Massimo Osti
Massimo Osti (Bologna, 17 giugno 1944 – Bologna, 6 giugno 2005) è stato un designer e stilista italiano.
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[modifica] Biografia
La carriera di Massimo Osti nell’ambito dell’abbigliamento comincia nei primi anni ’70, quando, da grafico pubblicitario, disegna una linea di magliette con stampe piazzate, servendosi di metodi allora usati per la stampa su carta, come la quadricromia, la serigrafia. In seguito al successo di questa prima collezione di T-shirt, accetta la proposta di disegnare una collezione completa per uomo e diventare socio dell’azienda produttrice che, per volontà dello stesso Osti, viene chiamata Chester Perry, (che diverrà poi C.P. Company) come quella in cui lavora Bristow, il celebre personaggio di un fumetto pubblicato su Linus.
In questi anni Osti getta le basi della sua filosofia creativa interamente improntata sulla sperimentazione. La sua prima rivoluzione nel campo dell’abbigliamento è la lavorazione del “tinto in capo”, che ha rivoluzionato completamente il settore. Questo procedimento permette di ottenere effetti di tono su tono molto efficaci grazie alla diversa reazione ad un unico bagno di tintura da parte dei vari materiali che compongono il capo finito. Nell’81 alle linee CP Company e CP Company Baby si affianca il nuovo marchio Boneville.
La continua ricerca su finissaggi e materiali porta, nel 1982, alla nascita della nuova linea Stone Island, la cui prima collezione è interamente realizzata con un rivoluzionario tessuto bicolore reversibile, ispirato alla tela da camion ed altamente resistente, a cui un lavaggio stone-wash conferiva un aspetto usato. Il successo è tale che la nuova collezione viene esaurita in soli 10 giorni dalla prima uscita nei negozi.
Nel 1983 Osti cede le sue quote societarie alla Italiana Manifatture SpA dei fratelli Castelletti di San Benedetto del Tronto e offre una consulenza stagionale per il marchio Pooh jeans prodotto da questa azienda. Nell’84 le quote della CP Company acquisite dalla Italiana Manifatture SpA vengono cedute al Gruppo Finanziario Tessile di Torino. Massimo Osti rimane Presidente dell' azienda e con la sua equipe si dedica interamente al prodotto e alle strategie comunicative. Nell’85, inaugurando una tendenza che nel settore verrà poi seguita da molti, diventa editore del CP Magazine, un giornale-catalogo venduto nelle edicole in formato extra large che racchiude le immagini fotografiche di tutti i capi delle varie collezioni CP Company. La tiratura supera le 40.000 copie per ogni collezione, confermando l’efficacia di quest’inusuale veicolo pubblicitario.
a partire dal 1987 l’impulso alla sperimentazione, in sinergia con importanti aziende tessili italiane, da vita a materiali brevettati come il Rubber Flax e il Rubber Wool. Il lino e la lana assumono un nuovo aspetto ed una nuova “mano” attraverso la spalmatura gommata, che conferisce loro una maggiore resistenza ed una nuova impermeabilità. Di quest’anno sono anche i primi esperimenti sulla smerigliatura di lane pettinate, procedimento fino ad allora mai tentato, oggi di uso comune in tutte le aziende laniere.
La Ice Jacket vede la sua nascita quello stesso anno. Avvalendosi di ricerche tecnologiche d’avanguardia Osti crea insieme all’azienda ITS questo nuovo tessuto dalle proprietà camaleontiche, che cambia il colore al variare della temperatura. Sempre nel 1987, proseguendo il suo continuo e costante impegno nella sperimentazione, Massimo Osti viene invitato a Berlino come rappresentante dell’Industria dell’Abbigliamento Italiano, per le celebrazioni del 750º anniversario della fondazione della città, del 150º anniversario della nascita della confezione tessile e del 15º anno della sua carriera. In occasione di questo evento viene allestita una mostra all’interno del Palazzo del Reichstag di Berlino.
Nel 1988, con la partecipazione come sponsor alle Mille Miglia, si apre una nuova strada comunicativa dei prodotti firmati Massimo Osti. Segue l’adesione alla Rainforest Foundation, l’iniziativa promossa dal cantante Sting e dal capo della tribù amazzonica dei Kayapò Raoni, volta alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica mondiale al problema della deforestazione della Foresta Amazzonica. Nel ’91, dopo avere inaugurato il negozio CP nello storico Flatiron Building di New York, viene presentato per Stone Island un altro capo-icona come la Reflective Jacket, realizzato con un innovativo materiale nato dalla ricerca tecnologica giapponese, che ad un tessuto impermeabile associa un sottilissimo strato di microsfere di vetro, in grado di riflettere con sorprendente efficacia sorgenti luminose anche molto deboli.
Nel ’93 da una partnership con la ditta Allegri nasce il nuovo marchio Left Hand, anch’esso forte dell’uso di un materiale esclusivo, un “tessuto non tessuto”, realizzato con fibre di poliestere e poliammide pressate, che come il feltro consente il “taglio vivo”. Solo l’anno seguente Osti fonda Massimo Osti Production, un’azienda che intende offrire la sintesi delle esperienze e dei successi di 20 anni di innovazioni tecniche e formali. Nel ’95 nasce la linea ST 95 e nel ’96 inizia la collaborazione con Superga per la quale Osti disegna una serie di capi immagine.
