Mario Tedeschi
| sen. Mario Tedeschi | |
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| Parlamento italiano Senato della Repubblica |
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| Luogo nascita | Roma, |
| Data nascita | 9 settembre 1924 |
| Luogo morte | Roma, |
| Data morte | 8 novembre 1993 |
| Professione | Giornalista |
| Partito | Movimento Sociale Italiano poi Democrazia Nazionale-Costituente di Destra |
| Legislatura | VI, VII |
| Gruppo | MSI-DN DN-CD |
| Incarichi parlamentari | |
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Mario Tedeschi, (Roma, 9 settembre 1924 – Roma, 8 novembre 1993) è stato un giornalista italiano.
Fu il successore di Leo Longanesi alla direzione della rivista Il Borghese dopo la morte del suo fondatore. Guidò il periodico in quello che fu forse il periodo di maggior successo editoriale. Suo padre, fascista di origine ebraica ed ingegnere edile presso l'IACP, dopo la firma dei Patti Lateranensi (1929), stracciò la tessera del Partito e per punizione fu trasferito nelle colonie dell'Africa Orientale a dirigere la costruzione di strade. Lì vi morì quando il cantiere, privo di difese, fu attaccato da bande nemiche e tutti gli italiani presenti furono trucidati..
[modifica] Biografia
Iniziò la sua esperienza nel giornalismo con Roma Fascista.
Dopo l'8 settembre si arruolò nel battaglione Barbarigo della Xª Flottiglia MAS, combatté nella pianura pontina, a fianco degli alleati germanici sul fronte di Anzio contro le forze angloamericane, ricevendo la Croce di guerra.
Cessato il conflitto, collaborò con varie testate giornalistiche e divenne redattore del quotidiano Il Tempo di Roma.
Nel giugno del 1950 passò a Il Borghese, fondato e diretto da Leo Longanesi. Nel 1954 fu nominato direttore dell'ufficio romano del periodico. In quegli anni Tedeschi pubblicò anche un paio di libri di denuncia del malcostume politico e amministrativo: Il petrolio sporco (Milano, 1955) e Roma democristiana (Milano, 1956). Alla morte di Longanesi, avvenuta nel settembre 1957, Tedeschi subentrò nella direzione e proprietà del settimanale.
Attraverso le inchieste de "Il Borghese", Tedeschi fu il primo a denunciare la corruzione del mondo politico e a documentare le sovvenzioni illegali al Partito Comunista Italiano.
Negli anni '60, in quanto agente del Counter Intelligence Corps, collaborò con l' Ufficio Affari Riservati del Viminale, al cui vertice era il suo intimo amico Federico Umberto D'Amato. Nel 1966 fu responsabile dell'«Operazione manifesti cinesi» [1].
Considerato da sempre un simpatizzante dei monarchici, nel 1972, dopo che il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica si fuse con l'MSI aderì al Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale, venendo così eletto Senatore della Repubblica nel 1972 e nel 1976. In seguito fu tra i fondatori di Democrazia Nazionale - Costituente di Destra, partito nato dalla scissione dell'ala più moderata dell'MSI.
Il suo nome fu ritrovato nella lista degli appartenenti alla loggia massonica P2 di Licio Gelli.
Morì l'8 novembre 1993 mentre era ancora direttore de Il Borghese.
[modifica] Note
- ^ Fabrizio Calvi - Fredéric Laurént, "Piazza Fontana. La verità su una strage", Ed. Mondadori, Milano 1997, pp. 342
[modifica] Collegamenti
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