Limina

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Limina
comune
Limina – Stemma Limina – Bandiera
Limina – Veduta
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Sicilia – stemma Sicilia
Provincia Messina – stemma Messina
Sindaco Filippo Ricciardi (lista civica) dal 16/05/2005
Territorio
Coordinate 37°57′0″N 15°16′0″E / 37.95°N 15.26667°E / 37.95; 15.26667 (Limina)Coordinate: 37°57′0″N 15°16′0″E / 37.95°N 15.26667°E / 37.95; 15.26667 (Limina)
Altitudine 552 m s.l.m.
Superficie 9 km²
Abitanti 912[1] (31-12-2010)
Densità 101,33 ab./km²
Comuni confinanti Casalvecchio Siculo, Antillo, Forza d'Agrò, Roccafiorita.
Altre informazioni
Cod. postale 98030
Prefisso 0942
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 083040
Cod. catastale E594
Targa ME
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti liminesi
Patrono san Sebastiano
Localizzazione
Limina è posizionata in Italia
Limina
Posizione del comune di Limina all'interno della provincia di Messina
Posizione del comune di Limina all'interno della provincia di Messina
http://www.arcipreturalimina.it/ Sito istituzionale

Limina è un comune italiano di 922 abitanti della provincia di Messina in Sicilia.

Fa parte al comprensorio della Valle d'Agrò e aderisce all'Unione dei Comuni delle Valli joniche dei Peloritani.

Indice

[modifica] Geografia

Limina si trova sul versante Ionico dei Monti Peloritani a 550 metri sul livello del mare. Collocato sulla sponda destra della Valle d'Agrò, il paese è posto ai piedi del Monte Kalfa; davanti si estende tutta la vallata con i rispettivi paesi che la formano: Santa Teresa di Riva, Savoca, Casalvecchio Siculo, Antillo, Forza d'Agrò, Roccafiorita e Sant'Alessio Siculo. La maggior parte di essi sono posti all’interno di valli o collocati su cocuzzoli scoscesi e la loro posizione particolare, dovuta alla configurazione geografica del territorio, fatto di fiumare, valloni e ripidi pendii, hanno sempre reso difficile la presenza umana, le comunicazioni e i movimenti degli abitanti.

[modifica] Storia

Sull’origine del nome di Limina sono state date diverse spiegazioni. La prima sostiene che il paese sia stato chiamato così per i suoi terreni paludosi intorno al torrente Agrò (il termine greco limne, significa, appunto palude); una seconda spiegazione, la più credibile, fa derivare il nome dal fatto che questo territorio ha rappresentato il punto di confine tra il distretto di Messina e quello di Taormina. Il termine odierno deriverebbe, dunque, dalla parola latina limen, nel significato proprio di confine, limite, che nelle trasformazioni linguistiche avvenute nel tempo sarebbe divenuto, appunto, Limina. Sussistono notizie in base alle quali, nel 260 a.C., nei pressi di Limina, in occasione della Prima Guerra Punica, si combatté una cruenta battaglia tra Cartaginesi, che dopo aver attraversato i Monti Peloritani tentavano di attaccare la riviera ionica siciliana, e Romani che riuscirono a respingere i nemici. I primi nuclei abitativi risalgono agli anni precedenti l’anno 1000, mentre le prime notizie documentate portano la data del 1095. Dal 1300 e fino a tutto il rinascimento, la cittadina di Limina fu feudo dei Bonanno. Nel XVI secolo Limina contava 224 case e 1.411 abitanti ed era ricompresa nella comarca di Taormina. Antiche cronache riferiscono che, nell'anno 1516, violenti tumulti popolari impedirono, per molti mesi, alla Baronessa Francesca Porcu di esercitare il suo mero e misto imperio sul villaggio. Nel 1610 il Marchese di Limina Pietro Balsamo ricevette dal re la licenza di popolare il vicino feudo allora nominato Acqua Grutta, nacque così il piccolo borgo di Roccafiorita. Dal 1676, in occasione della Rivolta antispagnola di Messina, il paese di Limina, pur conservando la sua autonomia amministrativa, venne posto sotto l'autorità militare e giudiziaria di Savoca, tale status quo si mantenne, per quel che riguarda gli affari giudiziari, fino al 1855. Nel 1733 il liminese Giovanni Scaldara ricevette dal re Ferdinando di Borbone il diritto di esercitare la professione di notaio nei territori di Limina e Roccafiorita. Nello stesso periodo, siamo nella metà del Settecento, nacque a Limina l'illustre latinista, storico e poeta Giuseppe Evola. Nel 1753 era attiva nel Marchesato di Limina l'attività estrattiva di piombo e rame, vi si trovavano 6 miniere ed una piccola fonderia, le origini di tali attività minerarie sono molto remote, ciò si apprende da un antico manoscritto del 1798 stilato da Francesco Gambadauro e intitolato Mineralogia. Nel 1774 si contavano 10 chiese ed 11 cappelle, il patrimonio ecclesiastico liminese era valutato, in quell'anno, in 2294 once. Nel 1812 in Sicilia viene abolito il Feudalesimo, il Marchesato di Limina viene soppresso, l'ultimo marchese fu Giovanni Colonna Branciforte, investito del titolo nel 1798; nel 1821, è istituito il Comune di Limina, inserito nel Circondario di Savoca facente parte al Distretto di Castroreale. Nel 1848 molti liminesi parteciparono ai moti del '48, erano capeggiati da Filippo Saglimbeni detto Sirpulla. Nel 1880 venne fondata la Società Operaia di Mutuo Soccorso, seguì, nel 1888, la fondazione della Società Agricola di Mutuo Soccorso. Dalla metà del XIX secolo e fino alla seconda metà del XX, il paese di Limina venne interessato da una forte emigrazione verso il Venezuela e gli USA, si calcola che oggi i liminesi all'estero siano più di un migliaio. Poco prima dell’Unità d’Italia gli abitanti non arrivavano al migliaio (827 nel 1831); salirono a 1.856 nel 1864; un secolo dopo superavano le duemila unità. Oggi la popolazione residente si attesta sulle 922 unità.

