale ferocia[25][26] dei combattenti gurkha — ebbe la meglio sul nemico, che si volse in fuga. Durante l'azione, Salaria fu colpito al collo, ma continuò a combattere sinché morì per le ferite riportate. Grazie alla sua abnegazione ed al suo coraggio, il quartier generale ONU di Elisabethville si salvò dall'accerchiamento.[27][28]
[modifica] Peacekeeping non-ONU
Non tutte le forze di peacekeeping sono state direttamente controllate dalle Nazioni Unite. Nel 1981, un accordo tra Israele ed Egitto diede vita al già ricordato Multinational Force and Observers che tuttora esercita una supervisione sulla penisola del Sinai.
Sei anni più tardi, la Indian Peace Keeping Force[30] entrò nello Sri Lanka per concorrervi al mantenimento della pace. La situazione divenne stagnante, e nel 1990 il primo ministro dello Sri Lanka, che aveva concluso un patto con le Tigri Tamil, chiese all'India di ritirarsi.
Nel novembre 1998, inoltre, l'India collaborò alla restaurazione del governo di Maumoon Abdul Gayoom nelle Maldive, azione da inquadrarsi nell'alveo della Operazione Cactus.[31]
Il 20 dicembre 1995, su mandato ONU, una forza a guida NATO (IFOR)[32] fece il suo ingresso in Bosnia per dare attuazione al General Framework Agreement for Peace in Bosnia and Herzegovina.[33] Analogamente, un'operazione NATO (KFOR)[34] si svolge tuttora nella provincia serba del Kosovo.
La missione a guida Nato in Bosnia e Erzegovina è stata successivamente sostituita da una missione peacekeeping a patrocinio europeo, organizzata da EUFOR.[35]
Anche l'Unione Africana, a partire dal 2003, è stata marginalmente coinvolta nel peacekeeping continentale.[36]
Nell'Ossezia del Sud, Russia e Georgia inviarono le rispettive formazioni di peacekeeper in applicazione all'accordo di Soči (siglato il 24 giugno 1992).[37][38]
La Seconda guerra in Ossezia del Sud del 2008 si concluse con l'espulsione dalla regione di tutte le forze georgiane, compresi i peacekeeper, ed ebbe un bilancio di 18 caduti tra i peacekeeper russi.
[modifica] Partecipazione
Lo statuto ONU impone a tutti gli stati membri l'obbligo di mettere a disposizione del Consiglio di Sicurezza le forze e le infrastrutture necessarie al mantenimento di pace e sicurezza in ogni posto del mondo. Dal 1948, quasi 130 paesi hanno contribuito a missioni di pace con personale militare e di polizia civile. Benché non siano disponibili informazioni dettagliate su tutto il personale che partecipò a missioni di peacekeeping dal 1948, si stima che circa un milione di operatori (soldati, agenti di polizia, e "normali civili") abbia lavorato sotto bandiera ONU in mezzo secolo abbondante. Con dati riferiti a marzo 2008, 113 paesi stavano contribuendo con un totale di 88 862 persone tra osservatori militari, polizia, e truppe inquadrate in unità militari "canoniche".[39]
Nonostante il lungo elenco di paesi partecipanti sulla carta, la parte del leone — sotto il profilo del numero di addetti sul campo — è chiaramente svolta da un nucleo di paesi in via di sviluppo, che spesso traggono profitto economico da tale partecipazione. In questo senso, la classifica dei primi dieci (stima del marzo 2007) appare la seguente: Pakistan (10 173), Bangladesh (9 675), India (9 471), Nepal (3 626), Giordania (3 564), Uruguay (2 583), Italia (2 539), Ghana (2 907), Nigeria (2 465), e Francia (1 975).[40]
Il capo del Dipartimento per le operazioni di mantenimento della pace, il Sottosegretario generale Jean-Marie Guéhenno,[41] ha ricordato agli stati membri che "la fornitura di soldati e poliziotti bene equipaggiati, ben addestrati e disciplinati alle operazioni ONU di peacekeeping è una responsabilità collettiva degli stati membri. Non si può pensare che gli stati del Sud del mondo portino questo fardello da soli."
