Lunezia

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Bandiera ufficiale dell'associazione onlus Regione Lunezia. Il giallo simboleggia i campi di grano delle pianure, il verde la centralità dell'Appennino e il blu il mare con i porti e le spiagge dell'alto Tirreno. Il cuore verde simboleggia la centralità strategica

Il toponimo Lunezia (dall'unione di "Luni" e "Spezia") è stato coniato per indicare una regione italiana che i sostenitori vorrebbero costituire attraverso l'unione di territori attualmente ripartiti fra Liguria, Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia, vale a dire le attuali province della Spezia, Massa-Carrara, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Mantova, nonché di una parte di quelle di Cremona e di Lucca. Il termine fu coniato nel 1989 dal giudice Alberto Grassi in occasione della riunione del comitato promotore della nuova regione svoltasi al Passo del Lagastrello.[1]

Alla base del progetto Lunezia vi è la volontà di trovare soluzione alla questione dell'autonomia amministrativa di alcune storiche regioni che attualmente ne sono prive: la Lunigiana, attualmente divisa tra Liguria e Toscana, e i territori che facevano parte dei ducati di Parma e Piacenza e di Modena e Reggio, ossia Emilia, Apuania e Garfagnana.

Chi è favorevole alla costituzione della nuova regione evidenzia i legami culturali, linguistici e storici del territorio emiliano-lunense-apuano, il quale presenta in effetti delle caratteristiche che non lo fanno appartenere pienamente a nessuna delle regioni tra cui è attualmente diviso. Ad esempio, i territori di Massa e Carrara, già abitate dai Liguri Apuani e appartenuti per molti secoli ai ducati emiliani di Modena e Reggio e di Parma e Piacenza non appartengono culturalmente e linguisticamente alla Toscana. Inoltre si fa menzione che già nel corso dei lavori preparatori dell'Assemblea Costituente si discusse intorno alla creazione di una regione "Emiliano-Lunense".

D'altro canto, coloro che si oppongono al progetto sottolineano che le radici di questa presunta unità territoriale si perderebbero in un tempo ormai remoto o sarebbero addirittura un artefatto storico, ragion per cui non vi sarebbe in realtà alcuna sostanziale omogeneità fra questi territori. Ad esempio, una buona parte della Provincia della Spezia, rappresentata dalla riviera con Levanto, le Cinque Terre e Portovenere, nonché la stessa Val di Vara, difficilmente potrebbe entrare a far parte della nuova regione a causa dei suoi inequivocabili caratteri liguri e dei profondi legami che da sempre, sul piano storico, linguistico e culturale legano queste terre a Genova più che al giovane capolouogo provinciale.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Dal 1815 al 1946

La suddivisione di questa parte d'Italia avvenuta dopo il Congresso di Vienna del 1815.

Già durante il trattato di Fontainebleau del 1814 gli statisti dell'epoca furono concordi sulla necessità di unire i territori di Parma e Piacenza con la Val di Magra e La Spezia, considerata il naturale sbocco al mare degli stati parmensi[2]. A questo progetto però si oppose il veto del Talleyrand il quale temeva che la vicinanza della Spezia all'Isola d'Elba, luogo di detenzione di Napoleone Bonaparte, avrebbe favorito un eventuale tentativo della moglie, Maria Luigia duchessa di Parma Piacenza e Guastalla, per liberare il marito.

Con il Congresso di Vienna del 1815, che riprese i termini di pace già stipulati con il precedente trattato, l'alta val di Magra, comprensiva del circondario di Pontremoli e di Bagnone, con tre comuni della val di Taro, passò sotto il dominio degli stati parmensi con la denominazione di Lunigiana parmense, mentre la media valle e le città di Carrara e Massa formarono una nuova provincia del Ducato di Modena e Reggio. Al ramo dei Borbone di Parma, ai quali spettava legittimamente il ducato di Parma e Piacenza, venne affidato il piccolo ducato di Lucca con la clausola che, alla morte di Carlo Ludovico di Borbone, il ducato sarebbe stato assegnato al Granducato di Toscana. La nuova duchessa di Parma realizzerà in seguito la strada Parma-La Spezia, asse strategico di collegamento fra i porti dell'alto Tirreno e l'entroterra padano e più generalmente tra nord e sud d'Italia.

Al momento dell'invasione franco-piemontese, per evitare la costituzione di un blocco lombardo troppo potente, la dinastia dei Savoia creò ex-nihilo il concetto di "Emilia"[senza fonte] (riesumando per l'occasione il termine accademico utilizzato dagli storici per definire l'antica regione augustea Regio VIII). Nel 1859 il governatore di Modena e presidente dell'Emilia Luigi Carlo Farini (che aveva avuto l'incarico di gestirne l'annessione al Piemonte) divise in due il territorio della Lunigiana storica, con la crezione della provincia di Massa e Carrara comprendente la val di Magra e la Garfagnana, mentre La Spezia e la val di Vara furono integrate alla provincia di Genova.

Successivamente ci furono richieste a livello locale per unire parte di questi territori; negli anni 1861, 1888 e 1892, Pontremoli che già fece parte del Ducato di Parma, chiese l'annessione a Parma, mentre Massa fin dal 1863 richiedeva una revisione dei confini. In effetti, la provincia di Massa-Carrara, nata dalla fusione dei territori della Lunigiana e dell'Alta Garfagnana, che avevano fatto parte del Ducato di Parma e Piacenza e del Ducato di Modena e Reggio, era stata in un primo tempo attribuita all'Emilia e solo a partire dal censimento del 1871 venne considerata come provincia toscana e non più emiliana. Nel 1923 quest'ultima provincia subì un drastico ridimensionamento territoriale, cedendo i comuni di Calice al Cornoviglio e Rocchetta di Vara alla provincia della Spezia in Liguria, mentre passò alla provincia di Lucca la Garfagnana (comprendente i comuni di Camporgiano, Careggine, Castelnuovo di Garfagnana, Castiglione di Garfagnana, Fosciandora, Gallicano, Giuncugnano, Minucciano, Molazzana, Piazza al Serchio, Pieve Fosciana, San Romano in Garfagnana, Sillano, Trassilico, Vagli Sotto, Vergemoli e Villa Collemandina) .

Sempre sul finire dell'Ottocento, anche La Spezia chiese una revisione dei propri confini territoriali proponendo, senza successo, di unire il proprio territorio a quello di Massa Carrara. Ma nel 1923 quando fu creata la provincia della Spezia, venne esclusa da questa la val di Magra.

[modifica] Il progetto presentato all'Assemblea Costituente

Giuseppe Micheli fu tra i primi propositori della creazione di una regione emiliano-lunense

Alla vigilia della Costituente, il sen. Giuseppe Micheli propose tramite il suo giornale La Giovane Montagna, l'idea di una regione emiliano-lunense comprendente le province della Spezia, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e il circondario di Pontremoli. A questa idea si aggiunse, durante l'Assemblea Costituente, l'appoggio di Carlo Sforza (Ministro degli Esteri dal 1947 al 1951) che chiese che nella istituenda regione venisse inclusa tutta quanta la provincia di Massa Carrara sino a Montignoso e alla proposta si unirono altri nove deputati con il sostegno di tre Deputazioni provinciali. La stessa provincia della Spezia inviò ai deputati quattro opuscoli per sostenere questo progetto amministrativo.

Durante la Costituente vi fu quindi un tentativo di creare tre diverse regioni:

Lettera di Carlo Sforza indirizzata il 19/12/1946 a Formentini
Non è solo come lunigianese ma come italiano ch'io mi accuoro di vedere lo strazio di cui è minacciata la nostra piccola Lunigiana; anche dal punto di vista nazionale sarebbe segno di ottusità storica di cominciare una grande riforma negando l'essenza profonda delle piccole patrie. Ieri Micheli mi diceva che aveva cercato di persuadere Starnuti ma che questi gli aveva opposto che il movimento pontremolese era fittizio, che tutto il progetto parmense-lunense era inattuabile, ecc. A me sembra che i ragionamenti e le pressioni che i Suoi autorevoli amici spezzini useranno verso gli amici di Carrara e di Massa dovrebbero piuttosto lumeggiare i punti pratici seguenti (ché l'amore dell'unità lunigianese o si sente o non si sente):

a) - vi furono terre nostre che furono "sassi annessi" pei Ducati: fu più un'ironia che altro, perché i Ducati fecero molto per la Lunigiana; ma certo per la ricca Toscana noi non diverremmo che dei "sassi annessi" senza valore economico e senza prestigio morale;

