Mirafiori Nord

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Mirafiori Nord
Stato bandiera Italia
Regione Stemma Piemonte
Provincia stemma Torino
Città Torino-Stemma.png Torino
Circoscrizione seconda
CAP 10135
Abitanti 103 258 ab. (2008)

Coordinate: 45°2′34.55″N 7°37′14.79″E / 45.0429306°N 7.620775°E / 45.0429306; 7.620775

Mirafiori Nord è un quartiere della II Circoscrizione di Torino, e fa parte della periferia sud-ovest di Torino. Confina con i quartieri di Santa Rita, Lingotto, Mirafiori Sud e con il comune di Grugliasco. Da Mirafiori Nord si accede alla Tangenziale ovest di Torino, attraverso Corso Allamano. Con i suoi 103.000 abitanti circa è il quartiere più popoloso di Torino. Prima dell'istituzione delle circoscrizioni era designato come "quartiere n. 12" e delimitato dai seguenti confini:[1]

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Il Settecento: campi e cascine

L'attuale territorio di Mirafiori Nord era compreso nel cosiddetto "feudo di Roccafranca o del Gerbo" secondo la denominazione settecentesca del Grossi[2]. A sua volta diviso in tenute agricole, era disseminato di cascine, vigne, campi coltivati intersecati dalla fitta rete di bealere, gli antichi canali di irrigazione. Il feudo era confinante con le borgate agricole propriamente dette di Mirafiori e del Lingotto. Oltre alle cascine, uno dei primi edifici del quartiere fu il sanatorio San Luigi, costruito nel 1909 sul sito dell'odierna piazza Cattaneo e demolito nel 1970 per l'ingrandimento degli stabilimenti Fiat[3].

[modifica] La prima urbanizzazione

Dopo lo spostamento della capitale d'Italia da Torino a Firenze nel 1865, l'amministrazione comunale scelse una politica di industrializzazione, a causa della crisi del settore terziario dovuta alla perdita del ruolo di capitale[4]. Inizia la costruzione dei borghi lungo le direttrici cittadine e le barriere della nuova cinta daziaria del 1912. Nel 1923 comincia la costruzione, secondo il piano regolatore del 1908, di un primo lotto di villette tra via Paolo Sarpi e l'attuale corso Agnelli (allora corso Vinzaglio). L'iniziativa era stata caldeggiata dalla Fiat, a causa della forte richiesta di alloggi da parte della Commissione Interna Operaia Sezione Automobili. Si costituirà quindi la "Cooperativa case economiche dipendenti Fiat" che acquisterà dalla casa madre i terreni già in costruzione ad un prezzo simbolico. Il primo lotto è di dodici villette plurifamiliari di due piani. Nel 1927 saranno costruite altre quindici case, arricchite con decorazioni art déco e vetrate colorate[5]. Il quartiere continua a crescere: la crisi degli alloggi degli anni '20 è il catalizzatore per una complessa e continua collaborazione tra Fiat e comune di Torino, che pianifica la costruzione di 1300 alloggi distribuiti in otto isolati. Nel 1926 l'azienda automobilistica cede oltre 118000 m2 di terreno all'amministrazione municipale destinati alla costruzione di case popolari in cambio della realizzazione di infrastrutture stradali (sottopassaggio del Lingotto) e ferroviarie per i propri stabilimenti del Lingotto. Su quel lotto verrà costruito dall'Istituto Autonomo Case Popolari il quartiere M2, strutturato con isolati a corte chiusa circondata da palazzine a tre o quattro piani. Queste abitazioni verranno poi assegnate soprattutto alle maestranze Fiat, secondo specifici accordi[6].

[modifica] Il rione operaio di "Borgo Cina"

Con la nascita dello stabilimento di Fiat Mirafiori nel 1939, il quartiere acquisirà carattere spiccatamente operaio. Nuovi isolati saranno costruiti tra il 1939 e il 1945 a nord di via Giacomo Dina: è il quartiere "Costanzo Ciano", che ricalca la stessa soluzione a corte interna della zona M2. Nel 1950 il quartiere viene completato con la costruzione del grande palazzo di corso Agnelli 148, inaugurando la stagione dei palazzi da sette e dieci piani, assai comuni nella zona con il boom edilizio e demografico degli anni '60[7]. Intanto nascevano nel 1941 la chiesa e l'oratorio salesiano "Don Bosco" e il complesso scolastico e professionale dell'Istituto Internazionale "Edoardo Agnelli".

