Memoria (psicologia)
La memoria è quella funzione psichica volta all'assimilazione, alla ritenzione e al richiamo di informazioni apprese durante l'esperienza.
Non esiste alcun tipo di azione o condotta senza memoria (ad esempio nella condotta sociale, oppure nei fenomeni di rinforzo nell'apprendimento animale).
La memoria, detta anche funzione mnestica, non risulta necessariamente stabile a parità di contenuti o classi di stimoli. È influenzata da elementi affettivi (come emozione e motivazione), oltre che da elementi riguardanti il tipo di informazione da ricordare. Questa funzione psichica si delinea come un processo legato a molti fattori, sia cognitivi che emotivi, e come un processo eminentemente attivo (e quindi non, o almeno non solo, un processo automatico o incidentale).
Il processo mnestico si configura dunque come un percorso dinamico di ricostruzione e connessione di rappresentazioni, piuttosto che come un semplice "immagazzinamento" di dati in uno spazio mentale statico.
Sigmund Freud connesse la dimenticanza e l'oblio ai meccanismi di difesa, quali la repressione e la rimozione, mettendo in evidenza il processo di allontanamento attivo dei contenuti minacciosi, che tendono a rimanere inconsci (ovvero, difficilmente recuperabili).
I processi mnestici fondamentali sono di tre tipi:
- Acquisizione e codificazione, ricezione dello stimolo e traduzione in rappresentazione interna stabile e registrabile in memoria. Lavoro di categorizzazione ed etichettatura legato agli schemi e alle categorie preesistenti.
- Ritenzione ed immagazzinamento. Stabilizzazione dell'informazione in memoria e ritenzione dell'informazione stessa per un determinato lasso di tempo.
- Recupero. Riemersione a livello di consapevolezza dell'informazione prima archiviata, mediante richiamo o riconoscimento (la vedo e ricordo di averlo visto, è il modo più semplice per recuperare).
[modifica] La filosofia e la memoria
Nell'età classica, Platone e Aristotele identificarono la fase di "conservazione di sensazione" e quella di "reminiscenza" dell'informazione.
Aristotele approfondì ulteriormente l'argomento, riflettendo sulla possibilità di poter ricordare ciò che non è più presente, oltre alla capacità di interiorizzare il "quadro" di un evento, percepibile, in seguito, come un oggetto di per se stesso, ma anche come una rappresentazione di qualcos'altro, per esempio un ricordo. Aristotele attribuì al ricordo un carattere attivo e una base fisica (movimento), mentre alla fase di conservazione ne assegnò uno passivo.
Già Plotino differenziò la memoria corta da quella lunga e da quella indistruttibile, utilizzando come discriminante la "forza dell'immaginazione".
Tutta la filosofia medioevale definì la memoria come un bene prezioso, mentre in epoca più recente fu descritta come "conservazione dello spirito", o stato virtuale (Bergson), o stato potenziale (Husserl), a cui si contrappose la concezione della memoria "basata sul ricordo" formulata, tra gil altri, da Hobbes, Kant.
Hegel accostò la memoria al pensiero esteriorizzato, mentre Spinoza la descrisse come una concatenazione delle idee e David Hume, con la sua teoria sul meccanismo associativo, risultò il maggiore ispiratore dei principi della psicologia moderna.[1]
[modifica] L'evoluzione storica delle modalità sperimentali di studio della memoria
[modifica] Gli approcci associazionisti e strutturalisti
Hermann Ebbinghaus (allievo di Wilhelm Wundt) avviò lo studio sperimentale della memoria utilizzando un approccio "associazionista", mediante studi sperimentali sulla memorizzazione di sillabe senza senso.
Sintetizzando i dati sperimentali su 2 assi cartesiani (nell'asse orizzontale le ore di ritenzione, e nell'asse verticale la percentuale di sillabe ricordate) identificò la cosiddetta "curva dell'oblio", delineando un calo della prestazione mnestica all'aumentare del tempo della ritenzione.
Del tutto analoga ma speculare è la rappresentazione della "curva della ritenzione": all'aumentare delle ripetizioni sillabiche durante il processo di memorizzazione aumenta la qualità della ritenzione mnestica delle stesse, fino ad un livello tale per cui successive ripetizioni non implicano miglioramenti significativi della prestazione.
Ebbinghaus studiò inoltre il numero delle ripetizioni rispetto al tempo richiesto per il ri-apprendimento: più le ripetizioni sono numerose nella fase di apprendimento, tanto più è breve la fase di ri-apprendimento (ovviamente dopo un periodo di ritenzione).
Il limite principale degli studi di Ebbinghaus, che hanno avuto la fondamentale utilità di avviare lo studio psicologico strutturato dei processi mnestici, è che si focalizzarono su stimoli privi di significato, di tipo artificioso, e delineanti quindi un meccanismo di memorizzazione passivo.
Lo psicologo inglese Frederic Bartlett (1932) seguì invece un approccio teorico "strutturalista", usando per le sue ricerche degli stimoli mnestici di tipo naturale, in cui veniva data grande importanza alle differenze individuali.
Un classico esempio di approccio strutturalista allo studio della memoria è fornito dal concetto di schema di Bartlett: lo "schema" è definito come una struttura dotata di significato, caratterizzata da un contenuto e da un processo, e che veicola il processo di codifica-ritenzione e di richiamo mnestico mediando il ricordo di informazioni successive.
Bartlett individuò le strategie individuali, messe in atto nell'atto del ricordare e dell'apprendere, insieme a tutti i processi di aggiustamento, razionalizzazione ed ancoraggio, che caratterizzano questi processi. Elemento comune di queste strategie è che tutti i ricordi memorizzati sono caratterizzati dal fatto di essere dotati di senso per la persona che ricorda.
[modifica] La prima ricerca cognitiva: l'approccio di Atkinson e Shiffrin
Nell'ambito della psicologia cognitiva della memoria, uno dei contributi di maggiore rilievo è quello relativo alla classica distinzione della memoria a breve termine e a lungo termine (MBT/MLT).
Atkinson e Shiffrin proposero il cosiddetto "modello del multimagazzino", che divideva funzionalmente la memoria in:
1. Magazzino sensoriale, che riceve gli stimoli dagli organi di senso, e che ha una capacità di ritenzione molto limitata (pochi secondi). Questo magazzino può ricevere informazioni da un organo alla volta.
2. Magazzino a breve termine (MBT/STM): contiene informazioni che vengono ricordate per alcune decine di secondi o minuti.
3. Magazzino a lungo termine (MLT/LTM): contiene informazioni che vengono ricordate per periodi prolungati, e che una volta immagazzinate nel cervello possono essere recuperate quando necessario. [2]
[modifica] Lo "Human-Information Processing"
La crisi della classica "interpretazione associazionistica" della memoria partì dalle prime critiche cognitiviste, poi riprese dall'approccio HIP (l'approccio cognitivista dell'"elaborazione dell'informazione"):
- si rifiuta l'idea che lo sperimentatore possa influenzare il soggetto
- si rifiuta l'idea che ciò che viene ricordato durante i test rimanga nella memoria
- si pensa che non vi sia un legame tra l'apprendimento e l'esercizio (ripetizione)
Questo approccio, sviluppatosi a partire dagli anni '70, si sviluppa dalla teoria cibernetica dell'elaborazione dell'informazione, caratterizzata, nella sua declinazione agli studi sulla memoria, dai seguenti assunti:
- La memoria come un flusso di informazione attraversa un sistema, un processo di tipo input-output.
- Il sistema risulta suddivisibile in una serie di sub-sistemi ognuno coprente una determinata parte del processo.
- Il processo risulta caratterizzato da una sequenza fissa.
- Ogni stadio mnestico ha durata di tempo e capacità limitate.
- Lo stesso processo di elaborazione dell'informazione si applica per qualsiasi tipo di formato del segnale (grafico, tattile, semantico, verbale etc.).
Un approccio alla memoria che definisce un sistema sequenziale, standardizzato, unitario sia per gli individui sia per le informazioni.