Alla data di marzo 2008, in aggiunta al personale militare e di polizia, risultano aver collaborato a missioni peacekeeping ONU: 5 187 "civili internazionali", 2 031 volontari delle Nazioni Unite e 12 036 civili locali.[42]
Fino ad aprile 2008, 2 468 persone, di oltre cento nazionalità, hanno perso la vita in missioni di peacekeeping.[43] Molti dei caduti provenivano dall' India (127), Canada (114) e Ghana (113). Il 30% delle perdite umane lamentate nei primi 55 anni di peacekeeping ONU ricade negli anni dal 1993 al 1995.
Come già detto, i paesi in via di sviluppo tendono a partecipare al peacekeeping più delle nazioni sviluppate. Questo, in parte, può spiegarsi con il fatto che le forze armate dei paesi emergenti non evocano il fantasma dell'imperialismo nelle località di guerra (spesso trattasi di ex-colonie). Ad esempio, nel dicembre 2005, l'Eritrea espulse dalla missione di peacekeeping sulla propria frontiera con l'Etiopia tutto il personale statunitense, russo, europeo e canadese. Alla motivazione storico-politica, si aggiunge però l'attrattiva economica per i paesi meno agiati. L'ONU riconosce mensilmente a ciascun operatore militare: 1 028 dollari (USA, $) per paga e rimborsi spese; 303 dollari extra per gli specialisti; $ 68 per vestiario personale, accessori ed equipaggiamento; $ 5 per armamento individuale.[44] Può essere un cespite finanziario di un certo rilievo per un paese emergente. Garantendo ai soldati addestramento, equipaggiamento e stipendi di elevato livello, le missioni UN peacekeeping consentono a tali paesi di mantenere forze armate più "importanti" di quello che si potrebbero permettere secondo i rispettivi bilanci. Circa il 4,5% del personale militare o di polizia impiegato nel peacekeeping ONU proviene dall'Unione Europea; la percentuale scende sotto l'uno per cento se consideriamo gli addetti statunitensi.
[modifica] Critiche
[modifica] Danni potenziali alle truppe
Naturalmente, come ogni impresa militare (o bellica in senso ampio), anche il peacekeeping potrebbe provocare danni alla salute delle persone impiegate, soprattutto per l'elevato grado di stress che comporta. I peacekeeper sono esposti a danni causati ("collateralmente", in modo non deliberato) dalle parti in conflitto e spesso anche ad un clima cui non sono avvezzi. Ne scaturiscono problemi di salute mentale, suicidio ed abuso di droghe, come dimostrano specifiche statistiche.[45] Avere un parente in missione all'estero per un lungo periodo è fonte di stress anche per i familiari dei peacekeeper.[46] Oltre tutto, i peacekeeper, sebbene eventualmente agiscano su mandato ONU, possono divenire bersaglio (intenzionale) per gli attacchi di una parte belligerante.
Un differente approccio pone in risalto come il peacekeeping potrebbe "rammollire i guerrieri" ed intaccarne la combattività, posta l'ovvia differenza di profilo tra un contingente di peacekeeping ed un reparto operativo dispiegato in un contesto schiettamente e tradizionalmente conflittuale.[47][48]
[modifica] Problemi a lungo termine
Il peacekeeping può avere come risultato la mera conservazione di un precario status quo destinato a sicuro collasso nel lungo periodo. Bisogna, per obiettività, concedere anche il fatto che l'attuale figura di peacekeeper non postula la vocazione a costruire soluzioni politiche permanenti. La sua missione è, al contrario, stabilizzare una situazione in modo tale da offrire a statisti e diplomatici l'opportunità di sviluppare una pace (rebus sic stantibus) definitiva. Nel Peace Department ONU costituiscono ancora una relativa novità le diramazioni peace-building e peacemaking.[49] Si tratta di attività e strutture concepite per muoversi in sinergia con le operazioni peacekeeping che esaminiamo qui. Mentre i peacekeeper creano un ambiente stabile, peace-builders e peacemakers sono indirizzati ad aspetti diplomatici di più lunga prospettiva temporale: sostanzialmente si adoperano per far sorgere le condizioni di una pace sostenibile.
[modifica] Peacekeeping, traffico di esseri umani e prostituzione coatta
Resoconti giornalistici attestano un rapido espandersi della prostituzione in Cambogia, Bosnia e Kossovo dopo che in tali luoghi sono iniziate le missioni di peacekeeping (negli ultimi due paesi si tratta di missioni NATO, tutte le altre sono ONU).[50] Nello studio del 1996 The Impact of Armed Conflict on Children, Graça Machel[51] già first lady del Mozambico ha documentato: "In sei su dodici studi nazionali preparati per questo rapporto sullo sfruttamento sessuale di bambini in situazioni di conflitto armato, l'arrivo di truppe peacekeeping è stato associato a rapido aumento della prostituzione infantile."[52]
[modifica] Proposte di riforma
[modifica] L'analisi di Brahimi
in reazione a queste criticità, segnatamente per quanto attiene ai casi di abuso sessuale da parte dei peacekeeper, l'ONU ha mosso alcuni passi in un progetto di riforma delle sue operazioni, come sono state sinora conosciute. Il Report of the Panel on United Nations Peacekeeping Operations (colloquialmente indicato pure come Brahimi Report)[53][54] è stato il primo di tali passi per ricapitolare le missioni pregresse, isolare i malfunzionamenti, ed intraprendere azioni positive in grado di correggere tali storture assicurando contestualmente l'efficienza delle missioni che saranno varate in avvenire. È stato dichiarato un solenne impegno dell'ONU per realizzare concretamente dette pratiche all'atto di compiere le missioni peacekeeping del futuro. Gli aspetti tecnocratici del processo di riforma sono stati continuati e rivitalizzati dal DPKO nella sua "agenda di riforma" denominata Peace Operations 2010. Il basilare documento dottrinale intitolato United Nations Peacekeeping Operations: Principles and Guidelines[12] incorpora l'analisi di Brahimi e ne fa un proprio elemento fondante.
[modifica] Forza di reazione rapida
Una proposta avanzata per tener conto dei deleteri ritardi come quello che ha favorito la tragedia del Ruanda punta sulla forza di reazione rapida: un gruppo permanente, amministrato dall'ONU e schierato su disposizione del Consiglio di Sicurezza, che riceva truppe e sostentamento dai membri in carica del Consiglio di Sicurezza e sia pronto per un rapido rischieramento in caso di futuri genocidi.
[modifica] Note
- ^ a b Dispensa di organizzazione internazionale di Antonietta Piacquadio
- ^ a b Brouchure ministero
- ^ Il diritto applicabile alle Forze Armate italiane all'estero
- ^ INTRODUCTION
- ^ a b LE OPERAZIONI DI "PEACE-KEEPING"
- ^ Caschi blu e processi di democratizzazione: le operazioni di peacekeeping dell'ONU e la promozione della democrazia, Paolo Foradori, pag. 166 e ss.
- ^ Lucidi UNIPV
- ^ a b c Sergio Marchisio. L'ONU. Il diritto delle Nazioni Unite. Bologna, Il Mulino, 2000.
- ^ UN Peacekeeping - FAQ - Meeting New Challenges
- ^ Collegamenti esterni in punto:
- ^ Operations other than war. Volume IV "Peace Operations"
- ^ a b DPKO Capstone Doctrine
- ^ Per l'esattezza:
- Il Consiglio di Sicurezza è l'organo delle Nazioni Unite che ha maggiori poteri, avendo la competenza esclusiva a decidere contro gli stati colpevoli di aggressione o di minaccia alla pace. Si riunì per la prima volta il 17 gennaio 1946 a Londra. Lo scopo del Consiglio è stabilito dall'articolo 24 dello Statuto, al consiglio viene conferita “la responsabilità principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale”. È costituito da 15 Stati membri di cui 5 sono membri permanenti mentre i restanti 10 vengono eletti ogni due anni. I membri permanenti sono: Cina, Russia, Regno Unito, Stati Uniti d'America e Francia. Questi ultimi hanno il diritto di veto, possono bloccare qualsiasi decisione loro sgradita e fare in modo che non venga discussa durante il riunirsi dell'assemblea generale presieduta da tutti gli Stati membri. La presidenza del Consiglio è detenuta a rotazione mensile secondo ordine alfabetico dagli altri Stati. Le decisioni prese dal Consiglio prendono il nome di Risoluzioni. L'articolo 42 della Carta stabilisce che il Consiglio può usare la forza contro uno Stato che è colpevole di aggressione o di violazione della Pace e l'eventuale azione militare nei confronti del Paese colpevole è riconosciuta come un'azione di polizia internazionale sotto la supervisione del Consiglio. Le forze armate anche conosciute come "caschi blu" provengono tutte dagli Stati membri.
