Livia Gereschi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca

Livia Gereschi (Pisa, 7 gennaio 1910Massarosa, 11 agosto 1944) è stata una eroina italiana della seconda guerra mondiale.

Insegnante laureata di lingue straniere, salvò donne e bambini durante un rastrellamento nazista presso la località La Romagna sui Monti Pisani sopra Molina di Quosa.

Indice

[modifica] La vicenda

Durante lo sfollamento della città di Pisa a causa della guerra, Livia Gereschi si recò da sua madre a Pugnano, in una stalla adibita a ricovero degli sfollati.

La notte fra il 6 e il 7 agosto 1944 ingenti forze SS tedesche eseguirono un massiccio rastrellamento sui monti in località La Romagna, nei presso di Molina di Quosa, per rendere sicuro il transito sulla Strada statale 12 dell'Abetone e del Brennero sottostante. In quel luogo si erano rifugiate molte famiglie delle zone circostanti.[1] Nella speranza di catturare dei partigiani trovarono solo civili, tuttavia diffusero il panico mitragliando e dando fuoco ai precari rifugi. Al termine di ciò, le armate tedesche fecero circa trecento prigionieri, tra cui anche Livia Gereschi, portandoli in località Focetta. Qui Livia Gereschi, conoscendo la lingua tedesca, provò a difendere le sorti dei prigionieri spiegando al comandante che le persona catturate non erano partigiani ma semplici famiglie rifugiatosi nei monti per sfuggire ai bombardamenti degli Alleati. Ottenne così il rilascio di donne e bambini, ma non degli uomini e lei stessa venne incolonnata insieme a loro in direzione Ripafratta.[2] A Ripafratta i prigionieri vennero divisi in due gruppi, coloro che erano abili nel lavoro furono portati a Lucca e successivamente in Germania mentre l'altro gruppo costituito a 69 persone tra cui Livia Gereschi fu portato alla scuola elementare di Nozzano, nei pressi di Lucca, usata principalmente per torturare i partigiani (poi distrutta dai tedeschi in ritirata, per nascondere i segni delle loro atrocità). Lì risiedeva il centro di comando di Von Simon, un comandante delle SS. In questo luogo i prigionieri vennero torturati e stettero lì per quattro giorni, fino a quando nella mattina del 11 agosto alcuni di essi furono portati in località Pancone. Invece Livia Gereschi, insieme ad altri rimasti, venne portata una località del comune di Massarosa, chiamata La Sassaia, e fucilata insieme agli altri.[2] Ci furono molti testimoni nascosti nella macchia circostante che videro l'atroce evento.[1]

Oscar Grassini, un uomo del gruppo condotto a Pancone, venne solo ferito ma fortunatamente creduto morto e si salvò. In seguito fu soccorso dalla Croce Rossa e portato all'ospedale di Lucca. Qui ricevette le cure necessarie, tra cui subì l'amputamento di una gamba. E proprio grazie e questo superstite che la memoria delle gesta di Livia Gereschi è arrivata a tutti.[2]

[modifica] Intitolati

L'Istituto Comprensivo Livia Gereschi dell'area comunale di San Giuliano Terme.[3]

Una piazza all'interno di un complesso abitativo presso San Giuliano Terme.

Una scuola nell'ottavo circolo didattico di Pisa in Via Umberto Viale.[4]

Una Via del quartiere di San Francesco in Pisa, casa DOCS.[5]

[modifica] Note

  1. ^ a b Chi è Livia Gereschi. URL consultato il 29 aprile 2010.
  2. ^ a b c La storia di Livia Gereschi - Istituto Comprensivo "Livia Gereschi". URL consultato il 29 aprile 2010.
  3. ^ Istituto Comprensivo "Livia Gereschi". URL consultato il 29 aprile 2010.
  4. ^ Scuola Elementare Livia Gereschi. URL consultato il 29 aprile 2010.
  5. ^ Google Maps. cartografia stradale

[modifica] Bibliografia

biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie
Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni