Le Nuove

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L'ingresso su Corso VIttorio

Le Nuove sono state un complesso carcerario di Torino, attivo dal 1870 alla fine degli anni ottanta.

Indice

[modifica] Cenni storici

Il complesso carcerario Le Nuove è stato edificato tra il 1857 e il 1869 su progetto dell'architetto Giuseppe Polani, sotto il regno di Vittorio Emanuele II. La sua edificazione aveva il preciso intento di sostituire le numerose ma inadeguate strutture adibite a prigione, sparse per la città. Torino infatti non disponeva di un'unica struttura carceraria, bensì di molti luoghi di reclusione a carattere specifico. In Via San Domenico 13 vi era il carcere criminale principale, mentre al civico 32 della medesima via, vi erano le prigioni adibite ai lavori forzati. In Via Stampatori 3 era invece ospitato il carcere correzionale per i minori, mentre presso le torri della Porta Palatina vi erano le carceri femminili. Inoltre, dalla memoria popolare, viene tramandata anche la presenza del famigerato crotùn, ovvero un grande locale posto nei sotterranei di Palazzo Madama.

[modifica] La struttura

Le Nuove furono quindi una struttura all'avanguardia, concepita come carcere di isolamento totale, degne di una città che si preparava a divenire la prima capitale d'Italia. Il progetto di Giuseppe Polani prevedeva infatti l'utilizzo di celle singole per ciascun detenuto, a garanzia di un effettivo isolamento diurno e notturno dello stesso, come previsto dal Decreto Regio del 27 giugno 1857. Inaugurate nel 1870, Le Nuove comprendono 648 celle, ciascuna di 2,26 metri di larghezza per 4 di lunghezza e 3 di altezza e dotate di una finestra a "bocca di lupo" posta a 2,10 metri di altezza. L'intera struttura copre un'area complessiva di 37.634 metri quadrati e comprende 13 bracci, 6 cortili per l'ora d'aria e 2 speciali cappelle (una per le donne, l'altra per gli uomini) con pareti circolari sulle quali affacciavano celle singole, anch'esse progettate per la partecipazione individuale alle funzioni religiose. A completamento dell'opera vi è una doppia cinta muraria concentrica di 5 metri di altezza, con 4 torricelle di guardia angolari.

Malgrado l'aspetto temibile e austero, Le Nuove erano delle carceri concepite per una qualità di vita migliore rispetto alle consuetudini del tempo. Questo fu garanzia di una vita relativamente più sana e sostenibile per i detenuti, normalmente costretti a convivere ammassati in celle umide, buie e maleodoranti. Inoltre, le due cappelle furono utili non solamente per officiare riti sacri ma, grazie alla loro versatilità, furono anche utilizzate con successo per consentire ai detenuti una regolare scolarizzazione, fortemente voluta dal primo direttore del penitenziario Marinucci, con lezioni tenute da volontari dell'Arciconfraternita.

A memoria di ciò troviamo il seguente brano tratto dal romanzo Cuore dello scrittore torinese Edmondo De Amicis: "Egli era maestro a Torino, e andò per tutto l'inverno a far lezioni ai prigionieri, nelle Carceri Giudiziarie. Faceva lezione nella chiesa delle carceri, che era un edificio rotondo, e tutt'intorno, nei muri alti e nudi, vi son tanti finestrini quadrati, chiusi da due sbarre di ferro incrociate, a ciascuno dei quali corrisponde di dentro una piccolissima cella. Egli faceva lezione passeggiando per la chiesa fredda e buia, i suoi scolari stavano affacciati a quelle buche, coi quaderni contro le inferriate..."

Tuttavia Le Nuove furono delle carceri temute per via delle rigide regole, severamente applicate sino al secondo dopoguerra.

[modifica] Dal 1945 a oggi

Durante il fascismo Le Nuove ospitarono molti oppositori e dissidenti politici, mentre durante l'occupazione nazista, il braccio gestito dalle SS fu teatro di incarceramenti e cruente torture di partigiani ed ebrei, come Ignazio Vian ed Emanuele Artom, deportati e condannati a morte. La struttura del penitenziario non subì modifiche di rilievo fino al 1945. A partire da allora si iniziano a registrare lenti ma graduali cambiamenti nei regolamenti, in virtù del rispetto dei princìpi fondamentali della Costituzione. Nel corso degli anni Cinquanta vengono ampliate le finestre delle celle, si istituisce un asilo nido per i figli delle detenute e si restaurano vari spazi comuni, comprese le due cappelle. In seguito si organizzano anche i locali che ospiteranno i corsi professionali e vengono abbattuti i vari muri che dividono i cortili creando un unico grande spazio. Dal 1975, con la legge della riforma penitenziaria ogni cella viene dotata di termosifoni, lavandino e di un gabinetto e ciascun braccio viene suddiviso in tre piani sovrapposti, eliminando le tipiche balconate del primo e secondo piano. Dagli anni Ottanta "Le Nuove" verranno progressivamente sostituite dal nuovo penitenziario nella zona più periferica delle Vallette ma parte dei locali verranno ancora utilizzati per la collocazione dei detenuti in regime di semilibertà e come sede operativa per la formazione di Agenti di Custodia della Polizia Penitenziaria. A partire dagli anni duemila, il complesso Le Nuove è stato oggetto di restauro ed è sede di saltuarie visite guidate e iniziative culturali, ospitando inoltre un museo.

[modifica] Bibliografia

  • Carlo Merlini, Palazzi e Curiosità Storiche Torinesi, Stamperia editoriale Rattero, Torino.
  • Edmondo De Amicis, Cuore, Edizioni Paravia, Torino.

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