b) - che Parma può trovare interessi nelle nostre spiagge, non certo Lucca che ha Viareggio e il Forte dei Marmi e Camaiore;

c) - che il porto di Carrara ha molto più da temere da un porto a larghe vedute espansive come Livorno che non dalla Spezia che colla Parma-Spezia ha ben altro retroterra che Carrara;

d) - che un avvenire non tanto lontano può, quando sorga un futuro possibile periodo di prosperità, associare La Spezia e il porto di Carrara per sviluppi concordati, mentre ciò sarebbe impossibile da concepirsi per Livorno;

e) - che l'unione dei lavoratori del marmo della Versilia e quelli di Carrara creerebbe acuti problemi di dislivello economico che è savio evitare. Taluni obietteranno in cuor loro il rischio dei cambiati equilibri elettorali; queste sono cose difficili a discutersi; ma i più rispettabili interessi elettorali non saran certo salvati in una regione immiserita, lasciata in un angolo (come inutile e morta) da una ricca e vivida Toscana, che forte dei suoi centri non ha alcun interesse a espandersi

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Nel luglio del 1946 la Commissione dei 75 propose l'istituzione delle Regioni ad autonomia ordinaria (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emiliana Lunense, Emilia e Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzi, Molise, Campania, Puglia, Salento, Lucania, Calabria) (art. 123 del progetto di Costituzione), demandando la decisione sulla definitiva individuazione di queste ultime al Plenum costituente. Il 17 dicembre 1946 ci fu un intervento particolarmente favorevole alla creazione della regione emiliana-lunense espresso dall'On. Pietro Bulloni.

Nell'ambito della Seconda Sottocommissione la proposta venne approvata il 18 dicembre 1946, indicando le seguenti 22 regioni:

« «Le Regioni sono: Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli, Liguria, Emilia-Appenninica, Emilia e Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzi, Molise, Campania, Puglia, Salento, Lucania, Calabria, Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta». »

Ma nel febbraio del 1947 la questione venne riaperta dalla “Commissione dei 75” e su proposta della deputata Nilde Iotti, che riferiva il parere del segretario del PCI Palmiro Togliatti, venne chiesta la sospensione di ogni decisione in merito, riservandosi di riprendere in esame il problema non appena in possesso degli ulteriori necessari elementi di giudizio. Dopo la crisi di governo del maggio 1947, si giunse al compromesso del 29 ottobre con l'ordine del giorno Targetti-Cevolotto-Grieco, che ritenne per il momento di non avere elementi sufficienti per procedere ad una seria determinazione delle circoscrizioni regionali secondo i criteri innovativi che venivano da più parti richiamati. Tuttavia non s'intese precludere «la possibilità di giungere ad un diverso assetto delle circoscrizioni regionali». Micheli, che nel luglio 1946 fu nominato ministro della marina nel governo De Gasperi, fu obbligato ad aderire all'ordine del giorno e all'articolo aggiuntivo dell'on. Costantino Mortati del 4 dicembre 1947, che consentiva entro cinque anni le modificazione delle circoscrizioni regionali. Ma alla fine si decise di mantenere la vecchia regione Emilia-Romagna.

Il Testo coordinato dal Comitato di redazione prima della votazione finale in Assemblea e distribuito ai Deputati il 20 dicembre 1947 recitava:

« «Art. 131. Sono costituite le seguenti Regioni: Piemonte; Valle d'Aosta; Lombardia; Trentino-Alto Adige; Veneto; Friuli-Venezia Giulia; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; Abruzzi-Molise; Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna». »

[modifica] Ripresa del progetto

I sostenitori del progetto hanno ricominciato a riproporre l'opportunità di creare la Lunezia, comprendente le attuali province di Parma, La Spezia, Piacenza, Mantova, Reggio Emilia e Massa Carrara, la zona sud-est della provincia di Cremona comprensiva del capoluogo e la Garfagnana, anche se tuttavia non esiste ancora un movimento politico omogeneo.

L'Italia centrosettentrionale con la Lunezia

A differenza della mai nata Emilia-Lunense, la Lunezia non comprenderebbe la provincia di Modena, che appare ora "sostituita" dalla provincia di Mantova, da quella di Massa Carrara (già prevista nella proposta di Carlo Sforza), con l'aggiunta di alcuni comuni della provincia di Cremona e della Garfagnana, attualmente in provincia di Lucca.

