Localizzazione dell'antico Rubicone
L'identificazione del corso originale dei fiumi Rubicone e Pisciatello è oggetto di controversia fra i paesi attraversati da tali corsi d'acqua, che se ne contendono il prestigio storico.
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[modifica] La controversia
La controversia, di origine secolare, riguarda l'identificazione del corso d'acqua effettivamente attraversato da Giulio Cesare, diretto a Roma con le sue truppe, in violazione del divieto di varcare il limite entro il quale non era consentito portare eserciti, proferendo la celebre frase Alea iacta est.
Il Pisciatello e il Rubicone possono essere confusi facilmente in quanto le loro sorgenti hanno origine nella stessa area montana ed i fiumi scendono in valli parallele per sfociare nel mare nella zona di Gatteo. Il Pisciatello, chiamato anche in dialetto romagnolo Urgòn, come già documentato da antiche carte (secondo alcune teorie, storpiatura dell'originario nome latino Rubico, secondo altre dalla voce celtica Rigo = corso d'acqua), confluisce in prossimità del mare nel Rigossa e nel Fiumicino, formando un'unica foce.
Va detto che il Rubicone mutò diverse volte il suo corso per cause naturali e per questo motivo non è oggi possibile affermare quale fosse il vero Rubicone attraversato da Cesare. Straripamenti e piene infatti modificarono, presso la frazione di Calisese, l'alveo, portandolo a confluire nel Pisciatello. Il vecchio letto del Rubicone venne, secondo alcuni, ribattezzato Rigoncello. Non si sa con esattezza se Cesare abbia oltrepassato l'attuale Rigoncello, l'attuale Pisciatello, o l'attuale Rubicone, che scorre a Savignano e che un tempo si chiamava Fiumicello.
A tutt'oggi non si è ancora venuti a capo della controversia sulla reale identificazione del fiume, e diversi paesi della provincia di Forlì-Cesena ne reclamano la paternità in base a prove e documenti di diversa entità. Ad esempio, fonti medioevali indicherebbero come l'originario Rubicone quello che oggi le carte chiamano Pisciatello. Questi antichi documenti, reperibili presso l'Archivio Arcivescovile di Ravenna, indicano inoltre l'ubicazione, già dall'anno 1000 circa, a Calisese della Pieve di San Martino in Rubicone.
[modifica] Epoca romana
La prima traccia letteraria che cita il corso d'acqua appare nel De vita Caesarum quando Svetonio ne descrive l'attraversamento da parte di Giulio Cesare il 12 gennaio del 49 a.C.
Altra traccia scritta del Rubicone appare sulla Tabula Peutingeriana. Questa tavola realizzata nel XIII secolo è una copia degli itinerari e delle strade romane del III-IV secolo circa[1]. La tavola riporta diversi nomi di località e di fiumi con le distanze relative: Sulla via Popilia da Ravenna a Rimini a 12 miglia da Arimino c'è la bocca di fl. Rubico (il fiume Rubicone), a 3 miglia da fl.Rubico è ubicato l'abitato di Ad Novas (Cesenatico), a 11 miglia da Ad Novas il fl. Sabis (fiume Savio), a 11 miglia da fl. Sabis Ravenna. Sulla Via Emilia da Piacenza a Rimini a 12 miglia da Arimino è situato l'abitato di Ad Confluentes e a 8 miglia da Ad Confluentes Curva Cesena (Cesena).
Supponendo che, sulla Tabula Peutingeriana, Ad Confluentes corrisponda alla giunzione della via Emilia e del fl. Rubico, queste posizioni corrispondono quasi alla posizione del Rigoncello (oggi Rigossa ), il torrente che attraversa Gambettola e che raggiunge il Pisciatello e il Fiumicino a Gatteo a Mare.
Il corso dei vecchi fiumi che attraversavano la zona è stato definito così da Veggiani:
- il fiume Savio a nord di Cesena con un percorso simile all'attuale;
- il Pisciatello nato delle giunzioni dei rii Marano e Donegaglia, a sud-est di Cesena che giungeva vicino a Ad Novas, dopo avere ricevuto le acque del Cesuola-Mesola
- l'Urgon-Rigoncello, che scendeva da Strigara, Monteleone, Montiano fino a Calisese e di là si orientava a nord-est lungo il letto, che è oggi quello del Rigoncello e andava a sfociare vicino a Gatteo a Mare dopo avere ricevuto da destra la Rigossa e il Fiumicino che proviene da Savignano
- Il torrente Luso (Uso) seguiva un corso simile all'attuale.
