Meritocrazia
La meritocrazia è una forma di governo dove le cariche amministrative, le cariche pubbliche, e qualsiasi ruolo che richieda responsabilità nei confronti degli altri, è affidata secondo criteri di merito, e non di appartenenza lobbistica, familiare (nepotismo e in senso allargato clientelismo) o di casta economica (oligarchia).
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[modifica] Origine del termine
Il termine "meritocrazia" fu usato la prima volta da Michael Young nel suo libro "Rise of the Meritocracy" (1958). Il termine era destinato a un uso dispregiativo, e il suo libro era lo scenario di un futuro distopico in cui la posizione sociale di un individuo è determinata dal suo quoziente intellettivo e dallo sforzo. Nel libro, questo sistema sociale fondamentalmente conduce a una rivoluzione sociale in cui le masse rovesciano l'élite, che era divenuta arrogante e scollegata dai sentimenti del pubblico. Malgrado l'origine negativa della parola, ci sono molti che credono che un sistema meritocratico sia un buon sistema sociale. I sostenitori della meritocrazia argomentano che un sistema meritocratico è più giusto e più produttivo degli altri sistemi, e che garantisce la fine di discriminazioni fondati su criteri arbitrali di sorta, come sesso, razza o rapporti sociali. D'altro canto i detrattori della meritocrazia argomentano, al contrario, che l'aspetto distopico centrale dell'idea di Young — l'esistenza di una classe meritocratica che monopolizzi l'accesso al merito e i simboli e il metodo esaminatore del merito, e di conseguenza perpetui il proprio potere, status sociale e privilegi. Nel redigere la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti, Thomas Jefferson dipese pesantemente dal Capitolo Quinto di "Due trattati sul governo" di John Locke, che concepisce una società in cui il fondamento di tutte le proprietà è esclusivamente il lavoro esercitato dagli uomini. Locke sosteneva che l'acquisizione di proprietà non era moralmente sbagliata, se avveniva attraverso lo sforzo di un lavoro e se era al fine di soddisfare i bisogni immediati dell'individuo. Così, dice Locke, la società è necessariamente stratificata, ma per il merito non per la nascita. Questa dottrina di operosità e merito invece di ozio ed eredità come fattore determinante in una società giusta si poneva contro la monarchia e aristocrazia, e i loro lacchè, in favore di un sistema repubblicano e rappresentativo. Spesso, gli oppositori del concetto di meritocrazia sostengono che caratteristiche come intelligenza e sforzo non sono misurabili con accuratezza. Perciò, dal loro punto di vista, qualsiasi attuazione di meritocrazia necessariamente comporta un alto grado di supposizione ed è, di conseguenza, imperfetto.
[modifica] Temi di fondo
Le meritocrazie si basano su questi principi di governo:
- il collocamento del lavoro viene conferito secondo esperienza e competenza
- sulla condizione dell'opportunità sotto la richiesta del principio di lavoro
- la previsione di qualcuno che specifichi i premi per l'adempimento del lavoro.
Questi principi, comunque, non tengono conto delle ingiustizie ma anzi le ignorano. Bisogna considerare che non tutte le meritocrazie operano in questo modo. Molte analizzano le strutture delle equità e disuguaglianze del lavoro attraverso le abilità e personalità umane che permettono loro di conseguire il compito lavorativo al meglio delle loro capacità.
[modifica] Sostenitori e fautori delle meritocrazie
[modifica] Napoleone
Anche la Francia Napoleonica da molti è considerata esser stata meritocratica. Dopo la rivoluzione del 1792 non rimase quasi nessun membro dell'elité precedente. Quando Napoleone salì al potere, non c'era nessuna base precedente dalla quale estrarre il suo staff, e così dovette scegliere quelle persone che secondo lui avrebbero lavorato al meglio, compreso ufficiali dalle sue armate, rivoluzionari che erano stati nelle assemblee del popolo, e anche qualche aristocratico del precedente regime come il primo ministro Talleyrand. Questa politica era riassunta da una frase di Bonaparte spesso citata "La carrière ouverte aux talents", ovvero la carriera è aperta ai talenti, o come più facilmente tradotto da Thomas Carlyle "gli strumenti a chi li può maneggiare". Un chiaro esempio è l'istituzione della Legion d'onore, il primo ordine di merito, che ammette uomini di qualsiasi classe. Questi erano valutati non per i loro antenati ma per le capacità nelle scienze, nelle arti e nelle virtù militari. Una successiva pratica non-meritocratica da parte di Napoleone fu comunque il nepotismo con il quale nominava membri della sua famiglia e amici corsi a ricoprire importanti posti (specialmente comandi regionali); la lealtà poteva forse essere stata un più importante fattore piuttosto che il puro merito nella prestazione e compimento dell'incarico, un comune caso nelle situazioni politiche.
