Marek Menkhalski

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca

Marek Menkhalski (Grodno, 30 gennaio 1933Lubecca, 3 ottobre 1989) è stato un pensatore, artista, filosofo e politico polacco.

[modifica] Biografia

Nasce nel 1933 a Grodno, nell'attuale Bielorussia. Si hanno scarse informazioni sull´infanzia e la gioventù. Si sa comunque che proviene da famiglia di umili origini, sperimenta in gioventù la povertà e gli stenti, accentuati durante gli anni della guerra. Ne vive sulla propria pelle gli orrori, perdendo due fratelli maggiori nella resistenza disperata ed eroica all´invasione nazista.

Negli anni del dopoguerra, Menkhalski si trasferisce a Cracovia, dove per sopravvivere svolge diverse mestieri: falegname, facchino, operaio nelle aziende siderurgiche, fattorino. Riesce tuttavia a coltivare, in modo sorprendente, studi autonomi, e si avvicina ai movimenti cattolici. Pare che abbia recitato, in quegli anni, nella compagnia teatrale in cui era attivo anche il giovane Karol Wojtyła, ma queste voci non conoscono conferma.

Presto subisce le persecuzioni del regime, e viene incarcerato. Sono lunghissimi anni, nei quali le notizie sulla vita di Menkhalski sono scarsissime e di scarsa attendibilità. Solo negli ultimi anni si sono iniziate a raccogliere testimonianze significative ed attendibili. Pare comunque che Menkhalski abbia scritto su cartine di sigarette ricevute clandestinamente da guardie carcerarie che professavano la fede nicodemicamente. Si hanno pensieri, aforismi, ma anche opere di maggiore consistenza, di cui ora si inizia a valutare la portata. E´ allo studio, dunque una edizione critica di questi scritti. Moltissime però sono le sue "opere" orali, trasmesse ai compagni di prigionia, e decisive per tenere alto il morale e "salvare" lo spirito dei colleghi. Le testimonianze più attendibili e dettagliate riguardano ultimi anni della vita.

Negli ultimi anni della sua vita, Menkhalski iniziò a pensare sempre più di frequente alla necessità di tramandare ai posteri la sua esperienza umana, fino al punto di esserne ossessionato. Sognava spesso di trovarsi nel cupo ambiente dei magazzini sotterranei dell'università di Lubecca, nei vecchi rifugi antiaerei che avevano salvato la vita a centinaia di nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Là, tra l'aria polverosa e l'odore di vecchissimi libri, frugando non si sa bene perché in uno scatolone abbandonato nello stanzino dei servizi igienici, trovava regolarmente blocchi di copie dei suoi volumi, perfettamente conservati perché mai aperti da nessuno. Osservando il lato esterno dello scatolone, si potevano leggere frasi del tipo: "tutto a 50 centesimi di marco", "asta di beneficenza per aiuto ai derelitti", "mercatino delle pulci Donaustrasse" e similari.

