Margherita di Valois
| Margherita di Valois | |
|---|---|
Margherita di Valois, particolare dello schizzo di François Clouet (circa 1572). |
|
| Regina consorte di Francia e di Navarra | |
| In carica | 2 agosto 1589 - 17 dicembre 1599 |
| Predecessore | Luisa di Lorena-Vaudémont (come "Regina consorte di Francia") Antonio di Borbone (come "Sovrano consorte di Navarra") |
| Successore | Maria de' Medici |
| Nome completo | Margherita di Valois-Angoulême |
| Altri titoli | Principessa Reale di Francia Duchessa di Valois Duchessa di Etampes Duchessa di Senlis Contessa dell'Agenois Contessa della Rouergue Contessa di Auvergne Contessa di Marle Viscontessa di Carlat Signora di La Fère Signora di Rieux Signora di Rivière Signora di Verdun Signora dell'Albigenois |
| Nascita | Castello di Saint-Germain-en-Laye, 14 maggio 1553 |
| Morte | Parigi, 27 marzo 1615 |
| Luogo di sepoltura | Cappella dei Valois |
| Casa reale | dinastia Valois-Angoulême |
| Padre | Enrico II di Francia |
| Madre | Caterina de' Medici |
| Consorte | Enrico IV di Francia |
Margherita di Valois (Castello di Saint-Germain-en-Laye, 14 maggio 1553 – Parigi, 27 marzo 1615) fu una principessa francese del ramo dei Valois-Angoulême della dinastia dei Capetingi, figlia di Enrico II di Francia e dell'italiana Caterina de' Medici e regina consorte di Francia e Navarra come prima moglie del protestante Enrico III di Navarra (futuro Enrico IV di Francia).
Al suo matrimonio, avvenuto il 18 agosto 1572, che doveva essere simbolo di riconciliazione tra cattolici e ugonotti, fece seguito, appena cinque giorni dopo, il massacro di San Bartolomeo in cui morirono migliaia di protestanti, segnando anche la ripresa delle guerre di religione.
Partecipò a vari intrighi di corte, alleandosi ai Malcontenti guidati dal fratello minore Francesco d'Alençon: ciò le comportò l'odio del fratello maggiore Enrico III. Mentre, come moglie del re di Navarra, svolse un ruolo di pacificazione nei rapporti tempestosi tra il marito e la monarchia francese.
Intermediaria fra le due corti, si sforzò di condurre una felice vita coniugale, ma la sua sterilità e le tensioni politiche causate dalle guerre di religione, vinsero sul suo matrimonio. Nel 1585, respinta sia da Enrico III che dal marito, Margherita scelse l'opposizione alleandosi alla Lega cattolica contro di loro. Infine venne imprigionata nel castello di Usson, dove rimase diciannove anni. Durante questo periodo scrisse le sue Mémoires.
Nel 1599, ultima discendente dei Valois, a seguito dell'offerta di generose ricompense, accettò l'annullamento del matrimonio con Enrico IV. Dopo l'annullamento delle nozze si adoperò sia per rendere stabile la posizione politica del re, ma anche a rafforzare la sua singolare posizione di moglie ripudiata. Fu una mecenate di scrittori, filosofi, musici, poeti e studiosi.
Sia in vita che dopo la morte venne screditata da numerosi libelli per le sue relazioni amorose. Tutt'oggi viene ricordata con una connotazione caricaturale e leggendaria sotto il soprannome di regina Margot, affibbiatole nel XIX secolo da Alexandre Dumas padre.[1]
Indice |
[modifica] Famiglia
Nacque il 14 maggio 1553 nel castello reale di Saint-Germain-en-Laye. Settima figlia di Enrico II e di Caterina de' Medici, venne battezzata con il nome di Margherita in onore della prozia, Margherita d'Angoulême, sorella di Francesco I.
Tre dei suoi fratelli divennero re di Francia: Francesco II, Carlo IX ed Enrico III. Tra le sue sorelle, Elisabetta divenne moglie di Filippo II di Spagna, mentre Claudia sposò Carlo III di Lorena.
Ebbe molto poco tempo per conoscere suo padre, ferito mortalmente in una giostra nel 1559, quando Margherita aveva appena sei anni. Con sua madre Caterina ebbe rapporti distanti, provando per lei un misto di ammirazione e di timore: «Non soltanto non osavo parlarle, ma bastava un suo sguardo a farmi trasalire per il timore di aver fatto qualcosa a lei sgradito».[2]
Questo timore reverenziale era legato a un profondo risentimento, poiché Caterina non faceva mistero della preferenza che nutriva per Enrico duca d'Angiò. E fu anche uno dei motivi che spingerà la futura regina di Navarra ad allearsi con il fratello Francesco Ercole, duca d'Alençon.[3]
Con il fratello maggiore Enrico ebbe rapporti mutevoli nel corso della sua vita: in gioventù furono legati da una profonda complicità, ma in età adulta si sarebbero odiati a vicenda. Riguardo a Carlo, un altro fratello maggiore, Margherita lo ricorderà sempre nelle proprie Mèmoires come un "buon fratello".[4]
[modifica] Biografia
[modifica] Infanzia e giovinezza
Margherita trascorse i primi anni di vita a Saint-Germain-en-Laye accudita da Charlotte de Courton, una dama dai costumi irreprensibili, cui era stato assegnato il compito di costruire in lei una salda fede cattolica.[5] Fu inizialmente allevata con Elisabetta e Claudia e quando queste si trasferirono all'estero a seguito dei loro matrimoni, Margherita fu trasferita ad Amboise, da cui era richiamata saltuariamente a partecipare come comparsa ai maggiori avvenimenti familiari.
Dopo il trasferimento delle sue due sorelle all'estero nel 1559, fu cresciuta insieme ai restanti fratelli e, quando nel 1560 suo fratello maggiore Carlo salì al trono, dopo la morte del maggiore Francesco, Margherita visse a corte insieme ai fratelli e al giovane Enrico di Navarra. Alla fine del 1560 iniziarono le trattative matrimoniali: la mano di Margherita venne offerta a Don Carlos e a Rodolfo d'Asburgo, ma in entrambi i casi le trattative sfumarono. Fra il 1564 e il 1566, la principessa e l'intera corte accompagnarono Carlo IX nel suo lungo viaggio per tutta la Francia.
Quando nel 1568, il duca d'Angiò Enrico partì per prendere il comando delle armate reali, affidò a Margherita il compito di difendere i suoi interessi con la madre. La missione affidatale la trasformò: «Ero diventata qualcosa di più di ciò che fino ad allora ero stata, tanto cominciavo ad avere fiducia in me stessa».[6] Margherita vi si dedicò coscienziosamente ma, nel frattempo, nacque anche una relazione romantica fra la principessa ed Enrico di Guisa, l'ambizioso leader dei cattolici intransigenti.
L'idillio venne scoperto dal duca d'Angiò, che riferì alla madre tutta la vicenda e poiché i Guisa erano sostenitori di una monarchia in grado di prendere misure radicali contro gli ugonotti (politica contraria a quella della famiglia reale), un matrimonio tra Margherita e il giovane duca appariva assolutamente impensabile. La reazione della famiglia reale fu molto violenta,[7] soprattutto perché erano in corso degli accordi matrimoniali con Sebastiano I di Portogallo, anche questi destinati a fallire.
[modifica] Le "nozze vermiglie"
Nel 1570, per concludere un'alleanza fra i cattolici e gli ugonotti francesi dopo anni di guerre di religione, Margherita venne designata al principe ugonotto Enrico di Navarra che, oltre a essere l'erede di vasti possedimenti nel sud-ovest del paese, era anche il presunto erede della corona di Francia dopo i Fils de France. Quando Caterina informò la figlia del suo progetto matrimoniale, quest'ultima si limitò a risponderle che non aveva altra volontà che ubbidire agli ordini materni, ma che la madre non doveva dimenticare il sincero attaccamento che aveva per la fede cattolica.[8] Si è parlato molto dell'iniziale rifiuto di Margherita di sposare Enrico, ma sembra che alla fine la principessa si sia abituata all'idea, forse conquistata dall'ottimismo dilagante o spinta l'ambizione di diventare regina.[9]
Nel 1572, la madre di Enrico, la fervente ugonotta Giovanna d'Albret, giunse a Parigi su invito di Caterina per iniziare le trattative matrimoniali che si rivelarono lunghe e difficili. La regina Giovanna non si fidava di Caterina e pretese la conversione di Margherita al protestantesimo. Alla fine però, cedette di fronte alla testardaggine della principessa, intenzionata a mantenere la sua fede, e, sotto la spinta del partito protestante, diede il suo consenso al matrimonio con il figlio Enrico,[10] che di fatto avrebbe ricevuto una dote notevole, comprendente non solo Agen e Cahors, ma anche 300.000 scudi.[11] Giovanna morì poco dopo e il figlio salì al trono come Enrico III di Navarra.
Nel luglio 1572, il giovane re di Navarra arrivò a Parigi accompagnato da 800 gentiluomini ugonotti vestiti di nero per la recente morte della madre di Enrico. Senza attendere la dispensa papale, necessaria all'unione di due persone di fede differente e imparentate (erano cugini di secondo grado), l'unione esecrabile, secondo la definizione dei gesuiti, fu celebrata il 18 agosto 1572 dal cardinale di Borbone, in qualità di zio di Enrico e non di prete nel sagrato di fronte Notre Dame de Paris. Alle nozze, a cui non assistette alcun ambasciatore delle nazioni cattoliche,[12] seguirono tre giorni di sontuosi festeggiamenti.
La mattina di venerdì 22 agosto, un colpo d'archibugio ferì al braccio l'ammiraglio di Coligny, un capo del partito protestante. L'indomani, all'alba del 24 agosto, festa di San Bartolomeo, ebbe inizio il massacro di tutti gli ugonotti presenti in città, molti dei quali giunti a Parigi proprio in occasione delle nozze di Margherita, che in seguito a ciò vennero chiamate «noces vermeilles».[13] Al Louvre, il re di Navarra fu costretto ad abiurare la fede ugonotta per quella cattolica. Pochi giorni dopo la strage, passata alla storia come Notte di San Bartolomeo, Caterina de' Medici propose alla figlia di far annullare il matrimonio con Enrico di Navarra. Margherita rifiutò non volendo abbandonare il marito: «Pensavo infatti che se ci fossimo separati gli sarebbe capitato qualcosa di male».[14]
Nelle proprie Mèmoires, Margherita si limita a raccontare le minime cose che ha visto al castello, ma che furono sufficienti a far nascere in lei un grande risentimento contro la madre che dandola in sposa ad un ugonotto, l'aveva imprigionata in una situazione senza sbocchi e in più, non si era preoccupata neppure di mettere a rischio la stessa vita della figlia pur di perseguire i suoi scopi politici.[15] Margherita narra anche che il visconte Gabriel de Léran, un ugonotto giunto a Parigi nel seguito di suo marito, durante la strage, inseguito dalle guardie di re Carlo IX, si rifugiò nella sua camera da letto. Grazie all'intercessione di Margherita, l'uomo venne risparmiato dal massacro. Nel XIX secolo, questo episodio verrà narrato in forma leggermente diversa nel romanzo La Regina Margot di Alexandre Dumas: il visconte di Léran verrà sostituito dallo scrittore con Hyacinte de La Môle, amante di Margherita nel romanzo.
[modifica] Intrighi di corte e l'ambasciata nelle Fiandre
Nel 1573, Enrico d'Angiò venne eletto re di Polonia e Lituania e dovette lasciare Parigi in direzione di Cracovia, capitale del suo nuovo regno.
Nel 1574, mentre Carlo IX agonizzava, Margherita venne convinta dal fratello minore Francesco d'Alençon a partecipare agli intrighi orditi dai Malcontenti,[16] coloro che volevano la pace attraverso la tolleranza religiosa. Questo partito, con a capo il duca d'Alençon ed Enrico di Navarra, mirava a nominare Francesco successore di Carlo IX, al posto del duca d'Angiò noto per la sua intolleranza religiosa. Vennero organizzati vari complotti che fallirono uno dopo l'altro. A causa di uno di questi, Enrico di Navarra e Francesco vennero reclusi al castello di Vincennes e due loro complici vennero giustiziati, uno di loro era Boniface de La Môle, presunto amante di Margherita.[17] Caterina de' Medici fece chiamare in giudizio Francesco ed Enrico da una corte speciale per rispondere della loro slealtà. In questa occasione il re di Navarra chiese alla moglie di scrivere per lui un memoriale di difesa, passato alla storia come il Mémoire justificatif pour Henri de Bourbon.[18] Alla morte di Carlo IX e all'ascesa al trono del duca d'Angiò come Enrico III di Francia, il duca d'Alençon e il re di Navarra vennero lasciati in libertà condizionata sotto la sorveglianza della corte.
Nel 1575 il duca d'Alençon e poi il re di Navarra nel 1576, riuscirono infine a scappare da corte. Margherita, che non era stata neppure avvisata della fuga dal marito,[19] si ritrovo reclusa al Louvre con delle guardie appostate davanti alle sue stanze, poiché Enrico III la riteneva loro complice.[20] Il duca d'Alençon però, alleato agli ugonotti, prese le armi e rifiutò di negoziare finché la sorella fosse stata prigioniera. Margherita fu dunque liberata e assistette ai negoziati di pace accanto a sua madre. Si giunse così alla la pace di Beaulieu molto vantaggiosa per gli ugonotti e per Francesco.[21]
Nel 1577, con il pretesto di un bagno di cure nelle acque termali di Spa, Margherita partì in estate con uno sfarzoso seguito per le Fiandre. Il paese si era ribellato al dominio spagnolo nel 1576 e sembrava disposto ad offrire un trono a un principe straniero tollerante e disponibile a fornire loro le forze diplomatiche e militari necessarie alla conquista della loro indipendenza. Margherita pensava di far ottenere quella corona al fratello Francesco. Pure Enrico III accettò la proposta della sorella perché si sarebbe finalmente liberato di un fratello scomodo.[22]
Margherita dedicò due mesi alla sua missione: ad ogni tappa del viaggio, in fastosi ricevimenti, si intratteneva con gentiluomini ostili alla Spagna e facendo le lodi del fratello tentava di persuaderli ad allearsi con lui. Conobbe anche il governatore dei Paesi Bassi, Don Giovanni d'Austria, il vincitore di Lepanto, con il quale ebbe un incontro cordiale. La situazione però volse al peggio in pochi giorni. Margherita apprese con stupore che Don Giovanni si era impadronito di Namur in nome di Filippo II poco dopo la sua visita.[23] Per Margherita il ritorno in Francia fu movimentato. Dovette attraversare un paese in piena insubordinazione e allo stesso tempo c'era il rischio che gli spagnoli la facessero prigioniera. Margherita arrivò a Parigi il 12 novembre, accolta da tutta la corte.
A corte, dove l'atmosfera era assai tesa, si moltiplicavano gli scontri tra i mignons di Enrico III e i sostenitori di Alençon, alla testa dei quali vi era Bussy d'Amboise, amante di Margherita. La situazione rimase stabile fino al 1578, quando Alençon chiese di assentarsi. Enrico III però venne a conoscenza della sua partecipazione a un complotto: lo fece arrestare in piena notte e lo confinò nella sua stanza, dove Margherita lo raggiunse. Bussy invece fu condotto alla Bastiglia. Giorni dopo Francesco riuscì a fuggire, grazie a una corda gettata dalla finestra di Margherita.[24]
[modifica] La corte di Nérac: amore e letteratura
Poco dopo Margherita, che aveva negato ogni suo coinvolgimento alla fuga, ottenne l'autorizzazione a raggiungere suo marito in Navarra.[25] Al seguito di Margherita si aggiunse Caterina, la quale, come Enrico III, sperava che il viaggio fosse l'occasione di allestire sontuosi ricevimenti nelle città sud-ovest per rafforzare i legami con la famiglia reale. Margherita e la madre ricevettero il benvenuto dal re di Navarra a Castéras. Enrico però non dedicò loro che frasi di convenienza, seppur con la sua naturale esuberanza.
