Mario Grecchi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Monumento a Mario Grecchi, Cimitero Civico Monumentale di Perugia

Mario Grecchi (Milano, 1926Perugia, 17 marzo 1944) è stato un partigiano italiano, allievo del Collegio Militare di Milano, medaglia d'oro della Resistenza.

Indice

[modifica] Cenni biografici

Giovanissimo scese dalla Lombardia fino sugli appennini per combattere a favore degli ideali partigiani contro il nazifascismo, all'alba del dopo 8 settembre. Date le sue capacità venne eletto comandante di una brigata di liberazione, chiamata Brigata leoni, non solo per le doti di coraggio dei componenti, ma anche e soprattutto visto il campo in cui questa formazione operava, trattandosi di Bettona, Deruta, Collemancio, e Castelleone appunto da cui il nome della squadra.

Cippo commemorativo alla Brigata "Leoni", sul monte dei Cinque Cerri, nei pressi di Castelleone di Deruta (PG).

Al culmine di un'operazione cruenta e sanguinosa, fu catturato da un battaglione tedesco, uccise un comandante che gli intimava di arrendersi e fu condannato a morte per fucilazione. Fu costretto a subire delle trasfusioni di sangue per restare in vita fino all'indomani mattina, quando venne portato al poligono di tiro di Perugia e fucilato con buona parte dei componenti la sua brigata.

La toponomastica umbra ha degnamente celebrato il suo coraggio ricordandolo in ogni suo paese, il municipio di Deruta, comune più grande teatro delle sue azioni, è a lui dedicato, dal 2003 quando venne celebrato da rappresentanti dell'allora governo.

[modifica] Onorificenze

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Giovanissimo e ardito vice comandante di una banda di partigiani operante nella zona dei monti Bettona, Deruta, Collemancio, fu sempre di esempio nel condurre i suoi uomini nelle azioni più rischiose. Accerchiata la zona ad opera di una Divisione tedesca si offriva volontario con sei uomini per tenere una posizione chiave e dar tempo al resto della banda di mettersi in salvo. Sosteneva il combattimento contro un battaglione tedesco, riuscendo senza alcuna arma automatica a tenere la posizione dalle 9 del mattino alle 17 del pomeriggio. Ferito gravemente da 12 pallottole, veniva catturato. All’ufficiale tedesco che gli intimava la resa, rispondeva con un colpo di pistola uccidendolo. Moribondo gli veniva fatta una trasfusione di sangue per farlo vivere fino al mattino e fucilano. Affrontava serenamente il plotone di esecuzione e, dopo aver rifiutato la benda, cadeva al grido: « Viva l’Italia »[1].»
— Deruta (Perugia), 6 marzo 1944; Perugia, 17 marzo 1944

[modifica] Note

  1. ^ Sito del Quirinale. URL consultato il 28-01-2009.

[modifica] Fonti

biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie
Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni