Matteo d'Acquasparta
| Cardinale | |
Matteo d'Acquasparta della Chiesa cattolica |
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| Nato | 1240 ca., Todi |
| Ordinato sacerdote |
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| Consacrato vescovo |
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| Consacrato arcivescovo |
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| Consacrato patriarca |
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| Elevato arcivescovo |
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| Elevato patriarca |
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| Ruoli ricoperti | |
| Proclamato cardinale |
16 maggio 1288 da papa Niccolò IV |
| Deceduto | 1302, Roma |
Matteo Bentivegna (o Bentivenga) dei Signori d'Acquasparta (Todi, 1240 – Roma, 1302) è stato un cardinale, teologo e filosofo italiano.
Indice |
[modifica] Biografia
Nacque da una delle grandi famiglie delle Terre Arnolfe, i Bentivegna, feudatari di Acquasparta e Massa Martana, trasferitasi a Todi alla fine dell'XI secolo. Per alcuni era fratello del cardinale Bentivegna de' Bentivegni d'Acquasparta, Vescovo di Todi: altre ricerche mettono in dubbio il rapporto di parentela fra i due cardinali, ma l'uso da parte di entrambi del medesimo Stemma e predicato Nobiliare denunciano, per le ferree regole araldiche, l'appartenenza alla stessa famiglia. Stemma araldico ancora oggi visibile nella tomba di Matteo d'Acquasparta, nel Castello di Massa Martana, e negli annali di Todi [1]. Entrò giovanissimo nell'ordine francescano e ben presto si dimostrò molto dotto soprattutto in teologia, ottenendo il compimento degli studi in due delle più grandi Università d'Europa: Parigi e Bologna. La sua fama raggiunse Roma e diventò dapprima lector Sacri Palatii, sostituendo Giovanni Peckam (divenuto arcivescovo di Canterbury), e poi, nel 1287, ministro generale dell'ordine francescano.
Nei conflitti sulla povertà dell'Ordine, Matteo fu uno dei principali sostenitori della corrente maggioritaria dei Francescani (la cosiddetta Comunità, che si opponeva ai rigoristi del movimento degli Spirituali e difendeva un'interpretazione più blanda della Regola in materia di povertà), e approvò il possesso di beni in comune da parte dei frati. Dante lo nomina nel Paradiso (XII, 124) in opposizione a Ubertino da Casale.
La sua lungimiranza e sagacia politica lo portarono ben presto a salire nella gerarchia ecclesiastica. Nel 1288, eletto al papato il francescano Girolamo Masci di Ascoli, uomo fedele alla grande famiglia romana dei Colonna, con il nome di Niccolò IV, Matteo venne creato cardinale con il titolo di San Lorenzo in Damaso (16 maggio 1288). Al suo posto, il capitolo francescano del 1289 scelse come ministro generale Raymond Geoffroi, uno Spirituale di primo piano che, nonostante appartenesse alla corrente avversaria rispetto a quella di Matteo d'Acquasparta, fu tuttavia eletto alla guida dell'Ordine, anche per le pressioni politiche della Casa d'Angiò, con la quale Raymond aveva un rapporto personale molto stretto.
A partire dal suo ingresso nel collegio cardinalizio, Matteo cominciò ad accumulare gratificazioni e incarichi. Quando viene eletto Pietro da Morrone, con il nome di Celestino V, Matteo continuò ad esercitare il generalato con molta astuzia politico-ecclesiastica.
Con le dimissioni improvvise di Celestino V, divenne una pedina determinante nel conclave di Natale del 1294. Con l'elezione di Benedetto Caetani (papa Bonifacio VIII), assunse notevoli incarichi delicati, prima responsabile della Crociata contro i Colonna e poi ambasciatore in Lombardia, Firenze e in Romagna.
Nel 1300, il papa lo inviò a Firenze come legato apostolico, nel tentativo di pacificare le fazioni guelfe dei Cerchi e Donati, soprattutto quando giunse all'orecchio del pontefice la notizia che i Cerchi, più numerosi, si erano alleati con città ghibelline come Pisa e Arezzo.
Il cardinale arrivò in città a giugno, ma se ne ripartì presto perché le fazioni non gli diedero delega per prendere decisioni. Rifugiatosi a Lucca, quando i Donati fecero congiura rifiutandosi di partire in esilio (come era stato disposto per i capi delle fazioni, essendo già partiti i Cerchi) egli marciò con un esercito di lucchesi su Firenze, palesando la sua volontà di favorire i guelfi neri. Bloccato alle porte del territorio fiorentino, egli arrivò comunque in città, dove regnava ormai il malcontento da entrambe le parti sulla sua figura. Una freccia fu lanciata verso la sua finestra nel Palazzo vescovile, obbligandolo a traslocare per timore nel Palazzo dei Mozzi. I Signori della città, dispiaciuti per l'accaduto gli offrirono spontaneamente un risarcimento pecuniario, ma egli lo rifiutò. La scena, con il cardinale che guarda i soldi indeciso se prenderli o meno, è vivamente descritta da Dino Compagni nella sua Cronica, essendo egli stesso presente in quanto deputato alla consegna:
| « I Signori, per rimediare allo sdegno avea ricevuto, gli presentorono fiorini MM nuovi. E io gliel portai in una coppa d'ariento, e dissi: "Messere, non li dísdegnate perché siano pochi, perché sanza i consigli palesi non si può dare più moneta". Rispose gli avea cari; e molto li guardò, e non li volle. » | |
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(Libro I, XXI)
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| Matteo d'Acquasparta O.F.M. Vescovo della Chiesa cattolica |
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| Nato | 1237 c.a. |
| Ordinato sacerdote |
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| Consacrato vescovo |
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| Ruoli ricoperti |
vescovo di Porto e Santa Rufina |
| Deceduto | 1302 |
Subito dopo se ne andò dalla città. Fu vescovo di Porto-Santa Rufina e sub-decano del Sacro Collegio. Fedele fino all'ultimo a papa Caetani, morì a Roma agli inizi di novembre del 1302, e fu sepolto nella Chiesa di Santa Maria in Aracoeli, in un monumento funebre sontuoso ancora oggi visibile.
[modifica] Note
- ^ Memorie storiche di Todi di Lorenzo Leonii, anni 1201-1207
[modifica] Collegamenti esterni
- (EN) The Cardinals of the Holy Roman Church - Acquasparta. URL consultato il 20 maggio 2010.
[modifica] Successioni
| Predecessore | Ministro generale dell'Ordine Francescano | Successore | |
|---|---|---|---|
| Arlotto da Prato 1285-1287 |
1287-1289 | Raimondo di Goffredo 1289-1295 |
| Predecessore | Cardinale Vescovo di San Lorenzo in Damaso | Successore | |
|---|---|---|---|
| vacante dal 1217 | 1288 - 1291 | vacante fino al 1294 |
| Predecessore | Cardinale Vescovo di Porto e Santa Rufina | Successore | |
|---|---|---|---|
| Bernard de Languissel 1281-1291 |
1291 - 1302 | Giovanni Minio da Morrovalle 1302-1312 |