[modifica] Gli anni dell'immigrazione (1950-1980)

A partire dagli anni '50 un enorme flusso di immigrati si riversa su Torino, e in particolare nella zona di Mirafiori: in soli vent'anni, dal 1951 al 1971, si passa da 18700 a 141000 abitanti. Nel 1954 viene inaugurata la scuola elementare "Giovanni Vidari", che sostituisce le precedenti sistemazioni di fortuna in barriera di Orbassano[8], mentre nel 1957 si inaugura la nuova parrocchia del Redentore. Tra il 1956 e il 1957 la Fiat raddoppia lo stabilimento di Mirafiori e partecipa al piano Ina-casa costruendo 1550 alloggi da assegnare ai dipendenti. Grazie alla legge n. 167 del 1962 sull'edilizia convenzionata verranno favorite le acquisizioni di terreno destinate a zone commerciali e ai servizi, ma la carenza dei servizi essenziali è un problema di gravi proporzioni[9], così come la speculazione edilizia che acuisce la crisi degli alloggi: il 27 gennaio 1972 cinquanta famiglie occupano un palazzo di via De Canal, appena costruito dalla Gescal[10]. Sui terreni ancora liberi verrà costruito, tra il 1968 e il 1971 ad ovest di corso Orbassano, il cosiddetto "Centro Europa": gli alloggi ricavati, edificati su un terreno destinato all'edilizia popolare, saranno poi venduti a prezzo di libero mercato[11]. La zona è composta di undici case a torre di dieci piani, con vialetti pedonali, una piazzetta commerciale e spazi verdi.

[modifica] Oggi

Il quartiere è stato oggetto dal 2002 al 2009 del programma di riqualificazione urbana "Urban 2" finanziato dall'Unione Europea[12]. Il progetto prevedeva tre tipi di intervento: miglioramento degli spazi verdi, della mobilità sostenibile e della qualità ambientale; sviluppo delle attività economiche; iniziative di integrazione sociale e di sostegno alla cultura. Gli obiettivi raggiunti comprendono l'introduzione della raccolta rifiuti porta a porta e la quota del 50% di raccolta differenziata[13][14], la riqualificazione di piazza Bianco[15]e di molti spazi verdi, il restauro della cascina Roccafranca[16] (ora centro ricreativo e culturale e sede dell'Ecomuseo urbano) e la creazione del Centro per il Lavoro in via Del Prete.

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] Cascina Roccafranca

Acquistata nel 1689 da Lorenzo Ballard, e pertanto nota con il nome del suo proprietario, fu rinominata nel 1734 quando il Ballard fu nominato conte di Roccafranca, il cui feudo si estendeva su tutto il territorio del Gerbido. Dopo tre generazioni la dinastia si estinse e la cascina venne acquisita dalla baronessa Chiono, che nell'Ottocento ampliò l'edificio. Con la riduzione dei terreni agricoli dovuti allo sviluppo urbanistico cadde in abbandono fino al 2002, quando il comune l'acquistò e ristrutturò: dal 2007 ospita l'ecomuseo della Circoscrizione 2 e molti locali destinati ad attività culturali e associative.[17]

[modifica] Cappella della cascina Anselmetti

Piccolo edificio religioso del XVIII secolo, in stile barocco piemontese. Faceva parte della tenuta agricola acquistata nel 1785 dal banchiere Carlo Vincenzo Anselmetti, che fa ricostruire la preesistente cascina e aggiunge una villa signorile con cappella. Nell'Ottocento è un altro banchiere, Paolo Nigra, a rilevare la proprietà. Il terreno agricolo circostante diminuì con il tempo, fino a sole 50 giornate nel 1957[18]. L'ingresso della cappella era rivolto sull'antica via di Grugliasco (oggi via Gaidano) per permetterne l'uso anche ai viandanti. Il palazzo padronale e la cascina furono demoliti nel 1977 per far posto a un complesso scolastico: dell'antica tenuta è rimasta solo la cappella, tutelata dalla Soprintendenza ai Monumenti del Piemonte per il suo valore storico e artistico. Fu restaurata nel 2002 e destinata a laboratorio didattico. Nell'abside domina ancora l'immagine della Madonna della Consolata.[19]

[modifica] Istituto Internazionale "Edoardo Agnelli"

Costruito tra il 1938 e il 1941 su disegno dell'architetto salesiano Giulio Valotti, comprende il tipico oratorio, il cinema-teatro, e le scuole di arti e mestieri, caposaldo della dottrina salesiana: l'insegnamento di una professione è un'opera di carità che permette ai giovani di vivere onestamente e li distoglie dal peccato. Si svilupparono in seguito delle scuole professionali vere e proprie, su impulso della Fiat che vedeva nell'opera dell'Istituto un valido mezzo per formare operai qualificati. Dopo la guerra e i bombardamenti (che danneggiarono gli edifici[20]) i corsi ripresero nel 1946 con l'aggiunta della scuola elementare e di una officina per le esercitazioni di 4800 m2. Nello stesso anno nasce anche l'istituto "Virginia Agnelli" dedicato all'educazione femminile, gestito dalle suore di Maria Ausiliatrice: ospitato prima in baracche di fortuna, viene ampliato a più riprese fino al 1967 con asilo infantile, scuola materna e scuole professionali per le ragazze. Oggi l'istituto Agnelli ospita la scuola media, il liceo scientifico, l'istituto tecnico industriale e un corso professionale per periti meccanici.[21]