[modifica] Alto Medioevo
[modifica] Sconvolgimento climatico
Risulta che nel corso dell'Alto Medioevo, tra gli anni 400 e 750, avvenne un notevole cambiamento climatico, con temperature più basse, avanzamento dei ghiacciai ed aumento delle precipitazioni, senza dimenticare alcuni sismi. È evidente che questi furono secoli di grandi mutamenti idrogeologici con violenti straripamenti fluviali ed erosioni del suolo con depositi alluvionali che hanno modificato il territorio[2]. Nello stesso periodo le invasioni barbariche causarono la decadenza della vita civile e delle conoscenze tecniche.
Un'altra prova è portata da Procopio di Cesarea, storico bizantino del VI secolo il quale , nei suoi resoconti della guerra tra l'imperatore Giustiniano I di Bisanzio e i goti, scrisse che il generale Narsete (552-553), che scese verso Ravenna per aiutare il re Totila contro truppe bizantine, conobbe maggiori difficoltà nell'avanzare in questa zona molto fangosa tra Ravenna e Rimini. Zona occupata da alcune abitazioni su terre sopraelevate della riva adriatica[3].
[modifica] Il corso dei torrenti secondo Veggiani
- Il nostro Rubicone , a Calisese, dopo una piena violenta, uscì dal suo letto e, piuttosto che proseguire in direzione Nord-est come prima, si spostò a nord fino ad introdursi nel letto del Pisciatello e proseguire fino a Cesenatico, creando così un nuovo fiume Rubicone-Pisciatello .
- Il vecchio letto nella valle di Calisese, abbandonato dal Rubicone e rimasto con poca acqua, prese il nome di Rigoncello, ricevendo ancora a destra le acque del Rigossa .
- Il Pisciatello, a Villa Casone, fu deviato a nord nella Mesola per evitare i territori troppo fangosi ad Est di Ad Novas.
- A Sud di Cesena, il Cesuola fu deviato dal suo corso normale per raggiungere il Savio (ex Sabis).
[modifica] La rete stradale
Anche il sistema stradale subi dei cambiamenti. La via romana Popilia fu sostituita da una nuova strada costiera, la Via Littorale (oggi Romea ), più vicina al mare, mentre la via del Confine, che proveniva da Pisignano, si interruppe all'altezza di Villalta e fatta deviare al sud, passando per Sala, S. Angelo e Gatteo per raggiungere la Via Emilia tra Savignano e Compito.
[modifica] XIII secolo
Una documentazione relativa ad una controversia (1268) tra l'abbazia di Classe ed il comune di Cesena, riferisce l'esistenza di un Pissatellus vetus e di un Pissatellus novum[4]: Dopo un nuovo processo climatico negativo del XI e XII secolo, il Pisciatello riprese il suo vecchio percorso romano fino al piccolo villaggio di Bagnarola per aprirsi un altro letto più al sud, in direzione di Ponte Rosso, per via di un canale di bonifica[5]. Il Pisciatello prese il nome di Pissatellus novum.
[modifica] XV secolo
Giovanni Boccaccio (1313-1375), nel XIV secolo, nel suo trattato (De montibus, silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis seu paludis, et de nominibus maris liber, 1360) identificava il Rubicone con il Pisatellum, oggi conosciuto come torrente Pisciatello.
Alla fine del XV secolo (1496), il Rubicone-Pisciatello fu allontanato artificialmente da Cesenatico dove, con i suoi straripamenti, causava danni alle saline e al Porto di Cesenatico e venne deviato nella sua vecchia fossa, dove tuttora si trova, osdia quella del Fiumicino-Rigoncello-Rigossa.
[modifica] XVII e XVIII secoli
[modifica] Per il fiume Uso
Durante questi due secoli, una serie di azioni venne portata avanti dalla gente di Rimini per convincere che il fiume Luso (Uso oggi) era il vero Rubicone .
