Mirafiori Sud
| Mirafiori Sud | |
|---|---|
| palazzi di via Artom, visti dal parco Colonnetti | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Città | |
| Circoscrizione | decima |
| CAP | 10135 |
| Superficie | 11,49 km² |
| Abitanti | 33 693 ab. (2003) |
| Densità | 2 932,38 ab./km² |
Coordinate: 45°0′53.39″N 7°37′43.21″E / 45.0148306°N 7.6286694°E
Mirafiori Sud (in piemontese Mirafior [mira'fjʊr]) è un quartiere della periferia sud di Torino. Confina con i quartieri di Mirafiori Nord e Lingotto, e con i Comuni di Nichelino e Beinasco. È famoso per la presenza del principale impianto di produzione della FIAT ed è la zona con più alta densità di edilizia popolare della città.
La presenza dello stabilimento industriale, impianto di rilevanza nazionale che ha segnato un pezzo di storia d'Italia del dopoguerra, oscura la storia pluricentenaria del quartiere, nato come borgo contadino già nel XVI secolo. Il passato del quartiere lascia in eredità testimonianze storico-artistiche difficilmente ritrovabili in altri quartieri periferici di Torino.
Indice |
[modifica] Urbanistica
[modifica] Le macrozone
Il quartiere, uno dei più vasti di Torino, si può dividere in sei principali macrozone. Da Ovest verso Est:
- L'area all'estremo Ovest è occupata principalente dal Cimitero Sud (il secondo cimitero della città), e dal raccordo della A55 con corso Orbassano;
- l'immensa area dello stabilimento della Fiat Mirafiori, compresa tra corso Orbassano, corso Tazzoli, corso Giovanni Agnelli, corso Unione Sovietica, via Biscaretti di Ruffia, via Aristide Faccioli, via Plava, e via Gian Carlo Anselmetti;
- il microquartiere Cime Bianche, tra via Gian Carlo Anselmetti e corso Unione Sovietica;
- il microquartiere compreso tra Corso Unione Sovietica e strada delle Cacce;
- la vasta area del Parco Colonnetti, che comprende gli impianti sportivi del C.U.S. Torino e quelli scientifici del C.N.R.;
- il microquartiere (Le Basse) tra via Artom e il confine con il comune di Moncalieri (via Sestriere (Moncalieri).
[modifica] Confini
I confini delle Circoscrizioni della Città di Torino sono stati determinati con delibera del Consiglio Comunale in data 21.12.1984 num. mecc. 8412761/49 - modificata con delibera in data 10.12.1985 num. mecc. 8515762/49
I confini della Circoscrizione 10 - Mirafiori Sud sono precisamente:
- Asse del c.so Unione Sovietica dall'asse del c.so Tazzoli all'asse della via Vigliani (piazzale Caio Mario).
- Asse della via Vigliani sino al'asse della via Pio VII.
- Asse della via Pio VII sino all'asse del c.so Traiano.
- Asse del c.so Traiano sino all'asse della linea FF.SS. TO - GE.
- Asse della linea FF.SS. TO - GE, sino al confine del Comune di Moncalieri.
- Confine del Comune di Moncalieri sino al confine del Comune di Nichelino.
- Confine del Comune di Nichelino sino al confine del Comune di Beinasco.
- Confine del Comune di Beinasco sino al confine del Comune di Orbassano.
- Confine del comune di Orbassano sino al confine del Comune di Rivoli.
- Confine del Comune di Rivoli sino al confine del Comune di Grugliasco.
- Confine del comune di Grugliasco sino all'asse della str. vicinale del Portone.
- Asse della str. vicinale del Portone sino all'asse del c.so Orbassano.
- Asse del c.so Orbassano sino all'asse del c.so Tazzoli (piazza Cattaneo).
- Asse del c.so Tazzoli sino all'asse del c.so Unione Sovietica.