[modifica] Differenze con la plutocrazia
Talvolta la parola meritocrazia viene erroneamente usata per descrivere una società nella quale salute, ricchezza e status sociale sono raggiunti attraverso la competizione, e dove quindi il criterio di "merito" può di fatto sparire a fronte di forza bruta o furbizia (qualsiasi capo mafia vive infatti molto meglio di un onesto cittadino, non certo per merito, ma solo per competizione).
E infatti, 'meritocrazia' non deve essere confusa con 'plutocrazia', in cui il potere politico è invece commisurato al potere economico, a prescindere dalle reali capacità personali. Quasi tutti i regimi plutocratici si autodefiniscono (al fine di giustificarsi eticamente) meritocratici, malgrado, in realtà, le capacità personali degli individui siano mascherate dalle ricchezze familiari acquisite, o, più raramente, da intrallazzi e prevaricazioni arrivistiche senza scrupoli.
La meritocrazia presuppone un'eguaglianza delle opportunità per garantire a tutti la possibilità di migliorare la propria posizione economica e sociale. L'acquisizione di esperienze e competenze di eccellenza sono favorite da un contesto familiare che vanta agiate condizioni economiche e una rete di contatti personali.
[modifica] Fascismo
Il più evidente tentativo da parte di un sistema politico di basarsi su una meritocrazia pura è stato quello dei regimi fascisti nel loro tentativo di creare l'uomo nuovo, fallendo in questo proposito proprio perché andava a colpire interessi personali lobbistici rilevanti. Difatti sono noti gli attacchi oratori di Benito Mussolini alle "potenze demo-plutocratiche". Un sistema fiscale che punta a favorire una vera meritocrazia economica colpendo l'edonismo consumista e l'economia sommersa ed illecita è la "fiscalità monetaria".
[modifica] Differenze con i sistemi marxisti
Secondo alcuni i sistemi marxisti sono opposti ad un sistema meritocratico, ma l'antitesi tra marxismo e meritocrazia è solo apparente: la concezione della meritocrazia marxista prevede che ci sia una netta separazione tra i bisogni e i poteri decisionali. In altre parole al merito viene riconosciuto il diritto/dovere di prendere le decisioni senza che a questo debba necessariamente corrispondere un privilegio in termini materiali. Il principio così esposto ha molte similitudini con la lettura cristiana della parabola dei Talenti. È quindi giusto che il figlio dell'operaio, se meritevole faccia il medico o il presidente del consiglio, e, d'altra parte, il figlio del medico o del presidente del consiglio, se non particolarmente abile nella medicina o nella amministrazione, faccia l'operaio, ma ciò non significa che i loro bisogni materiali siano differenti e che la loro retribuzione e i loro privilegi sociali debbano per questo essere eccessivamente distanti. Il fatto stesso che un lavoratore persino eccessivo nel suo attaccamento al dovere sia normalmente denominato "stakanovista", sottolinea come anche il sistema sovietico apprezzasse il merito nel lavoro.
[modifica] Sviluppi recenti
Oggi con il termine meritocrazia s'intende qualcosa di più complesso e ricollegato alla nozione chiave di competenza. La necessità vitale di sostenere la meritocrazia in Italia è ad esempio l'argomento di cui si occupa Roger Abravanel[1] nel suo libro Meritocrazia. Per valutare il grado di meritocrazia in un Paese oggi non si può prescindere da indicatori significativi come le cosiddette "quote rosa" e l'età media di coloro che ricoprono ruoli con funzioni decisionali ai vertici di importanti aziende e istituzioni pubbliche.
[modifica] Note
[modifica] Opere
- Meritocrazia. Quattro proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto (Roger Abravanel, Garzanti 2008)
- Meritocrazia (Cristina Palumbo Crocco, Rubbettino 2008)
- La guerra del talento. Meritocrazia e mobilità nella nuova economia (Giuliano Da Empoli, Marsilio Editori 2000)
[modifica] Collegamenti esterni
- «meritocrazìa», lemma del Vocabolario on line, dal sito dell'Enciclopedia Italiana Treccani