Livio Zanetti
Livio Zanetti (Bolzano, 1924 – Roma, 10 agosto 2000) è stato un giornalista italiano.
[modifica] Biografia
Chiamato alle armi nel 1944 dalla Repubblica Sociale Italiana, si arruolò e combatté nell'esercito repubblichino. Il ricordo di questo episodio lo avrebbe amareggiato tutta la vita.
Laureatosi in filosofia, insegnò per qualche anno prima di intraprendere la carriera di giornalista. Entrò come redattore a L'espresso nel 1957. Rappresentava un'eccezione in quell'ambiente dove molti provenivano da famiglie influenti. Dopo esser divenuto inviato prima e redattore capo poi, nel 1970 fu nominato direttore dell'Espresso; mantenne l'incarico fino al 1984.
Sotto la sua direzione il settimanale passò dal formato "lenzuolo" a uno più compatto, il tabloid. Nel 1971 L'espresso prese duramente posizione sull'inchiesta sulla morte dell'anarchico Pinelli, pubblicando tra l'altro l'appello contro il commissario Calabresi. Furono inoltre condotte celebri inchieste (Razza padrona nel 1971, le rivelazioni sul caso Leone nel 1978) e battaglie come quelle sul divorzio (1974) e sull'aborto (1981).
Nel 1990 Zanetti fu nominato, dietro proposta del PRI, direttore del Giornale Radio 1 della RAI; sotto la sua guida il GR1 superò gli ascolti del GR2. Diresse quindi il Giornale Radio dopo l'unificazione delle redazioni. Lasciò l'incarico nel 1994, anche in seguito a polemiche causate dalle sue interviste all'allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, condotte con una formula piuttosto informale e colloquiale, soprannominate "del caminetto" [1].
Continuò in seguito a collaborare con L'espresso.
[modifica] Note
- ^ Il riferimento era ad analoghe interviste rilasciate dal presidente USA Franklin Delano Roosevelt.
[modifica] Collegamenti esterni
La notizia della morte di Zanetti su Repubblica
| Predecessore | Direttore de L'espresso | Successore |
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| Gianni Corbi | 1970 - 1984 | Giovanni Valentini |
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