Margherita di Valois

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Margherita di Valois
Margherita di Valois, particolare dello schizzo di François Clouet (circa 1572).
Margherita di Valois, particolare dello schizzo di François Clouet (circa 1572).
Regina consorte di Francia e di Navarra
In carica 2 agosto 1589 - 17 dicembre 1599
Predecessore Luisa di Lorena-Vaudémont (come "Regina consorte di Francia")
Antonio di Borbone (come "Sovrano consorte di Navarra")
Successore Maria de' Medici
Nome completo Margherita di Valois-Angoulême
Altri titoli Principessa Reale di Francia
Duchessa di Valois
Duchessa di Etampes
Duchessa di Senlis
Contessa dell'Agenois
Contessa della Rouergue
Contessa di Auvergne
Contessa di Marle
Viscontessa di Carlat
Signora di La Fère
Signora di Rieux
Signora di Rivière
Signora di Verdun
Signora dell'Albigenois
Nascita Castello di Saint-Germain-en-Laye, 14 maggio 1553
Morte Parigi, 27 marzo 1615
Luogo di sepoltura Basilica di Saint-Denis, Francia.
Casa reale dinastia Valois-Angoulême
Padre Enrico II di Francia
Madre Caterina de' Medici
Consorte Enrico IV di Francia

Margherita di Valois (Castello di Saint-Germain-en-Laye, 14 maggio 1553Parigi, 27 marzo 1615) fu una principessa di Francia del ramo dei Valois-Angoulême della dinastia dei Capetingi, figlia del re Enrico II di Francia e dell'italiana Caterina de' Medici. Fu regina consorte di Francia e Navarra come prima moglie del protestante Enrico III di Navarra (futuro Enrico IV di Francia).

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Margherita ritratta nel 1560 circa da François Clouet

Nata nel castello di Saint-Germain-en-Laye, era la settima figlia del re di Francia Enrico II e di Caterina de' Medici. Tre dei suoi fratelli divennero re di Francia: Francesco II, Carlo IX e Enrico III. Tra le sue sorelle, Elisabetta di Valois divenne la terza moglie di Filippo II di Spagna, mentre Claudia di Valois sposò Carlo III di Lorena.

Ebbe molto poco tempo per conoscere suo padre, ferito mortalmente in una giostra nel 1559, quando Margherita aveva appena sei anni. Con sua madre Caterina ebbe rapporti distanti, provando per lei un misto di ammirazione e di timore. Fu cresciuta insieme ai suoi fratelli Alessandro Edoardo, duca d'Angiò (il futuro Enrico III), e Francesco, duca d'Alençon, poiché le sue sorelle si erano trasferite all'estero nel 1559 in virtù dei loro matrimoni. Quando Carlo IX salì al trono dopo la morte di Francesco II nel 1560, Margherita visse alla corte di Francia assieme ai suoi fratelli maggiori e al giovane Enrico di Navarra. La principessa fu presente agli Stati generali del 1560 accanto a Renata di Francia, duchessa di Ferrara. Accompagnò anche il re nel suo lungo viaggio per tutta la Francia dal 1564 al 1566.

Dapprima ella ebbe ottimi rapporti con i suoi fratelli, a tal punto che successivamente delle voci avrebbero insinuato un rapporto incestuoso con Enrico, Francesco e Carlo. Quando nel 1568 Enrico partì per prendere il comando delle armate reali, affidò alla sorella il compito di difendere i suoi interessi con la madre. Contenta della missione, vi si dedicò conscienziosamente ma, al ritorno del fratello, Enrico non le mostrò alcuna gratitudine. Così ella raccontò nelle sue memorie.

Nel frattempo nacque una relazione romantica con Enrico di Guisa, l'ambizioso leader dei cattolici intransigenti. Poiché i Guisa erano sostenitori di una monarchia posta sotto il controllo dei Grandi del regno e sosteneva che si dovesse prendere misure radicali contro gli ugonotti (politica contraria a quella della famiglia reale), la loro unione apparriva assolutamente impensabile. La reazione della famiglia reale fu molto violenta, soprattutto perché erano in corso degli accordi matrimoniali. Questo episodio potrebbe essere all'origine del risentimento tra Margherita ed Enrico e al raffreddamento dei rapporti con sua madre.