- Già nel 1641, monsignore Giovanni Villani[6] aveva sostenuto le ragioni dell'Uso, ripetendolo nel 1647 con « Dissertatio de Rubocone Antiquo ».
- Nel 1743, il matematico Domenico Vandelli di Modena aveva sostenuto «la corrispondenza dell’Uso al Rubicone »[7].
- Nel 1754, il 25 maggio, scrive sotto pseudonimo una interessantissima Lettera dissertatoria sopra il vero fiume Rubicone degli Antichi, che ancora oggi è di riferimento base nello studio, nella ricerca e nell'individuazione controversa del corso dello storico fiume Rubicone che Giulio Cesare attraversò nelle prime ore del 10 gennaio 49 a.C.
- Lo storico e poligrafo Giovanni Bianchi (Jano Planco, 1693-1775) identifica il «"Rubicone dei vecchi " nel fiume Luso (Uso), nel 1746, poiché sosteneva Cesena conferma che Luso non doveva essere confuso con l’«Aprusa di Plinio», cioè l’Ausa, poiché sosteneva Cesena e che era "il vero Rubicone Antico"[8].
Nel 1748, Bianchi rilancia la polemica con notizie, in "stile Boccaccio", nelle quali riguardo al fiume Uso "sosteneva che tutti gli eruditi sono e saranno sempre per il Rubicone vero".
- Luso (Uso) passa accanto alla parrocchia « della ricca cappella di SS.Vito e Modesto » a San Vito[9] di cui è titolare dal 6 maggio 1749 Giovanni Paolo Giovenardi (allievo di G. Bianchi)[10]. Quest'ultimo nel novembre dello stesso anno, fa mettere sulla riva orientale del fiume, nel terreno del cimitero della stessa chiesa, una targa con l'iscrizione che porta le parole riprese da Plinio : «Finis Heic Italiae Quondam Rubicon ». La lapide suscitò una vertenza giuridica derivata da Cesena nel 1750 e che durò fino al 4 maggio 1756.
[modifica] Per il Pisciatello
- Tavola che indica il corso del fiume Rubicone di G. Braschi, De vero Rubicone, Roma, 1733.
- Tavola della costa romagnola tra Ravenna e Rimini di G. Braschi, De vero Rubicone, Roma, 1733.
- Tavola del’antico Rubicone di Gabriello Maria Guastuzzi (1749)
- Tavola dimostrante l’impossibilità che il fiume Uso sia mai stato l’antico Rubicone, di S. Sassi, 1757.
- Tavola « Flaminia » museo del Vaticano (corridoio delle carte).
[modifica] Note
- ^ Il Rubicone di Antonio Veggiani – Società Editrice Il Ponte Vecchio
- ^ A. Veggiani, L’uomo e le vicende della natura in Storia di Cesena III. La dominazione pontificale, Rimini, 1969, p. 520
- ^ Procopio, le guerre persiana, vandala, gotica, Torino, 1977, p. 740
- ^ M. Fantuzzi, doc. n.LXVII : Divisione di terreni fra la città di Cesena ed il Monastero di S. Apollinare in Classe di Ravenne (22 novembre 1268)
- ^ A. Veggiani, Origine ed evoluzione del territorio di Cesenatico, in « la Marineria Romagnola, l’uomo, l’ambiente », 1978, p. 20
- ^ G. Villani, Ariminesis Rubicon in Cæsenam Claramontii, Arimini 1641
- ^ A. Pecci, Note storico-bibliografiche intorno al Fiume Rubicone, Bologna 1889, p. 25.
- ^ Cfr. Nov., tomo VII, n. 50, 16 dicembre 1746, col. 790.
- ^ G. Urbani, Raccolta di Scrittori e Prelati Riminesi, SC-MS. 195, BGR, p. 764.
- ^ le biografie di G. P. Giovenardi (1708-1789) in SC-MS 227, Miscellanea Ariminensis Garampiana, Apografi, BGR
[modifica] Bibliografia
- Claudio Riva, Da S.Agata a Macerone, Banca di Credito Cooperativo di Macerone, 1994.
- Francesco Santucci, Cesenatico, da porto di Cesena a Comune, Il Ponte Vecchio, 1995.