Influenzato da questo incubo ricorrente, Menkhalski scrisse in poche settimane un pamphlet, dedicato al tema dell'immortalità della fama degli artisti (così egli si considerava: non un pensatore o un filosofo, ma un "artista del trascendente, sempre attento alle inimmaginabili evoluzioni della mente sulla pagina cartacea"*). Dovette però ben presto riconoscere, con perplessità e un certo dispetto, che simili evoluzioni assai difficilmente avrebbero potuto interessare l'opinione pubblica. Una sera nacque una vivace discussione con l'oste della sua birreria di fiducia, e per poco i due non vennero alle mani. Wojcek Kaczinski, compagno di studi di Menkhalski all'università, dopo la laurea aveva ulteriormente approfondito gli studi, giungendo alla conclusione che la filosofia era perfettamente inutile. Abbandonò quindi la cattedra di filosofia della filosofia di Lubecca, abbracciando con entusiasmo la professione di mastro birraio e occasionalmente di oste nei fine settimana. Menkhalski ovviamente non perdonava al suo amico una scelta che riteneva banalmente nichilista, e non perdeva l'occasione per polemizzare - del resto, in quanto artista-filosofo riteneva che polemizzare (Kaczinski avrebbe detto: "Buttarla in caciara") fosse allo stesso tempo il suo mestiere e la sua missione. Erano i tempi dei mondiali di calcio di Messico '86 e la comunità polacca a Lubecca si era radunata come suo solito alla birreria "Re Casimiro", per ascoltare per radio la gara della sua nazionale contro il Brasile. "Che fortuna che si giochi di pomeriggio, avremo più tempo per festeggiare!", disse l'oste accogliendo i suoi clienti-amici, con il suo consueto fare allegro e sempre ottimista, da quando aveva abbandonato gli studi. E poi proseguiva: "Certo qui oggi piove, ma ascoltate, che bel sole c'è in Messico!". La birra e l'approssimarsi di una umiliante sconfitta per i malcapitati polacchi resero Menkhalski di umore ancor più predisposto del solito al litigio. Così quando Kaczinski sul punteggio di 4-0, commentando l'irridente melina del brasiliani esclamò: "Però bisogna riconoscerlo, questo Brasile è proprio di un altro livello. Che spettacolo!", il filosofo-artista non seppe più trattenersi e si avventò sull'amico con fare minaccioso: "Adesso te lo faccio vedere io, lo spettacolo!". Kaczinski, che era alto 2.02 metri e che nonostante l'età manteneva un fisico piuttosto atletico (da ragazzo in Polonia era stato campione nazionale di colpo di martello**), non ebbe difficoltà a rendere l'amico inoffensivo, con un pugno deciso assestato sulla sua testa dall'alto in basso. Quando Menkhalski si riprese dopo una mezz'ora, la prima cosa che vide dietro al boccale di birra che gli avevano accostato alle labbra per fargli riprendere i sensi fu il faccione sorridente dell'oste, che lo guardava con la solita aria bonaria, ma anche evidentemente divertita. "Non ti preoccupare Marek, non ti sei perso niente: la partita è finita 4-0". Menkhalski uscì dal locale ancora un po' intontito. Non aveva ancora smaltito gli effetti del colpo in testa, che in compenso gli aveva fatto passare la rabbia. Aveva ritrovato il suo abituale sarcasmo: "Sei patetico, Kaczinski***! Hai persino tolto dalla parete il manifesto che ti avevo regalato per i 150 anni dalla morte di Hegel! E cosa hai messo al suo posto? Un poster di Rummenigge! Come sei banale, nelle tue provocazioni!". Kaczinski era un tipo dai modi un po' bruschi, ma sapeva quando trattenersi. Menkhalski così non venne a conoscenza che il poster di Hegel era servito per incartare le salsicce che l'oste doveva portare a casa quella sera per la moglie. "Non lo feci per disprezzo" - disse anni dopo, intervistato dalla ZDF per un documentario sulla vita di Menkhalski. "Semplicemente, in quel momento non avevo altra carta a disposizione. Le salsicce poi, erano di qualità pregiata." ___________

Menkhalski quella notte dormì poco, ma il tanto che basta per sognare di trovarsi seduto su una sdraio, in un'incantevole spiaggia brasiliana, in mezzo a coppie di ballerini di samba che gli sorridevano e lo chiamavano: "Menkhalski! Menkhalski! Menkhalski!" Colpito dalla visione, escogitò in seguito un sistema originale e molto più immediato per scongiurare l'oblio del suo nome. Con il ricavato della vendita della bicentenaria collezione di famiglia di soldatini di piombo acquistò spazi pubblicitari in radio, sulla televisione e sui giornali. Non potete immaginare la fatica fatta da Menkhalski e famiglia per trasportare la collezione dalla Bielorussia alla Germania, nel loro lungo esodo in fuga dal comunismo! Tutti si erano fatti carico di centinaia di pezzi - e si trattava di piombo, mica cartapesta! Per Marek poi era stata una vera beffa: a lui era toccata in sorte la pesante raccolta di 400 pezzi dei cosacchi del Don. Ironia della sorte per lui, costretto a fuggire dai soldati russi, caricandosi sulle spalle 400 di loro. Forse anche per quel ricordo non aveva mai amato quella collezione. Ma era un "ricordo di famiglia", iniziata da chissà quale antenato ai tempi del passaggio di Napoleone in Bielorussia, e per i genitori di Menkhalski aveva un valore quasi sacro. Posto di fronte alla prospettiva dei suoi volumi smarriti accanto a un water nella cantina universitaria, si decise tuttavia a venderla.

La campagna pubblicitaria di Menkhalski fu sorprendente per quei tempi e va riconosciuto che nacque da un'idea piuttosto brillante. "Se non posso far ricordare alla gente il mio nome, allora glielo tramanderò direttamente!" disse un venerdì sera mentre tornava a casa dopo la consueta bevuta al Per qualche mese tutti i media di Lubecca furono tempestati di messaggi di questo tenore: "Vuoi cambiare cognome? Scegli Menkhalski!" "Menkhalski, il cognome che fa per te!" "Smetti di essere un Otto Schmidt qualunque! Diventa Menkhalski, e un nuovo mondo si aprirà davanti ai tuoi occhi!". Menkhalski sponsorizzò anche la locale squadra di calcio, facendo scrivere il suo nome sulle magliette, fece volare a più riprese una mongolfiera sopra la città, andandoci a vivere dentro per una settimana per colpire l'attenzione della stampa. Ideò personalmente i suoi spot radiofonici (famoso a Lubecca è ancora oggi il "gallo Menkhalski", personaggio idolo dei bambini che invece di chicchirichì svegliava i campagnoli ripetendo ossessivamente il suo cognome). Negli ultimi anni della sua vita, sulle qualità del proprio cognome Menkhalski arrivò a scrivere opuscoli di propaganda, articoli di giornale e anche un breve atto unico teatrale, dimostrando più inventiva di quanta lo avesse assistito in tre decenni di produzione artistico-filosofica. "Anche i somari prendono il volo, sulle ali dell'ambizione", fece dire a uno dei suoi personaggi nel Simposio Moderno. La frase valeva probabilmente anche per lui.