Il duca di Guisa è il primo di una lunga serie di amanti attribuiti a Margherita. È certo che la principessa abbia ricevuto un'ottima educazione e che possedesse le qualità per brillare a corte, a partire dalla sua eclatante bellezza. Tuttavia è difficile separare la verità dalle voci di presunte relazioni. Come per gli altri membri della famiglia reale (soprattutto Enrico e Caterina), le chiacchiere che circolarono sul suo conto furono molto numerose. Tra queste presunte relazioni, alcune sono del tutto infondate (come quelle incestuose con i fratelli), altre semplicemente platoniche.

Un matrimonio politico[modifica | modifica wikitesto]

Enrico III di Navarra, marito di Margherita

Alla fine del 1560 Caterina de' Medici aveva offerto la mano di sua figlia a Don Carlos, figlio di Filippo II di Spagna, ma le trattative erano sfumate. Altre serie negoziazioni erano state prese in considerazione per far sposare Margherita a Sebastiano I del Portogallo, ma anch'esse si rivelarono infruttuose.

Riemerse l'idea, già menzionata da Enrico II, di un'unione con il giovane leader del partito ugonotto, Enrico di Navarra. Presunto erede della corona dei Valois dopo i Fils de France (sebbene la prospettiva della sua successione fosse ancora lontana), Enrico era anche l'erede di vasti possedimenti nel sud-ovest del paese. Questa unione avrebbe soprattutto rappresentato la riconciliazione tra il partito cattolico e quello ugonotto a seguito delle guerre di religione.

Si aprirono delle trattative tra Caterina de' Medici e la madre di Enrico, Giovanna III di Navarra, fervente ugonotta. Le trattative furono lunghe e difficili: la regina Giovanna non si fidava di Caterina e richiese la conversione di Margherita al protestantesimo. Alla fine però, cedette di fronte alla testardaggine della principessa, intenzionata a mantenere la sua fede, e, sotto la spinta del partito protestante, diede il suo consenso al matrimonio con il figlio Enrico, che di fatto non avrebbe neppure ricevuto una dote notevole. Giovanna morì poco dopo e il figlio salì al trono come Enrico III di Navarra. Quanto a Margherita, ella accettò, sotto costrizione di sua madre e di Carlo e dopo non poco esitazioni, di sposare il sovrano eretico e fisicamente ripugnante di un residuo di regno.

Senza attendere la dispensa papale necessaria all'unione di due persone di fede differente e imparentate (entrambi discendevano da Carlo di Valois-Angoulême), l'unione esecrabile (secondo la definizione dei gesuiti) fu celebrata il 18 agosto 1572. Lo svolgimento delle nozze fu programmato in modo da soddisfare gli ugonotti, venuti in massa ad assistere al matrimonio del loro leader: la benedizione nuziale si svolse nella parte anteriore della cattedrale di Notre-Dame, evitando loro di assistere alla messa, e inoltre fu data dal cardinale di Borbone, in qualità di zio di Enrico e non di prete. Alle nozze seguirono tre giorni di sontuosi festeggiamenti.

La notte di San Bartolomeo[modifica | modifica wikitesto]

Margherita protegge un ugonotto nella sua stanza durante la notte di san Bartolomeo. Dipinto di Alexandre-Évariste Fragonard.

L'intesa tra i cattolici e gli ugonotti durò poco. Solo qualche giorno dopo le nozze ebbe luogo un attentato, poi fallito, all'ammiraglio di Coligny, un capo del partito protestante. L'indomani, il 24 agosto, giorno di San Bartolomeo, gli ugonotti furono massacrati all'interno del Louvre (un gentiluomo gravemente ferito trovò rifugio nella camera di Margherita). Enrico allora accettò di abiurare il protestantesimo per salvarsi la vita. Ormai non c'era più alcuna possibilità di riconciliazione e si sarebbe potuto annullare il matrimonio, ma Margherita scelse di rimanere accanto al marito.

Nel 1573, la salute di Carlo IX cominciò a declinare, ma il suo erede naturale, il fratello Enrico d'Angiò, che era a favore di una politica di fermezza contro i protestanti, si trovava a Cracovia dopo essere stato eletto re di Polonia. A quel punto, il partito dei moderati iniziò a complottare per far salire sul trono Francesco d'Alençon, fratello minore di Carlo ed Enrico, ma ritenuto favorevole alla tolleranza religiosa.

Nel 1574, mentre Carlo IX agonizzava, ugonotti e cattolici moderati stavano preparando un complotto per impadronirsi del potere. Alla loro testa vi era il fratello del re Francesco Ercole di Valois, alleato di Enrico III di Navarra. La cospirazione però fallì e due complici furono arrestati e decapitati: uno di loro era Joseph Boniface de la Môle, presunto amante di Margherita e eroe romantico ne La regina Margot di Alexandre Dumas. Dopo il fallimento della congiura, Alençon e Navarra furono tenuti prigionieri al castello di Vincennes.

Ma, una volta lasciati in libertà condizionata sotto la soverglianza della corte, Alençon nel 1575 e poi Navarra nel 1576, riuscirono infine a scappare. Enrico non aveva avvisato la moglie della sua fuga: i loro rapporti si erano deteriorati, soprattutto a causa dell'influenza di un'amante di Enrico, Charlotte de Sauve. Quest'ultima, dama d'onore della regina Caterina, provocò anche un litigio tra Navarra e Alençon, che Margherita stava cercando di alleare. Enrico non si rivolgeva alla moglie se non per i suoi interessi e non esitava a lasciarla da parte.

Dopo le fughe di suo marito e di suo fratello, Margherita si ritrovò reclusa al Louvre con delle guardie appostate davanti alle sue stanze, poiché Enrico III la riteneva una complice. Alençon però, alleatosi agli ugonotti, prese le armi e rifiutò di negoziare con il fratello fintantoché Margherita fosse stata prigioniera. La regina di Navarra fu dunque liberata e assistette alle negoziozioni di pace accanto a sua madre. Si giunse a un risultato molto vantaggioso per i protestanti e per Alençon: l'editto di Beaulieu.

Enrico di Navarra riprese subito la moglie con sé: Caterina ed Enrico III però rifiutarono di lasciarla partire, poiché Margherita sarebbe potuta divenire un ostaggio in mano agli ugonotti e avrebbe potuto rafforzare l'intesa tra Navarra e Alençon.

La spedizione nei Paesi Bassi[modifica | modifica wikitesto]

Francesco, duca d'Alençon, fratello minore di Margherita. Dipinto di François Clouet.

Nel 1577, alla ripresa della guerra civile, Margherita, divisa tra le fedeltà al marito e quella al fratello maggiore, chiese l'autorizzazione a partire in missione nel sud dei Paesi Bassi, per conto del fratello minore. I fiamminghi, che si erano ribellati al dominio spagnolo nel 1576, sembravano disposti a offrire un trono a un principe straniero tollerante e disponibile a fornire loro le forze diplomatiche e militari necessarie alla conquista della loro indipendenza. Enrico III accettò la proposta della sorella perché si sarebbe finalmente liberato di un fratello scomodo e fastidioso.

Con il pretesto di un bagno di cure nelle acque termali di Spa, Margherita partì in estate con uno sfarzoso seguito. Dedicò due mesi alla sua missione: ad ogni tappa del viaggio, durante fastosi ricevimenti, si intratteneva con gentiluomini ostili alla Spagna e facendo le lodi del fratello tentava di persuaderli a allearsi con lui. Fece anche la conoscenza del governatore dei Paesi Bassi, Don Giovanni d'Austria, il vincitore di Lepanto, con il quale ebbe un incontro cordiale. Per Margherita però, alla quale interessavano più i ricevimenti che la situazione politica locale, il ritorno in Francia fu movimentato, attraverso un paese in piena insubordinazione, quando allo stesso tempo c'era il rischio che gli spagnoli la facessero prigioniera. Alla fine Alençon non era riuscito a far fruttare i contatti utili che la sorella gli aveva procurato.

La corte di Nérac[modifica | modifica wikitesto]

Margherita nel 1575 circa

Dopo aver realizzato la missione nei Paesi Bassi per conto del fratello minore, Margherita ritornò a corte, dove l'atmosfera era assai tesa. Si moltiplicavano gli scontri tra i mignons di Enrico III e i sostenitori di Alençon, alla testa dei quali vi era Louis de Clermont d'Amboise, amante di Margherita. La situazione rimase stabile fino al 1578, quando Alençon chiese di assentarsi. Enrico III però viene a conoscenza della sua partecipazione a un complotto: lo fece arrestare in piena notte e lo confinò nella sua stanza, dove Margherita lo raggiunse. Bussy invece fu condotto alla Bastiglia. Qualche giorno dopo Francesco riuscì nuovamente a fuggire, grazie a una corda gettata dalla finestra di sua sorella.