A partire da questi assunti, Ulric Neisser, il padre della psicologia cognitiva, elabora un approccio cognitivo allo studio della memoria orientato alla messa a fuoco dei processi cognitivi. Questo filone prende le mosse dalle teorie sviluppate dal concetto di elaborazione dell'informazione, declinandolo in contesti naturali e quotidiani. Strutturalmente, a partire dagli anni '50 ed in maniera più o meno esplicita attraverso tutto il cognitivismo, la memoria è definita attraverso tre moduli mnestici:
- Il modulo 1 registra molte informazioni ma in maniera limitata. Prende nomi diversi a seconda delle teorie cognitiviste che l'hanno studiato, e fa prevalentemente riferimento alla memoria sensoriale.
- Il modulo 2 trattiene i dati per un periodo di tempo maggiore, ma ha capacità più limitata e si identifica nelle sue numerose accezioni come memoria a breve termine o di lavoro. Il numero che definisce la capienza di questo modulo è di 7 ± 2 informazioni (span).
- Il modulo 3 ha capacità di ritenzione illimitata ed è definita come memoria a lungo termine.
Il passaggio da memoria sensoriale (modulo 1) a memoria a breve termine dipende dall'attenzione, mentre il passaggio dal modulo 2 al modulo 3 è maggiormente efficace a seconda dell'organizzazione mnemonica del soggetto. Il passaggio da MLT a MBT è detto recupero ed è facilitato da una buona organizzazione.
Una memorizzazione verbale e spaziale è doppiamente efficiente così come aiuta a richiamare le informazioni mentre si svolgono altre attività cognitive.
Endel Tulving distingue inoltre tra memoria episodica e memoria semantica: la prima ha una collocazione spazio-temporale e riguarda gli avvenimenti legati alla nostra vita, la seconda riguarda invece informazioni che non hanno una prospettiva spazio-temporale, come i concetti astratti, riguarda le conoscenze generali sul mondo. La memoria episodica e la memoria semantica sono considerate memorie esplicite dato che si manifestano per ricordi coscienti, quindi volontari, riferibili verbalmente. Questa memoria è condizionata dall'attenzione e dalla volontà di apprendere.
Va anche considerata la memoria implicita, incosciente, dove l'informazione non si manifesta per ricordo, ma influenzando un comportamento senza che il soggetto ne sia cosciente. Essa è suddivisa in memoria procedurale, percettiva, da condizionamento classico e non-associativa.
La memoria procedurale consiste nel ricordare uno script per compiere azioni automaticamente o semi-automaticamente, come andare in bicicletta, digitare su una tastiera; la memoria percettiva determina il priming percettivo, ad esempio quello che consente di completare amodalmente una figura.
La memoria da condizionamento classico consiste nell'associare per condizionamento un riflesso ad uno stimolo neutro. Il meccanismo è lo stesso della memoria associativa che consiste nell'associare uno stimolo ad un comportamento, anche senza il ricordo cosciente che spinge a fare l'associazione.
La memoria non-associativa si divide in assuefazione e sensibilizzazione. L'assuefazione è un processo che risulta nell'attenuazione di una risposta non necessaria a seguito dell'esposizione ripetuta a uno stimolo che si è rivelato non rilevante. Per esempio la lumaca che ritrae le antenne quando queste vengono toccate leggermente, dopo un po' smette di farlo (o le ritrae per meno tempo), se lo stimolo mantiene le stesse caratteristiche. La sensibilizzazione è il processo inverso, ovvero l'esposizione a uno stimolo particolarmente rilevante provoca una risposta che verrà poi ripetuta anche in presenza di stimoli meno rilevanti. Per esempio la lumaca cui si colpisce con forza le antenne, ritrarrà le stesse in maniera prolungata, e ripeterà il comportamento anche in presenza di stimoli non rilevanti (tocco leggero), finché subentra di nuovo l'assuefazione.
[modifica] I processi mnestici
Il modello originale di Atkinson e Shiffrin distingue la memoria a breve termine da quella a lungo termine; a loro volta, tali processi mnestici sono suddivisi in sottotipi.
[modifica] Memoria a Breve Termine (MBT/STM)
La memoria a breve termine (o Short-Term Memory) viene classicamente suddivisa nei seguenti sottotipi funzionali:
1. La Working Memory (WM), o "memoria di lavoro", che contiene informazioni che vengono tenute in mente per uno scopo.
2. Memoria iconica: tipologia di memoria sensoriale che viene sperimentata quando uno stimolo visivo, pur essendo terminato, continua a persistere per qualche istante.
3. Memoria ecoica: tipologia di memoria sensoriale che viene sperimentata quando uno stimolo auditivo, pur essendo terminato, persiste per qualche istante. [3]
Il concetto di "memoria di lavoro" è stato introdotto da Baddeley ed Hitch, ed è sostanzialmente una modifica al modello di Atkinson e Shiffrin.
La memoria di lavoro, nel modello di Baddeley, è composta da tre componenti funzionali:
1. L'"Esecutore centrale", che ha molte affinità funzionali con i processi attentivi, e che coordina la gestione delle richieste cognitive.
2. Il "Loop articolatorio", o circuito articolatorio, che contiene le informazioni in una forma fonologica, basata sul discorso verbale.
3. Il "Taccuino visuo-spaziale", o visuo-spatial sketchpad, che è specializzato nella codifica visuale o spaziale delle informazioni.
Secondo diversi ricercatori, la componente del loop articolatorio sarebbe più complessa di quanto Baddeley ed Hitch abbiano ipotizzato in un primo momento; vi sarebbero infatti due diverse sottocomponenti in questo sistema: una passiva, che si basa sull'ascolto del linguaggio, ed una che si basa sulla sua produzione attiva. [4]
[modifica] Memoria a Lungo Termine (MLT/LTM)
La memoria a lungo termine (MLT), o Long-Term Memory, viene classicamente suddivisa nei seguenti sottotipi funzionali:
1. Memoria semantica: memoria legata alla comprensione del linguaggio; si riferisce ai significati delle parole e dei concetti.
2. Memoria episodica: memoria relativa agli eventi (ad es., la memoria episodica autobiografica è relativa agli eventi della nostra vita).
3. Memoria procedurale: memoria relativa alle azioni e procedure per eseguire comportamenti complessi.
[modifica] Aspetti funzionali della memoria: effetti di primacy e recency
Se al soggetto viene presentata una lunga serie di elementi, egli tenderà a ricordare maggiormente i primi ed ultimi. Rispettivamente, questi due fenomeni sono stati definiti Effetto Primacy ed Effetto Recency.
Secondo l'attuale concezione della memoria, l'effetto "primacy" è dovuto all'ingresso dei primi item (elementi) presentati nella MLT perché sono stati maggiormente ripetuti, mentre l'effetto "recency" è dovuto alla permanenza degli ultimi item nella MBT.
Un'altra spiegazione del perché gli elementi centrali siano meno ricordati è data dalla psicologia associazionista. L'apprendimento di nuovi ricordi può interferire con vecchi elementi (interferenza retroattiva), e viceversa (interferenza proattiva). Gli elementi centrali sono di fatto quelli che subiscono entrambe le interferenze.
[modifica] Evoluzione della memoria nel ciclo di vita
Per quanto riguarda lo sviluppo della memoria nel corso del ciclo di vita, il punto iniziale (fino al primo anno di vita) riguarda la memoria motoria (coordinazione, movimenti del corpo), poi la memoria iconica (legata alla costruzione di immagini mentali del percepito e del ricordato), poi la memoria semantica o linguistica, dal 4-5o anno di vita, caratterizzate da tracce mnestiche di concetti di tipo verbale.
