Marlon Brando
Marlon Brando, Jr. (Omaha, 3 aprile 1924 – Los Angeles, 1º luglio 2004) è stato un attore statunitense. È unanimemente considerato una delle maggiori stelle di Hollywood ed uno degli attori più carismatici della storia del cinema.
Otto volte candidato al Premio Oscar (riconoscimento che si aggiudicò due volte, rifiutandosi però, nella seconda occasione, di ritirare la statuetta in segno di protesta contro le ingiustizie nei confronti dei nativi americani[1]), vanta una filmografia relativamente limitata (in tutto poco più di una quarantina di titoli) che tuttavia include alcuni capolavori. Tra le sue interpretazioni si ricordano: quella dello scaricatore di porto Terry Malloy in Fronte del porto; quella di Stanley Kowalski in Un tram che si chiama Desiderio prima a teatro e poi nell'omonimo film; quella di Marco Antonio nel Giulio Cesare di Mankiewicz; quella del primo ufficiale Fletcher Christian ne Gli ammutinati del Bounty, quella di Don Vito Corleone ne Il padrino; il vedovo Paul in Ultimo tango a Parigi e il colonnello Kurtz in Apocalypse Now.
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[modifica] Biografia
[modifica] Le origini
La sua famiglia aveva origini tedesche, olandesi, inglesi, irlandesi e francesi[2]: Johann Wilhelm Brandau, suo avo paterno, era infatti emigrato negli Stati Uniti da una piccola cittadina della Germania nel XVII secolo. Marlon era il terzo figlio di Dorothy Pennebaker e di Marlon Brando Senior[3] e fin dall'infanzia venne soprannominato Bud, per differenziarlo dal padre[4]. Aveva due sorelle: Jocelyn (1919 – 2005) e Frances (1922 – 1994).
Studiò alla Libertyville High School nello stato dell'Illinois ed in seguito alla Shattuck Military Academy nel Minnesota dove venne espulso[5]. A partire dal 1943, raggiunse le sorelle a New York e qui frequentò la scuola d'arte drammatica The Dramatic Workshop (fondata da Erwin Piscator), dove studiò con Stella Adler, definita da Brando stesso come "l'anima della scuola"[6]. Suoi compagni di studi erano Harry Belafonte, Shelley Winters e Rod Steiger.
[modifica] L'inizio dell'attività di attore
Nel 1944, appena ventenne, Brando fece il suo debutto teatrale a Broadway in I Remember Mama, commedia agrodolce di John Van Druten. Terminati i corsi all'Actor's Studio di Lee Strasberg, per il giovane attore giunse ben presto il successo teatrale nel 1947, con l'interpretazione di Stanley Kowalski nel dramma Un tram che si chiama Desiderio di Tennessee Williams. La produttrice Irene Mayer Selznick (1907 - 1990, aveva inizialmente pensato ad altri attori per la parte di Stanley, come John Garfield o Burt Lancaster, ma fu colpita dalla recitazione di Brando in A Flag is Born (1946) di Ben Hecht, decidendo in suo favore[5].
Brando interpreterà lo stesso ruolo per il grande schermo nel 1951 nel film omonimo diretto da Elia Kazan[7], in coppia con Vivien Leigh.
[modifica] Ribelle
L'esordio di Brando come attore cinematografico (genere in cui si rivelerà quanto mai versatile) risale al 1950 in Uomini-Il mio corpo ti appartiene di Fred Zinnemann, in cui interpretò un reduce paraplegico.
Dopo il successo della versione cinematografica di Un tram che si chiama desiderio, Brando affrontò i ruoli di Emiliano Zapata in Viva Zapata! (1952), ancora di Elia Kazan, che gli valse il Prix d'interprétation masculine al festival di Cannes[8], di Marco Antonio in Giulio Cesare (1953) di Joseph L. Mankiewicz, e quello di un ribelle appassionato di motocicletta (anch'egli un "rebel without a cause" come quello di James Dean) ne Il selvaggio (1954), diretto da László Benedek, in cui l'attore apparve guidando una moto Triumph Thunderbird 6T.
Sempre nel 1954 interpretò la parte di Terry Malloy nel suo film rimasto forse più famoso, Fronte del porto, ancora per la regia di Elia Kazan, che gli valse il primo Oscar al miglior attore.
Per la sua interpretazione in questi film, otterrà per tre anni consecutivi, 1952, 1953, 1954, il premio BAFTA quale miglior attore internazionale.
[modifica] L'icona Brando
Durante gli anni cinquanta Marlon Brando continuò a mietere successi, quali Desirée (1954), in cui interpretò Napoleone Bonaparte, il musical Bulli e pupe (1955), Sayonara (1957) e I giovani leoni (1958). Con I due volti della vendetta (1961), si cimentò nella regia, dirigendo un western atipico che però non riscosse il successo sperato. Ne Gli ammutinati del Bounty (1962), nel ruolo del leggendario primo ufficiale Fletcher Christian, a fianco di Trevor Howard, Brando delineò definitivamente i tratti particolarissimi del divo hollywoodiano, facendosi una volta di più interprete di uno stile cupo e istrionico.
Il suo impegno sociale e il suo schieramento per le cause in favore delle minoranze culminò il 28 agosto 1963, quando insieme ad altre 250.000 persone partecipò ad una celebre marcia per i diritti civili, la marcia su Washington[9]. Con lui parteciparono altre celebrità del tempo come James Garner, Charlton Heston, Burt Lancaster e Sidney Poitier. Tale impegno secondo alcuni influì negativamente sulla sua pur gloriosa carriera.
Inoltre rifiutò qualunque ruolo poco dopo la morte di Martin Luther King (avvenuta il 4 aprile 1968), come nel caso de Il compromesso (1969), film che avrebbe sancito il ritorno alla collaborazione con Elia Kazan[10].
[modifica] Il rilancio negli anni settanta
Tra la metà degli anni sessanta e l'inizio degli anni settanta, dopo alcuni flop commerciali, tra cui La contessa di Hong Kong (1967) di Charlie Chaplin[11], il mito di Brando sembra volgere al tramonto, quando Gillo Pontecorvo scrittura l'attore per il ruolo di protagonista nel film Queimada (1969). Nel 1972 la sua carriera viene risollevata da Francis Ford Coppola e Bernardo Bertolucci, dopo aver finito Il padrino, la cui interpretazione gli vale il suo secondo Oscar, firma per Ultimo tango a Parigi con il quale ottiene un'altra nomination. Brando ha riconquistato lo status di superstar e nel 1979 è ancora diretto da Coppola in Apocalypse Now.
[modifica] Un uomo, tre volti
Paul, protagonista di Ultimo tango a Parigi, è un uomo di mezza età che riflette sulle sue frustrazioni e sui suoi fallimenti (all'inizio del film, una cameriera sta rievocando la vita di Paul, suo datore di lavoro, ma non fa altro che rievocare la carriera di Brando stesso). Un uomo spezzato, con una grande voglia di azzerare la propria vita, il cui tormento ha non poche analogie con la vita reale del suo interprete. Resta indimenticabile il monologo di Paul di fronte al letto della moglie morta suicida. Con questo film Brando ottiene un'altra candidatura all'Oscar, ma incontra diverse vicissitudini in quanto il film, co-interpretato dalla giovanissima Maria Schneider, viene denunciato in Italia per oscenità e, dopo un lungo iter giudiziario, la Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza del 29 gennaio 1976, sancisce il sequestro e la distruzione di tutte le copie della pellicola.[12][13]
Don Vito Corleone (Il padrino), è invece un uomo anziano, capostipite di una famiglia mafiosa, una figura quasi statica, con uno sguardo criptico, in cui si racchiude tutto il mistero e l'omertà della mafia. Brando ricorse a un trucco per deformare i propri lineamenti e arricchire l'espressività del proprio volto, utilizzando un paio di grossi batuffoli di ovatta all'interno della bocca.
Il Colonnello Kurtz di Apocalypse now è un uomo che ha raggiunto invece il suo "punto di rottura" e si ritira nella giungla per condurre un'esistenza da semidio, venerato da migliaia di selvaggi. Qui è ancora il volto a recitare un ruolo fondamentale: Brando è completamente rasato a zero, i lineamenti perennemente in penombra, quasi a suggerire un'essenza divina, quasi astratta. Come in una sintesi tra l'ex-pugile Paul e il Boss Don Vito, Kurtz è votato all'autodistruzione. E anche qui c'è un parallelismo con la vita di Brando: negli anni seguenti l'attore non interpreterà più ruoli memorabili e condurrà un'esistenza sempre più tormentata, costellata di infinite tragedie familiari.