Poco dopo Margherita, che aveva negato ogni suo coinvolgimento alla fuga, ottenne infine l'autorizzazione a raggiungere suo marito. Enrico III e Caterina speravano che Margherita potesse svolgere il compito di conciliatrice e ristabilire l'ordine nelle travagliate province del sud-ovest. Per assurgere a questo compito, fu accompagnata dalla madre e dal suo cancelliere, umanista, magistrato e poeta, chiamato Guy du Faur de Pibrac.

Il viaggio di Margherita e Caterina fu l'occasione per allestire sontuosi ricevimenti nelle città attraversate e per rafforzare i freddi legami con la famiglia reale. Alla fine della spedizione, si incontrarono con Enrico di Navarra, che mostrò poco entusiasmo a venir loro incontro. Caterina e il genero si accordarono sulle modalità relative all'ultimo editto di pace (conferenza di Nérac del 1579) e la regina-madre poté tornarsene a Parigi.

Dopo la partenza di Caterina, la coppia soggiornò brevemente e Pau, dove Margherita soffrì per la proibizione di praticare il culto cattolico. Gli sposi si stabilirono a Nérac, capitale del ducato d'Albret, che faceva parte del regno di Francia e in cui pertanto non era applicata l'intolleranza religiosa che c'era a Pau, parte di Béarn.

Il poeta Théodore Agrippa d'Aubigné scrisse: «La regina di Navarra ha presto sconfitto gli animi e incatenato le spade». Intorno a Margherita si era formata una vera e propria accademia letteraria. Oltre ad Agrippa, compagno d'armi di Enrico, frequentavano la corte anche Guillaume de Salluste Du Bartas, Guy Du Faur de Pibrac e Michel de Montaigne. Con l'autore dei Saggi, Margherita ebbe anche molti scambi culturali.

La corte di Nérac fu soprattutto celebre per le avventure amorose che vi avevano luogo in tanto grande numero, che Shakespeare vi trovò l'ispirazione per il suo Pene d'amor perdute. «L'agio porta con sé i vizi, come i serpenti il calore» scrisse il d'Aubigné, mentre Sully ricordò: «La corte fu un tempo dolce e piacevole; perché non si parlava d'altro che d'amore e di piaceri e di passatempi che da essi dipendevano». A Margherita si attribuì una relazione con uno dei più illustri compagni di suo marito, il visconte di Turenne.

Nel 1579 scoppiò la settima guerra di religione, detta la guerra degli amanti, perché fu falsamente creduto che fosse stata dichiarata da Margherita, a causa del rancore che ella provava contro il fratello maggiore e per la vita mondana che i re di Navarra conducevano a Nérac. Il conflitto in realtà fu provocato da un'inadeguata attuazione degli accordi presi nell'ultimo editto di pace e da uno scontro avvenuto tra Enrico di Navarra e un luogotenente del re in Guienna, regione sotto la giurisdizione del re di Navarra. Durò poco, in parte anche grazie a Margherita che suggerì di appellarsi ad Alençon per portare avanti le trattative: queste ultime furono rapide e portarono alla pace di Fleix nel 1580.

Fu allora che Margherità si innamorò di un grande scudiero di suo fratello, Jacques de Harlay, signore de Champvallon. Le lettere che ella gli aveva indirizzato illustrano una concezione dell'amore legata al neoplatonismo, in cui si privilegiava l'unione delle menti a quella dei corpi (sebbene ciò non significhi che Margherita rifiutasse l'amore fisico) al fine di giungere alla fusione delle anime.

Il ritorno a Parigi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la partenza di Alençon, la situazione di Margherita andò deteriorandosi. Responsabile di questa situazione fu una delle sue damigelle d'onore, Françoise de Montmorency-Fosseux, della quale suo marito si era infatuato quando lei aveva quattordici anni. Una volta rimasta incinta, Françoise non cessò di mettere Enrico contro la moglie, sperando forse di sposare il re di Navarra. Enrico però, come la moglie, pretese che ella nascondesse la sua gravidanza; infine, come scrisse Margherita nelle sue memorie: «Dio ha voluto che ella non partorisse che una bambina, la quale morì subito».

