Monastero di San Vittore al Corpo

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Coordinate: 45°27′46″N 9°10′12″E / 45.462693°N 9.170084°E / 45.462693; 9.170084

La chiesa di San Vittore al Corpo

Il monastero di San Vittore al Corpo, dei frati Olivetani è un esempio di architettura monastica di Milano dell'inizio del XVI secolo.

Indice

[modifica] Storia

Una basilica paleocristiana del IV secolo (forse identificabile con la basilica Portiana[1]) sorse in un'area di sepoltura. Ad essa era collegato un mausoleo di pianta ottagonale, in cui forse vennero sepolti gli imperatori ariani Graziano e Valentiniano II. L'edificio ottagonale era ancora presente nel XVI secolo, come "San Gregorio".

La basilica dovette essere ampliata nell'VIII secolo per ospitare le reliquie dei santi Vittore e Satiro, traslate dal sacello di San Vittore in Ciel d'Oro nella basilica di Sant'Ambrogio. Intorno all'anno 1000 vi fu annesso un monastero benedettino. Del complesso faceva inoltre parte l'oratorio di San Martino ad corpus, scomparso nel XVIII secolo.

Nel 1507 il monastero passò agli olivetani, che dal 1508 intrapresero lavori di ristrutturazione che si protrassero per tutto il secolo. Il nuovo impianto prevedeva due chiostri allineati, affiancati da un lungo dormitorio al primo piano. La struttura a due piani riunisce tutte le parti del monastero in un unico corpo di fabbrica e conferisce al chiostro un carattere unitario. Le celle si affacciano su un corridoio illuminato dalle finestre aperte nella parte superiore, con grandi bifore alla testata.

Nel 1805, durante l'occupazione napoleonica, divenne un ospedale militare e subì lavori di adattamento conclusi nel 1808. Passò quindi in possesso dell'esercito austriaco e poi dell'esercito italiano, con la denominazione di caserma delle Voloire o caserma Villata. Subì inoltre gravi danni per i bombardamenti dell'agosto del 1943. I danni furono riparati a partire dal 1947 e l'edificio venne sistemato come Museo nazionale della scienza e della tecnologia "Leonardo da Vinci".

[modifica] Recinto di San Vittore al Corpo

Ignorato dalle fonti classiche e medievali, era un recinto poligonale che si è scoperto grazie alle indagini compiute nell'ex-Monastero di Via degli Olivetani, ora Museo della Scienza e della Tecnica negli anni compresi tra il 1950 ed il 1953. Aveva una forma ottagonale "schiacciata", con i lati di 42-44 metri, l'asse maggiore di 132 metri e quello minore di 100 metri.[2] Ad ogni spigolo vi era una torre semi-circolare. Il recinto è generalmente interpretato come una struttura a protezione del mausoleo interno (di pianta ottagonale, databile alla prima metà del IV secolo,[3] nel quale probabilmente vennero sepolti gli imperatori Graziano e Valentiniano II), collegato con la preesistente basilica Portiana, ma anche a protezione di un piccolo tempio e di una necropoli di equites singulares. Vi è da aggiungere che sorse su una precedente area cimiteriale cristiana.[1]

[modifica] Mausoleo imperiale

Del mausoleo imperiale abbiamo ad oggi pochi indizi scientifici, sebbene l'area sia stata indagata nel 1953 e 1960. Sappiamo che fu distrutto per la costruzione dell'attuale chiesa di San Vittore. Si trattava di un ottagono con lati di 7,5 metri ciascuno, la cui pavimentazione in mattoni provinciali appare identica a quella delle Terme Erculee. Un'altra parte della pavimentazione era in opus sectile marmoreo, con il solito motivo degli esagoni alternati a triangoli. All'interno c'erano otto nicchie, una per lato, metà delle quali rettangolari alternate con altrettante semicircolari. Le pareti disponevano di un alto zoccolo di marmo grigio, al di sopra delle quali c'erano tarise marmoree e mosaici.[4]

Sulla datazione del Mausoleo, la teoria più accreditata sembra essere che sia stato costruito per Massimiano, ma utilizzato per la prima volta da Valentiniano II[5] e forse anche da Graziano (come lascerebbe intendere lo stesso Ambrogio[6]). Non è pertanto possibile fornire una datazione archeologica precisa. L’unico dato certo è che l’unica tomba accertata è del presbiter Probus, morto nel 368.[7]

[modifica] La chiesa di San Vittore al Corpo

I lavori compresero il totale rifacimento della chiesa su progetto del 1533 di Vincenzo Seregni, iniziato nel 1560 per concludersi nel 1568, sotto la direzione di Pellegrino Tibaldi. La facciata rimase incompiuta.

La cupola venne affrescata nel 1617 da Guglielmo Caccia (detto "il Moncalvo"). Nella cappella di Sant'Antonio è presente un dipinto di Daniele Crespi del 1619 (Morte di san Paolo Eremita). Nel transetto sinistro è conservato un ciclo di tele con Storie di San Benedetto, tarda opera di Ambrogio Figino (primo decennio del XVII secolo), mentre nel transetto destro si ammira una pala di Camillo Procaccini. Tra le pale d'altare delle cappelle se ne segnala una di Pompeo Batoni; tre sorprendenti teleri del 1646, tra cui quello con la Vergine e San Francesco d'Assisi che adora il Bambino in una gloria di angeli di Giovan Battista Discepoli[8], e vanno ricordate anche le belle tele di Francesco Cairo nella controfacciata. Nel presbiterio è conservato un coro ligneo.

[modifica] Note

  1. ^ a b Silvia Lusuardi Siena, Milano (Mediolanum): Il recinto di S.Vittore al Corpo, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.111.
  2. ^ D.Caporusso & A.Ceresa Mori, C'era una volta Mediolanum, in Archeo attualità dal passato di settembre 2010, n.307, p.95.
  3. ^ Silvia Lusuardi Siena, Milano (Mediolanum): Il recinto di S.Vittore al Corpo, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.112.
  4. ^ Silvia Lusuardi Siena, Milano (Mediolanum): Il mausoleo imperiale, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.114.
  5. ^ Ambrogio, De oblitu Valentiniani, 3, 42, 49 e 58.
  6. ^ Ambrogio, De oblitu Valentiniani, 54 e 79.
  7. ^ Silvia Lusuardi Siena, Milano (Mediolanum): Il mausoleo imperiale, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.115.
  8. ^ Bona Castellotti, 1991.

[modifica] Bibliografia

  • D. Caporusso & A. Ceresa Mori, C'era una volta Mediolanum, in Archeo attualità dal passato di settembre 2010, n. 307.
  • Marco Bona Castellotti, Giovan Battista Discepoli, ad vocem, in Dizionario Biografico degli Italiani, volume 40, Roma 1991.
  • Silvia Lusuardi Siena, Milano (Mediolanum): Il recinto di S.Vittore al Corpo, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990.
  • Agnoldomenico Pica, Piero Portaluppi, La Basilica Porziana di San Vittore al Corpo, Milano 1934

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