[modifica] Storia
[modifica] Le origini
Il nome “Mirafiori” deriva dal castello di Miraflores, donato nel 1585 dal Duca di Savoia Carlo Emanuele I alla sposa Caterina D’Asburgo. Il castello scomparve definitivamente nel 1706 durante l'assedio francese alla città di Torino a causa di un incendio. La reggia di Venaria venne progettata proprio sull'esempio del Castello di Mirafiori. Vicino al castello, ormai scomparso, si formò un borgo che oggi costituisce il nucleo storico del quartiere. Fino ai primi anni successivi alla seconda guerra mondiale l’attuale Mirafiori Sud era una vasta zona rurale con ville e campi coltivati che presentava per i torinesi diversi motivi di attrazione: l’ippodromo costruito nel 1898 e i numerosi maneggi, i boschi e le spiagge lungo il torrente Sangone, meta di gite e scenario di molti film, il primo campo volo della città, inaugurato nel 1911. Le prime testimonianze storiche di Mirafiori Sud sono del XVI secolo.
Le carte topografiche dell'epoca segnala i poderi più antichi e la presenza di un filare di case che fiancheggiano la via centrale di Mirafiori (l'attuale Strada Castello di Mirafiori).
L'attività commerciale del Borgo è antica come le sue case. Il primo esercente ricordato dalla storia di Mirafiori è il panettiere morto di peste nel 1599.
L'abitato si ingrandisce lungo il vialone diretto a Stupinigi (l'attuale Corso Unione Sovietica).
Lo sviluppo del borgo coincide con una migliore istruzione. A Mirafiori la scuola pubblica e gratuita non esiste fino al 1849. L'alfabetizzazione delle genti favorisce il loro impegno civile.
Nel 1867 il conte Balbo dona alla comunità parrocchiale un terreno prossimo al Sangone, dove è possibile creare un cimitero locale. Nel 1876 viene benedetto il nuovo cimitero. Questo cimitero dovrebbe corrispondere all'attuale cimiterino posto al fondo di corso Unione Sovietica, appena prima del torrente Sangone.
Dal 1884, la ferrovia raggiunge il borgo. Qui si ferma la vaporiera della ferrovia che collega Torino con Piobesi tramite la "via Mirafiori".
[modifica] Il XX Secolo
Con lo sviluppo del borgo, Mirafiori vede nascere un proprio centro di smistamento postale già nei primi anni del XX secolo, presso il negozio di commestibili prossimo alla ferrovia.
Nel 1906 nascono gli ippodromi di Torino, nell'area che ad oggi sarebbe giusto davanti alla Fiat Mirafiori. Questi sono stati il polmone della città ed il cuore di un’ippica di rango nobile e di spessore. Basti citare alcuni dei primi presidenti del secolo scorso: il conte Giuseppe Tarino do Gropello, il conte Vittorio Balbo Bertone di Sambuy, o il conte Enrico Marone Cinzano, ed ancora Federico Tesio ed alla lunga permanenza nei consigli d’Amministrazione della famiglia Agnelli.
Nascono sempre in questo secolo, qui le officine aeronautiche, e nell'inverno 1910-11 nasce l'Aeroporto di Torino-Mirafiori (nell'attuale area occupata oggi dal Parco Colonnetti), destinato a diventare il più importante aeroporto d'Italia. Sarà utilizzato prevalentemente a scopi militari.
Negli anni trenta l'incremento dell'attività militare richiede la realizzazione di un nuovo e più funzionale aeroporto, lontano dal borgo che si trasforma rapidamente in area urbana. La chiusura dell'Aeroporto di Torino-Mirafiori avverrà solo nel dopo-guerra, e coinciderà con l'inaugurazione dell'aeroporto di Torino Caselle, ubicato a Nord della città, nel 1953.