Nel 1582 Margherita ritornò a Parigi su invito del fratello e dalla madre, che speravano di attirare nuovamente il re di Navarra a corte. L'accoglienza fu fredda e il re la ritenne responsabile dell'ultimo conflitto. La situazione continuò a peggiorare: mentre Enrico III alternava una vita dissoluta a crisi mistiche, Margherita incoraggiava le satire contro i costumi del fratello ed era lei stessa al centro degli scandali; quando nel giugno del 1583 cadde malata, le voci affermavano che era rimasta incinta di Champvallon. Inoltre incoraggiò Alençon a riprendere la spedizione nei Paesi Bassi che il re aveva interrotto, temendo una guerra con il re di Spagna.

Infine nell'agosto del 1583, Enrico III cacciò sua sorella dalla corte, un'azione senza precedenti che attirò le attenzioni di tutta l'Europa, soprattutto a causa della partenza di Margherita, accompagnata da molte umiliazioni. Enrico III, attraversando il corteo di sua sorella, la ignorò; poi fece fermare la sua carrozza e arrestò dei servitori di Margherita, che lui stesso interrogò riguardo a un presunto aborto.

Un ritorno in Navarra appariva impossibile, poiché il marito di Margherita rifiutava di riprenderla con sé, a causa delle numerose voci che circolavano sul suo conto. Il re di Navarra chiese a Enrico III delle spiegazioni in merito e in seguito dei risarcimenti per la spiacevole situazione. Margherita durante questo tempo restò nell'incertezza, tra la corte di Francia e quella di Navarra, attendendo che si concludessero i negoziati. I guerrafondai protestanti trovarono in questa situazione il casus belli che attendevano e il re di Navarra ebbe il pretesto per impadronirsi di Mont-de-Marsan, che Enrico III accettò di cedergli per chiudere la questione.

Otto mesi dopo la sua partenza, Margherita poté infine riunirsi col marito, che non aveva fretta di rincontrarla e che le mostrò ben poco interesse, passione che manifestava alla sua amante del momento, Corisande. Ai mali di Margherita si aggiunse la morte di Alençon avvenuta nel giugno del 1584.

La rivolta e la prigionia[modifica | modifica wikitesto]

Nel marzo del 1585, quando la guerra riprese, Margherita, rifiutata dalla sua famiglia come dal marito, entrò a far parte Lega cattolica, che riuniva i cattolici intransigenti e ostili sia a Enrico III di Navarra sia a Enrico III di Francia. Margherita si impossessò di Agen, città che faceva parte della sua dote e di cui lei era contessa, e fece rafforzare le fortificazioni. Reclutando delle truppe, si lanciò all'assalto delle città circostanti. Ma, stanchi delle condizioni imposte da Margherita, gli abitanti di Agen si ribellarono e si accordarono con un generale del re; Margherita quindi dovette fuggire dalla città in tutta fretta.

Margherita in una bambola storica di George S. Stuart

A novembre la regina di Navarra si stabilì allora al castello di Carlat, di cui era proprietaria e insieme ad un gruppo di nobili radunò in fretta un esercito e tentò di impadronirsi della regione dell'Agenais, ma fallì. All'arrivo delle truppe regali, Margherita dovette nuovamente fuggire. Trovò rifugio un po' più a nord, nel castello d'Ibois, un tempo appartenuto a sua madre Caterina. Nell'ottobre del 1586 fu però assediata alle truppe del fratello e per un mese dovette attendere per sapere cosa ne sarebbe stato di lei.

Nel novembre del 1586 Enrico III decise infine che la sorella dovesse essere confinata nel castello di Usson, prigione ai tempi di Luigi XI. Egli stesso scrisse: «Più vado avanti, più sento e riconosco l'ignominia che questa miserabile ci causa. Il meglio che Dio potrà fare per lei e per noi, è riprendersela».

