Leone Efrati

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Leone Efrati
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Dati biografici
Nome Leone Efrati
Paese bandiera Italia
Nazionalità {{{CodiceNazione}}}
Passaporto {{{Passaporto}}}
Altezza cm
Peso kg
Pugilato Boxing pictogram.svg
Dati agonistici
Specialità
Categoria Pesi piuma
Record
Ranking º
Best ranking º
Ruolo
Società
Squadra
Ritirato 16 novembre 1939[1]
Carriera
Giovanili
Squadre di club
Nazionale
Carriera da allenatore
Incontri disputati
Totali 49
Vinti (KO) 28
Persi (KO) 10 (0)
Pareggiati 11
Palmarès
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Dati agonistici
Specialità
Categoria
Record
Ranking º
Best ranking º
Ruolo
Società
Squadra
Ritirato
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Giovanili
Squadre di club
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Dati agonistici
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Categoria
Record
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Best ranking º
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Società
Squadra
Ritirato
Carriera
Giovanili
Squadre di club
Nazionale
Carriera da allenatore
Incontri disputati
Palmarès
 

Leone Efrati (Roma, 16 maggio 1916Oświęcim, 16 aprile 1944) è stato un pugile italiano.

Indice

[modifica] Biografia

Leone Efrati, noto anche con il soprannome di Lelletto, è stato un pugile italiano di religione ebraica nella categoria dei pesi piuma. Prima di partire dall'Italia per intraprendere una brillante carriera internazionale, combbatè contro i migliori pugili italiani come i futuri campioni europei Gino Bondavalli e Gino Cattaneo, perdendo due volte dal primo e ottenendo una sconfitta e una vittoria dal secondo.

L'apice della sua carriera fu toccato nel 1939 quando fu giudicato tra i migliori 10 pesi piuma mondiali[2]. L'anno precedente, il 28 dicembre 1938 sfidò in USA, per la scalata al titolo mondiale di categoria, Leo Rodak.

La sua carriera fu interrotta però dalle Leggi razziali proprio quando si trovava in quegli Stati Uniti di cui rifiutò l'ospitalità per tornare in patria. Rientrato in Italia alla fine del 1939 venne riaffiliato nella Federazione Pugilistica Italiana, ma non evitò il rastrellamento e fu deportato ad Auschwitz insieme al fratello.

[modifica] La prigionia ad Auschwitz

Nel campo di concentramento di Auschwitz fu costretto a battersi contro pugili più pesanti di lui per soddisfare la sete di scommesse e di divertimento dei suoi aguzzini. Un giorno, rientrando nel suo block, venne a sapere che il fratello era stato picchiato a sangue da alcuni kapò. Appresa la notizia reagì violentemente provocando la reazione dei soldati tedeschi che, in tutta risposta, lo tramortirono, riducendolo a terra moribondo. Efrati, sempre più esamine, finì nei forni crematori il 16 aprile 1944.

È stato inserito nella International Jewish Sports Hall of Fame[3].

[modifica] Bibliografia

  • Roberto Riccardi, Sono stato un numero. Alberto Sed racconta, Firenze, La Giuntina, 2009. ISBN 9788880573272
  • Joseph Siegman, Jewish sports legends: the International Jewish Hall of Fame[4], Firenze, Potomac Books Inc, 1979. ISBN 9781574889512
  • "Leone Efrati, un pugile ad Auschwitz" di Sergio Giuntini, 30 gennaio 2005, Patria Indipendente
  • "Lelletto, il pugile caduto a Auschwitz" di Massimo Raffaele, 5 luglio 2007, il Manifesto
  • "Il campione morto ad Auschwitz. Anche lo sport fu complice dell'inferno" di Valerio Piccioni, 25 gennaio 2004, La Gazzetta dello Sport
  • Convegno "Storie di sport al tempo delle leggi razziali e del nazismo"[5], Firenze, 22 gennaio 2010

[modifica] Note

  1. ^ Boxing record: Leone Efrati. BoxRec
  2. ^ Leone Efrati. BoxRec
  3. ^ The pillar of achievement: Leone Efrati. International Jewish Sports Hall of Fame
  4. ^ Jewish Sports Legends. Google libri
  5. ^ 'Storie di sport al tempo delle leggi razziali e del nazismo'. Regione Toscana

[modifica] Collegamenti esterni

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