Studi recenti hanno dimostrato che i bambini, da 3 a 6 mesi di età, sono già in grado di riconoscere i volti delle persone che li accudiscono; dopo il sesto mese sono in grado di ordinare in categorie, volti, oggetti e situazioni; dopo il primo anno riescono a riconoscere uno stimolo acquisito precedentemente; all'età di due anni conservano numerose informazioni sulle esperienze precedenti; intorno al quinto-sesto anno di età sono capaci di raccogliere i ricordi, concettualizzarli e recuperarli quando è il momento. Già in precedenza le capacità mnemoniche si rivelano nell'apprendimento del linguaggio. [5]
[modifica] Metodi d'indagine della memoria ed applicazioni di sviluppo
Per quanto riguarda gli strumenti di valutazione delle capacità mnestiche, questa funzione cognitiva è alla base della prestazione cognitiva in alcune sottoscale del WAIS (Wechsler Adult Intelligence Scale, un test di misura dell'intelligenza): il fattore "ragionamento aritmetico" ed il fattore di "memoria dei numeri".
Questo fattore tende a deteriorarsi con l'avanzare dell'età; con l'avanzare degli anni, il processo di codifica di nuove informazioni si rende infatti più problematico, mentre si ottimizza il processo di recupero delle informazioni memorizzate nelle precedenti fasi di sviluppo. L'elevata capacità mnestica infatti risulta essere la funzione psichica che più distingue l'intelligenza fluida dall'intelligenza cristallizzata (secondo il modello di James Cattell).
[modifica] La memoria sociale
L'area di ricerca della "psicologia della testimonianza" si occupa di verificare la credibilità ed affidabilità delle "testimonianze" (anche in contesto giuridico) rese da individui che hanno osservato lo svolgimento di alcuni fatti, cercando di valutare quanto incidano le modalità di elaborazione delle informazioni, gli stereotipi e i pregiudizi all'interno dei loro ricordi.
I ricordi sono influenzati da affettività, preoccupazioni, interessi e stanchezza, ma anche, come hanno sottolineato Allport e Postman, da un'idea dominante che tende ad eliminare tutti i dettagli non congruenti, e a costruire attorno a sé un gruppo di dettagli ad essa conformi che la avvalori.[6]
Per quanto riguarda il delicato e complesso tema dei falsi ricordi, quelli relativi alla primissima infanzia sono giustificati dalla maturazione non ancora avvenuta dell'ippocampo, e quindi gli elementi mnestici a lungo termine non possono, a quell'età, essere memorizzati in modo conscio; quelli "costruiti" da grandi si formano mescolando ricordi reali con suggestioni altrui, spesso spinti da una forte pressione sociale e in assenza di autocritica da parte del soggetto. Gli specialisti ritengono possibile la creazione di falsi ricordi anche tramite l'ipnosi.[7]
[modifica] Note
- ^ Nicola Abbagnano "Dizionario di filosofia", Utet, Torino, 1995 (alla pag.571,573 voce "memoria")
- ^ Eysenck, M.W., Keane M.T. (2006). Psicologia Cognitiva. Idelson-Gnocchi.
- ^ Daniel Levitin, Foundations of cognitive psychology.
- ^ Eysenck, M.W., Keane M.T. (2006). Psicologia Cognitiva. Idelson-Gnocchi.
- ^ "Psicologia dello sviluppo ed educazione" di Orsola Coppola, ediz. Simone, Napoli, 1999 (pag.108,109 - alla voce "L'evoluzione della memoria")
- ^ "Psicologia dello sviluppo ed educazione" di Orsola Coppola, ediz. Simone, Napoli, 1999 (pag.114,115 - alla voce "La psicologia della testimonianza")
- ^ "Le scienze dossier", num.14 dicembre 2002 (pag.90,95 - voce "Come si creano i falsi ricordi" di Elisabeth F.Loftus)
[modifica] Bibliografia
- Alan Baddeley, La memoria come funziona e come usarla, Laterza, Roma-Bari 1993 (codice EAN 978884204195)
[modifica] Voci correlate
- Memoria (fisiologia)
- Memoria a breve termine
- Memoria a lungo termine
- Memoria collettiva
- Chunk
- Long Term Potentiation
- Long Term Depression
- Falsi ricordi
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[modifica] Collegamenti esterni
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