[modifica] Il declino
Per Superman (1978), nel quale interpreta il ruolo di Jor-El, padre del popolare supereroe, Brando percepisce un faraonico cachet per recitare in soli pochi minuti di film. E in questo ruolo di "cameo", Brando si relega fino al resto dei suoi giorni (ormai demotivato come attore e deformato nel fisico a causa di una crescente obesità), arrivando persino a parodiare il personaggio di Don Vito nel film del 1990 Il boss e la matricola. Uno degli ultimi guizzi di vitalità artistica è rappresentato dall'interpretazione dello psichiatra, accanto a Johnny Depp nel ruolo del paziente, nel film Don Juan De Marco maestro d'amore (1995). Il suo ultimo film è stato The Score del 2001, a fianco di Robert De Niro.
Riceverà anche un Razzie Awards nella categoria peggior attore non protagonista nel 1996, per la sua interpretazione del Dottor Moreau in L'isola perduta.
Rimarrà comunque nella storia per le sue interpretazioni, per il suo fascino, per il suo atteggiamento ribelle e per una presunzione che solo pochi grandi personaggi pubblici hanno potuto permettersi.
[modifica] Vita privata e morte
Sposò nel 1957 l'attrice Anna Kashfi (nata a Calcutta) da cui ebbe un figlio Christian Devi Brando (11 maggio 1958 - 26 gennaio 2008), reso celebre per un fatto di cronaca del 1990 quando venne condannato a 5 anni per l'omicidio di Dag Drollet (fidanzato della sorellastra Cheyenne)[14]; la coppia divorziò nel 1959. In un libro di memorie scritto da Kashfi, la stessa accusò Brando di "perversioni sessuali", dicendo per esempio che l'attore per potere amare una donna doveva brutalizzarla.
Nel 1960 sposò la sua seconda moglie, l'attrice messicana Movita Castaneda e divorziò da lei due anni dopo nel 1962. Da lei ebbe due figli: Miko Castaneda Brando (nato nel 1961), Rebecca Brando Kotlizky (nata nel 1966)
Poco dopo, il 10 agosto 1962 sposò Tarita Teriipia, la sua terza moglie, conosciuta sul set de Gli ammutinati del Bounty, con cui ebbe una relazione che durò circa 10 anni:i due divorziarono nel 1972.Ebbero due figli:Simon Tehotu e Tarita Cheyenne Brando (1970 - 1995), che commise suicidio in seguito alla perdita dell'amato ucciso dal suo fratellastro.
Dalla sua cameriera, Christina Maria Ruiz, ebbe 3 figli[15]:
- Ninna Priscilla Brando (nata il 13 maggio 1989)
- Myles Jonathan Brando (nato il 16 gennaio 1992)
- Timothy Gahan Brando (nato il 6 gennaio 1994)
Inoltre ha adottato una figlia, Petra Brando (nata nel 1972), figlia della sua assistente Caroline Barrett e dello scrittore James Clavell.[16] Notoriamente riservato al di fuori dei riflettori, nel 1973 diede un pugno in faccia al paparazzo Ron Galella, che lo stava fotografando mentre si trovava in un ristorante a Chinatown con il conduttore Dick Cavett, dopo le riprese di una puntata del "The Dick Cavett Show". Galella si ritrovò con la mascella rotta e Brando fu condannato a risarcirlo con una somma pari a 40.000 dollari.[17] Dopo la vicenda, il paparazzo continuò ad inseguire a Brando, indossando un casco da football americano.
L'attore morì il 1 luglio 2004 alle 18:30 (ora locale) al Centro Medico dell'UCLA (University of California at Los Angeles); la causa del decesso è stata una crisi respiratoria.[18]
Fra le sua passioni quella dell'essere radioamatore e quella per le motociclette, in particolare per la sua Triumph Bonneville e la sua Harley Davidson Sportster.