Nonostante i suoi sforzi encomiabili, al momento della sua morte il cognome Menkhalski non era riuscito ad entrare nelle orecchie e nei cuori dei lubecchesi. Era d'altra parte piuttosto difficile indurre dei tedeschi occidentali a barattare i loro cognomi teutonici con uno polacco-bielorusso, durante la Guerra Fredda. Il frutto delle fatiche di Menkhalski risultò in una decina di hyppie e il caso spiacevole di un contrabbandiere che sotto il cognome Menkhalski cercò una copertura per i suoi traffici oltrecortina. Per alcuni mesi la polizia inviò numerosi controlli a casa di Menkhalski (quello originale), di solito all'alba, cercando informazioni su un tale venditore di sigari. "È un lampante caso di omonimia, agente. Io non contrabbando nulla, anzi sono l'ideatore della campagna per la diffusione del mio cognome. Ne avrà senz'altro sentito parlare sui giornali, in radio, alla televisione." "Mai sentito nulla di simile, signor Menkhalski." "Ma come, ve l'ho anche già spiegato la settimana scorsa!" "Ne è sicuro? Beh, in una settimana molte cose possono cambiare." A Menkhalski non dava tanto fastidio essere svegliato alle 5 del mattino, quanto sentirsi dire ogni volta che la polizia non sapeva nulla dell'iniziativa in cui aveva speso due anni della sua vita.

Chi disse che la speranza è l'ultima a morire non aveva tutti i torti, comunque. La speranza di Menkhalski sopravvisse in un modo che neanche lui avrebbe mai immaginato. Dopo quasi 17 anni dalla sua morte**** e 10 dalla pubblicazione del suo saggio postumo non precursore dei tempi "Il trionfo del comunismo", la Polonia fece il suo ingresso nell'Unione Europea. L'evento rese il cognome Menkhalski improvvisamente appetibile da molti arabi e nordafricani residenti a Lubecca, che per anni erano stati oggetto di scherno della popolazione locale per i loro nomi incomprensibili. Ora, avevano finalmente la possibilità a prezzi modici di scegliersi un cognome quasi normale. Allo stesso tempo, potevano provare a chiedere la cittadinanza europea, vantando le presunte origini polacche di qualche oscuro bisavolo. L'idea di rimettere in piedi il negozio di cognomi venne a un cinese del posto, che frequentava la birreria della famiglia Kaczinski. Wojciek, affezionato al suo vecchio amico e compagno di studi, nella sua collezione di boccali vicino al bancone aveva posto in evidenza quello che reclamizzava il cognome Menkhalski, realizzato 20 anni prima ai tempi della campagna pubblicitaria. Kaczinski racconto a Wang Wang la storia, e il cinese ne restò affascinato. Di lì, recuperò il business senza pagare nemmeno i diritti agli eredi di Menkhalski (aggirando le leggi sul copyright variando il cognome in Menchalski, anche più tradizionalmente polacco). Wang Wang intravvide subito le enormi potenzialità della vendita, soprattutto nel suo paese di origine, dove in uno stesso condominio vivono spesso migliaia di persone con lo stesso cognome. Così, agli Ademolo Menchalski e agli Ibn al-Amir Menchalski di Lubecca si aggiunsero presto migliaia di Chang Menchalski e Li Fong Menkhalski, da Shanghai a Pechino al Tibet, dove gli immigrati Han sceglievano il cognome polacco in segno di sfida e riconoscibilità nei confronti dei monaci del luogo. Le proporzioni del business di Wang Wang, che da semplice ciabattino divenne presto milionario grazie a Menkhalski, sono ancora in via di definizione.


  • Marek Menkhalski, Der Geist laeuft auf einem Faden. Ed. Pressburger, Lubeck 1986.
    • il colpo di martello è stato un'attività sportiva che ha avuto un discreto seguito nelle regioni orientali della Polonia tra il primo e il secondo dopoguerra, prima di essere declassata ad attrazione da luna park. Consiste nel colpire con un pesante martello un punto circolare posto a livello del terreno, legato a una piccola sfera di acciaio. Più forte è il colpo, più in alto arriverà la sfera, fino a toccare una campana posta in cima a una colonnina. Kaczinski fu campione nazionale nella specialità "colpo ripetuto", realizzando il record per lungo tempo imbattuto di 37 rintocchi di campana consecutivi nella categoria "sfera d'acciaio 5 kg".
      • Menkhalski preferiva chiamare l'oste per cognome non per distacco o disprezzo, ma per la difficoltà a pronunciare correttamente il nome proprio "Wojcek".
        • Menkhalski muore a Lubecca il 3 ottobre 1989, poco prima della caduta del muro di Berlino
Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni