Mario Jacchia
Mario Jacchia (Bologna, 2 gennaio 1896 – 1944) è stato un partigiano italiano.
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[modifica] Biografia
Ebreo, figlio di Eugenio ed Elisabetta Carpi nel 1943 è militante del Partito d'Azione. Suo padre è il più rappresentativo massone del Bolognese nel periodo antecedente il fascismo, ed essendo irredentista era stato mandato via da Trieste dal governo austriaco, ed era a Bologna nel periodo della prima guerra mondiale.
Mario è un dirigente dei movimenti irredentisti e si occupa di prestar aiuto agli altri irredentisti espulsi da Trento e Trieste. All'inizio del conflitto abbandona gli studi di giurisprudenza per andar volontario negli Alpini dove si guadagna due medaglie d'argento. Tornato a Bologna e ripresi gli studi entra nel movimento politico "Sempre pronti per la patria e per il re" movimento nazionalista paramilitare. Tali gruppi ricordano un po' i freikorps, e sono guidati da un ex tenente di nome Dino Zanetti. Si scontrano con i braccianti quando questi ultimi rivendicano i diritti su terre incolte in zona, i bracianti sono organizzati dalla Federterra provinciale. Durante una manifestazione quando i manifestanti stanno per lasciare piazza Malpighi, dopo la manifestazione, percorrendo via Ugo Bassi onde arrivare a piazza Rizzoli gli squadroni paramilitari fecero fuoco e restò uccisa la bracciante Geltrude Grassi. Gli scontri proseguirono nel pomeriggio con alcuni ufficiali che a seguito di Zanetti tentarono di assaltare la sede della camera del lavoro di via Cavaliera 22, l'attuale via Oberdan, fecero di nuovo fuoco ma la polizia li bloccò arrestandone 5 fra cui Mario che sempre più convinto del suo "nazionalismo" si iscrisse nel '20 al fascio bolognese fondato da Leandro Arpinati. Suo fratello Luigi, invece già militante antifascista venne duramente bastonato dai fascisti: Mario abbandonò definitivamente il fascismo. Nel '24 i fascisti assalirono e depredarono la sede della massoneria bolognese mettendo simboli e quant'altro di rappresentativo in una cassa da morto che piazzarono innanzi l'abitazione degli Jacchia in via d'Azeglio 58 a scopi evidentemente intimidatori nei confronti di Eugenio Jacchia padre di Mario e Luigi. Eugenio Jacchia fu pure lui bastonato dai fascisti e stavolta Mario non si accontenta di dimettersi dal PNF e passa all'antifascismo militante. L'Avvenire d'Italia, giornale clericofascista che appoggia questi interventi squadristi, è diretto da Carlo Enrico Bolognesi e Mario Jacchia si fa ricevere da lui e poi lo schiaffeggia con decisione per cui i fascisti al seguito di Arconovaldo Bonaccorsi e Giuseppe Ambrosi vulgo Peppino noti squadristi distruggono lo studio di avvocato gestito da Mario e da altri avvocati antifascisti, Mario arriva sul posto e prende a revolverate i fascisti questi rispondono al fuoco e lo bastonano danneggiandogli un occhio. Nei tafferugli un commissario di polizia gli dice di andarsene ma Mario risponde che è un decorato di guerra e che quei furfanti non lo spaventano così finisce pure in carcere per aver preso i fascisti a revolverate in difesa della sua proprietà che viene incendiata dai fascisti stessi: è ovvio che dopo questi fatti incominciano i guai seri col regime fascista tanto che nel '27 non gli viene consegnato il "certificato di buona condotta politica", non essendo iscritto al PNF, anzi essendo ormai schedato fra gli antifascisti pericolosi, il suo lavoro da avvocato non può proseguire. Nel '30 Mario non ottiene il brevetto di pilota a causa dei precedenti politici pur avendo superato brillantemente tutti gli esami. Nel '39 in quanto ebreo è radiato dall'albo degli avvocati e procuratori mentre già nel '37 non gli viene dato il dovuto avanzamento di grado militare. Fu comunque reintegrato nell'albo degli avvocatiperché i membri del comitato atto alla determinazione della razza stabilirono che il padre Eugenio non apparteneva alla razza ebraica, risulta sconosciuta la motivazione di tale evidente falsità. Mario all'inizio del 1943 entra nel Partito d'Azione con Massenzio Masia con cui costituisce un embrione di organizzazione antifascista chiamata Fronte per la pace e la libertà che è la prima struttura antifascista organizzata nel periodo e di indirizzo unitario ovvero partecipano persone di diverse idee politiche ma antifascisti. L'8-9-1943 Mario è nella capitale ed è presente negli scontri contro i germanici, di pari passo è il rappresentante del Partito d'Azione per il CLN di Bologna. Nei primi mesi del '44 lascia tutti gli incarichi politico-burocratici in seno all'antifascismo per passare alla lotta militare. Prende nome di battaglia Rossini ed ha l'incarico di ispettore delle formazioni di Giustizia e Libertà in Emilia ed infine gli viene affidato il comando militare per il nord dell'Emilia. Viene preso a Parma durante una riunione ma riesce a far fuggire i compagni ed a distrugger gran parte dei documenti presenti. Viene consegnato agli SD germanici e sembra venga torturato, quanto meno così testimoniano i suoi compagni di carcere: non è stato ritrovato il suo corpo ed alla memoria gli viene assegnata la Medaglia d'oro al valor militare. Sulla casa di famiglia vine inserita una lapide con questa scritta
| « Mario Jacchia /fedele agli ideali del padre / per l'Italia valorosamente combatté / per la libertà sostenne tenace lotta / In questa casa / visse lavorò cospirò / Da essa si dipartì / per offrirsi in olocausto / nella duplice tirannide / straniera e domestica / 1896-1944 » |
[1][2].Bologna gli dedica una piazza. La storia di Mario Jacchia ha delle similitudini non indifferenti (partenza da grupi paramilitari antiproletari per approdare alla lotta armata antifascista) con la vicenda di Beppo Römer.
Dizionario Biografico Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919-1945), a cura di A. Albertazzi, L. Arbizzani, N. S. Onofri. Valeria Jacchia, la figlia di Mario Jacchia durante la Resistenza era staffetta partigiana e partecipò alla battaglia di Montefiorino[3][4]
[modifica] Decorazioni di Mario Jacchia
Medaglia d'oro al valor militare
| « Nobile figura di partigiano, fedele all'idea, che fu il credo della sua vita, fu tra i primi ad organizzare i nuclei di Resistenza contro l'oppressione nazi-fascista. Perseguitato per ragioni razziali, ricercato per la sua attività cospirativa e organizzativa, non desistette dall'opera intrapresa con tanto ardore. Nominato Ispettore Militare dell'Emilia, divenne in breve l'animatore del movimento clandestino della Regione, e, senza mai risparmiarsi, sempre rifulse per la forte personalità e per l'indomito coraggio dimostrato durante le frequenti missioni e i sopralluoghi rischiosi per meglio assolvere il suo compito. Sorpreso dalla polizia mentre presiedeva una riunione del suo Comando, veniva arrestato nel tentativo di distruggere tutto il materiale compromettente, compito che aveva assunto per sé, dopo avere ordinato ai suoi collaboratori di mettersi in salvo. Sottoposto a stringenti interrogatori si confessò unico responsabile e non pronunciò parola che potesse compromettere l'organizzazione. Dopo aver sopportato lunghi giorni di martirio, fu prelevato dal carcere e soppresso. Fulgido esempio di apostolo della libertà e di eroico sacrificio » |
nella prima guerra mondiale:
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[modifica] Famiglia Jacchia
La famiglia Jacchia fu una famiglia di gente ebraica la cui particolarità è che alcuni suoi membri dopo aver aderito, per motivazioni legate all'irredentismo ed al nazionalismo, al fascismo passarono all'antifascismo anche a livello militare, il membro più significativo sotto quest'ultimo punto di vista è forse Mario Jacchia. Per quanto riguarda la gente ebraica in totale su circa 43000 persone in Italia nel 1943 circa 1000 parteciparono alla Resistenza percentuale elevatissima riportata ala popolazione globale italiana che rapportata alla popolazione approssimativa italiana del periodo ci porterebbe ad un dato di attorno al milione di partigiani sulla popolazione totale a fronte della cifra reale che non supera la metà di tale numero anzi ne è al disotto.
[modifica] Eugenio Jacchia
Jacchia Eugenio, ebreo, nato l'11/10/1869 a Trieste figlio Luigi e Caterina Di Barbara; padre di Mario e zio di Pietro, di professione avvocato ed acceso irredentista fu mandato via da Trieste dal governo austriaco nel 1889.Trasferitosi a Bologna si impegno' politicamnete in organizzazioni di sinistra democratica arrivando ad essere eletto in consiglio comunale nel 1902 in un raggruppamento Unione dei partiti popolari — composta da radicali, repubblicani e socialisti che ebbe la maggioranza, nel contempo si iscrisse alla Massoneria. In consiglio comunale, presieduto da Enrico Golinelli del partito repubblicano, fu assessore alla pubblica istruzione. Nel periodo immediatamente precedente la prima guerra mondiale divenne uno dei massimi dirigenti del movimento interventista di indirizzo democratico-progressista nel dopo prima guerra mondiale aderì al fascismo ma se ne allontanò quando i fascisti distrussero la sede della Massoneria. Anche i figli Mario e Luigi aderirono al fascismo ma Luigi ne uscì diventando un coraggioso attivista antifascista e così dopo anche Mario.Da: " Elenco oppositori (al fascismo ovviamente) provincia di Bologna», Bologna, 28/8/1930, in ACS, cpc, ad vocem Leonello Grossi questo è il commento inerente Eugenio Jacchia: " Fu uno dei maggiori esponenti della massoneria locale, mantenendosi sempre un liberale democratico. E antifascista. Gode di un certo prestigio ". Morì il 31/3/1939 e l'elogio funebre fu tenuto fa Roberto Vighi che finì alconfino in quanto Eugenio Jacchia era ebreo, massone, antifascista. Roberto Vighi, socialista, è eletto presidente del consiglio provinciale di Bologna (e ricoprirà tale carica fino al 1970) nelle prima elezioni del dopoguerra, il suo passato di coraggioso militante antifascista è ben conosciuto ed è stato membro del CLN regionale.
[modifica] Pietro Giusto Jacchia vulgo Piero
Jacchia Giusto Pietro, ebreo, nato l'8/4/1884 a Trieste, vulgo Piero, figlio Eugenio e Clementina Fano; lauraeato in lingue straniere e professore al liceo in quanto irredentista all'inizio del secolo XX deve lasciare Trieste e si trasferisce a Bologna da zio Eugenio e per un po' fa il giornalista presso "Giornale del Mattino". Dopo il conflitto torna a Trieste e nel 1919 partecipa alla fondazione dei fasci di combattimento e dopo partecipa alla marcia su Roma ma essendo massone quando il fascismo inizia a perseguitare la massoneria dà le dimissioni dal PNF e nel 1927 viene licenziato dal lavoro in quanto non giura fedeltà al regime fascista. Con la moglie inizia a trasferirsi in varie nazioni europee fra queste Olanda ed Inghilterra ed incomincia ad avvicinare i fuoriusciti antifascisti passando all'antifascismo militante dopo è con Carlo Rosselli nella guerra di Spagna[5] restando ferito sul fronte di Aragona dopo passa alla Colonna Rosselli e di seguito è mandato con i miliziani alla difesa di Madrid dove cade il 28/1/1937 nel settore di Majahonda Villanueva del Pardillo. Lo stesso anno la polizia fascista emise un ordine d'arresto nei suoi confronti, se fosse rimpatriato. Il cugino Mario Jacchia con passato di fascista pure lui e comandante partigiano col nome di battaglia Rossini chiede ed ottiene di dare nome Pietro Jacchia alla 3ª Brigata Partigiana Giustizia e Libertà di Montagna che operava nelle valli di Sillaro e di Santerno, in seguito la brigata verrà chiamata 66ª Brigata Jacchia Garibaldi.
[modifica] Note
- ^ foto lapide
- ^ riferimento :Dizionario Biografico Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919-1945), a cura di A. Albertazzi, L. Arbizzani, N. S. Onofri. ebrei e Resistenza
- ^ battaglia Montefiorino ANPI
- ^ Valeria Jacchia ANPI
- ^ foto di Carlo Rosselli e Pietro Jacchia a Huesca
[modifica] Bibliografia
- Giovanni Cecini, I soldati ebrei di Mussolini, Mursia, Milano 2008. ISBN 9788842536031
[modifica] Voci correlate
- Fascismo e questione ebraica
- Resistenza ebraica
- Carlo Rosselli
- Guerra di Spagna
- Brigate Internazionali
[modifica] Collegamenti esterni
- riferimento :Dizionario Biografico Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919-1945), a cura di A. Albertazzi, L. Arbizzani, N. S. Onofri.
- Valeria Jacchia da ANPI
- ebrei e Resistenza
- Mario Jacchia biografia da ANPI
- Documentario sui militari e partigiani ebrei
- da Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna
- Roberto Vighi
- amministrazione Bologna Fonte: "La Squilla", Giornale socialista, supplemento al numero 98, Bologna, 14 dicembre 1902.