[modifica] Protesta a favore dei nativi americani
Per la sua interpretazione nel film Il padrino, Brando vinse il suo secondo Oscar ma, unico caso nella storia del cinema insieme a quello dell'attore George C. Scott, preferì rinunciare alla statuetta: l'attore, che in quegli anni si era avvicinato alla causa degli amerindi, inviò alla cerimonia una giovane squaw indiana, che tenne in sua vece un discorso di denuncia e di protesta contro l'ambiente hollywoodiano; il nome della donna era Maria Cruz, un'attivista per i diritti civili di sangue per metà amerindo e per metà europeo.[19]
L'atteggiamento (ancora una volta ribelle, che si supponeva l'establishment cinematografico non gli avrebbe successivamente perdonato) comunque non gli sbarrò la strada, l'anno successivo, per una nuova nomination: appunto quella per Ultimo tango a Parigi.
[modifica] Influenze sulla cultura popolare
- Al personaggio di Paul di "Ultimo tango a Parigi" si ispira Carlo Ambrosini per la creazione della serie di fumetti dal titolo Napoleone, edita dalla Sergio Bonelli Editore.
- Marlon Brando è citato in varie canzoni:
- Col passar del tempo di Marco Armani
- Latin Lover di Gianna Nannini
- Marlon Brando è sempre lui di Luciano Ligabue
- China Girl di David Bowie
- Advertising Space di Robbie Williams
- Vogue di Madonna.
- Pocahontas di Neil Young.
- Goodbye Marlon Brando di Elton John.
- Kings for a day dei TMG (Tak Matsumoto Group)
- Majico di Inoki
- Eyeless degli Slipknot
- Torero di Renato Carosone
- It's hard to be a saint in the city di Bruce Springsteen
- Chi ca**o me lo fa fare di Caparezza
- Osvaldo di Brigantony
- La regina dell'ultimo tango di Gianni Morandi
- The ballad of Michael Valentine dei The Killers
- Marlon Brando della Premiata Forneria Marconi, dall'album PFM? PFM!
- Me, Marlon Brando, Marlon Brando and I dei R.E.M., dall'album Collapse into Now
Inoltre Michael Jackson chiese la sua collaborazione nel video You Rock My World, dove compare nei panni di un boss criminale che gestisce locali notturni.
[modifica] Filmografia
[modifica] Cinema
[modifica] Attore
- Uomini - Il mio corpo ti appartiene (The Men), regia di Fred Zinnemann (1950)
- Un tram che si chiama Desiderio (A Streetcar Named Desire), regia di Elia Kazan (1951)
- Viva Zapata! (Viva Zapata!), regia di Elia Kazan (1952)
- Giulio Cesare (Julius Caesar), regia di Joseph L. Mankiewicz (1953)
- Il selvaggio (The Wild One), regia di László Benedek (1954)
- Fronte del porto (On the Waterfront), regia di Elia Kazan (1954)
- Désirée (Désirée), regia di Henry Koster (1954)
- Bulli e pupe (Guys and Dolls), regia di Joseph L. Mankiewicz (1955)
- La casa da tè alla luna d'agosto (The Teahouse of the August Moon), regia di Daniel Mann (1956)
- Sayonara (Sayonara), regia di Joshua Logan (1957)
- I giovani leoni (The Young Lions), regia di Edward Dmytryk (1958)
- Pelle di serpente (The Fugitive Kind), regia di Sidney Lumet (1959)
- I due volti della vendetta (One-Eyed Jacks), regia di Marlon Brando (1961)
- Gli ammutinati del Bounty (Mutiny on the Bounty), regia di Lewis Milestone (1962)
- Il brutto americano (The Ugly American), regia di George Englund (1963)
- I due seduttori (Bedtime Story), regia di Ralph Levy (1964)
- I morituri (Morituri), regia di Bernhard Wicki (1965)
- La caccia (The Chase), regia di Arthur Penn (1966)
- A sud-ovest di Sonora (The Appaloosa), regia di Sidney J. Furie (1966)
- La contessa di Hong Kong (A Countess from Hong Kong), regia di Charlie Chaplin (1967)
- Riflessi in un occhio d'oro (Reflections in a Golden Eye), regia di John Huston (1967)
- Candy e il suo pazzo mondo (Candy), regia di Christian Marquand (1968)
- La notte del giorno dopo (The Night of the Following Day), regia di Hubert Cornfield (1969)
- Queimada, regia di Gillo Pontecorvo (1969)
- Improvvisamente, un uomo nella notte (The Nightcomers), regia di Michael Winner (1972)
- Il padrino (The Godfather), regia di Francis Ford Coppola (1972)
- Ultimo tango a Parigi, regia di Bernardo Bertolucci (1972)
- Missouri (The Missouri Breaks), regia di Arthur Penn (1976)
- Superman (Superman: The Movie), regia di Richard Donner (1978)
- Apocalypse Now (Apocalypse Now), regia di Francis Ford Coppola (1979)
- La formula (The Formula), regia di John G. Avildsen (1980)
- Un'arida stagione bianca (A Dry White Season), regia di Euzhan Palcy (1989)
- Il boss e la matricola (The Freshman), regia di Andrew Bergman (1990)
- Cristoforo Colombo: la scoperta (Christopher Columbus: The Discovery), regia di John Glen (1992)
- Don Juan De Marco maestro d'amore (Don Juan DeMarco), regia di Jeremy Leven (1995)
- L'isola perduta (The Island of Dr. Moreau), regia di John Frankenheimer (1996)
- Il coraggioso (The Brave), regia di Johnny Depp (1997)
- In fuga col malloppo (Free Money), regia di Yves Simoneau (1998)
- The Score (The Score), regia di Frank Oz (2001)
- Superman returns (Superman returns), regia di Bryan Singer (2006) - (immagini d'archivio)
[modifica] Regista
- I due volti della vendetta (One-Eyed Jacks)
[modifica] Televisione
- Radici: le nuove generazioni (Roots: The Next Generations) (1979) - Miniserie TV
[modifica] Premi e riconoscimenti
[modifica] Premio Oscar
- 1952 - Nomination al miglior attore protagonista per Un tram che si chiama desiderio
- 1953 - Nomination al miglior attore protagonista per Viva Zapata!
- 1954 - Nomination al miglior attore protagonista per Giulio Cesare
- 1955 - Miglior attore protagonista per Fronte del porto
- 1958 - Nomination al miglior attore protagonista per Sayonara
- 1973 - Miglior attore protagonista per Il padrino
- 1974 - Nomination al miglior attore protagonista per Ultimo tango a Parigi
- 1990 - Nomination al miglior attore non protagonista per Un'arida stagione bianca
[modifica] Doppiatori italiani
Nelle versioni in italiano dei suoi film, Marlon Brando è stato doppiato da:
- Giuseppe Rinaldi in Il mio corpo ti appartiene, Sayonara, I giovani leoni, Pelle di serpente, Viva Zapata! (ridoppiaggio), I due volti della vendetta, Missione in Oriente, I due seduttori, I morituri, La caccia, A sud-ovest di Sonora, La contessa di Hong Kong, Candy e il suo pazzo mondo, La notte del giorno dopo, Queimada, Improvvisamente, un uomo nella notte, Il padrino, Ultimo tango a Parigi, Missouri, Superman, La formula, Un'arida stagione bianca, Il boss e la matricola, L'isola perduta, Il coraggioso
- Stefano Sibaldi in Un tram che si chiama Desiderio
- Augusto Marcacci in Viva Zapata!
- Emilio Cigoli in Giulio Cesare, Il selvaggio, Fronte del porto, Désirée, Bulli e pupe
- Carlo Romano ne La casa da tè alla luna d'agosto
- Nando Gazzolo ne Gli ammutinati del Bounty
- Gigi Proietti in Riflessi in un occhio d'oro
- Sergio Fantoni in Apocalypse Now
- Marcello Tusco in Radici: le nuove generazioni
- Gianni Musy in Cristoforo Colombo: la scoperta
- Francesco Carnelutti in Don Juan De Marco maestro d'amore
- Carlo Sabatini in In fuga col malloppo
- Vittorio Di Prima in The Score
- Ennio Coltorti in Apocalypse Now Redux
- Emilio Cappuccio in Superman (ridoppiaggio)
- Stefano De Sando ne Il padrino (ridoppiaggio)
[modifica] Note
- ^ La protesta riguardava gli indiani degli Stati Uniti d'America, come da: Michel Ciment; Enrico Lancia, Jean-Loup Passek, Dizionario Larousse del cinema americano, Gremese Editore, 1998, p. 89. ISBN 9788877421845
- ^ (EN) Marlon Brando. Rotten Tomatoes. URL consultato il 8 amrzo 2010.