Solo due anni più tardi, nel ’98 nasce una nuova azienda per la produzione e la distribuzione del marchio OM Project, frutto di un accordo con il Gruppo Frattini. Anche questa nuova linea d’abbigliamento viene pensata per essere realizzata con nuovi tessuti: l’Eletric-j, un materiale molto resistente ottenuto dalla trama di un filo di poliestere e uno di rame; il Cool Cotton realizzato combinando cotone e Coolmax, per conferire un aspetto più naturale ad una fibra cava che assorbe e trasporta all’esterno il vapore corporeo; il Mag Defender, un canvas di poliestere e carbonio a trama molto resistente in grado di proteggere dai campi magnetici e lo Steel, una tela di nylon tramata con cotone ritorto e acciaio inox, altamente resistente a tagli e strappi, concepito come una vera e propria “armatura metropolitana”.
Nel ’99 Massimo Osti stringe una collaborazione con la Dockers Europe per la progettazione di una nuova linea di pantaloni ad alto contenuto tecnico chiamata Equipment for Legs. All’interno della collezione, studiata sulla base di tessuti dal forte contenuto tecnico, spiccano una serie di capi realizzati con il Kevlar, rielaborato per divenire più morbido e funzionale al suo utilizzo nel campo dell’abbigliamento. Tra gli ultimi lavori dello stilista c’è la linea ICD, nata nel 2000 da una collaborazione con Levi’s, che presenta una vasta gamma di giubbotti dalle performance altamente tecniche. Ad ICD si aggiunge poi la linea ICD+ frutto di un ulteriore accordo con la Philips, che inserisce all’interno dei capi spalla un telefono cellulare ed un lettore musicale MP3 internamente collegati, dotati di auricolare e microfono.
L’eredità dei suoi intensi 30 anni di lavoro sopravvive oggi in un archivio tessile, il Massimo Osti Archive, composto da più di 50.000 campioni di tessuti, provenienti da circa 300 fornitori tessili e laboratori di finissaggi internazionali, e da 5.000 capi di abbigliamento.
[modifica] Collezioni disegnate da Massimo Osti
- Chester Perry, dal 1971 al 1977
- C.P. Baby, dal 1978 al 1993
- C.P. Company dal 1978 al 1994
- Boneville, dal 1981 al 1993
- Stone Island, dal 1982 al 1995
- C.P.Collection, dal 1987 al 1991
- Left Hand, dal 1993 al 1999
- Production, dal 1995 al 1998
- St 95, dal 1996 al 1998
- Superga, dal 1997 al 1998
- Equip. For Legs, dal 1999 al 2000
- Om Project, dal 1999 al 1999
- Icd/Icd+, dal 2000 al 2000
- Mo Double Use, al 2003 al 2005
- Alterego dal 2004 al 2005
[modifica] Le invenzioni tessili di Massimo Osti
Quadricromie su tessuto, 1970: In quell’anno un’azienda bolognese commissiona a Massimo Osti delle T-Shirt stampate, mettendolo dinnanzi ad un’esperienza del tutto nuova. All’epoca venticinquenne Osti è a contatto con i fervori sociali ed artistici del suo tempo, profondamente consapevole dei mutamenti di costume di quel periodo. Nel momento di quel primo esordio nell’ abbigliamento Osti proviene dal mondo della pubblicità, ed affronta quindi questo nuovo impegno partendo dalle proprie specifiche capacità grafiche: «Ottenni quei risultati con procedimenti tipici della stampa su carta: serigrafia, piazzatura della stampa, quadricromie, xerocopie ecc. Era la prima volta che in Italia si vedeva una cosa del genere e ricordo che, per convincere il tecnico della serigrafia, dovetti stamparmi le prime magliette da solo.»
Il tinto in capo, 1979: «Scoprii che, tingendo contemporaneamente due materiali differenti, essi assorbivano e reagivano in modo diverso alla tintura, creando dei ‘tono su tono’ molto efficaci.» Questo è il procedimento che sta alla base del ‘tinto in capo’, un sistema di lavoro che in quegli anni ha completamente sconvolto l’intero settore, sia per quanto riguarda l’inusuale aspetto estetico del risultato, sia per il consistente risparmio che tale metodo consentiva di ottenere.
Lana Smerigliata, 1987: Il nome si riferisce ad una particolare lavorazione originariamente usata per il cotone, che Osti per primo sperimenta e mette a punto a seguito di una ricerca specifica su questo prezioso materiale.
Rubber Flax e Rubber Wool, 1987: questi due materiali, che divennero molto riconosciuti nel settore tessile, furono creati da Osti per dare una nuova ‘caduta’, una nuova consistenza a tessuti nobili e tradizionali come il lino e la lana. Con una particolare spalmatura gommata questi due tessuti assumono un aspetto completamente nuovo che ne esaltata le caratteristiche naturali e ne amplia le funzioni come la resistenza all’acqua, rimanendo, comunque, molto adattabili ai modelli.
Ice Jacket, 1991: Si tratta di un materiale rivoluzionario che cambia il colore a seconda della temperatura grazie ad una particolare composizione chimica del tessuto. Oltre a cambiare colore, “Ice Jacket” associa un'altissima impermeabilità ad una forte protezione anti vento.
Micro, 1992: è un tessuto comparso per la prima volta nella collezione LEFT HAND, composto da una microfibra e da un nylon pressati, grazie un antico procedimento usato originariamente per la carta che gli conferisce un inconfondibile tocco a “pelle di daino”, mantenendo un’ottima traspirabilità.
Termojoint, 1993: è un materiale rivoluzionario anch’esso inserito nella collezione LEFT HAND. Le caratteristiche principali sono la totale resistenza all’acqua ed all’usura ed una protezione fino all’80% dalle radiazioni nucleari.
Tecnowool, 1995: comparsa per la prima volta nella collezione “Massimo Osti Production” A/I 1996, si tratta di una lana accoppiata a jersey di nylon, un trattamento che rende il tessuto resistente all’usura e conserva intatte tutte le caratteristiche della lana come la traspirabilità e la naturalezza, durevolezza.