[modifica] I problemi sociali
Il 1939 è l’anno della svolta cruciale, con l’apertura dello stabilimento di Fiat Mirafiori. Dall’inizio degli anni Cinquanta Torino diventa così la capitale indiscussa delle grandi ondate di migrazione interna che l’espansione dell’industria automobilistica richiama soprattutto dalle regioni del Sud, con la popolazione cittadina che in dodici anni, dal '53 al '65, raddoppia e quella di Mirafiori Sud che in poco più di un ventennio da circa 3.000 abitanti arriva a circa 40.000. La città si espande a macchia d'olio e gli uffici comunali faticano a governare l'emergenza: mancano fondi per le opere di urbanizzazione di base (strade, fognature, acquedotti) e gravi carenze nei controlli lasciano proliferare una frenetica esuberanza edificatoria. Molte famiglie torinesi vivono in alloggi malsani, mancanti di impianti igienici o in situazioni di sovraffollamento. Per gli immigrati, poi, la situazione è drammatica. Torino, come le altre grandi città del Nord, è impreparata ad accogliere un flusso migratorio così massiccio, anche culturalmente. Quella è l’epoca in cui molti proprietari espongono cartelli con su scritto “Non si affitta ai meridionali”. Questi si ritrovano così a vivere nel casermone di via Verdi, nelle baracche di via Tripoli, nelle casermette di Borgo San Paolo, di Altessano e Venaria, nel villaggio Anselmetti, negli scantinati e nelle soffitte del centro storico in edifici destinati alla demolizione, in cascine dell’estrema periferia. Per accogliere la nuova presenza operaia la Fiat alla fine degli anni cinquanta costruisce le prime case della zona Basse Lingotto. Se negli anni cinquanta il Comune favoriva l'acquisto delle abitazioni da parte di famiglie con reddito medio-basso, all'inizio degli anni '60 preferisce realizzare baraccamenti provvisori, gestiti da enti comunali di assistenza, e costruisce veri e propri quartieri residenziali per offrire soluzioni abitative definitive. Nel 1962 il Comune delibera l'incremento del piano Torino Casa con la previsione di costruire circa 800 alloggi da assegnare in locazione: al bando si presentano in 13mila. Tra il 1963 e il 1971 l'intervento pubblico (Gescal, Iacp, Poste, ...) favorisce la costruzione di quasi 17mila alloggi. Al termine della seconda Guerra mondiale l'aeroporto "Gino Lisa" a Mirafiori aveva subito pesanti danni e si mostrava insufficiente alle nuove esigenze dei voli civili, e venne perciò abbandonato a favore del nuovo impianto di Caselle. L'area rimase abbandonata e inutilizzata fino al 1963, quando i terreni tornarono di proprietà del Comune che decise di destinarli a edilizia residenziale pubblica: i nuovi quartieri denominati M22, M23 e M24. Nei 47mila metri quadrati dell'ex aeroporto, ora Basse Lingotto, compresi tra l’ex campo volo, le case Fiat di via Onorato Vigliani, il torrente Sangone e il confine con il Comune di Moncalieri, si progettano otto edifici di nove piani costruiti tra il 14 aprile 1965 e il 14 aprile 1966; 780 alloggi realizzati con una tecnica di prefabbricazione integrale, brevetto francese che già era stato definito obsoleto nel paese d'origine. Di questi appartamenti 87 furono assegnati a famiglie che avevano chiesto un cambio di alloggio, 321 a vincitori di concorso pubblico, 342 a persone trasferite in modo coatto dai baraccamenti delle casermette di Borgo San Paolo (1500 individui, in media 6-7 persone per 35–38 m², con punte anche di 16-17 persone, indigenti, sinistrati, alluvionati del Polesine, ex internati) e dal casermone di via Verdi (dopo la demolizione del quale fu costruito il Palazzo delle Facoltà umanistiche, Palazzo Nuovo). Gli ex baraccati erano per lo più giovani da fuori del Piemonte, immigrati con la speranza di un miglioramento sociale e economico, che con difficoltà riuscirono poi a far fronte agli affitti relativamente alti imposti dal Comune. Il nuovo quartiere, denominato “via Artom”, assume una caratterizzazione negativa nell’identità