Dopo la partenza di Caterina, la coppia soggiornò brevemente a Pau, dove Margherita soffrì per la proibizione di praticare il culto cattolico, dopodiché gli sposi si stabilirono a Nérac che faceva parte del regno di Francia e in cui pertanto non era applicata l'intolleranza religiosa. Qui Margherita visse, per sua stessa ammissione, gli anni più felici della sua vita.[27] Sotto l'influenza della regina, Nérac divenne un'importante centro culturale. Vi si riunirono scrittori e filosofi come Salluste Du Bartas e Michel de Montaigne. Infine Margherita tentò di convertire il marito e la sua corte al neoplatonismo.[28][29]
Nel 1579, scoppiò la settima guerra di religione, detta la guerra degli amanti. Il conflitto fu provocato da un'inadeguata attuazione degli accordi presi nell'ultimo editto di pace e da uno scontro avvenuto tra Enrico di Navarra e un luogotenente del re in Guienna, regione sotto la giurisdizione del re di Navarra. Durò poco, in parte anche grazie a Margherita che suggerì di appellarsi al fratello Francesco per portare avanti le trattative: queste ultime furono rapide e portarono alla pace di Fleix nel 1580.[30]
Fu allora che Margherita si innamorò del primo scudiero di suo fratello, Jacques de Harlay de Champvallon, che per lei era «un bel miracolo della natura».[31] Le lettere che ella gli aveva indirizzato illustrano una concezione dell'amore legata al neoplatonismo, in cui si privilegiava l'unione delle menti a quella dei corpi al fine di giungere alla fusione delle anime. Dopo la partenza del fratello, Margherita dovette subire l'astio della quattordicenne Françoise de Montmorency, detta Fosseuse, sua damigella d'onore e amante del re di Navarra. La situazione peggiorò quando Françoise rimase incinta. A quel punto fu chiaro quale dei due coniugi Navarra fosse sterile: Enrico arrabbiato con la moglie per non avergli dato un erede legittimo, le chiese di assistere l'amante nel parto.[32] Infine, come scrisse Margherita nella sue Mémories: «Dio ha voluto che ella non partorisse che una bambina, la quale morì subito».[33]
[modifica] Tra due corti: l'esilio dal Louvre
Nel 1582 Margherita lasciò Nérac che ormai aveva perso ogni attrattiva per lei. Enrico III e Caterina sperarono che il ritorno a Parigi di Margherita spronasse il re di Navarra a seguirla per tenerlo lontano dagli ugonotti. Arrivata a Parigi, Margherita si separò dalla Fosseuse, che l'aveva seguita, trovandole un marito.[34] Ciò scatenò la collera del re di Navarra, ma non tornò ugualmente a Parigi.
Fu presto chiaro che l'ascendente che Margherita aveva sul marito era pressoché inesistente, perciò la sua presenza a corte era inutile, per non dire perniciosa.[35] Margherita non solo incoraggiò le satire contro il fratello re che alternava una vita dissoluta a crisi mistiche, ma si adoperò apertamente a favore delle ambizioni del fratello Francesco.[35] Quando nel giugno 1583 cadde malata, le voci affermavano che era rimasta incinta di Champvallon. In questo periodo iniziò la faida tra Margherita ed Enrico III.[36] Alla fine di luglio la collera di Enrico III, alimentata dai mignons, si trasformò in furore e con un'azione senza precedenti, cacciò sua sorella dalla corte.[37] Ciò attirò le attenzioni di tutta Europa, soprattutto a causa della partenza della regina di Navarra che venne accompagnata da molte umiliazioni. Enrico III, attraversando il corteo di sua sorella, non solo la ignorò, ma fece anche fermare la sua carrozza e arrestò dei servitori di Margherita, che lui stesso interrogò riguardo a un presunto aborto.[37]
Un ritorno in Navarra appariva impossibile, poiché il re di Navarra rifiutava di riprenderla con sé, a causa delle numerose voci che circolavano sul suo conto. Margherita durante questo tempo restò nell'incertezza, tra la corte di Francia e quella di Navarra, attendendo che si concludessero i negoziati. I guerrafondai protestanti trovarono in questa situazione il casus belli che attendevano e il re di Navarra ebbe il pretesto per impadronirsi di Mont-de-Marsan, che Enrico III accettò di cedergli per chiudere la questione.
Otto mesi dopo la sua partenza, Margherita poté infine riunirsi col marito. Al suo arrivo a Nérac, Margherita si rese conto di essere invisa alla popolazione e che lo stesso marito la ignorava completamente. Enrico in quel periodo era infatti completamente ammaliato dalla sua amante del momento, Diane d'Andoins, detta Corisande. Ai mali di Margherita si aggiunse la morte di Francesco d'Alençon avvenuta nel giugno 1584.
[modifica] La rivolta e la prigionia
Nel marzo 1585, per sfuggire ai nemici di Nérac ove molti la volevano morta,[38] Margherita abbandonò il marito e si trasferì ad Agen, città che faceva parte della sua dote e di cui lei era contessa. Quando la guerra riprese, Margherita entrò a far parte Lega cattolica, che riuniva i cattolici intransigenti ostili sia al re di Navarra che al re di Francia. La sovrana, rinnegando persino il nome di "regina di Navarra" e firmandosi come «Marguerite de France», fece rafforzare le fortificazioni della città e reclutò delle truppe con le quali si lanciò all'assalto delle città circostanti.[39] Ma, stanchi delle condizioni imposte da Margherita, gli abitanti di Agen si ribellarono e si accordarono con un generale del re; Margherita quindi dovette fuggire dalla città in tutta fretta.
A novembre la regina di Navarra si stabilì allora al castello di Carlat, di cui era proprietaria e insieme ad un gruppo di nobili radunò in fretta un esercito e tentò di impadronirsi della regione dell'Agenais, ma fallì. All'arrivo delle truppe regali, Margherita dovette nuovamente fuggire. Trovò rifugio un po' più a nord, nel castello d'Ibois, un tempo appartenuto a sua madre Caterina. Nell'ottobre 1586 fu però assediata dalle truppe del fratello e per un mese dovette attendere per sapere cosa ne sarebbe stato di lei. Enrico III scrisse: «Più esamino la faccenda, più mi rendo conto dell'infamia che ci reca questa disgraziata. La miglior cosa che possa fare Dio è riprendersela».[40]
Il re di Francia infine decise di rinchiudere la sorella nel castello di Usson, prigione ai tempi di Luigi XI. La regina di Navarra rimase imprigionata nella fortezza di Usson per diciannove anni: dal novembre 1586 al luglio 1605. Per un certo periodo Margherita si aspettò che il duca di Guisa intervenisse a salvarla, ma il duca morì ucciso su ordine di Enrico III. La regina Caterina, che sarebbe morta il 5 gennaio 1589, si disinteressò completamente del destino della figlia, anche se in passato se ne era preoccupata, cercando anzi di promuovere il matrimonio fra il re di Navarra e sua nipote Cristina di Lorena.
La detenzione di Margherita però, non fu dura, poiché il marchese di Canillac e la moglie, i suoi carcerieri, agevolarono le sue condizioni grazie alla persuasione della regina.[41] Una volta eliminato l'ostacolo della prigionia, Margherita poté formare una nuova corte di umanisti, cantori, scrittori e intellettuali. Il castello venne restaurato per suo ordine.[42] Il 2 agosto 1589, morì assassinato re Enrico III di Francia, Enrico di Navarra divenne così re di Francia con il nome di Enrico IV e Margherita, seppur prigioniera, divenne legalmente regina di Francia.
Nel 1591 ripresero i contatti fra Enrico IV e Margherita, per disporre l'annullamento del loro matrimonio. Per la prima volta Margherita ebbe modo di tenere in mano le sorti della famiglia reale e la sua politica matrimoniale, di cui era stata vittima sin dalla giovinezza e accettò, a seguito dell'offerta di generose ricompense, di accordare l'annullamento delle nozze.[43] Le trattative durarono così sei anni, anche per negare all'amante del re, Gabrielle d'Estrées, di diventare regina.[44] Ma alla morte di Gabrielle, Papa Clemente VIII poté dunque annullare il loro matrimonio con pretesti di violenza e vizio di consenso.[45] Margherita ottenne l'Agenois, la Condomois, Rouergue e il ducato di Valois; in aggiunta ebbe anche diritto a una pensione e l'annullamento di tutti i debiti avuti fino a quel momento. Le fu lasciato il titolo di "regina di Francia" e ottenne quello di "duchessa di Valois".
[modifica] La riconciliazione e il ritorno a Parigi
Nel 1603, Margherita decise di destinare, con un legato, tutti i suoi beni al Delfino Luigi (figlio di Enrico IV e della nuova regina Maria de' Medici): questo atto sia simbolico che materiale servì al sovrano per legittimare la transizione dinastica avvenuta tra i Valois e i Borbone e permise a Margherita di divenire un personaggio chiave del nuovo regime.[46] Tuttavia, per poter nominare suo erede Luigi, bisognava che rientrasse in possesso dei suoi beni in Alvernia detenuti dal "malvagio nipote" Carlo di Valois (il figlio illegittimo di Carlo IX). Nel 1604, Carlo venne arrestato come complice di un complotto che mirava a far riconoscere la sua sorellastra Henriette de Balzac d'Estragues, nuova amante di Enrico, come regina di Francia. Margherita chiese così al re di poter tornare a Parigi, ed ella partì all'inizi del luglio 1605.[47]
Riallacciati i rapporti con l'ex marito – attuando progetti volti a rafforzare la posizione del re in Francia - Margherita divenne anche amica della regina Maria e del Delfino Luigi che la ricambiava chiamandola Maman-fille.[48]
Presto Margherita si comprò una residenza a Parigi: l'Hôtel de Sens. Questa residenza venne però abbandonata da Margherita dopo l'esecuzione dell'assassino di un suo favorito. Si trasferì subito al Palazzo Madrid a Boulogne-sur-Seine (oggi chiamata Neuilly-sur-Seine), per poi restituirlo al re per comprarsi una residenza di campagna ad Issy, con i soldi riavuti dopo aver trionfato contro il nipote Carlo, nella causa per l'eredità di Caterina de' Medici. Margherita adempì anche alla promessa fatta al re, designando il Delfino erede di tutte le sue proprietà.
Nel 1607, Margherita fece costruire sulla riva sinistra della Senna, di fronte al Louvre, un palazzo di sua proprietà (L'hôtel de la Reine Marguerite) dove diede fastosi ricevimenti con spettacoli teatrali e balletti che duravano sino a notte inoltrata e da grande mecenate qual era, aprì un salotto letterario in cui organizzò una società di scrittori, filosofi, poeti e studiosi (tra i quali Marie de Gournay, François Maynard, Étienne Pasquier e Théophile de Viau). Nello stesso periodo, Margherita continuò le sue opere di carità, distribuendo denaro e viveri ai mendicanti.[49]
Il 14 maggio 1610, Enrico IV venne assassinato. La regina Maria ottenne così la reggenza per il figlio minorenne re Luigi XIII e aiutata da Margherita, la reggente riuscì a prendere le redini del regno. Nel dicembre 1610, Margherita venne scelta come madrina per la "piccola Madama" Enrichetta,[50] mentre nell'agosto 1612, venne incaricata di ricevere l'ambasciatore spagnolo, il duca di Pastrana, per trattare i futuri matrimoni reali: il grande ricevimento in onore di Anna d'Austria ebbe luogo nel palazzo di Margherita anziché al Louvre.[51] La reggente però dovette fronteggiare la rivolta dei "Grandi" del regno (gli affari interni non si sarebbero stabilizzati fino all'arrivo di Richelieu). Durante questo periodo difficile, Margherita tentò di persuadere i nobili ribelli a tornare alla corte borbonica.[52] L'ultimo suo incarico pubblico fu di presenziare la sessione conclusiva degli Stati Generali, nell'autunno 1614.[53] In quella assemblea si prese un raffreddore che l'avrebbe accompagnata sino alla morte.
Margherita di Valois, ultima discendente legittima dell'antica dinastia reale, si spense a sessantuno anni il 27 marzo 1615, a Parigi. Inizialmente sepolta nella cappella di Saint-Augustin, venne poi traslata un anno dopo nella cappella dei Valois, voluta da Caterina de' Medici a Saint-Denis.[54]
| « Morta Margherita di Francia! Addio alle delizie della Francia, al paradiso dei piaceri di Corte, allo splendore dei nostri giorni, ai giorni della bellezza, alla bellezza delle virtù, alla grazia dei gigli, al giglio delle principesse, alla regina delle grandezze, alla regina degli spiriti, allo spirito di avvedutezza, alla prudenza dei nobili, alla prudenza dei fiori, al fiore delle Margherite, al fiore di Francia. » | |
|
(Il vescovo di Grasse, durante l'omelia del servizio funebre di Margherita.[55])
|
[modifica] La cultura di Margherita
Nell'infanzia Margherita ricevette un'educazione classica e umanistica (attraverso lo studio del latino), alla quale si aggiungeva lo studio della grammatica, della retorica. A quanto pare nella sua infanzia, Margherita non dimostrò capacità eccezionali di cui erano capaci altre principesse come Caterina d'Aragona o Maria Stuart.[56] Tutte le principesse Valois avevano inoltre una vasta cultura religiosa e parlavano anche l'italiano e lo spagnolo. Parallelamente a queste materie, Margherita ricevette insegnamenti sulla danza, la musica e l'equitazione: specialità nelle quali in seguito eccellerà.[56]
| Le Memorie della Regina Margherita |
|
Nel 1594, Margherita ricevette da Brantôme, un panegirico intitolato Discours sur la reine de France et de Navarre che la ritraeva nei lontani anni della giovinezza. L'opera era però discontinua e conteneva «cinque o sei errori» riguardo alla sua vita, nonché alcune calunnie circolate sul suo conto.[57] Margherita decise così di scrivere le proprie Mémoires per rettificare gli errori dell'amico, ma anche per migliorare la propria immagine.[58] La regina iniziò il lavoro presumibilmente nel 1595,[59] ma gli storici non sanno ancora quanto tempo ci sia voluto per la loro stesura. La cosa certa è che l'opera di Margherita venne rifinita con cura dall'autrice esattamente come il Mèmoire justificatif.[60] Sorvolando sulla sua vita amorosa,[61] Margherita si ritrae più volte come vittima della negligenza del marito, che non si è impegnato abbastanza per renderla madre,[60] nonché vittima dell'odio del fratello Enrico III e dello scarso amore della madre Caterina.[62] Le Mèmoires si interrompono agli inizi del 1582. Molto probabilmente sono andate perdute: questa supposizione concorderebbe con le tre lacune presenti nel testo;[63] il manoscritto servito da base per la prima pubblicazione del 1628 sarebbe stato ritrovato in cattive condizioni e con pagine mancanti.[64] È altrettanto probabile però che le Mémoires della Regina Margherita siano state censurate durante il clima di ingerenza di Richelieu, o forse dai discendenti di alcune persone diffamate dalla regina.[65] Le Mémoires di Margherita vennero celebrate come uno dei capolavori della letteratura francese dall'Accademia Francese, fondata da Richelieu, vent'anni dopo la morte della regina.[66] |
Nelle sue Mémoires, Margherita sottolineò il fatto che in fanciullezza non si era dedicata ad altro che a frivoli passatempi, ma subito dopo il matrimonio, negli anni di reclusione al Louvre, ebbe il fermo proposito di migliorarsi intellettualmente.[67] Fu per questo che nel 1573 cominciò a frequentare alcuni salotti letterari (antenati di quelli del XVIII secolo) alimentando la sua cultura.[68] Nello medesimo anno, Margherita incantò gli ambasciatori polacchi con la sua conoscenza del latino, lingua utilizzata per i vari discorsi di benvenuto, tanto da venire nominata "seconda Minerva" o "dea dell'eloquenza".[67][69]
Ma è durante il breve periodo di reclusione prima della pace di Beaulieu nel 1576 che possiamo far risalire il consolidamento della cultura di Margherita.[70] È durante questo periodo che la regina di Navarra abbracciò la teoria neoplatonica che cercava di trovare una fusione fra il cristianesimo e la saggezza antica. La dottrina condannava i rapporti carnali imponendo l'uso solo della vista e dell'udito per raggiungere l'estasi.[70] Durante il primo soggiorno a Nérac, Margherita fece della corte di Navarra un importante centro culturale, ove si ritrovarono scrittori famosi come d'Aubigne o Montaigne, ma anche attori e musicisti per gli spettacoli di corte.[28]
Durante il periodo di reclusione ad Usson, per occupare il suo tempo, Margherita si immerse nella musica, nella preghiera, ma anche nella lettura: lesse moltissime opere sia religiose che esoteriche,[71] ma anche libri di Orazio, Ovidio, Dante, Petrarca e Boccaccio.[72] In questo periodo, oltre a ricevere numerose visite da scrittori e poeti (fra cui Honoré d'Urfé autore de L'Astrea), Margherita continuò a comporre poesie e canzoni. Ma la sua opera più importante furono senz'altro le Mémoires, scritte in risposta al panegirico Discours sur la reine de France et de Navarre di Brantôme.
Al suo ritorno a Parigi, nel L'hôtel de la Reine Marguerite la regina formò una grande corte in cui si ritrovavano i maggiori artisti, poeti, scrittori e filosofi del tempo, fra cui François Maynard e Théophile de Viau. Margherita non era appassionata solo di letteratura: durante i pasti faceva eseguire canti e brani musicali, religiosi o profani (come ad esempio dei madrigali e canzoni di Monteverdi).[73] La regina si interessò anche di discipline più ardue: lo testimoniano la presenza al suo fianco di uomini come Vincenzo de' Paoli, suo elemosiniere.
Nel 1614, Margherita era rimasta contrariata dai Secrets moraux del padre gesuita Loryot, in cui aveva scorto affermazioni che considerava misogine.[74] Riprendendo le teorie neoplatoniche scrisse che la donna, essendo stata creata da Dio dopo l'uomo, deve essergli superiore perché «Dio procede con tale ordine nelle sue opere da fare per primi i più umili e per ultimi i più eccellenti e perfetti».[75] Al messaggio di Loryot in cui viene affermato che l'uomo onora la donna «per la sua imperfezione e la sua debolezza», Margherita rispose contrariata che queste "virtù" non ispirano onore, ma solo disprezzo e pietà.[74] Questa lettera venne pubblicata alla fine del 1614, ma padre Loryot non comprese del tutto il messaggio di Margherita.[76]
Per molto tempo, alcuni storici e studiosi hanno discusso se uno scritto anonimo intitolato La Ruelle mal assortie fosse una sua opera. In questo anonimo si svolgeva un dialogo tra una gentildonna, Urania, e il suo cavaliere di eclatante stupidità, ma di altrettanto eclatante bellezza. Ma recenti studi sono giunti alla conclusione che questo scritto le è stato erroneamente attribuito.[77]
[modifica] Gli amanti di Margherita
Margherita era famosa fra i suoi contemporanei per la sua eclatante bellezza.[78] A causa di questo, sia ammiratori, ma anche alcuni suoi nemici vennero ritenuti amanti della regina. Tuttavia è difficile separare la verità dalle voci di presunte relazioni. Come per gli altri membri della famiglia reale (soprattutto Enrico e Caterina), le chiacchiere che circolarono sul suo conto furono molto numerose. Tra queste presunte relazioni, alcune sono del tutto infondate, altre semplicemente platoniche.
Il primo amore di Margherita fu il diciassettenne Enrico di Guisa. Alcuni dissero che i due innamorati erano stati visti più volte negli angoli più appartati del Louvre «accoppiati come due giovani cani».[79] La loro relazione fu tuttavia poco più che un flirt,[4] senza coinvolgimenti sessuali. All'epoca infatti la verginità delle principesse era unica garanzia per trasmettere senza alcuna contestazione i beni e il sangue degli antenati.[5] La relazione finì dopo la scoperta da parte di Caterina di un carteggio fra i due giovani. Margherita intercedette presso la sorella Claudia e fece sposare il duca a Caterina di Clèves: «Ciò chiuse la bocca ai miei nemici» scrisse Margherita nelle Mèmoires.[80]
Durante gli intrighi dei Malcontenti, poco prima della morte di Carlo IX ebbe una breve relazione sessuale con Joseph Boniface de La Môle, un favorito di suo fratello, Francesco d'Alençon. La Môle però, venne catturato e successivamente decapitato il 30 aprile 1574. Nel periodo 1575-1578, Margherita ebbe come amante Louis de Clermont, detto Bussy d'Amboise, un altro favorito del duca d'Alençon. Anche in questo caso Margherita, nelle Mèmoires cercherà di negare il suo attaccamento all'uomo, ma l'ammirazione provata per questi le fece scrivere di lui più di quanto non volesse.[81] La lista provata degli amori della regina Margherita si chiude con Jacques de Harlay, signore di Champvallon, scudiero di Francesco d'Alençon di cui Margherita si innamorò perdutamente alla fine del 1580. Champvallon era colto e scriveva poesie come Bussy, ma a sua differenza era molto bello: con lui Margherita avrebbe tentato di vivere la passione sublime secondo la teoria neoplatonica che le era cara.[82]
Alla regina vennero infatti attribuiti senza alcun elemento di prova altri amanti, fra cui il visconte di Turenne, un gentiluomo della corte di Nérac, oppure Jean de Lart et de Galart, signore d'Aubiac che la salvò durante la fuga da Agen e che verrà giustiziato poco dopo l'arresto di Margherita a Ibois. La regina un anno dopo scrisse dei versi in suo onore, che permettono di supporre che se lo aveva amato, lo aveva fatto in modo meno cerebrale di Champvallon.[83] Ci sono poi altri amanti, oltre quelli già citati, che le sono attribuiti dal libello del 1606: Le Divorce Satyrique de la Reyne Marguerite, attribuito a Théodore Agrippa d'Aubigné e indispensabile per creare la leggenda nera della "regina Margot".[84] Inizialmente il libello denigratorio riguardo Margherita ed Enrico IV era girato clandestinamente, per poi venir pubblicato nel 1663. Le Divorce Satyrique sembra un testo scritto in prima persona da parte di Enrico IV, dopo l'annullamento del suo matrimonio nel 1599, ed elenca, partendo dalla gioventù, tutti gli amanti dell'ex-moglie. Nell'elenco sono compresi pure «i suoi giovani fratelli», i «mulattieri e calderai d'Alvernia» e anche gli ultimi favoriti della regina a Parigi: l'immagine di Margherita che appare dal libello è quella di una donna «viziosa e folle».[84]
[modifica] La leggenda nera della "regina Margot"
Verso la fine del XVII secolo si era già creata una leggenda sulla figura della regina Margherita. Mentre da un lato veniva celebrata con la massima ammirazione, dall'altro lato Margherita dopo la morte venne screditata da vari libelli e dicerie per ragion di Stato, creando attorno a lei una reputazione scandalosa e sulfurea, alimentata successivamente anche da vari storici misogini.[85][86]
Sicuramente il caposaldo della leggenda nera di Margherita è il libello Le Divorce Satyrique, attribuito a Théodore Agrippa d'Aubigné. L'elenco di amanti della regina presentato nel libello venne considerato veritiero da molti storici successivi, in più, venne considerata vera anche la motivazione dell'annullamento delle nozze data dal Divorce Satyrique, cioè l'eccessiva lussuria della regina.[87] All'enorme numero di amanti di Margherita, soprannominata "Margot" (secondo il libello) dal fratello Carlo IX, si aggiunsero anche i nomi dei suoi tre fratelli, suoi amanti in gioventù.[88][89] Oltre a ciò vanno aggiunte le affermazioni di Scipione Dupleix, vecchio segretario di Margherita, che dopo la sua morte, divenne uno dei suoi più noti detrattori.[90] All'epoca Matthieu de Morgues predicatore ed elemosiniere della regina Maria additò Dupleix come "vipera infame", proprio per aver infangato la memoria della "sua grande regina" ormai defunta, al quale doveva tutto.[91]
La leggenda nera della "regina Margot" si può riconoscere da vari aneddoti della sua vita che vennero inventati successivamente o basati su dicerie. Ad esempio, venne inventato che al momento del "sì sacramentale" Carlo IX avrebbe spinto la nuca di Margherita in avanti, per simulare il suo assenso alle nozze, poiché era rimasta muta alla domanda del cardinale.[92] Il fatto è ritenuto falso sia perché la regina non lo cita nelle proprie Mémoires,[93] sia perché altri testimoni affermarono che la cerimonia si era svolta normalmente.[94]
Altro aneddoto inventato riguarda l'assassinio di Louis de Béranger del Guast, mignon di Enrico III e nemico di Margherita. Secondo numerose fonti dell'epoca, fra cui Bratôme e Pierre de L'Estoile, Margherita non venne neppure citata fra i possibili mandanti dell'assassino, solo Jacques-Auguste de Thou la accusa formalmente di essere l'istigatrice dell'omicidio. Secondo Thou, Margherita avrebbe convinto il barone di Vitteux ad uccidere Du Guast con l'eloquenza.[95][96] Nel XIX secolo, Jules Michelet riprese questo episodio cambiando il metodo di convinzione: Margherita si sarebbe concessa a Vitteux per compensarlo.[85] Michelet cambiò anche il luogo del "pagamento": mentre Thou affermava che l'incontro si fosse svolto nel chiostro del convento degli Agostiniani,[95] secondo Michelet invece, avvenne nella chiesa del convento degli Agostiniani a Parigi, così da rendere l'evento ancor più peccaminoso.[85][97]
Nel 1845, Margherita diventa una delle principesse più popolari di Francia, grazie al romanzo di Alexandre Dumas: La Regina Margot. Il soprannome "Reine Margot" ideato dallo scrittore per l'occasione suggellò la leggenda di Margherita.[98] Il soprannome infatti si sostituì a quello di "Regina Margherita" anche negli studi storiografici seri a partire dalla fine del XIX secolo.[99] Lo stesso Dumas poi non migliorò la reputazione di Margherita, presentata nel romanzo come una donna sì scaltra e intelligente, ma portatrice di un'eredità cupissima e schiava dei suoi desideri sessuali.[100] Il romanzo infatti era basato sia sul Divorce Satyrique che sulle famose Historiettes di Tallemant des Réaux, una serie di ritratti pungenti, particolari scandalosi, cui si intrecciano diverse maldicenze.[101][102]
La leggenda nera della regina Margherita ha per molto tempo occultato studi e notizie su di lei. L'immagine di "donna viziosa" è rimasta ancora nelle pubblicazioni del XX secolo, mentre solo pochi storici hanno cercato di rivalutarne storicamente la figura.[103]
[modifica] Margherita nella cultura popolare
[modifica] Letteratura
- La Regina Margot, di Alexandre Dumas. (1845)
- Die Jugend des Königs Henri Quatre di Heinrich Mann. (1935)
- Die Vollendung des Königs Henri Quatre di Heinrich Mann. (1938)
- Myself, My Enemy , di Jean Plaidy. (1983)
- Un enigma color porpora di Wolfram Fleischhauer. (2004)
- La regina maledetta di Jeanne Kalogridis. (2009)
- Le confessioni di Caterina De' Medici di C. W. Gortner. (2011)
[modifica] Musica
- Gli Ugonotti, opera composta da Giacomo Meyerbeer nel 1836.