- Il Segretariato delle Nazioni Unite è uno degli organi principali dell'ONU. È guidato dal segretario generale delle Nazioni Unite e costituito da un insieme di uffici e dipartimenti finalizzati alla gestione amministrativa dell'ONU. Il segretario generale dispone di un vasto apparato burocratico per lo svolgimento delle proprie funzioni: in base allo Statuto, lo status dei funzionari, il loro reclutamento e i vari aspetti del rapporto d'impiego sono stabiliti dall'Assemblea Generale con apposite norme. Inoltre il personale del Segretariato non può ricevere istruzioni da alcun governo in quanto indipendente. Il Segretario Generale è il leader dell'Organizzazione, viene nominato dall'Assemblea generale dopo esser stato raccomandato dal Consiglio di Sicurezza, lavora come un diplomatico tra gli Stati membri e come un amministratore all'interno dell'Organizzazione; può portare all'attenzione del Consiglio di Sicurezza qualsiasi disputa o situazione secondo lui critica al fine di mantenere la pace nel mondo. È in carica per 4 anni. Attualmente il ruolo di Segretario Generale è ricoperto dal sudcoreano Ban-Ki-Moon, che è stato eletto nel 2007.
- ^ Bibliografia in punto:
- 4237 Dr. Adrian Preston & Peter Dennis (Edited) "Swords and Covenants" Rowman And Littlefield, London. Croom Helm. 1976.
- H16511 Dr. Richard Arthur Preston "Canada's RMC - A History of Royal Military College" Second Edition 1982
- H1877 R. Guy C. Smith (editor) "As You Were! Ex-Cadets Remember". In 2 Volumes. Volume I: 1876-1918. Volume II: 1919-1984. RMC. Kingston, Ontario. The R.M.C. Club of Canada. 1984
- ^ Inglese: tirare
- ^ Inglese: spingere
- ^ Shake Hands With the Devil: The Failure of Humanity in Rwanda ISBN 0-679-31171-8
- ^ The Evolution of UN peacekeeping: case studies and comparative analysis, A Stimson Center Book, di William J. Durch, Palgrave Macmillan, 1993, ISBN 0-312-06600-7, 9780312066000
- ^ Tank Museum Site
- ^

Per approfondire, vedi la voce False flag. Bibliografia in tema di proxy wars:
- Bernd Greiner / Christian Müller / Dierk Walter (Ed.): Heiße Kriege im Kalten Krieg. Hamburg 2006, ISBN 3-936096-61-9 (Review by H. Hoff, Review by I. Küpeli)
- Scott L. Bills: The world deployed : US and Soviet military intervention and proxy wars in the Third World since 1945. From: Robert W. Clawson (Ed.): East West rivalry in the Third World. Wilmington 1986, p. 77-101.
- Chris Loveman: Assessing the Phenomeon of Proxy Intervention. From Journal of Conflict, Security and Development, edition 2.3, Routledge 2002, pp 30–48.
- ^ Il termine "cliente" va qui inteso nell'accezione romanistica.
- ^ Collegamenti esterni sull'artista:
- Mikhail Evstafiev's official website
- Leica Magic Moments II
- Alien in London photo essay
- I am Cuba photo project
- Slant Magazine review of I Am Cuba: The Ultimate Edition DVD
- The Guardian on new publication
- Two Steps From Heaven in Foto8 Magazine
- Dr Mark Galeotti on literature about Soviet war in Afghanistan
- Moscow House of Photography presents M.Evstafiev’s The Red Syndrome project
- Galerie Am Roten Hof in Vienna presents paintings by M.Evstafiev (in German)
- Two Steps From Heaven review in Nezavisimaya gazeta (in Russian)
- ^ Pagina utente inglese di Mikhail Evstafiev in Wikipedia
- ^ Collegamenti esterni in punto:
- ^ «Se un uomo dice di non temere la morte, sta mentendo oppure è un gurkha.» (Feldmaresciallo Sam Manekshaw - Cenni biografici -, già capo di stato maggiore dell'esercito indiano ai tempi della guerra indo-pakistana del 1971)
- ^ Bibliografia sui gurkha:
- Barthorp, Michael. (2002).Afghan Wars and the North-West Frontier 1839-1947. Cassell. ISBN 0-304-36294-8
- Mike Chappell, The Gurkhas, Oxford, Osprey Publishing, 1993. ISBN 978-1-85532-357-5
- Chauhan, Dr. Sumerendra Vir Singh. (1996). The Way of Sacrifice: The Rajputs, Pages 28–30, Graduate Thesis, South Asian Studies Department, Dr. Joseph T. O'Connell, Professor Emeritus, University of Toronto, Toronto, Ontario Canada.
