Mario Tchou
Mario Tchou (Roma, 1924 – Santhià, 9 novembre 1961) è stato un ingegnere italiano esperto di elettronica, tra gli sviluppatori dell'Olivetti, noto per il ruolo avuto nello sviluppo del progetto di alta tecnologia Olivetti Elea.
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[modifica] Biografia
Nato a Roma nel 1924, figlio di Evelyn Waung e del diplomatico Tchou Yin, il quale lavorava presso il Consolato della Cina imperiale presso il Vaticano, intraprese gli studi in Italia, laureandosi poi negli Stati Uniti al Brooklyn Polytechnic. All'età di 28 anni fu chiamato a insegnare alla Columbia University di New York.
[modifica] Progetto Olivetti Elea
| Per approfondire, vedi la voce Olivetti Elea. |
Data la sua conoscenza dell'elettronica, nel 1955 Adriano Olivetti lo portò in azienda, e gli affidò l'incarico di formare un gruppo di lavoro che, in collaborazione con l'Università di Pisa, aveva l'obiettivo di progettare e costruire un calcolatore elettronico tutto italiano, su suggerimento di Enrico Fermi, utilizzando i 150 milioni già stanziati (per un sincrotrone realizzato invece successivamente a Frascati) per la Calcolatrice Elettronica Pisana a valvole. In seguito lavorò al più grande Olivetti Elea, il massimo supercomputer dell'epoca, costruito in 40 esemplari.
[modifica] Visione industriale
L'attività di Mario Tchou era improntata a una visione che puntava sull'alta innovazione. Nel laboratorio di Barbaricina raccolse i migliori cervelli, tutti giovani:
| « perché le cose nuove si fanno solo con i giovani. Solo i giovani ci si buttano dentro con entusiasmo, e collaborano in armonia senza personalismi e senza gli ostacoli derivanti da una mentalità consuetudinaria. [1] » |
Egli considerava l'Italia «allo stesso livello [dei paesi più avanzati nel campo delle macchine calcolatrici elettroniche] dal punto di vista qualitativo. Gli altri però ricevono aiuti enormi dallo Stato. Gli Stati Uniti stanziano somme ingenti per le ricerche elettroniche, specialmente a scopi militari. Anche la Gran Bretagna spende milioni di sterline. Lo sforzo di Olivetti è relativamente notevole, ma gli altri hanno un futuro più sicuro del nostro, essendo aiutati dello Stato»[2].
[modifica] Ultimi anni
Il giovane ingegnere cercò personalmente di avvicinarsi a Ivrea, la sede storica dell'Olivetti, per abbattere il muro di diffidenza che gli impiegati del settore meccanico avevano nei confronti della neonata divisione elettronica. Ma anche i tentativi di Tchou si dimostrarono vani: il settore meccanico e quello elettronico restarono divisi, come le rispettive sedi, l'una a Ivrea, l'altra a Borgolombardo, dove si trasferì nel 1960 il gruppo di Barbaricina.
Mario Tchou morì in un incidente d'auto il 9 novembre 1961, a soli 37 anni, mentre si recava a Ivrea per discutere del progetto di una nuova architettura hardware a transistor, basata su un nuovo software: il nuovo progetto avrebbe dovuto utilizzare come linguaggio di programmazione preferenziale il Palgo, derivativo dell'ALGOL, e un assembler di nome PSICO. L'improvvisa morte di Tchou, successiva di un anno a quello della morte prematura di Adriano Olivetti, decretò la fine del progetto Elea (il laboratorio guidato da Tchou fu in seguito venduto alla General Electric). Entrambe chiudono un'importante stagione per l'elettronica italiana, che vedeva allora la leadership industriale e tecnologica della Olivetti.
[modifica] Note
- ^ Storia di Mario Tchou, genio dei calcolatori, una seconda generazione come noi
- ^ Mario Tchou da Scienza in rete
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
- Giuseppe Rao, Mario Tchou e l’Olivetti Elea 9003, Limes, 10 luglio 2008
- Mario Tchou, dall'iniziativa Scienza in rete del Gruppo 2003