Libero (quotidiano)

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Libero
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità Quotidiano (non esce di lunedì)
Genere stampa nazionale
Formato Berlinese a 6 colonne
Fondatore Vittorio Feltri
Fondazione 18 luglio 2000
Sede via L. Majno 42 - Milano
Editore Editoriale Libero s.r.l.
Tiratura 133.230 (dicembre 2013)
Diffusione cartacea 73.356 (dicembre 2013)
Diffusione digitale 869 (dicembre 2013)
Direttore Maurizio Belpietro
Vicedirettore Massimo de' Manzoni (vicario), Franco Bechis, Fausto Carioti e Pietro Senaldi
Distribuzione
cartacea
Edizione cartacea singola copia/
abbonamento
multimediale
Edizione digitale su abbonamento
Sito web liberoquotidiano.it
Canale TV tv.liberoquotidiano.it
 

Libero è un quotidiano italiano fondato nel 2000 da Vittorio Feltri, dall'agosto 2009 diretto da Maurizio Belpietro.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dal 2000 al 2010[modifica | modifica sorgente]

Il giornale è uscito per la prima volta in edicola il 18 luglio 2000, la testata è stata disegnata dal grafico Franco Bevilacqua; il nuovo quotidiano si colloca nell'area del centro-destra. Come ha scritto Oscar Giannino (2007):

« Molti dei nostri lettori comprano Libero e Libero mercato perché ci trovano una voce fuori dal coro e dai partiti, ma a favore di una visione nettamente liberale e liberista, antitassaiola e antisprechi pubblici, diffidente di ogni eccesso partitico [...], oltre che diffidente degli eccessi della magistratura, quando poi la giustizia e la sicurezza per i cittadini qualunque non sono garantiti. »

Il 29 settembre Libero pubblica fotografie di minori che costano a Vittorio Feltri un provvedimento di censura da parte dell'Ordine dei giornalisti[1][2][3][4].

Nel marzo 2005 Libero ha lanciato una raccolta di firme affinché il Presidente della Repubblica nominasse Oriana Fallaci senatrice a vita. Sono state raccolte 75.000 firme[5].

Nel 2006 Libero ha sostenuto il movimento dei Riformatori Liberali di Benedetto Della Vedova, minoranza radicale passata al centro-destra. Vittorio Feltri è uno dei firmatari del loro manifesto[6].

Nello stesso anno il quotidiano pubblica un presunto "falso" dossier di Renato Farina, preparato dal Sismi, secondo cui Romano Prodi avrebbe autorizzato, come Presidente della Commissione Europea, le '"consegne extralegali" della CIA in Europa, come nel caso di Abu Omar. Per tale dossier Farina viene condannato a sei mesi di reclusione per favoreggiamento, e radiato dall'Ordine dei giornalisti[7].

Durante la campagna elettorale del 2006 Libero raggiunge le 100.000 copie di vendita media mensile, grazie anche all'annuncio del Corriere della Sera, primo quotidiano italiano, di schierarsi a favore di una delle due coalizioni in campo, L'Ulivo[8].

Dal gennaio 2007 al 15 luglio 2008, direttore responsabile di Libero diviene Alessandro Sallusti, con Feltri direttore editoriale.

Nel febbraio 2007 sono stati arrestati alcuni membri di una cellula delle Brigate Rosse con l'accusa di aver progettato un attentato terroristico alla sede di Libero. Secondo tale accusa, dopo ripetuti appostamenti i neo-brigatisti Ghirardi e Latino intendevano compiere un attentato incendiario per il giorno di Pasqua con «benzina e acido da versare dentro»[9].

Feltri nel luglio 2008 torna direttore responsabile, per lasciare Libero nell'agosto 2009, per tornare a Il Giornale. Arriva da Panorama al suo posto Maurizio Belpietro.

Dal novembre del 2009 il quotidiano è disponibile con sistema di consultazione digitale.

Il 21 dicembre 2010 Vittorio Feltri ha lasciato per la seconda volta il Giornale per assumere il ruolo di direttore editoriale di Libero, di cui diventerà anche azionista assieme a Maurizio Belpietro, confermato direttore responsabile.[10]

I due giornalisti hanno acquistato il 10% ciascuno della società editrice. Nonostante posseggano una quota di minoranza, la gestione del giornale è stata affidata a loro. Grazie a una serie di patti parasociali, Feltri e Belpietro avranno anche la maggioranza nel consiglio di amministrazione.

Nell'estate 2011 Feltri torna a Il Giornale come editorialista.

Direttori[modifica | modifica sorgente]

Organigramma e collaboratori principali[modifica | modifica sorgente]

I vicedirettori della testata sono: Massimo de' Manzoni, Franco Bechis, Fausto Carioti e Pietro Senaldi. Il vignettista di Libero è Benedetto Nicolini, in arte Benny. Dal settembre 2006, nel settore sportivo, il quotidiano usufruisce della collaborazione di Luciano Moggi.

Dorsi e allegati[modifica | modifica sorgente]

Tra maggio 2007 e febbraio 2009 Libero è uscito con un doppio dorso. L'edizione principale era accompagnata, in abbinamento obbligatorio, da LiberoMercato, inserto economico-finanziario. In seguito l'inserto è stato inserito all'interno del quotidiano.

Nel marzo 2011 Libero ha distribuito gratuitamente, in 30 fascicoli allegati, i falsi «Diari di Mussolini». L'iniziativa fu presa 4 anni dopo la presunta scoperta dei diari da parte di Marcello dell'Utri, che raccontò di averli ricevuti dai figli di un partigiano deceduto del quale si rifiutò di rivelare il nome[13].

