Lionardo Vigo Calanna

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Lionardo Vigo Calanna (ritratto di Antonino Bonaccorsi, presso la Pinacoteca Zelantea)

Lionardo Vigo Calanna, marchese di Gallodoro (Acireale, 25 settembre 1799Acireale, 14 aprile 1879), è stato un poeta, filologo e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Lionardo Vigo fu esponente della cultura siciliana del XIX secolo. Le sue opere sono pervase dell'alto sentimento che egli provò per la Sicilia. Fu uno dei maggiori studiosi delle tradizioni e dei costumi popolari siciliani.

Mortagli la madre quando non aveva ancora quattro anni, visse un'infanzia priva d'affetto; dai nove ai sedici anni stette in tre collegi ad Acireale, a Catania, a Messina. Già in giovane età cominciò a comporre poemi (le prime esperienze verranno bruciate), a partecipare a riunioni accademiche, a interessarsi di lingua e dialetto, di storia della Sicilia e di archeologia. Individuò nella sua Acireale quel medio centro che, pur tra i difetti da lui stesso rimarcati, costituiva la norma per centinaia di Comuni siciliani. La sua lirica giovanile è ingentilita da una presenza femminile, che egli chiama l'Unica, celandone il nome.

Laureatosi in giurisprudenza, si sposò con Carlotta Sweeny, di padre inglese, che dopo soli due anni di matrimonio morì lasciandogli una bambina. Si impegnò a far rinascere l'Accademia Zelantea di Acireale, fondata nel 1671 ma di fatto spenta. Il 1848 rappresentò il crinale della sua vita: al tempo dei moti visse a Palermo a contatto diretto con Ruggero Settimo, Mariano Stabile, Emerico e Michele Amari. Fu deputato alla Camera dei comuni del Parlamento nato dall'insurrezione. Spentasi la rivoluzione siciliana ritornò ad Acireale (essendo egli «amantissimo del proprio nido») e si dedicò alla Raccolta di canti popolari siciliani, al poema epico Ruggiero, all'istruzione e alla cultura, ricoprendo anche la carica di Ispettore scolastico del Circondario di Acireale. Nel 1871 si chiedeva se mai avrebbe dato alle stampe il manoscritto "Il 1848 e 1849 in Sicilia. Testimonianze di L. V." Sul primato della civiltà siciliana Vigo - scrive Capuana - «spese gli ultimi anni lavorando alla Protostasi sicula o genesi di civiltà. La Protostasi forma due grossi volumi che la morte non gli ha permesso di pubblicare».

Nel corso della sua vita mantenne un fittissimo epistolario con intellettuali italiani, tedeschi e francesi.

Opere[modifica | modifica sorgente]

La Raccolta di canti popolari siciliani[modifica | modifica sorgente]

La Raccolta di canti popolari siciliani venne pubblicata dal Vigo nel 1857 per eternare la tradizione orale del popolo di Sicilia. Egli ne aveva raccolti migliaia a partire dal 1830 "in siciliano, franco-lombardo, siculo-lombardo e in albanese" (un po' come la vicenda, più vecchia, dei fragments of ancient poetry di Macpherson e contemporaneamente al lavoro di Giuseppe Tigri che si dedicò alla raccolta dei canti popolari toscani (1856)). Ferdinand Gregorovius,accomunando Tigri a Vigo dice che "la concordanza di queste forme popolari è una prova evidentissima della unità della nazione italiana"[1]. Diamo i titoli di alcuni temi all'interno della Raccolta: I Bellezza dell'uomo. II e della donna. XIII Serenate. XXXI Ingiurie. XLIV Canti morali. XLVII Indovinelli o 'Nniminagghi. LIV Mare e pesca. Alla già vasta prima edizione seguì una Raccolta amplissima di canti popolari siciliani (1870-1874). La raccolta comprende diversi canti provenienti da Nicosia, San Fratello e altri paesi (Aidone, Sperlinga, Montalbano Elicona etc.) dove si parlano i Dialetti gallo-italici di Sicilia. Fu questa raccolta che mise in luce la grande varietà di parlate in Sicilia. (Per quanto riguarda la "marachella giovanile" di L. Capuana che inviò a Vigo canti autentici di Mineo e canti da lui "foggiati di sana pianta", G.B.Bronzini mette in guardia dal "ricamarci un po' troppo...solo un controllo sul campo avrebbe potuto appurarne la falsificazione ". In particolare venne contraffatto un verso: «Donni, ch'aviti 'ntillettu d'amuri» corrispondente al «Donne, ch'avete intelletto d'amore» della Vita nova di Dante Alighieri, che aprì un dibattito riguardante la priorità temporale del canto siciliano sull'opera dantesca, cui partecipò anche il filologo Alessandro d'Ancona). La Raccolta sarà utilissima al giovane Giuseppe Pitrè (esiste un consistente carteggio con L.V.) per i suoi fondamentali studi del folclore. Capuana scrive nel 1885 che «dopo la Raccolta dei canti popolari siciliani non c'è libro che dipinga con maggior potenza e maggior precisione dei Malavoglia»[2].

Altre opere[modifica | modifica sorgente]

  • Memorie storiche di Pietro Paolo Vasta (1827);
  • Cenno sull'arte drammatica e del teatro in Sicilia (1833);
  • Notizie storiche della città d'Aci-Reale, (1836);
  • Numerose liriche, tra cui Ad Aci (1838).
  • il Ruggiero, poema epico dedicato all'esaltazione dell'indipendenza siciliana (1865);
  • Dante e la Sicilia (1870);

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Wanderjahre in Italien,Lipsia,1856-1877
  2. ^ Gli "ismi" contemporanei

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • L. Capuana. Lettere inedite a Lionardo Vigo (1857-1875). ed. Bulzoni, 2002.
  • L. Pasquini. Risorgimento e antirisorgimento. Carteggio inedito Lionardo Vigo - Giannina Milli. (1852-1875). ed. Rocco Carabba, 2003.
  • I. Castrogiovanni, Lionardo Vigo e il manoscritto sul '48. Su "Agorà", 2000
  • S. Rapisarda, Dante nelle campagne di Mineo e altre imposture siciliane. Atti del XXXII convegno Contrafactum, copia, imitazione, falso. Bressanone, 2004.

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Voci correlate[modifica | modifica sorgente]