[modifica] Personalità legate a Limina

  • Frate Giuseppe da Limina (1623-1718), frate cappuccino, visse per molti anni presso il convento dei Cappuccini di Taormina.
  • Frate Bernardo da Limina (1693-1777), frate cappuccino, nativo di Limina, visse molti anni della sua vita nel convento dei Cappuccini di Savoca, la tradizione popolare attribuisce alla sua intercessione alcuni miracoli, morì a Savoca, in odore di santità all'alba dell'8 agosto 1777. La sua salma mummificata è ancora visibile presso la cripta dei Cappuccini di Savoca.
  • Giuseppe Evola (XVIII secolo), erudito latinista, storico e poeta liminese.
  • Antonio Siligato (1920-1945). Nato il 30 dicembre 1920, morto in Codolo di Pontremoli (Massa Carrara) il 20 gennaio 1945, sergente nocchiero, Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria.
  • Giuseppe Cavarra (1933-2012), letterato, storico e musicologo.
  • Don Francesco Broccio, nato il 31 dicembre 1972, ordinato sacerdote nella Protometropolitana Basilica Cattedrale di Messina il 26 giugno 1999. Fu arciprete parroco dal 1 settembre 2001 al gennaio 2011. Durante il suo ministero si restaurarono la chiesa della Madonna delle Preci del 1396, la Chiesa Madre San Sebastiano venne riqualificata e ne fu restaurata la facciata, la statua ed i fercoli processionali di San Filippo d'Agira. Curò ed ampliò la festa del santo protettore, facendola giungere al suo massimo splendore. Fondatore della Fraternità Carismatica "Gesù, Confido in Te", aderente ad Iniziativa di Comunione nel Rinnovamento Carismatico Cattolico, nella quale ebbe il ruolo di Consigliere Spirituale Nazionale. Il 16 gennaio 2011 concluse il suo mandato.
  • Rocco Lombardo (1924-1996), nato e morto a Limina, visse la maggior parte della sua vita a Bari: Vinse il bronzo alle olimpiadi di nuoto e nuotò tutto lo Stretto di Messina a soli 16 anni.

[modifica] Luoghi di interesse

[modifica] Chiesa Madre dedicata al Patrono San Sebastiano Martire

Nella Chiesa Madre si conservano:

  • Una statua di San Sebastiano Martire, con Frecce in argento del 1600
  • Una statua di San Giuseppe, con un bastone in argento (arte locale), col bambino in legno
  • Una statua di San Giovanni Battista col Cristo
  • Una statua in marmo dell’Annunziata del Gagini, caratteristica è la base che rappresenta l’Annunciazione del Signore
  • Una statua della Madonna del Carmine con S. Simone, risalente al 16 luglio 1858
  • Una statua del Sacro Cuore di Gesù
  • Una statua dell’Immacolata Concezione del 16 agosto 1948
  • Un Crocifisso grande in legno risalente al 16 agosto del 1508 posto sull'altare maggiore
  • Un quadro di S. Sebastiano Martire, raffigurante il Martirio, di Alessandro Vasta risalente al 1700
  • Un quadro di S. Antonio Abate (o S. Leonardo) di Alessandro Vasta risalente a 1700
  • Un quadro di San Filippo D’Agira risalente al 1700 – 1800
  • Un quadro raffigurante la Madonna delle Preghiere del 1700 – 1800, restaurato nel 1986
  • Un Braccio d’argento con la reliquia di San Sebastiano posto nell’Altare Maggiore.

[modifica] Chiesa di Santa Maria delle Preci

Altra Chiesa quella della Compatrona, la Madonna delle Preci (Sancta Maria Precum), detta anche Madonna delle Preghiere, del 1397, sorta sull'antica sinagoga del IX secolo essendo posta nell'antico ghetto ebraico della Judeca, ove sino all'XI secolo vi era una ricca colonia di ebrei sfuggiti alla persecuzione dell'alto Egitto da parte del Califfo Omar (detto il pazzo), il quale imponeva loro la conversione all'Islam o l'abbandono immediato dell'Egitto; al suo interno si trova:

  • Un altare in muratura restaurato
  • Un fonte Battesimale con il monogramma IHS (nome di Gesù)
  • I diversi tipi di pavimento che vi furono nel corso degli anni
  • La Nicchia della conservazione degli Oli Santi
  • Fonte Lavabo in Sagrestia
  • 4 Cripte per la sepoltura dei Notabili e degli Ecclesiastici del tempo, la prima di queste Cripte era la fossa comune
  • Statua della B.V. Maria delle Preghiere in legno del Gangeri risalente al 1860
  • Quadro di San Filippo D’Agira di Garufi Santo del 1958
  • Statua di Sant’Antonio in Legno

[modifica] Chiesa di San Filippo d'Agira

La Chiesa dedicata al Protettore San Filippo d'Agira (aperta alla visita dei fedeli tutti i giorni), al cui interno si trova l'effigie del Santo rappresentata con il Vangelo nella mano sinistra – simbolo degli esorcisti – e la mano destra benedicente alzata all’altezza del volto. Sia le mani che il volto sono scure. Tale colore non sarebbe per la sua origine africana, ma per l’indelebile segno del nerofumo lasciato dai demoni da lui ricacciati tra le fiamme dell’inferno. Della statua la parte più significativa viene costituita dagli occhi che da sempre infondono una particolare suggestione; anticamente questi erano di vetro e in due occasioni sono stati sostituiti fino a quelli attuali.

[modifica] Santuario di San Filippo D'Agira di Passo Murazzo

Si trova in località Passo Murazzo, a 6 km dall'abitato, sulla riva destra del Torrente Agrò e nelle vicinanze del Torrente Caprinaro. Attualmente svolge le funzioni di Santuario e ricorda il passaggio di San Filippo in tale località (Murazzo = Muraccio “da Moro – San Filippo il Moro”) avvenuto nell'anno 66 d.C.; vi si celebra annualmente la vigilia della festa di San Filippo, giorno 11 maggio, con la partecipazione di una grande moltitudine di devoti. La mancanza di documenti non ci permette di stabilire con esattezza il periodo al quale risale il tempio, ma dai racconti arrivati fino ai nostri giorni si ha notizia che la realizzazione dell'edificio dovrebbe risalire al periodo compreso fra il 1915 e il 1922. All’interno della Chiesa, di non grandi dimensioni (circa 90 m2), si trovano:

  • Un altare in marmo
  • Quadro di San Filippo d’Agira
  • Una lapide in marmo, sulla facciata, rappresentante la donazione di una campana

[modifica] Festività

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Filippo Ricciardi (lista civica) dal 16/05/2005

[modifica] Note

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.

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