Maria Antonietta Macciocchi

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Maria Antonietta Macciocchi (Isola del Liri, 23 luglio 1922Roma, 15 aprile 2007) è stata una scrittrice, giornalista e politica italiana, esponente del Partito Radicale e membro del parlamento italiano ed europeo.

Indice

[modifica] Il periodo comunista

Maria Antonietta Macciocchi ha appena vent'anni quando, nel 1942 aderisce al Partito Comunista, allora operante in clandestinità durante la guerra e la successiva occupazione nazista, e partecipa ad azioni di propaganda durante la resistenza. Nel 1945 si laurea con il Prof. N. Sapegno in Lettere e Filosofia all'Università "La Sapienza" di Roma.

Dal 1950 al 1956 dirige il settimanale Noi Donne, organo ufficiale dell'UDI. Nel 1956 assume la direzione del settimanale del Partito Comunista Vie Nuove dove imprimerà una svolta allo stile del periodico trasformandolo da organo di partito in una interessante pubblicazione dove trovano posto articoli di autori non sempre in linea con le direttive di partito (quali Pier Paolo Pasolini) o addirittura di scrittori "non allineati" come Curzio Malaparte al quale la Macciocchi commissionerà uno dei primi reportages sulla Cina.

Nel 1961 lascia la direzione di Vie Nuove per divenire corrispondente de l'Unità dove pubblicherà articoli da Algeri, Bruxelles e Parigi, oltre a storiche interviste con molti leader del mondo comunista e di Paesi non allineati, quali Tito, Ahmed Ben Bella, Indira Gandhi e Nikita Khrushchev. Nel 1968 viene candidata dal PCI alle elezioni per la Camera dei deputati nel collegio di Napoli, conquistando un seggio in Parlamento.

Il suo atteggiamento critico nei confronti del partito, espresso nelle sue Lettere dall'interno del PCI inviate al filosofo francese Louis Althusser e quindi pubblicate in un libro, e l'opinione dichiaratamente entusiasta nei confronti del comunismo cinese, verso il quale il PCI ha invece un atteggiamento di distacco, quando non di disapprovazione, la mettono in contrasto con il comitato centrale.

[modifica] Il periodo "cinese" e l'esilio a Parigi

Nel 1971, di ritorno da un viaggio in Cina, Maria Antonietta Macciocchi aveva pubblicato un libro di 560 pagine intitolato Dalla Cina in cui elogiava in maniera sperticata il "paradiso socialista" nell'ex Celeste Impero. Per questa sua presa di posizione si attirò molte critiche da parte di altri scrittori ed esponenti del suo partito, alle quali rispose con la pubblicazione di Polemiche sulla Cina. Questo contrasto con la linea ufficiale del partito provoca la decisione di non ripresentarla tra i suoi candidati nelle successive elezioni politiche del 1972. Maria Antonietta decide allora di lasciare l'Italia e trasferirsi nella capitale francese, dove i suoi libri hanno riscosso molto successo. Dal 1972 al 1980 sarà docente di Sociologia politica all'Università "Paris VIII-Vincennes", e nel 1977 conseguirà il Dottorato di ricerca in Scienze Politiche presso l'Università della Sorbona.

[modifica] La rottura col PCI e l'elezione al Parlamento Europeo

testo non neutrale

Nel 1977 Maria Antonietta Macciocchi è un personaggio di primo piano del mondo culturale parigino, ed in particolare del gruppo di "Maoisti" di cui fanno parte filosofi, scrittori, poeti, professori universitari e giornalisti del calibro di Sartre, di Sollers, di Althusser, di Lacan, e di un pezzo del movimento degli studenti che sta virando decisamente a sinistra senza conoscere, per sua fortuna, gli episodi di violenza e di terrorismo che si succedono in Italia. Quando il movimento degli Autonomi scatena una serie di episodi di violenza a Bologna, suscitando l'intervento delle forze dell'ordine, Maria Antonietta prende un granchio colossale convincendosi, e convincendo altri membri della intelligentsia francese, che in Italia sia in atto una violenta repressione contro il movimento giovanile ad opera dello Stato borghese e del Pci. Organizza pertanto, in segno di protesta, una trasferta degli intellettuali francesi nel capoluogo emiliano. Questa manifestazione per il PCI è la goccia che fa traboccare il vaso, e nell'ottobre di quell'anno la Macciocchi viene clamorosamente espulsa dal partito al termine di un "processo disciplinare" tenutosi nella sezione del Rione Trevi. Dal canto suo lei si vendicherà dando alle stampe il libro "Dopo Marx, aprile".