attribuitale dagli altri abitanti di Mirafiori Sud e del resto della città: una concentrazione di persone con un’alta incidenza di problematiche sociali, isolato fisicamente e separato socialmente dalle zone circostanti. Erano dunque nati i quartieri-dormitorio: palazzoni privi di servizi, di scuole, di strade asfaltate, di trasporti pubblici per il collegamento con il resto della città. Negli stabili di via Fratelli Garrone 73 e di via Artom 99, i primi a essere terminati, vengono trasferiti gli ex baraccati, provenienti da sistemazioni temporanee realizzate per famiglie senza tetto o immigrate, vecchie fabbriche, edifici degradati, ex caserme o edifici appositamente costruiti come il villaggio Anselmetti. Il neosindaco Giuseppe Grosso aveva assunto come suo impegno primario la soppressione di tali alloggiamenti, che costavano alle casse del Comune circa 100 milioni di lire l'anno e rappresentavano, da ormai vent'anni, un grave problema sociale: emarginazione, elevato affollamento, promiscuità, carenze igieniche gravi, insufficienza dei servizi offerti. Nei confronti degli abitanti delle cosiddette "casermette" si compì una vera e propria azione militare: alle prime ore del mattino le abitazioni furono circondate dalla polizia e fatte sgomberare e, man mano che venivano liberate, furono demolite le pareti interne per evitare successive occupazioni di altri senza casa. Se il trasferimento in via Artom rappresentò la fine di un'emergenza cittadina, dall'altro ci fu il timore che l'emergenza non si potesse concludere con un trasloco e che il nuovo quartiere proponesse in verticale anziché in orizzontale gli stessi problemi di prima, condensando in un unico agglomerato famiglie di una stessa composizione sociale. Parte degli amministratori stessi nutrivano forti perplessità sulla soluzione adottata, esprimendo, come fece il futuro sindaco di Torino Diego Novelli, la necessità di “non condensare, non concentrare in un unico agglomerato determinate famiglie di una determinata composizione sociale”. Anche se probabilmente non si trattò di un preciso disegno quanto della maggior facilità di assegnazione per blocchi/gruppi di provenienza, il criterio stesso con il quale furono distribuiti gli alloggi nei caseggiati non agevolò l’integrazione, anzi, non fece che accentuare le divisioni anche interne, oltre a quelle già esistenti con il resto del quartiere e della città. Tre dei palazzi furono infatti destinati agli ex baraccati, tre ai vincitori di concorso, uno fu diviso tra queste due categorie, e l’ultimo fu riservato ai trasferiti. Come scriveva nei propri verbali negli anni ’70 lo stesso Comitato spontaneo inquilini quartiere Basse Lingotto “il quartiere Basse Lingotto è il tipico quartiere dormitorio della periferia […]. Il posto di lavoro, il centro di svago e di cultura degli abitanti sono localizzati fuori dal quartiere, l’unico gruppo sociale è la famiglia, e ciò favorisce le spinte individualistiche da cui la scarsa partecipazione alle attività del quartiere, e la divisione di esso in tre nuclei, case comunali, case Fiat e case private
[modifica] La recente riqualificazione
Tra il 1975 e il 1983 la Giunta con a sindaco Diego Novelli, che governa la città in questo periodo, comincia a rivolgere attenzione al quartiere, realizzando in particolare spazi di aggregazione e opportunità per gli anziani (bocciofile) e per i ragazzi (campi di calcio, impianti sportivi), scuole dell’infanzia e dell’obbligo, servizi sociali e sanitari, migliori collegamenti con i trasporti pubblici. Dalla fine degli anni Novanta si possono individuare rinnovati segni di attenzione dell’amministrazione comunale, in particolare l’inclusione della zona Basse Lingotto tra le aree cittadine oggetto di un P.R.U. (Piano di Recupero Urbano) e alcuni interventi che collegano maggiormente il quartiere al territorio circostante (un nuovo ponte sul torrente Sangone, il potenziamento di alcune linee di trasporto pubblico).