La vicinanza geografica, gli interessi economici e gli scambi che da sempre hanno caratterizzato questi territori hanno dato vita ad una serie di iniziative comuni a livello istituzionale o privato con l'intento di valorizzare i prodotti, l'economia, la cultura, il turismo, l'ambiente dei territori delle province confinanti. Protocolli d'intesa e accordi interregionali mirano allo sviluppo del trasporto intermodale e dei servizi logistici, ad esempio lungo l'asse viario Tirreno-Brennero, considerando l'aeroporto di Parma come possibile punto di riferimento per le due province della Spezia e Massa Carrara.

Dal 2005 le province di Massa Carrara, Parma e La Spezia, hanno dato vita ad una manifestazione annuale denominata il "Triangolo del gusto" con lo scopo di valorizzare le tradizione enogastronomiche delle tre province coinvolte, strettamente legate e rafforzate dalle relative culture, entrambe appartenenti ad un'area geografica storicamente soggetta a scambi e contaminazioni culturali[3]. Il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano è considerato il cuore vero della produzione di prodotti come il parmigiano reggiano e il prosciutto di Parma[4]. è una vasta area protetta di oltre 24.000 ettari denominata Parco nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, coinvolge quattro amministrazioni provinciali (Lucca, Massa Carrara, Parma e Reggio Emilia) e numerose comunità montane (Comunità Montane Garfagnana, Lunigiana, Parma est e Appennino Reggiano). Numerosi i tracciati presenti nel Parco che da secoli uniscono le valli montane toscane ed emiliane (i passi delle Radici, di Pradarena, del Cerreto, del Lagastrello), luoghi di passaggio per i pellegrini diretti a Roma e per i pastori e gli abitanti di entrambi i versanti.

Alcune associazioni si occupano di approfondire e sviluppare il tema delle arterie commerciali che, come quelle denominate ad esempio le vie del sale, hanno da sempre unito economicamente i territori del Levante ligure e la pianura emiliana. Spesso vengono organizzate manifestazioni, convegni di studio o progetti di restauro. Per valorizzare il turismo di tipo escursionistico molti comuni delle province di Piacenza, Parma, La Spezia, Massa Carrara e Lucca collaborano insieme alle autorità provinciali e col patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività culturali organizzano e propongono percorsi naturalistici e artistici, a metà tra il trekking e il pellegrinaggio, lungo l'antico tracciato della Via Francigena con itinerari che dalla Pianura Padana portano alla Lucchesia, attraverso l'Appennino Tosco-Emiliano lambendo il Mar Tirreno.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

  • Giuseppe Benelli, Lunezia, Luna Editore, 1999.
  • Myrna Bongini, Lunezia, terra d'angeli viaggiatori .
  • Alessandra Angelucci, L'autonomia lunense e romagnola, in La Costituzione "vivente" nel 50º anniversario della sua formazione, a cura di Giovanni Giorgini, Luca Mezzetti e Angelo Scavone, Milano, Franco Angeli, 1999, pp. 68-88.
  • Lorenzo Marcuccetti, Saltus Marcius (la sconfitta di Roma contro la Nazione Ligure Apuana) – Petrartedizioni; Lucca
  • Giuseppe Micheli nella storia d'Italia e nella storia di Parma. Editore Carocci
  • Giuseppe Micheli - Un cattolico in politica tra "vecchia" e "nuova" Italia. Monica Vanin - Collana "Protagonisti del nostro tempo" (vol. 14)
  • Carlo Sforza. Discorsi parlamentari. Editore Il Mulino, 2006. A cura dell'Archivio storico.
  • La Costituente. Un problema storico-politico Editore Il Mulino
  • Le regioni alla ricerca della loro identità culturale e storica, Sergio Bartole. Ediz. A. Giuffrè 1999
  • Costituzione della repubblica italiana: Progetto della Commissione dei "75. Edizione Libreria Politica Moderna 1949
  • La Costituzione della Repubblica nei lavori preparatori della Assemblea. Camera dei deputati, Segretariato generale 1976

[modifica] Note

  1. ^ Dal libro "Lunezia" - Benelli- Ediz.Luna
  2. ^ Giuseppe Benelli, Lunezia, Luna Editore, 1999
  3. ^ [1], Fonte Provincia di Parma
  4. ^ [2], Fonte Provincia di Lucca

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