[modifica] Cinema
- Intolerance, film del 1916 con Natalie Talmadge.
- La Regina Margot, film del 1954 con Jeanne Moreau.
- Donne di piacere, film del 1990 con Marianne Basler
- La Regina Margot, film del 1994 con Isabelle Adjani.
[modifica] Teatro
- Pene d'amore perdute, opera di William Shakespeare, composta nel 1594–5.
- Margot, opera di Édouard Bourdet, composta nel 1935, con le musiche di Francis Poulenc e Georges Auric
- Margot, memorie di una regina infelice di Goran Bregović, opera composta nel 2010.
[modifica] Ascendenza
|
|||||||||||
| Margherita di Valois | Padre: Enrico II di Francia |
Nonno paterno: Francesco I di Francia |
Bisnonno paterno: Carlo di Valois-Angoulême |
| Bisnonna paterna: Luisa di Savoia |
|||
| Nonna paterna: Claudia di Francia |
Bisnonno paterno: Luigi XII di Francia |
||
| Bisnonna paterna: Anna di Bretagna |
|||
| Madre: Caterina de' Medici |
Nonno materno: Lorenzo de' Medici duca di Urbino |
Bisnonno materno: Piero il Fatuo |
|
| Bisnonna materna: Alfonsina Orsini |
|||
| Nonna materna: Madeleine de La Tour d'Auvergne |
Bisnonno materno: Giovanni III de La Tour d'Auvergne |
||
| Bisnonna materna: Giovanna di Borbone |
[modifica] Note
- ^ Viennot, 1994, op. cit., pp. 3-5.
- ^ Mémories de Marguerite de Valois, pag. 62.
- ^ Craveri, 2008, op. cit., p. 61.
- ^ a b Viennot, 1994, op. cit., p. 38.
- ^ a b La governante doveva anche proteggere la verginità della principessa, unica garanzia per trasmettere senza alcuna contestazione i beni e il sangue degli antenati. La leggenda nera, sorta intorno alla figura di Margherita, avrebbe in seguito affermato che, nel suo caso, questa esigenza era stata trascurata (Viennot, 1994, op. cit., pp. 17-19.).
- ^ Mémories de Marguerite de Valois, pag. 63.
- ^ La regina madre richiamò la figlia all'ordine infliggendole con le proprie mani una lezione memorabile: secondo l'ambasciatore di Spagna, Caterina avrebbe picchiato a sangue la ragazza, strappandole persino le vesti. Tutto ciò affinché non dimenticasse che non era autorizzata a prendere iniziative. Secondo alcuni anche Carlo IX avrebbe partecipato all'inflizione delle percosse, ma, se questo fosse realmente accaduto, Margherita non avrebbe serbato per tutta la vita, come invece avvenne, un affettuoso ricordo del fratello maggiore. Lo attestano svariate espressioni usate nelle Mèmoires: "il magnanimo re Carlo", "quel principe ardimentoso", "quell'animo grande e regale", "tutto il sostegno e il conforto della mia vita", ecc. (Viennot, 1994, op. cit., pp. 38 e 41.).
- ^ Craveri, 2008, op. cit., p. 62.
- ^ Viennot, 1994, op. cit., pp. 39-40.
- ^ Vannucci, 2002, op. cit., p. 148.
- ^ Castelot, 2000, op. cit., p. 70.
- ^ Nemi e Furst, 2000, op. cit., pp. 255-256.
- ^ Haldane, 1975, op. cit., p. 60.
- ^ Caterina le chiese sotto giuramento se Enrico e Margherita avessero consumato il matrimonio, perché in caso contrario, sarebbe stato possibile ottenere il divorzio. «La pregai di credere che non avevo abbastanza esperienza per giudicare quanto mi chiedeva, ma che in ogni caso, dal momento che a lui ero sposata, desideravo rimanere sua moglie» ricorderà Margherita (Mémories de Marguerite de Valois, pag. 79).
- ^ Le Mémoires di Margherita costituiscono un attacco verso Caterina de' Medici, colpevole, secondo la figlia, di aver deciso l'uccisione dei capi ugonotti (che si sarebbe poi trasformata in una strage indiscriminata), ma non di essere responsabile dell'attentato a Coligny. Caterina aveva fatto credere a Carlo IX l'esistenza di un complotto ugonotto che mirava allo sterminio della famiglia reale, le stesse Mémoires di Margherita dimostrano che l'idea del complotto non era del tutto inventata (Mémories de Marguerite de Valois, da pag. 74 a pag.77).
- ^ Mémories de Marguerite de Valois, pag. 81.
- ^ Garrisson, 1987, op. cit., p. 56..
- ^ Mémories de Marguerite de Valois, pag. 82.
- ^ I rapporti fra Margherita e il marito si erano deteriorati, soprattutto a causa dell'influenza di un'amante di Enrico, Charlotte de Sauve (Viennot, 1994, op. cit., p. 86.).
- ^ Durante questo periodo di reclusione, Margherita ricevette dal marito «un'affettuosa lettera» in cui la supplicava di dimenticare il passato e le chiedeva di informarlo di ciò che avveniva a corte (Mémories de Marguerite de Valois, pag. 110).
- ^ Viennot, 1994, op. cit., pp. 87-88.
- ^ Viennot, 1994, op. cit., p. 96.
- ^ Kotnik, 1987, op. cit., p. 106.
- ^ Mémories de Marguerite de Valois, pag. 177.
- ^ Non a tutti la scelta della regina sembrava sensata, per alcuni era una follia; scrisse l'ambasciatore inglese: «Credo che nessuno di noi possa prevedere che cosa verrà fuori da questa specie di secondo matrimonio».(Kotnik, 1987, op. cit., p. 116.)
- ^ Haldane, 1975, op. cit., p. 158.
- ^ Craveri, 2008, op. cit., pp. 77-79.
- ^ a b Il poeta ugonotto Théodore Agrippa d'Aubigné, compagno d'armi del re di Navarra, implacabile nemico di Margherita, scrisse che la regina «insegnò al re suo marito che quando era senza amore un cavaliere era senz'anima, e questo amore lei lo praticava apertamente, volendo con ciò mostrare che l'ammissione pubblica era un segno di virtù e che la segretezza era sinonimo di vizio. Il principe debole sotto qusesto aspetto, apprese ben a blandire i cavalieri di sua moglie e lei a blandire le amanti del marito». Si può pensare che il re di Navarra e i suoi luogotenenti abbiano interpretato gli ideali neoplatonici come un'autorizzazione a corteggiare apertamente le loro amanti, probabilmente pure con la benedizione di Dio (Viennot, 1994, op. cit., pp. 123-124.).
- ^ Una decina d'anni dopo, Shakespeare trovò nella corte di Nérac, l'ispirazione per il suo Pene d'amor perdute (Craveri, 2008, op. cit., p. 79.).
- ^ Viennot, 1994, op. cit., pp. 134-135.
- ^ Castelot, 2000, op. cit., pp. 194-195.
- ^ Viennot, 1994, op. cit., pp. 136-139..
- ^ Mémories de Marguerite de Valois, pag. 201.
- ^ Viennot, 1994, op. cit., p. 146.
- ^ a b Craveri, 2008, op. cit., p. 80.
- ^ Già durante la settima guerra di religione, Enrico III aveva sospettatto che Margherita facesse il doppio gioco nei confronti della Francia e dopo aver visto che ella non riusciva a far giungere il marito a Parigi le intimò di andarsene, ma la regina di Navarra era senza soldi (Viennot, 1994, op. cit., p. 134.).
- ^ a b Viennot, 1994, op. cit., p. 156.
- ^ Pare che Corisande avesse tentato di avvelenarla.
(Kotnik, 1987, op. cit., p. 167.). - ^ Castelot, 2000, op. cit., pp. 224-226..
- ^ Kotnik, 1987, op. cit., p. 180.
- ^ Secondo alcuni documenti, Margherita avrebbe venduto al marchese numerose terre di sua proprietà. È anche probabile, però, che Canillac avesse tradito il re per schierarsi con la Lega cattolica (Viennot, 1994, op. cit., p. 180-181.).
- ^ Anche le sue rendite non furono più così modeste da quando sua cognata, Elisabetta d'Asburgo, vedova di re Carlo IX, le mandò metà delle sue pensioni (Viennot, 1994, op. cit., p. 183.).
- ^ Morta la cognata e sommersa di debiti, Margherita nelle sue lettere al marito mischiava dichiarazioni d'affetto a informazioni riguardo presunti intrighi rivolti contro il re (Viennot, 1994, op. cit., p. 200.).
- ^ Mentre nelle lettere ufficiali la chiamava "sorella", nell'intimità non esitava ad esprimere giudizi più onesti: «Mi ripugna mettere al mio posto una donna di così bassa estrazione» (Kotnik, 1987, op. cit., p. 200.).
Dopo la morte di Gabrielle, Margherita confesserà a Sully: «Se innanzi a ora ho creato lungaggini e interposto dubbi e difficoltà. Ne conoscete le cause bene come nessun altro, non volendo vedere al mio posto una tal screditata bagascia, che consideravo persona indegna di detenerlo, né capace di far gioire la Francia dei frutti ch'essa desidera». (Viennot, 1994, op. cit., p. 202.). - ^ Erano state citate anche altre motivazioni, fra cui la mancanza di figli e la mancanza di dispensa papale, obbligatoria per l'unione fra consanguinei, che era giunta solo dopo le nozze (Viennot, 1994, op. cit., pp. 200-201.).
- ^ Viennot, 1994, op. cit., p. 209.
- ^ Prima di lasciare Usson, dispose che vi si continuassero in perpetuo le opere di bene che ella continuamente faceva (Haldane, 1975, op. cit., p. 272.).
- ^ Haldane, 1975, op. cit., p. 275.
- ^ Viennot, 1994, op. cit., p. 230.
- ^ Viennot, 1994, op. cit., p. 232.
Margherita era già stata scelta come madrina per il battesimo di Gastone d'Orléans, avvenuto il 15 giugno 1610 (Haldane, 1975, op. cit., p. 284.). - ^ Haldane, 1975, op. cit., p. 285..
- ^ Una delle sue ultime lettere la scrisse al duca di Nevers, figlio della sua grande amica Enrichetta di Nevers (Haldane, 1975, op. cit., p. 285.).
- ^ Margherita fu incaricata di negoziare con i rappresentati del clero. Scrisse al cardinale di Sourdis di stare attento a non provocare oltre misura il Terzo stato, a danno del bene del regno (Haldane, 1975, op. cit., p. 286.).
- ^ Quando la cappella venne demolita nel 1719, i resti dei genitori di Margherita furono trasferiti nella chiesa dell'abbazia, mentre i suoi sparirono misteriosamente senza più essere ritrovati (Haldane, 1975, op. cit., p. 287.).
- ^ Castelot, 2000, op. cit., pp. 291-292.
- ^ a b Margherita venne inoltre allevata nel culto degli eroi attraverso lo studio di scritti romani, greci e di romanzi cavallereschi (Viennot, 1994, op. cit., pp. 18-19.).
- ^ Viennot, 1994, op. cit., p. 253..
- ^ Margherita si rese conto che una volta divorziata e messa fuori gioco, non sarebbe stata considerata dai posteri con benevolenza, in più pensò alle possibili calunnie che sarebbero scaturite per giustificare l'annullamento (Viennot, 1994, op. cit., p. 192.)
Margherita riscrisse la sua vita alla luce non degli insuccessi, ma ai valori a cui era sempre rimasta fedele: il coraggio, la lealtà, la generosità, l'odio per la dissimulazione, la fedeltà alla religione cattolica (Craveri, 2008, op. cit., p. 82.). - ^ Per alcuni punti sembra però risalire agli inizi del 1594 (Viennot, 1994, op. cit., p. 430.).
- ^ a b Viennot, 1994, op. cit., p. 195.
- ^ La regina non si vergognò mai della propria vita amorosa. Nelle Mèmoires, però, dovette negare o sorvolare, poiché il codice d'onore del tempo glielo imponeva (Viennot, 1994, op. cit., pp. 33 e 198.).
- ^ Nemi e Furst, 2000, op. cit., p. 316.
- ^ La prima lacuna si colloca alcune settimane prima delle nozze della regina, quando Margherita parla della veglia funebre di Giovanna d'Albret. La seconda lacuna, probabilmente di poche righe interrompe il racconto dei festeggiamenti dopo il matrimonio. La terza lacuna, la più notevole, fa saltare la narrazione dall'indomani della notte di San Bartolomeo alla partenza di Enrico III per la Polonia, ossia quasi un anno dopo (Viennot, 1994, op. cit., p. 440.).
- ^ Viennot, 1994, op. cit., p. 198 e pp. 269-271.
- ^ Ad esempio i Retz, una delle più importanti famiglie aristocratiche francesi, il cui antenato Alberto de' Gondi era stato accusato dalla regina di Navarra di essere uno dei maggiori responsabili della strage di san Bartolomeo (Viennot, 1994, op. cit., p. 270.).
- ^ Haldane, 1975, op. cit., p. 252.
- ^ a b Haldane, 1975, op. cit., p. 68.
- ^ In modo particolare frequentò insieme a Enrichetta di Nevers il "salotto verde" di un'altra sua amica, la duchessa di Retz. Durante questo periodo, Margherita prese l'abitudine di far riscrivere su di un Album le poesie che più le piacevano.(Viennot, 1994, op. cit., pp. 56-57.).
- ^ Gli ambasciatori si recarono da Margherita, che li ricevette «così riccamente abbigliata e con tanta maestà» che l'Elettore Palatino, Siradu Albert Lanski, a incontro terminato, avrebbe affermato che «dopo aver visto una simile beltà, non desidera vedere più niente al mondo» (Castelot, 2000, op. cit., p. 115.).
- ^ a b Viennot, 1994, op. cit., p. 89.
- ^ Viennot, 1994, op. cit., p. 189..
- ^ Castelot, 2000, op. cit., p. 259.
- ^ La regina, curiosa delle novità italiane, fu la prima a far conoscere Torquato Tasso a Parigi (Viennot, 1994, op. cit., p. 225.)
Scipion Dupleix, poeta al servizio della regina e che diverrà poi uno dei suoi più astiosi calunniatori, scrisse che durante i pasti, Margherita intratteneva discorsi di teologia e filosofia (Viennot, 1994, op. cit., p. 227.). - ^ a b Viennot, 1994, op. cit., pp. 234-236..
- ^ Per di più, la donna è stata creata dalla costola non dal fango, ed in maniera molto più elaborata (Castelot, 2000, op. cit., p. 255.).
- ^ Loryot affermò solo che alcune donne potevano essere più eccellenti (di altre donne) salutando infine la Regina Margherita come «uno dei più grandi intelletti di cui il suo sesso possa essere capace» (Viennot, 1994, op. cit., pp. 234-236.).
- ^ Viennot, 1994, op. cit., p. 459.
- ^ Bratôme scrisse: «Bella quanto nulla al mondo» (Castelot, 2000, op. cit., p. 49.).
- ^ Nemi e Furst, 2000, op. cit., p. 235.
- ^ Mémories de Marguerite de Valois, pag. 69.
- ^ Viennot, 1994, op. cit., p. 77.
- ^ Viennot, 1994, op. cit., p. 135.
- ^ Viennot, 1994, op. cit., p. 174.
- ^ a b Viennot, 1994, op. cit., pp. 251-252.
- ^ a b c Viennot, 1994, op. cit., pp. 345-346.
- ^ Secondo Charles Merki, alla base della leggenda vi sono alcuni episodi narrati da Pierre d'Estoile, "uomo onesto ma credulo", che annotava sul suo Journal tutto ciò che gli veniva riferito (Viennot, 1994, op. cit., p. 371).
- ^ Viennot, 1994, op. cit., pp. 254-255.
- ^ Già precedentemente, secondo il libello Le Réveil-Matin des François, Carlo avrebbe messo incinta la sorella durante il viaggio per la Francia negli anni 1564-1566. In più è in questo libello che per la prima volta viene detto che Carlo IX ha soprannominato "Margot" la sorella. (Viennot, 1994, op. cit., pp. 245-246.).
- ^ Nel 1858 vennero pubblicati da Ludovic Lalanne gli Anecdotes inédites de l'histoire de France ricavati dalle conversazioni di due contemporanei di Margherita, Peiresc e du Vair, pieni di invenzioni sul suo conto. Ad esempio, Peirisc afferma che il vescovo di Grasse, confessore di Margherita, informato da du Vair, il quale a sua volta informato da chissà chi, avrebbe affermato che Margherita aveva confessato di essere stata l'amante dei suoi tre fratelli. Sempre secondo gli Anecdotes, al momento del suo arresto nel 1584, Margherita avrebbe detto a Canillac: «Mio fratello [Enrico III] si lamenta perché occupo il tempo, ma non lo sa forse di essere stato il primo ad avermi montata? Se questo soltanto bastasse a dispiacergli, e se credessi di irritarlo davvero, me e andrei a Roma a fare la cortigiana!» (Viennot, 1994, op. cit., p. 352).
Questa fonte è stata utilizzata come prova di incesto fra Margherita e i fratelli nella biografia Catherine de Médicis ou La reine noire di Jean Orieux che nella sua biografia ricalca completamente la leggenda nera di Margherita (Orieux, 1988, op. cit., pp. 373-374) La stessa cosa vale per André Castelot nella sua biografia Reine Margot (Castelot, 2000, op. cit., pp. 56-57.). - ^ Haldane, 1975, op. cit., p. 274.
- ^ Dupleix nei suoi attacchi contro Margherita la accusò di aver avuto due figli illegittimi, uno da Champvallon e l'altro da Aubiac, affermando di averli conosciuti entrambi (Viennot, 1994, op. cit., pp. 274-276.)
- ^ Emmanuel Melmoux & David Mitzinmacker,100 Personnages qui ont fait l'histoire de France, p. 96
Questo episodio usato poi per avvalorare l'annullamento del matrimonio venne inventato da François Eudes detto "Mèzeray", storico del cardinale de Richelieu, nel 1646, uno degli autori di influente Histoire de France (Viennot, 1994, op. cit., p. 280.). - ^ Mémories de Marguerite de Valois, pag. 71.
- ^ Viennot, 1994, op. cit., pp. 43-44.
- ^ a b Viennot, 1994, op. cit., pp. 257-258.
- ^ L'accusa di Thou è molto dubbia. In primis a causa della dovizia di particolari con cui nella sua opera, Historiarum sui temporis, descrive la scena che difficilmente può essergli stata riferita e a cui non ha certamente assistito poiché, oltre ad essere di una diversa classe sociale, al momento dell'assassinio, come afferma nelle sue memorie, era appena tornato da un lungo viaggio di studio in Italia (Viennot, 1994, op. cit., p. 258.).
- ^ La leggenda nera attribuisce alla regina Margot anche un altro omicidio, quello di un corriere di re Enrico III, diretto dal duca Joyeuse in quel momento in missione presso il Papa, che portava con sé una lettera in cui ci sarebbero state scritte «cose vergognose» riguardo alla virtù di Margherita. Il corriere sarebbe stato ucciso da quattro spadaccini mascherati che avrebbero rubato la lettera del re.
- ^ Viennot, 1994, op. cit., pp. 334-335..
- ^ Viennot, 1994, op. cit., p. 360.
Il successo del romanzo condizionò in modo determinate l'immaginario non solo del popolo, ma anche degli studiosi delle generazioni successive (Viennot, 1994, op. cit., p. 337.). - ^ Nel 1956, Guy Breton pubblicò con grande successo la serie Storie d'amore della storia, in cui Margherita viene nuovamente raffigurata come una donna viziosa (Viennot, 1994, op. cit., pp. 391-393.).
- ^ Viennot, 1994, op. cit., pp. 325-326..
- ^ Réaux, Historiettes, "La reine Marguerite".
- ^ Fra questi lo storico Charles Merki, con La Reine Margot et la fin des Valois del 1905. L'opera inizialmente si basa sulla leggenda della regina, ma sembra che Merki attraverso i propri studi abbia scoperto che Margherita sarebbe stata vittima di una delle più pertinaci imposture della storia francese e, nell'ultimo capitolo, lo storico accusa con virulenza Jules Michelet, Ludovic Lalanne e Hector de La Ferrière di aver alimentato la leggenda nera della regina Margot (Viennot, 1994, op. cit., p. 371.). Da citare anche Queen Margot. Wife of Henry of Navarre di Hugh Noel Williams (1907) e La Vie de Marguerite de Valois di Jean-Hippolyte Mariéjol (1928), due biografie dettagliate che cercarono entrambe di distaccarsi dalla leggenda della regina Margot, seppur Marièjol nella sua biografia si dimostri apertamente misogino (Viennot, 1994, op. cit., p. 372 e p. 380.).
[modifica] Bibliografia
- (FR) Mémoires de Marguerite de Valois, reine de France et de Navarre
- Memorie della regina Margherita di Valois, moglie d'Henrico IV il grande, edizione del 1641
- André Castelot, Regina Margot: una vicenda umana tra fasto, amore, crudeltà, guerre di religione e esilio, Milano, Fabbri Editore, 2000.(ISBN non disponibile)
- Benedetta Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne, Milano, Adelphi, 2008. ISBN 978-88-459-2302-9
- Pierre de Bourdeille, detto Brantôme, Recueil des dames, Nendeln, Kraus reprint, XIX sec.
- (FR) Janine Garrisson, Marguerite de Valois, Paris, Fayard, 1994.
- Janine Garrisson, Enrico IV e la nascita della Francia moderna, Milano, Mursia, 1987.(ISBN non disponibile)
- Charlotte Haldane, Regina di Cuori: Margherita di Valois, Verona, Gherardo Casini editore, 1975.(ISBN non disponibile)
- Dara Kotnik, Margherita di Navarra. La regina Margot, Milano, Rusconi, 1987. ISBN 8818230166
- Orsola Nemi & Henry Furst, Caterina de' Medici, Milano, Bompiani, 2000. ISBN 88-452-9077-8
- Jean Orieux, Caterina de' Medici. Un'italiana sul trono di Francia, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1988. ISBN 88-04-30464-2
- Marcello Vannucci, Caterina e Maria de' Medici regine di Francia, Roma, Newton&Copton Editori, 2002. ISBN 88-8289-719-2
- Éliane Viennot, Margherita di Valois. La vera storia della regina Margot, Milano, Mondadori, 1994. ISBN 88-04-37694-5
- (EN) Hugh Noel Williams, Queen Margot. Wife of Henry of Navarre, New York, C. Scribner's Sons, 1907.
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su Margherita di Valois
Wikiquote contiene citazioni di o su Margherita di Valois
[modifica] Collegamenti esterni
- (FR) Mémoires et lettres de Marguerite de Valois
- (FR) Marguerite vue par Brantôme : un portrait hagiographique (p. 283)
- (FR) Marguerite vue par Tallemant des Réaux : un portrait ironique
- (FR) Notice par Éliane Viennot, in Dictionnaire des femmes de l'Ancienne France, SIEFAR, 2002
- (FR) La ruelle mal assortie (1610), note di Jean-H. Mariéjol (Paris: La Sirène, 1922). Breve dialogo libertino per lungo tempo attribuito erroneamente a Margherita.
- (FR) Iconographie de Marguerite de Valois
- (FR) Marguerite de Valois en Auvergne: 1585-1605
- (FR) MARGUERITE DE VALOIS, LA REINE MARGOT
- (FR) S. Pinard Friess: Mémoires et Histoire
| Predecessore | Regina consorte di Francia e di Navarra | Successore | |
|---|---|---|---|
| Luisa di Lorena-Vaudémont | 2 agosto 1589 - 17 dicembre 1599 | Maria de' Medici |