Dal novembre del 1586 al luglio del 1605, Margherita di Valois rimase prigioniera nel castello di Usson. La detenzione però non fu particolarmente dura: Jean Timoléon de Beaufort-Montboissier, il suo carceriere, agevolò le sue condizioni, secondo alcuni dopo esser stato sedotto da Margherita (sebbene non vi siano prove a riguardo). A Usson Margherita ebbe modo di formare, come a Nérac, una nuova corte di musicisti, scrittori e intellettuali, che formarono un teatro, anche se socialmente isolati e debilitati dal punto di vista finanziario.

La regina Caterina, che in passato aveva aiutato la figlia, parve non provare più interesse per lei. Dal momento che Enrico di Navarra, dopo la morte di Alençon, era diventato il legittimo erede al trono di Francia e poiché dal matrimonio con Margherita non erano nati eredi, Caterina de' Medici desiderava che prendesse in moglie la preferita delle sue nipoti, Cristina di Lorena (che alla fine sposò il granduca di Toscana). La regina-madre morì nel gennaio del 1589. Secondo alcune voci Margherita temeva la morte, poiché non aveva figli e il marito era un partito vantaggioso per molte persone.

Per occupare il suo tempo, Margherita scrisse le sue memorie dedicate a Pierre de Bourdeille, detto Brantôme. Lesse moltissime opere, soprattutto religiose, e iniziò a ricevere le visite di molti scrittori, tra cui lo stesso Brantôme e Honoré d'Urfé, che si ispirò a Margherita per il personaggio di Galatea ne L'Astrea.

La riconciliazione e il ritorno a Parigi[modifica | modifica wikitesto]

Maria de' Medici, seconda moglie di Enrico IV

Alla morte di Enrico III nell'agosto del 1589, Enrico di Navarra divenne re di Francia come Enrico IV e Margherita, seppur prigioniera, divenne virtualmente regina di Francia. Enrico IV fu ufficialmente incoronato nella cattedrale di Chartres, solo nel 1594, dopo aver nuovamente abiurato la fede protestante.

Già dal 1593 Enrico IV prese dei contatti con Margherita, per disporre l'annullamento del loro matrimonio. L'idea gli era venuta da quando aveva ottenuto l'annullamento del matrimonio del marchese de Liancourt con Gabrielle d'Estrées, sua amante dal 1591, e madre di suo figlio Cesare di Borbone-Vendôme, nato nel 1594. Per la prima volta Margherita ebbe modo di tenere in mano le sorti della famiglia reale e la sua politica matrimoniale, di cui era stata vittima sin dalla giovinezza; pertanto, ella negò il consenso ad annullare le sue nozze. Soltanto il 24 ottobre 1599 accettò, a seguito dell'offerta di generose ricompense. Papa Clemente VIII poté dunque annullare il loro matrimonio con a pretesto la consanguineità di Margherita ed Enrico, l'assenza di figli e il forzato consenso al matrimonio da parte della sposa. Margherita ottenne l'Agenois, la Condomois, Rouergue e il ducato di Valois; in aggiunta ebbe anche diritto a una pensione ed Enrico IV annullò tutti i debiti che aveva conseguito fino a quel momento. Le fu lasciato il titolo di regina di Francia e ottenne quello di duchessa di Valois. L'odiata Gabrielle d'Estrées, la sgualdrina secondo le sue parole, non riuscì comunque a diventare la moglie di Enrico, essendo morta di parto prima del matrimonio, il 10 aprile 1599. Il 17 dicembre 1600 il re sposò Maria de' Medici.

Nel luglio del 1605 Margherita ottenne il permesso di lasciare Usson e di occupare il Palazzo Madrid a Boulogne-sur-Seine (oggi chiamata Neuilly-sur-Seine). Ci rimase pochi mesi prima di ritornare a Parigi nell'Hôtel de Sens. Margherita volle ritornare nella capitale non solo per riprendere la vita di corte, ma anche per portare avanti delle importanti questioni finanziarie. Margherita era stata privata della sua eredità materna, dopo la morte di Caterina de' Medici, in virtù di alcuni documenti che la diseredavano. Enrico III aveva infatti ottenuto che tutti i beni della madre andassero a Carlo di Valois, figlio naturale di Carlo IX. Margherita era però in possesso di documenti che la dichiaravano erede universale del patrimonio materno e nel 1606 riuscì a defraudare il nipote dell'intera eredità.

L'incoronazione di Maria de' Medici: Margherita è la sesta dama da sinistra. Dipinto di Pieter Paul Rubens.

