Lirica corale
I canti corali greci accompagnati da strumenti musicali e dalla danza sono già descritti in Omero; questi riferimenti attestano la grande antichità di questo genere letterario, che ebbe la sua acme nel VI-V secolo a.C. e che fu anche quello che si protrasse più a lungo nel tempo, almeno fino al V secolo d.C.
Di origine peloponnesiaca, come dimostra l'uso del dialetto dorico anche da parte di poeti esterni a tale area linguistica, la lirica corale vide tra i suoi iniziatori artisti trapiantati a Sparta da altre regioni (in primis Terpandro di Lesbo, mitico inventore dell'eptacordo e fondatore di una scuola musicale). A tale proposito, risulta possibile distinguere un primo periodo e un secondo periodo della lirica corale.[1] Il primo periodo si estende indicativamente tra il 650 e il 550 a.C. (rispettivamente, florilegio di Alcmane e morte di Stesicoro). Il secondo periodo va invece dal 550 al 438 a.C. (rispettivamente, nascita di Simonide e morte di Pindaro). Si deve però tener presente che la distinzione tra questi "periodi" è tutt'altro che netta: basti pensare che, nello stesso anno 550 (circa), nacquero sia Ibico (del primo periodo) sia Simonide (del secondo).
Al primo periodo, oltre a Terpandro, si possono ricondurre altri lirici che, provenendo da altri luoghi della Grecia, sono in un modo o nell'altro giunti a Sparta e quivi hanno contribuito alla nascita della lirica corale: essi sono Polimnesto di Colofone, Taleta di Gortina e Alcmane di Sardi, uno dei nove lirici greci del Canone (l'unico di cui rimandano frammenti notevoli)[1]. Grande importanza riveste anche Stesicoro di Imera, altro poeta del Canone, ma di cui possediamo pochi e brevi frammenti, insufficienti per apprezzarne appieno l'arte[2]. Lo stesso discorso vale anche per Ibico, continuatore dell'arte di Stesicoro, che forse si diede anche alla lirica monodica alla maniera saffica e anacreontea.[3]
Al secondo periodo appartengono Simonide di Ceo, Bacchilide di Ceo (un suo nipote) e Pindaro di Cinocefale (nato nel 520, coevo di Bacchilide). La differenza principale tra i lirici di questo periodo e quelli del primo, vanno ricercate, più che nella forma della poesia, nelle circostanze in cui essa viene composta. Se, nel primo periodo, i poeti che componevano celebrazioni si rivolgevano direttamente a un "pubblico", stabilendo legami di empatia con esso anche attraverso l'accostamento di mito (antico) e vicenda celebrata (presente), ora, nel secondo periodo, la committenza va a coincidere con un'élite di tipo aristocratico (un tiranno, una famiglia nobile...): questo porta inevitabilmente all'inserimento, all'interno del canto, di un motivo adulatorio verso il committente. Il poeta diventa più versatile, e affina l'abilità di fondere in modo originale il tema mitico, per soddisfare le attese del pubblico, e la celebrazione del committente, spesso "eroificato" attraverso il mito stesso. Si parla, in questo caso, di "πολυτροπία" (polytropia - "versatilità", o "norma del polipo", per dirla con B. Gentili): l'artista non diventa adulatore passivo, bensì riesce a dimostrare la propria arte malgrado, e anzi proprio attraverso, tutte le limitazioni e restrizioni del caso.[4]
Gli antichi distinsero diversi tipi di poesia corale, anche se oggi le caratteristiche di queste distinzioni sfuggono.
Una prima differenza intercorreva tra canti in onore degli dei e canti per uomini.
Tra i primi erano:
- l'Inno, rivolto a varie divinità;
- il Peana, proprio del culto di Apollo;
- il Ditirambo, sacro a Dioniso;
- il Partenio, cantato da fanciulle vergini e dedicato ad Artemide;
- il Prosodio, canto passionale;
- l'Iporchema, la cui funzione era riservata ad accompagnare la danza.
Dedicati agli uomini erano:
- l'Encomio, in onore di persone segnalatesi in diverse circostanze;
- l'Epinicio, riservato ai vincitori delle gare sportive;
- l'Epicedio, canto funebre;;
Un carattere intermedio tra sacro e profano era rivestito da:
- il Threnos, eseguito nelle cerimonie funebri;
- lo Scolio, ossia il canto conviviale;
- l'Imeneo e l'Epitalamio, cantati nelle cerimonie nuziali.
Lo strumento di accompagnamento musicale era la lira o il flauto.
[modifica] Note
- ^ a b M. Casertano, G. Nuzzo, Storia e testi della letteratura greca, Volume 1, G. B. Palumbo. ISBN 88-8020-493-9 Pag. 425.
- ^ Ibid., pag.439.
- ^ Ibid., pag. 450.
- ^ Ibid., pagg. 507-508.
Autori: Omero · Esiodo · Alceo · Saffo · Anacreonte · Simonide · Pindaro · Bacchilide · Corinna · Eschilo · Sofocle · Euripide · Aristofane · Isocrate · Lisia · Demostene · Menandro · Callimaco · Teocrito · Apollonio Rodio · Plutarco · Luciano di Samosata
Generi: Epica · Elegia · Lirica greca (Lirica monodica · Lirica corale) · Poesia giambica · Epillio · Protrettico · Romanzo · Tragedia · Commedia