[modifica] Luoghi di culto

[modifica] Chiesa di Gesù Redentore

Inaugurata nel 1957 come centro della nuova parrocchia creata dal cardinal Maurilio Fossati il 16 maggio 1955, su progetto degli architetti Nicola e Leonardo Mosso. Il piano regolatore del 1954 prevedeva tre piazze porticate, progetto realizzato solo parzialmente.[22]. Le uniche due piazze costruite sono quelle intitolate a papa Giovanni XXIII (di fronte alla chiesa) e al partigiano Dante Livio Bianco. Aperte al traffico veicolare, diventano isole pedonali a partire dal dicembre 1977 su impulso dei comitati spontanei di quartiere. L'area sarà riqualificata nel 2002 nell'ambito del progetto europeo "Urban 2" con l'aggiunta di fontane, giochi per i bambini e un anfiteatro all'aperto[23].

[modifica] Chiesa di San Giovanni Bosco

Costruita dall'architetto Giulio Valotti, fu inaugurata il 19 aprile 1941 come parte del complesso dell'Istituto Agnelli. Il suo stile fonde linee dell'architettura razionalista dell'epoca con alcuni elementi tradizionali: i contrafforti, le arcate, i soffitti a rosoni e un mosaico sulla facciata. Diviene parrocchia il 20 novembre 1957[24]

[modifica] Impianti sportivi

[modifica] Stadio del ghiaccio

Noto anche come Palasport Tazzoli, è stato costruito in occasione delle Olimpiadi del 2006 al posto dell'impianto preesistente. È dotata di due piste regolamentari che hanno ospitato gli allenamenti di hockey su ghiaccio e short track e di una tribuna da 3000 posti.[25]

[modifica] Complesso sportivo Gaidano

Con sede in Via Modigliani è un complesso sportivo principale della Circoscrizione 2 composto da palestra, campi di calcio a 5, piscina federale e campi da tennis.

[modifica] Note

  1. ^ Deliberazione del consiglio comunale di Torino dell'11 ottobre 1976.
  2. ^ Grossi Amedeo, Corografia del territorio di Torino e contorni , 1790, Torino., ristampa anastatica Bottega d'Erasmo, Torino, 1968
  3. ^ Zanlungo, op. cit., pp. 112-113
  4. ^ Giovanni Maria Lupo, Le barriere e la cinta daziaria, in (a cura di Umberto Levra) Storia di Torino 7 - Da capitale politica a capitale industriale (1864-1915), Torino, Giulio Einaudi editore, 2001, pp. 309-310, ISBN 88-06-15771-X
  5. ^ Zanlungo, op. cit., pp. 10-12
  6. ^ Zanlungo, op. cit., pp. 30-31
  7. ^ Zanlungo, op. cit., pp. 30-35
  8. ^ Zanlungo, op. cit., p. 70
  9. ^ Zanlungo, op. cit., p. 54
  10. ^ Zanlungo, op. cit., pp. 84-85
  11. ^ Zanlungo, op. cit., p. 124
  12. ^ Progetto Urban 2 sul sito del comune di Torino. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  13. ^ Claudio Laugeri, Selezione dei rifiuti Mirafiori fa centro «La Stampa», 26 settembre 2003, 50
  14. ^ Risultati raccolta differenziata sul sito del comune di Torino. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  15. ^ Alessandro Mondo, Parte da piazza Livio Bianco il riscatto di Mirafiori Nord «La Stampa», 14 settembre 2002, 39
  16. ^ Luciano Borghesan, Quaranta milioni di euro per Mirafiori Nord «La Stampa», 24 gennaio 2002, 45
  17. ^ Santarita op. cit. pp. 50-51
  18. ^ Zanlungo, op. cit., pp. 128
  19. ^ Santarita op. cit. pp. 51-53
  20. ^ Nuove incursioni nemiche nel cielo torinese, «la Stampa», 26 novembre 1943, 2
  21. ^ Zanlungo, op. cit., pp. 14-17, 26-27
  22. ^ Santa Rita op. cit. pp. 76-77
  23. ^ Zanlungo, op. cit., pp. 64-67
  24. ^ Zanlungo, op. cit., p. 22-23
  25. ^ Zanlungo, op. cit., p. 50

[modifica] Bibliografia

  • Enrico Bonasso; Maria Clotilde Fagnola; Giancarlo Libert; Bartolomeo Paolino, Santa Rita. Un santuario e un quartiere torinese , Torino, Associazione Nostre Origini, 2008.
  • Amedeo Grossi, Guida alle vigne e cascine del territorio di Torino e suoi contorni , Torino, 1790.
  • Laura Zanlungo; Diego Robotti, Da Miraflores alla Roccafranca. Turismo urbano a Mirafiori Nord , Torino, Hapax, 2008.

[modifica] Collegamenti esterni

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