Al momento dell’abbattimento dell’edificio di via Garrone 73 (28 dicembre 2003) e dello smantellamento di via Artom 99, 349 alloggi su 780, il 45%, erano ancora abitati dagli assegnatari originari o da un familiare o convivente, subentrato per voltura del contratto di locazione; 349 famiglie per quarant’anni hanno abitato, e molte di queste continuano ad abitare, in via Artom, in cui hanno ormai radici profonde.
[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica] Testimonianze storiche
Gli insediamenti contadini del XVI secolo e la bellezza paesaggistica del luogo, bagnato dal torrente Sangone, che attrassero la famiglia regnante dei Savoia già nel 1600, lasciano in eredità diversi edifici storici degni di rilievo:
[modifica] Stabilimenti industriali principali
- Fiat Mirafiori
- Carello
[modifica] Scuole Statali Superiori
- I.I.S. PRIMO LEVI (Liceo Scientifico Tecnologico, Elettronica, Elettrotecnica, Liceo Scientifico (tradizionale), Biennio Integrato)
[modifica] Impianti sportivi
Le vaste aree verdi del quartiere dispongono di significativi impianti sportivi:
Il Centro Universitario Sportivo di Torino ha immersi nel Parco Colonnetti i suoi principali impianti sportivi:
- una struttura polivalente per l'atletica leggera
- 4 campi polivalenti all'aperto uso promiscuo calcio a 5 / pallavolo / tennis
- 2 campi coperti uso promiscuo basket /pallavolo
- Centro sportivo dell'A.S. Nizza Millefonti
Questo club di calcio, considerato nell'opinione pubblica "la terza squadra di Torino", sebbene abbia origine nel quartiere di Nizza Millefonti ha negli anni '90 acquisito la proprietà di cinque campi da calcio situati nell'odierno Parco Sangone nel quartiere di Mirafiori Sud, facendone il proprio terreno di gioco, sede del centro sportivo e sede sociale.
- Centro polivalente "Le Cupole" in Strada Castello Mirafiori;
- Centro sportivo dell'A.S. Atletico Mirafiori, tra Strada delle Cacce e via Portofino;
- Centro sportivo della Polisportiva Mirafiori A.S.D. in Via Monteponi
- Campi da golf di Corso Unione Sovietica
- Campo da calcio di Via Aristide Faccioli meglio conosciuto come "Porte Gialle" per il colore delle porte;
- Campo da calcio di Via Gian Carlo Anselmetti
[modifica] Parchi
[modifica] Bibliografia di riferimento
D. Jalla, S. Musso, Territorio, fabbrica e cultura operaia a Torino 1900-1940, Regione Piemonte, Torino 1981; C. Olmo (a cura di), Mirafiori 1936-1962, Allemandi, Torino 1997; G. Berta, Mirafiori. La fabbrica delle fabbriche, Il Mulino, Bologna 1998; D. Bigazzi, La grande fabbrica. Organizzazione industriale e modello americano alla Fiat dal Lingotto a Mirafiori, Feltrinelli, Milano 2000; V. Bonadé Bottino, Memorie di un borghese del Novecento, Bompiani, Milano 2001; A. Martini, Riccardo Gualino tra storicismo e architettura «moderna»: il caso delle Scuderie di Mirafiori dell’ingegner Vittorio Tornielli, in De Venustate et Firmitate. Scritti per Mario Dalla Costa, Celid, Torino 2002, pp. 532–543
[modifica] Altri progetti
Articolo su Wikinotizie: A Mirafiori contestati duramente i segretari di CGIL e UIL 7 dicembre
[modifica] Collegamenti esterni
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