- ^ Patricia Bosworth; François Tétreau, Marlon Brando Grandes figures, grandes signatures (in francese), Les Editions Fides, 2003, p. 11. ISBN 9782762125245
- ^ Patricia Bosworth, Marlon Brando Thorndike Press Large Print Biography Series Thorndike Biography, Thorndike Press, 2001, p. 3. ISBN 9780786236497
- ^ a b The Guardian, 3 luglio 2004, articolo di David Thomson
- ^ Claver Salizzato, Marlon Brando I Grandi del cinema, Gremese, 1996, p. 86. ISBN 9788876059414
- ^ Il suo compenso per tale ruolo fu di 75.000 dollari. Come da Alan Frank, Marlon Brando The screen greats (in inglese), Optimum Books, 1982, p. 18. ISBN 9780600377900
- ^ (EN) Sito del festival di Cannes. URL consultato il 6 maggio 2010.
- ^ Frederic O. Sargent, The civil rights revolution: events and leaders, 1955-1968, Quarta edizione (in inglese), McFarland, 2004, p. 85. ISBN 9780786419142
- ^ Stefan Kanfer, Somebody: the reckless life and remarkable career of Marlon Brando (in inglese), Alfred A. Knopf, 2008, p. 225. ISBN 9781400042890
- ^ Venne stroncato dalla critica, in particolare dal Time Magazine. Come da Kohn Ingeborg, Charlie Chaplin, Brightest star of silent films (in inglese), Portaparole, p. 85. ISBN 9788889421147
- ^ Ultimo tango a Parigi. Corriere della Sera. URL consultato il 19 febbraio 2010.
- ^ Stefano Lombardini. L'affaire 'Ultimo tango a Parigi' (II). fucine.com. URL consultato il 8 marzo 2010.
- ^ Corriere della sera, 27 gennaio 2008
- ^ The Sunday Times, Mutiny on his bounty 13 agosto 2006
- ^ Stefan Kanfer, Somebody: the reckless life and remarkable career of Marlon Brando (in inglese), Alfred A. Knopf, 2008, p. 350. ISBN 9781400042890
- ^ Christopher Turner. Ron Galella: big fame hunter. telegraph.co.uk, 9 novembre 2011. URL consultato il 26 febbraio 2012.
- ^ Corriere della sera La fine di un mito: è morto Marlon Brando, articolo del 2 luglio 2004
- ^ Washington Post 2 luglio 2004, articolo di Adam Bernstein
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su Marlon Brando
Wikiquote contiene citazioni di o su Marlon Brando
[modifica] Collegamenti esterni
- Marlon Brando - CiakHollywood
- Scheda su Marlon Brando dell'Internet Movie Database
- Classic Movies (1939 - 1969): Marlon Brando
| Predecessore | Oscar al miglior attore | Successore |
|---|---|---|
| William Holden per Stalag 17 - L'inferno dei vivi |
1955 per Fronte del porto |
Ernest Borgnine per Marty, vita di un timido |
| Predecessore | Oscar al miglior attore | Successore |
|---|---|---|
| Gene Hackman per Il braccio violento della legge |
1973 per Il padrino (rifiutato) |
Jack Lemmon per Salvate la tigre |
- Attori statunitensi
- Nati nel 1924
- Morti nel 2004
- Nati il 3 aprile
- Morti il 1º luglio
- Nati a Omaha
- Morti a Los Angeles
- Premi Oscar nel 1955
- Premi Oscar al miglior attore
- Premi Oscar nel 1973
- Premi BAFTA al miglior attore protagonista
- Golden Globe per il miglior attore in un film drammatico
- David di Donatello per il miglior attore straniero
- Attori legati a Los Angeles
- Il padrino
- Primetime Emmy al miglior attore non protagonista in una miniserie o film tv