Assetto societario e finanziamenti pubblici[modifica | modifica sorgente]

Dal 2001 il quotidiano è di proprietà del gruppo Angelucci, attivo nel settore della sanità e dell'immobiliare. Con l'aiuto della banca romana Capitalia, gli Angelucci hanno investito 30 milioni nel quotidiano, trasformandolo da giornale regionale a giornale nazionale.[14]. Nel 2003 Libero ha chiesto ai proprietari del bollettino «Opinioni nuove» di prendere in affitto la testata. Il quotidiano è diventato ufficialmente il supplemento dell'organo ufficiale del Movimento Monarchico Italiano. In questo modo ha potuto beneficiare di 5.371.000 euro come finanziamento pubblico agli organi di partito[15], secondo quanto previsto dalla Legge 7 marzo 2001, n. 62[16]. Nel 2004 Libero ha comprato la testata «Opinioni nuove» e si è poi trasformato in cooperativa per ottenere i contributi per l'editoria elargiti alle testate edite da cooperative di giornalisti. Dal 2007 il quotidiano è edito dalla Editoriale Libero s.r.l., che fa capo alla Fondazione San Raffaele, struttura ospedaliera di Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi. La testata è tuttora di proprietà del gruppo Angelucci.

Nei sette anni che intercorrono dal 2003 al 2009, Libero ha beneficiato di contributi pubblici per 40 milioni di euro[17]. Nel 2006 Libero ha chiuso il bilancio con profitti per 187 000 euro[14].

Nel febbraio 2011, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) con la delibera 63/11/CONS, ha sanzionato il senatore Antonio Angelucci per omessa comunicazione di controllo per i giornali Opinioni Nuove Libero Quotidiano (Libero) e Il Nuovo Riformista. La Commissione Consultiva sull'editoria presso la Presidenza del Consiglio, preso atto della sanzione comminata dall'Agcom, ha stabilito che i due quotidiani dovranno restituire i circa 43 milioni di euro di contributi percepiti negli anni 2006-2010[18].

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

La diffusione di un quotidiano si ottiene, secondo i criteri dell'ADS, dalla somma di: Totale Pagata + Totale Gratuita + Diffusione estero + Vendite in blocco.

Anno Totale diffusione
(cartacea + digitale)
Diffusione cartacea Tiratura
2013 74.225 73.356 133.230
Anno Media mobile
2012 91.247
2011 105.796
2010 105.127
2009 113.575
2008 119.153
2007 125.802
2006 126.356
2005 72.492
2004 59.227
2003 48.310
2002 43.007
2001 41.429

Dati Ads - Accertamenti Diffusione Stampa.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La prima decisione venne presa a Milano e fu la radiazione (21 novembre 2000). Il fatto contestato fu la «pubblicazione alla pagina 3 dell’edizione del 29 settembre 2000 del quotidiano di sette fotografie impressionanti e raccapriccianti di bambini ricavate da un sito pornografico reso disponibile dai pedofili russi e di un'ottava fotografia a pagina 4 (raffigurante una scena di violenza tratta dai video di pedofilia sequestrati dalla magistratura), fotografie che appaiono tutte contrarie al buon costume e tali (…), da poter turbare il comune sentimento della morale e l’ordine familiare». Nel febbraio del 2003 l'Ordine Nazionale dei giornalisti di Roma annullò il provvedimento di radiazione che era stato preso a Milano e lo convertì in censura.
  2. ^ Ordine dei giornalisti - Decisioni, documenti e giurisprudenza dal 1996.
  3. ^ Il 'caso Feltri'.
  4. ^ Immagini raccapriccianti e impressionanti, reato letto attraverso le sentenze dei giudici..
  5. ^ I documenti di Panorama n. 19
  6. ^ Riformatori Liberali: Siamo l'anima libertaria della Cdl Blog di Benedetto Della Vedova, 14 ottobre 2006
  7. ^ D'Avanzo, La fabbrica dei dossier, La Repubblica, 11 ottobre 2010
  8. ^ Stefano Lorenzetto, Il Vittorioso, Marsilio, 2010. Pag. 182.
  9. ^ Capi br arrestati all'alba dopo summit segreto (Corriere della Sera, 14 febbraio 2007)
  10. ^ Feltri e Belpietro diventano azionisti di «Libero» in Corriere della Sera, 17 dicembre 2010. URL consultato il 18 dicembre 2010.
  11. ^ Il direttore responsabile, agli effetti della legge, risulta Franco Garnero, giornalista pubblicista iscritto dal 1964 all'Albo.
  12. ^ Le dimissioni sono state date il 30 luglio.
  13. ^ I diari sono già stati ritenuti falsi nel 1980 da una perizia commissionata dal quotidiani londinese Times, nei primi anni 90 dalla casa d'aste Sotheby's, nel 1992 da una perizia commissionata dalla Feltrinelli e nel 2004 dagli storici Emilio Gentile e Roberto Travaglini.
  14. ^ a b Marco Cobianchi, «Niente fidi per L'Unità alla famiglia Angelucci», Panorama, 27/11/2007
  15. ^ Bernardo Iovene. Il finanziamento quotidiano. RAI, trasmissione Report del 23 aprile 2006
  16. ^ «Nuove norme sull’editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla legge 5 agosto 1981, n. 416».
  17. ^ Aldo Forbice, Giancarlo Mazzuca, I Faraoni. Come le mille caste del potere pubblico stanno dissanguando l'Italia. Piemme, 2009, pag. 262.
  18. ^ Matteo Bartocci, «Feltri e Riformista senza contributi pubblici»

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]