- Cross, J.P & Buddhiman Gurung. (2002) Gurkhas at War: Eyewitness Accounts from World War II to Iraq. Greenhill Books. ISBN 978-1-85367-727-4.
- Ember, Carol & Ember, Melvin. (2003). Encyclopedia of Sex and Gender: Men and Women in the World's Cultures. Springer. ISBN 0-306-47770-X.
- Parker, John. (2005). The Gurkhas: The Inside Story of the World's Most Feared Soldiers. Headline Book Publishing. ISBN 978-0-7553-1415-7
- Purushottam Sham Shere J B Rana. (1998). Jung Bahadur Rana-The Story of His Rise and Glory. ISBN 81-7303-087-1
- Sengupta, Kim. (2007). 'The Battle for Parity: Victory for the Gurkhas', The Independent, 9 March 2007. Retrieved from: http://www.independent.co.uk/news/uk/this-britain/the-battle-for-parity-victory-for-the-gurkhas-439464.html
- Tod, James & Crooke, William. (eds.) (1920). Annals and Antiquities of Rajasthan. 3 Volumes. Motilal Banarsidass Publishers Pvt. Ltd., Delhi. Reprinted 1994.
- ^ Bharat Rakshak. Captain Gurbachan Singh Salaria. undated. URL consultato il 13 maggio 2009.
- ^ Anil Shorey. CAPTAIN COURAGE. aprile 2004. URL consultato il 13 maggio 2009.
- ^ El Gorah su Globalsecurity.org
- ^ Collegamenti esterni in punto:
- India Child article on IPKF operations
- India's VietNam
- Civilians Affected by War in Northeast Ceylon
- The Indian Army in Sri Lanka 1987-1990
- Indian Jawan- A Tribute To The Indian Soldier
- Overview of Mission
- Case Study in Operations Other Than War
- Tamil Nation on Rajiv Gandhi's War Crimes
- The Indian Air Force in Sri Lanka 1987-1990
- Shocking disclosures
- A Mission in Jaffna & the Memories of War-Torn Jaffna
- ^ Collegamenti esterni in punto:
- ^ La Implementation Force (IFOR) è stata una forza multinazionale della NATO dispiegata in Bosnia e Erzegovina per un mandato di un anno dal 20 dicembre 1995 al 20 dicembre 1996 sotto il nome in codice Operazione Joint Endeavor per implementare l'accordo di pace in Bosnia - Erzegovina come successore della forza delle Nazioni Unite UNPROFOR.
- ^ General Framework Agreement for Peace in Bosnia and Herzegovina
- ^ La Kosovo Force (KFOR) è una forza militare internazionale, guidata dalla NATO, responsabile di ristabilire l'ordine e la pace in Kosovo, una provincia della Serbia sotto l'amministrazione dell'ONU dal 1999.
- ^ Collegamenti esterni in punto:
- ^

Per approfondire, vedi la voce Unione Africana#Consiglio di Pace e di Sicurezza. - ^ Sochi Summit Fails to Solve U.S.-Russian Missile Defense Dispute
- ^ Si noti come — in questo caso — la "terzietà" dei peacekeeper, la loro natura di osservatori/arbitri super partes, sia quanto meno opinabile.
- ^ Contributors to United Nations peacekeeping operations
- ^ Monthly Summary of Contributors to UN Peacekeeping Operations (PDF). URL consultato il 20 aprile 2007.
- ^ Collegamenti esterni in punto:
- Biography of Jean-Marie Guéhenno, sito ufficiale delle Nazioni Unite
- Jean-Marie Guéhenno: "An International Force Can Never Impose Peace", Intervista di Philippe Bolopion by Le Monde, tradotta in inglese dal Global Policy Forum.
- ^ Background Note - United Nations Peacekeeping Operations
- ^ United Nations peacekeeping - Fatalities By Year up to 31 Dec 2008
- ^ United Nations Peacekeepers - How are peacekeepers compensated?
- ^ PTSD Subclusters and Functional Impairment in Kosovo Peacekeepers (Military Medicine)
- ^ Lanan torjuntaa – Henkinen hyvinvointi rauhanturvajoukoissa. Kipunoita 2/2003. Retrieved 9-3-2007. (FI)
- ^ Kaurin, P. M. (2007) War Stories: Narrative, Identity and (Recasting) Military Ethics Pedagogy. Pacific Lutheran University. ISME 2007. Retrieved 9-3-2007
- ^ Liu, H. C. K., The war that could destroy both armies, Asia Times, 23 October, 2003. Retrieved 9-3-2007.
- ^ A queste nozioni, meritevoli di autonomo approfondimento, abbiamo già più volte accennato in altre parti della voce.
- ^ Conflict, Sexual Trafficking, and Peacekeeping
- ^ Cenni biografici:
- ^ The Impact of Armed Conflict on Children
- ^ Brahimi Report
- ^ Collegamenti esterni sulla figura di Lakhdar Brahimi:
[modifica] Bibliografia
- Bureš, Oldřich (June 2006). Regional Peacekeeping Operations: Complementing or Undermining the United Nations Security Council?. Global Change, Peace & Security 18 (2): 83–99. DOI:10.1080/14781150600687775.
- Fortna, Virginia Page (2004). Does Peacekeeping Keep Peace? International Intervention and the Duration of Peace After Civil War. International Studies Quarterly 48: 269–292. DOI:10.1111/j.0020-8833.2004.00301.x.
- Goulding, Marrack (July 1993). The Evolution of United Nations Peacekeeping. International Affairs 69 (3): 451–64. DOI:10.2307/2622309.
- Pushkina, Darya (June 2006). A Recipe for Success? Ingredients of a Successful Peacekeeping Mission. International Peacekeeping 13 (2): 133–149. DOI:10.1080/13533310500436508.
- Worboys. Katherine. 2007. “The Traumatic Journey from Dictatorship to Democracy: Peacekeeping Operations and Civil-Military Relations in Argentina, 1989-1999.” Armed Forces & Society, vol. 33: pp. 149-168. abstract
- Dandeker, Christopher and James Gow. 1997. “The Future of Peace Support Operations: Strategic Peacekeeping and Success.” Armed Forces & Society, vol. 23: pp. 327-347. abstract
- Blocq, Daniel. 2009. “Western Soldiers and the Protection of Local Civilians in UN Peacekeeping Operations: Is a Nationalist Orientation in the Armed Forces Hindering Our Preparedness to Fight?” Armed Forces & Society, abstract
- Bridges, Donna and Debbie Horsfall. 2009. “Increasing Operational Effectiveness in UN Peacekeeping: Toward a Gender-Balanced Force.” Armed Forces & Society, May 2009. abstract
- Reed, Brian and David Segal. 2000. “The Impact of Multiple Deployments on Soldiers’ Peacekeeping Attitudes, Morale and Retention.” Armed Forces & Society, vol. 27: pp. 57-78. abstract
- Sion, Liora. 2006. “’Too Sweet and Innocent for War’?: Dutch Peacekeepers and the Use of Violence.” Armed Forces & Society, vol. 32: pp. 454-474. abstract
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su Peacekeeping
[modifica] Collegamenti esterni
- Centro studi per la pace
- The Finnish Peacekeepers' Museum
- Peace Operations Monitor
- CCRP Bosnia Research and Publications
- Lessons from Bosnia: The IFOR Experience by Larry Wentz (1998)
- Target Bosnia by Pascale Siegel (1998)
- CCRP Kosovo Research and Publications
- Lessons from Kosovo: The KFOR Experience by Larry Wentz (2002)
- Information Campaigns for Peace Operations by Avruch et al. (2000)
- Confrontation Analysis by Nigel Howard (1999)
- Operations Other Than War (1995)
- United Nations eLearning Unit created by ISRG - University of Innsbruck
- SPIA - Soldiers of Peace International Association gathers civilians and soldiers (notably former Blue Helmets) who have carried out Peacekeeping Operations under the U.N. aegis since 1948
- Permanent UN Peacekeeping force proposal: The presentation of the Eurocorps-Foreign Legion concept druing the SPIA colloquium at the European parliament in JUNE 2003 under the auspices of the UN Secretary-General
- Peacekeeping: A Selected Bibliography (2004)
- UNIFIL Site with Pictures and Stories from Ireland's involvement with with UNIFIL.