Leonida I

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Leonida I
Leonida I
Statua di Leonida a Sparta.
Re Agiade di Sparta
In carica Dal 490 a.C. al 480 a.C.
Predecessore Cleomene I
Successore Plistarco
Morte Termopili, 480 a.C.
Casa reale Agìadi
Coniuge Gorgo
Figli Plistarco

Leonida I (greco Λεωνίδας -figlio del leone-; Sparta, 540 a.C. ca. – Termopili, 11 agosto 480 a.C.) fu re di Sparta tra il 490 a.C. e il 480 a.C..

Figlio di Anassandrida, appartenente alla famiglia degli Agiadi, succedette al fratellastro Cleomene I di cui sposò la figlia Gorgo.

Indice

[modifica] Eroe delle Termopili

La sua fama è legata alla strenua resistenza che oppose sul passo delle Termopili all'esercito persiano, guidato dal gran re Serse, durante la seconda guerra persiana.

Pur avendo costituito un'alleanza militare, durante il congresso dell'istmo i Greci si trovarono però subito in disaccordo su quale fosse la migliore tattica difensiva: gli Spartani premevano perché si affrontassero i Persiani sulla terraferma e lo si facesse all'imbocco del Peloponneso, presso l'istmo di Corinto, che nel frattempo veniva fortificato; gli Ateniesi ed altre Poleis della Grecia centrale insistevano per una difesa che proteggesse un territorio più vasto. Nonostante i progetti di iniziativa comune, i Greci si presentarono dunque sostanzialmente divisi di fronte all'invasione: prevalse il piano spartano, ma gli Ateniesi spinsero perché si cercasse di fermare il nemico più a nord. Fu scartata la proposta tessala di una difesa sui passi del monte Olimpo[1] anche su consiglio del re Alessandro I di Macedonia anche per l'eccessiva lontananza dal mare[2] (a causa di ciò i Tessali proclamarono la loro neutralità), e si decise di tentare una difesa al passo delle Termopili, posto tra il monte Eta e il golfo Lamiaco. Il valico era così angusto e impervio, che poteva essere facilmente difeso anche in condizione di minoranza numerica, e più vicino al mare[3] (le truppe venivano trasportate dalla flotta).

Nel 480 a.C. gli efori, magistrati supremi di Sparta, erano comunque molto riluttanti ad inviare truppe lontane dal Peloponneso che restava, per Sparta, il territorio da difendere. Inviarono perciò il re Leonida I sul passo delle Termopili, come comandante dell'esercito confederato con soli 300 opliti spartani a cui si aggiunsero circa 7000 volontari provenienti dalle zone vicine della Grecia: la Focide, la Locride e la Beozia.

Come racconta Erodoto nelle Storie (libro VII, 202), i Greci che in tale località attendevano l'urto del Persiano erano questi: 300 opliti di Sparta, 1000 di Tegea e Mantinea, metà e metà; 120 venivano da Orcomeno in Arcadia e 1000 dal resto dell'Arcadia: tanti erano gli Arcadi. Di Corinto ce n'erano 400, di Flunte 200, di Micene 80: questi erano i Peloponnesiaci presenti. Dalla Beozia venivano 700 Tespiesi e 400 Tebani. A questi si aggiunsero, espressamente sollecitati, i Locri Opunzi con tutte le loro forze e 1000 Focesi. Nel frattempo Serse era giunto alle Termopili e aveva iniziato l'attacco senza successo.

Ritratto di Leonida alle Termopili di Jacques-Louis David.

Secondo quanto riporta Erodoto, durante il primo giorno di combattimenti, Serse esortò Leonida a gettare le armi, il quale rispose ironicamente: «Μολὼν λαβέ» («venite a prenderle»). Dopo circa tre giorni di combattimenti incessanti, un greco traditore di nome Efialte, condusse il generale persiano Idarne, capo del corpo d'élite degli Immortali, in un sentiero di montagna che aggira il passo e che permise quindi di sorprendere i Greci alle spalle.

Prossimo alla sconfitta, Leonida decise di congedare il grosso dell'esercito e di rimanere con i suoi 300 opliti spartani, i 400 tebani e i 700 tespiesi, per combattere fino alla fine. La battaglia delle Termopili costò a Serse la perdita di più di ventimila uomini. Dopo la morte di Leonida, salì al trono il figlio Plistarco sotto la tutela del fratello Cleombroto (che morì a sua volta pochi mesi dopo) e poi del di lui figlio Pausania.

Alla fine della battaglia, i persiani si impadronirono del corpo di Leonida, che venne decapitato e crocifisso.

A memoria dell'impresa compiuta dai trecento spartani alle Termopili, è stato dedicato un monumento ai caduti che, date le dimensioni e la particolare posizione, è visibile anche dal mare.

[modifica] Leonida nella cultura popolare

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Leonida nella cultura popolare.

La frase "Molòn labè" («Μολὼν λαβέ» ossia: «Venite a prenderle») riportata da Tucidide è stata riportata sia sul monumento eretto a Sparta per ricordare l'eroe, sia su quello che si trova nei pressi del Passo delle Termopili dove avvenne la battaglia. Su quest'ultimo sono incise anche le parole: "O straniero tu che vai alla terra dei Lacedemoni di' a loro che noi siamo qui rispettando le comuni leggi".

Un'altra risposta famosa di Leonida è quella data al re persiano quando questi asserì che i suoi guerrieri erano così numerosi che con le loro frecce avrebbero oscurato il sole. Allora re Leonida avrebbe detto: "Vuol dire che combatteremo all'ombra!". Tuttavia nelle sue "Storie" Erodoto non attribuisce a re Leonida queste parole, così come non menziona la frase "Molòn labè".

Questo detto è talmente radicato nella tradizione greca che, quando nel 1973 l'esercito intimò di cedere le armi agli studenti del Politecnico di Atene, in rivolta contro la dittatura dei Colonnelli e asserragliati all'interno dell'Università, pare che essi rispondessero usando proprio la frase di Leonida: "Molon Labè! Venite a prendervele".[senza fonte]

[modifica] Note

  1. ^ Erodoto, Storie, VII, 172,2-3
  2. ^ Erodoto, Storie, VII, 173
  3. ^ Erodoto, Storie, VII, 175

[modifica] Bibliografia

  • Elena Pastorio, Storia Greca, lineamenti essenziali, Monduzzi editore, Parma, 2006, ISBN 978-88-323-6028-8
  • Valerio M. Manfredi, "Sparta l'enigma", su "Panorama", 06-04-2007

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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Cleomene I 490 a.C. - 480 a.C. Plistarco
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