Litote
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| « Le classicisme - et par là j'entends: le classicisme français - tend tout entier vers la litote. C'est l'art d'exprimer le plus en disant le moins. » | |
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(André Gide, Billets à Angèle, 1921)
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La litòte (dal greco antico litótēs, "semplicità" e "attenuazione", da litós "semplice") è una figura retorica che consiste nel dare un giudizio o fare un'affermazione adoperando la negazione di una espressione di senso contrario. Può avere intento di attenuazione o enfasi, ma anche di eufemismo o ironia.
Un esempio di litote è dire "il ghepardo non è lento", per indicare che il ghepardo è veloce; o anche "Non mi sento troppo bene", per dire "Non mi sento bene", in questo caso con valore intensivo[1].
[modifica] Esempi letterari
Un esempio di litote è la definizione che Alessandro Manzoni dà di Don Abbondio nei Promessi sposi:
| « Don Abbondio (il lettore se n’è già avveduto) non era nato con un cuor di leone » | |
Un altro esempio di litote si ha in Foscolo, nel sonetto A Zacinto:
| « ... onde non tacque [cioè parlò] le tue limpide nubi e le tue fronde |
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[modifica] Note
- ^ Serianni, Grammatica italiana, ed. UTET-De Agostini, 2010, ISBN 978-88-6008-057-8, p. 504.
[modifica] Voci correlate
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