La sua vena polemica attira l'attenzione del leader del Partito Radicale, Marco Pannella, che le propone la candidatura alle prime elezioni per il Parlamento Europeo. Nel 1979 Maria Antonietta Macciocchi viene quindi eletta al Parlamento di Strasburgo e come componente della Commissione Giustizia si batterà per l'abolizione della pena di morte in Francia. Aderisce al gruppo parlamentare "Gruppo di coordinamento tecnico e di difesa dei gruppi e dei deputati indipendenti" di cui farà parte fino al febbraio 1982; successivamente, abbandonando la linea radicale, aderisce al "Gruppo Socialista". Nel corso del suo mandato la Macciocchi farà anche parte della Commissione per la verifica dei poteri e della Commissione di inchiesta sulla situazione della donna in Europa.

[modifica] Corrispondente dal mondo

Maria Antonietta Macciocchi alterna il lavoro di parlamentare europeo a quello di giornalista, scrivendo per grandi quotidiani quali il Corriere della Sera, Le Monde ed El Pais articoli dalle più diverse parti del mondo, dalla Cambogia all'Iran e a Gerusalemme. Nel 1992 il Presidente francese François Mitterrand le conferisce la Legion d'Onore. Nello stesso anno incontra Papa Wojtyla e rimane affascinata dalla personalità del Pontefice. A lui dedicherà il libro "Le donne secondo Wojtyla" che susciterà ulteriori polemiche per la sua "conversione" da apologeta di Mao ad ammiratrice del Papa.

[modifica] Le ultime attività

Negli anni '90 Maria Antonietta Macciocchi dirada l'attività giornalistica per concentrarsi sulla scrittura. Pubblica alcuni lavori dedicati alla storia di Napoli sul finire del '700 ed alle vicende della Repubblica Napoletana. Nel 1993 pubblica Cara Eleonora dedicato ad Eleonora Fonseca Pimentel, e nel 1998 esce L'amante della rivoluzione, sulla figura di Luisa Sanfelice. Alle elezioni europee del 1994 la Macciocchi si candida al Parlamento nelle liste del Patto Segni, senza tuttavia risultare eletta.

Nel febbraio del 1999 suscita nuove polemiche un suo articolo pubblicato sul Corriere della Sera in cui descrive un "episodio storico" rimasto sconosciuto riguardante lo stupro collettivo ed il massacro di quaranta religiose dell'ordine delle Suore Orsoline avvenuto nella città di Altamura ad opera delle bande sanfediste capeggiate dal Cardinale Ruffo dopo l'assedio della città nel maggio del 1799. L'articolo provocherà la reazione di eminenti storici che dimostreranno, carte alla mano, che in quel tempo ad Altamura non vi era nessun convento di suore Orsoline, e che le vittime del saccheggio tra la popolazione risultarono in tutto trentasette. Non si trattava quindi di un "episodio" ma piuttosto di un falso storico. Nel 2000 dà una veste definitiva alla propria autobiografia con una nuova edizione, ampliata, di Duemila anni di felicità, che già era stata data alle stampe nel 1983.


MPE italiano Gruppo Lista di elezione Partito italiano Area Preferenze
1979 - 1984 Ind, Gr. Soc. Partito Radicale Partito Radicale - -

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Bibliografia

  • Persia in lotta (Edizioni di Cultura Sociale 1952)
  • Lettere dall'interno del PCI a Louis Althusser (Feltrinelli 1969)
  • Dalla Cina (Dopo la rivoluzione culturale) (Feltrinelli 1971)
  • Polemiche sulla Cina (Feltrinelli 1972)
  • Per Gramsci (Il Mulino 1974)
  • La donna "nera" : Consenso femminile e fascismo (Feltrinelli 1976)
  • La talpa francese (Feltrinelli 1977)
  • Dopo Marx, aprile (Libri dell'Espresso 1978)
  • Pasolini (Grasset, Parigi 1980)
  • Duemila anni di felicità (Mondadori 1983)
  • Di là dalle porte di bronzo (Mondadori 1987)
  • La donna con la valigia (Oscar Mondadori 1989)
  • La forza degli italiani (Mondadori 1990)
  • Le donne secondo Wojtyla (Edizioni Paoline 1992)
  • Cara Eleonora. Passione e morte della Fonseca Pimentel (Rizzoli 1993)
  • L'amante della rivoluzione. La vera storia di Luisa Sanfelice e della Repubblica napoletana del 1799 (Mondadori 1997)
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