Nel 1607 fece costruire sulla riva sinistra della Senna, di fronte al Louvre, un palazzo di sua proprietà, che oggi non esiste più, fatta eccezione per una cappella nella corte Bonaparte della scuola di Belle Arti. Margherita diede fastosi ricevimenti con spettacoli teatrali e balletti che duravano sino a notte inoltrata e da grande mecenate qual era, aprì un salotto letterario in cui organizzò una società di scrittori, filosofi, poeti e studiosi (tra i quali Marie de Gournay, Philippe Desportes, François Maynard, Étienne Pasquier, Mathurin Régnier, Théophile de Viau...).

Margherita aveva rialliacciato i rapporti col marito ed era divenuta amica della regina Maria. Dopo la morte di Enrico IV, assassinato il 14 maggio 1610 per mano del monaco fanatico Ravaillac, Maria de' Medici ottenne la reggenza per il figlio minorenne e desiderò la presenza di Margherita nel giorno della sua incoronazione; inoltre la nominò anche madrina per il battesimo di suo figlio Gastone d'Orléans, avvenuto il 15 giugno 1610. Già dal 1606 Margherita aveva nominato suo erede universale il maggiore dei figli di Maria, il futuro Luigi XIII di Francia. La reggente le affidò anche ruoli diplomatici, il ricevimento degli ambasciatori stranieri a corte e negli Stati generali del 1616 Margherita fu incaricata di negoziare con i rappresentanti del clero. Questo fu il suo ultimo incarico pubblico. Margherita di Valois, ultima discendente legittima dell'antica dinastia reale, si spense a sessantuno anni il 27 marzo 1615, a Parigi. Fu sepolta nella cappella dei Valois.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Re di Francia
Valois-Angoulême
Blason comte fr Angouleme (Valois).svg

Francesco I (1515-1547)
Enrico II (1547-1559)
Francesco II (1559-1560)
Carlo IX (1560-1574)
Enrico III (1574-1589)
Albero genealogico di tre generazioni di Margherita di Valois
Margherita di Valois Padre:
Enrico II di Francia
Nonno paterno:
Francesco I di Francia
Bisnonno paterno:
Carlo di Valois-Angoulême
Bisnonna paterna:
Luisa di Savoia
Nonna paterna:
Claudia di Francia
Bisnonno paterno:
Luigi XII di Francia
Bisnonna paterna:
Anna di Bretagna
Madre:
Caterina de' Medici
Nonno materno:
Lorenzo de' Medici duca di Urbino
Bisnonno materno:
Piero il Fatuo
Bisnonna materna:
Alfonsina Orsini
Nonna materna:
Madeleine de La Tour d'Auvergne
Bisnonno materno:
Giovanni III de La Tour d'Auvergne
Bisnonna materna:
Giovanna di Borbone

Margherita nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • André Castelot, Regina Margot: una vicenda umana tra fasto, amore, crudeltà, guerre di religione e esilio, Milano, Fabbri Editore, 2000.
  • Ivan Cloulas, Caterina de' Medici, Firenze, Sansoni editore, 1980.
  • Benedetta Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne, Milano, Adelphi, 2008, ISBN 978-88-459-2302-9.
  • Janine Garrisson, Enrico IV e la nascita della Francia moderna, Milano, Mursia, 1987.
  • Charlotte Haldane, Regina di Cuori: Margherita di Valois, Verona, Gherardo Casini editore, 1975.
  • Dara Kotnik, Margherita di Navarra. La regina Margot, Milano, Rusconi libri, 1987.
  • Orsola Nemi & Henry Furst, Caterina de' Medici, Milano, Bompiani, 2000, ISBN 88-452-9077-8.
  • Jean Orieux, Caterina de' Medici. Un'italiana sul trono di Francia, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1988, ISBN 88-04-30464-2.
  • Marcello Vannucci, Caterina e Maria de' Medici regine di Francia, Roma, Newton&Compton Editori, 2002, ISBN 88-8289-719-2.
  • Éliane Viennot, Margherita di Valois. La vera storia della regina Margot, Milano, Mondadori, 1994.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Regina di Francia e di Navarra Successore Blason France moderne.svg
Luisa di Lorena-Vaudémont 2 agosto 1589 - 24 ottobre 1599 Maria de' Medici

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